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I Sospiri Del Mio Cuore

I Sospiri Del Mio Cuore

I Sospiri Del Mio Cuore

(Mimi wo Sumaseba)
(Whisper of the Heart)
(耳をすませば)
Regia: Yoshifumi Kondō
Prima cinematografica: 15/07/1995
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Giapponese
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Per la sua prima realizzazione con lo Studio Ghibli, Yoshifumi Kondo, destinato a rilevare il seguito dei due maestri Miyazaki e Takahata, accetta la proposta di adattare Mimi wo Sumaseba dal manga omonimo. Con la partecipazione di Miyazaki e la grande abilità di Kondo alla regia, il film si trasforma da un possibile fallimento, a causa dei costi elevati, in un enorme successo. Presentato nel luglio 1995, incassa quasi due miliardi di Yen, più del doppio del suo costo.

La storia:
Mimi wo Sumaseba si svolge nella città di Tama, periferia di Tokyo, a metà degli anni ’90. Shizuku è una studentessa di 14 anni appassionata di romanzi e racconti: un giorno, guardando le schede dei libri che prende in prestito in biblioteca, nota che vengono letti sistematicamente prima di lei da un certo Seiji Amasawa. Incuriosita, scopre in seguito che un volume molto raro nella biblioteca della sua scuola è stato donato da tale Amasawa. Ma chi è costui? La storia prosegue, i fatti svelano incroci inaspettati, Shizuku dovrà vedersela con un misterioso gatto, con la propria fantasia e con scelte difficili riguardanti il futuro. Oltretutto, a rendere ancora più critico questo momento della sua vita, arriva l’amore…

Il trailer (in giapponese):

Pom Poko

Pom Poko

Pom Poko

(Heisei Tanuki Gassen Ponpoko)
(平成狸合戰ぽんぽこ)
Regia: Isao Takahata
Prima cinematografica: 16/07/1994
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Giapponese
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Il ritorno di Isao Takahata alla regia dopo “Una Tomba Per Le Lucciole” arriva nel 16 luglio 1994, con un lungometraggio di ben due ore dal titolo “HeseiTanuki Gassen Ponpoko (Pompoko, la Guerra dei Tanuki dell’Era Heisei)”. I temi trattati, da sempre molto cari ai due autori (dieci anni prima “Nausicaa” riceveva un premio dal WWF), sono ecologia e urbanizzazione selvaggia, quest’ultimo un problema molto sentito in Giappone. La supervisione artistica porta la firma di Kazuo Oga, uno degli artisti più apprezzati per quanto riguarda le scenografie, mentre la direzione dell’animazione è assegnata al team che in precedenza si era occupato di “Porco Rosso”: Shinji Otsuka, Toshio Kawaguchi e Megumi Kagawa. Per l’ennesima volta, la pellicola, prodotta da Toshio Suzuki, risulta essere la più vista tra tutte quelle di origine nipponica, superando persino un capolavoro come “Schindler’s List” e il discusso “The Lion King”, con un incasso di 2 miliardi e 650 milioni. E’ il primo film d’animazione della storia ad essere presentato agli Oscar come aspirante al titolo di Miglior Film Straniero con grande sorpresa della critica internazionale, che si spacca letteralmente in due sulla valutazione della pellicola. In ogni caso, “Pom Poko” torna a casa senza alcun titolo, mentre in Giappone resta imbattuto campione di incasso per tutta la stagione 1994-95.

La storia:
Negli anni ’60 il Giappone conosce una fortissima crescita demografica, che porta le autorità ad iniziare una più sistematica e rapida urbanizzazione delle zone limitrofe ai presto sovraffollati centri cittadini, e così vasti programmi di costruzione vengono lanciati con lo scopo di trasformare le campagne in nuovi quartieri-dormitorio. Una pacifica popolazione di tanuki (piccoli orsi asiatici a metà tra i procioni e gli orsetti lavatori) vive sulle Tama Kyuryou (le colline Tama), ad ovest di Tokyo, fino a quando il governo non decide (nel film come nella realtà) di costruire dal nulla una nuova città con condomini, scuole, ospedali e quant’altro, in quella che si chiamerà “Tama New Town”. Sconvolti dalla scomparsa sempre più rapida del loro habitat fino al punto di trovarsi in guerra gli uni con gli altri i Tanuki – che sono animali tranquilli e assolutamente non legati al territorio – si trovano costretti a constatare che il motivo per cui la loro proverbiale pace è venuta meno si deve agli esseri umani che hanno distrutto e invaso le loro terre, nelle quali diviene ora difficile anche riuscire a sostentarsi. I Tanuki allora decidono di reagire e di mettersi tutti all’opera per proteggere ciò che resta della loro foresta dall’invasione degli esseri umani, ma… come? “E’ un fatto assai poco noto che i Tanuki, quando non ci sono esseri umani nei dintorni, stanno in piedi e camminano su due gambe…”

Il trailer:

Umi ga Kikoeru (Ocean Waves)

Umi ga Kikoeru (Ocean Waves)

Umi ga Kikoeru (Ocean Waves)

(Ocean Waves)
(海がきこえる)
Regia: Tomomi Mochizuki
Prima cinematografica: 25/12/1993
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Giapponese
Distribuzione (in Italia): Buena Vista Home Entertainment

Ocean Waves (“Umi ga Kikoeru” in originale) nacque con l’idea di realizzare un prodotto alternativo (dopo i primi capolavori del duo Miyazaki-Takahata), di grande qualità ma a relativo basso costo e destinato al circuito televisivo, affidandosi ad un gruppo di giovani membri dello Studio Ghibli a partire dal regista, Tomomi Mochizuki. Il risultato fu questa deliziosa commedia sentimentale, tanto riuscita quanto distante dalla banalità. Ocean Waves è un film che parla di amore, amicizia e rapporti genitori-figli con intelligenza e rifuggendo dal melenso, senza però escludere la componente romantica, come evidenziato dal bel finale. La storia, sceneggiata da Kaori Nakamura e tratta da un romanzo di Saeko Himuro, è ambientata nella città di Kochi, centro essenzialmente agricolo situato nell’isola di Shikoku e famoso per il suo castello, che fra l’altro è visibile in una delle scene finali. I personaggi, realizzati graficamente da Katsuya Kondo, sono molto riusciti come caratterizzazione; così come, passando al lato tecnico, c’è da dire che disegni, colori ed animazioni si mantengono sugli alti livelli tipici dello Studio. Esemplari anche le scelte artistiche e di regia: Mochizuki si muove su un terreno a lui familiare, vista anche la sua partecipazione ad opere come Kimagure Orange Road e Maison Ikkoku. La colonna sonora è realizzata da Shigeru Nagata, di ottima qualità e basata principalmente su frequenti rielaborazioni del tema principale, per altro molto bello ed evocativo; la theme song finale è cantata dalla doppiatrice di Rikako, la bravissima Yoko Sakamoto. Ocean Waves, fra i tanti capolavori dello Studio Ghibli, potrebbe fare un po’ la parte dell’opera minore: in realtà, specie se rapportato al genere sentimentale di matrice nipponica, è un film di grande livello. Da notare che non ebbe subito un nome ufficiale in inglese (l’attuale “Ocean Waves”), e quindi è conosciuto anche come “I Can Hear the Sea”, ovvero la traduzione del titolo giapponese.

La storia:
Il protagonista, Taku Morisaki, è uno studente originario di Kochi trasferitosi a Tokyo per frequentare l’università.
Egli, durante il volo di ritorno alla sua città natale per una rimpatriata scolastica, ripercorre mentalmente gli eventi dei suoi ultimi due anni di scuola superiore.
Dalla memoria riaffiorano così i ricordi del suo amico Yutaka Matsuno, e del periodo in cui avvenne il trasferimento nel loro istituto della bella Rikako Muto. Entrambi i ragazzi non mancheranno di innamorarsi di lei; tuttavia Taku, in nome dell’amicizia, reprimerà inconsciamente i suoi veri sentimenti.
Rikako ha un carattere chiuso ed arrogante, frutto del divorzio dei genitori e della difficoltà di dover seguire la madre abbandonando il suo ambiente in una metropoli come Tokyo, che la porta ad isolarsi dagli altri studenti, ritenuti dei campagnoli dal bizzarro dialetto.
Farà quindi un tentativo per tornare a vivere col padre, coinvolgendo involontariamente anche Taku, col solo risultato di acquisire la consapevolezza che la sua vecchia vita le è ormai estranea.

Trailer:

Porco Rosso

Porco Rosso

Porco Rosso

Porco Rosso
(紅の豚 – Kurenai no Buta)
Regia: Hayao Miyazaki
Prima cinematografica: 18/07/1992
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Giapponese
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Annunciato per la prima volta nel dicembre del 1991, ed edito nel 1992, Porco Rosso, come altri film di produzione dello Studio Ghibli, è ben diverso da quello che ci si aspettava all’inizio del progetto. Pensato come corto per l’esclusiva proiezione sugli aerei della JAL (Japan Air Lines), e da quest’ultima sponsorizzato, si è poi tradotto in un lungometraggio di 93 minuti. Costato oltre un milione di yen, di cui trecentomila solo di pubblicità, si rivela un grosso successo commerciale incassando ben 2 miliardi e 713 milioni in tutto il Giappone, arrivando essere il primo film dell’anno.

La storia:
“Questo film narra la storia di un maiale, soprannominato Porco Rosso, che si batte contro i pirati del cielo a rischio del suo onore, della sua donna, dei suoi beni, ambientata nel Mar Mediterraneo all’epoca degli idrovolanti”. E’ così che inizia il film, con Nandaro, il porcellino della NTV, che scrive il testo come cursore di una telescrivente (in 10 lingue diverse!). La storia, per la precisione, è ambientata nel Mar Adriatico, tra le bellissime isole della Croazia, la laguna di Venezia e Trieste, e narra la storia di Marco Pagot, un asso della Regia Aeronautica Italiana che, per ignote ragioni, dopo una battaglia aerea contro i tedeschi nella prima guerra mondiale (nel corso della quale tutti i suoi amici perdono la vita) ha assunto le sembianze di un maiale. Marco, dopo aver lasciato l’Aeronautica per evitare di condividere le idee del regime, decide di dedicarsi al lavoro di cacciatore di taglie, combattendo contro i pirati dell’aria che infestano l’Adriatico.

Il trailer (in italiano):

Omohide Poro Poro

Omohide Poro Poro

Omohide Poro Poro

(Only Yesterday)
(おもひでぽろぽろ)
Regia
: Isao Takahata
Prima cinematografica:
20/07/1991
Casa di produzione:
Studio Ghibli
Lingua disponibile:
Giapponese
Distribuzione (in Italia):
Buena Vista Home Entertainment

Basato sull’omonimo shojo manga di Hotaru Okamoto e Yuko Tone, è il sesto film di Isao Takahata ed il suo secondo per lo Studio. Reduce dal successo di Una tomba per le lucciole, Takahata affronta ancora una volta le emozioni umane, e ancora una volta in modo diverso dagli anime dell’epoca basati su script avventurosi. E di nuovo il maestro riesce nell’intento di toccare i cuori degli spettatori, con questo anime di “ricordi”. Il film ha in comune con il manga solo gli avvenimenti che riguardano Taeko nel 1966, che vengono ricordati da lei stessa, sedici anni dopo, oramai donna in carriera durante una vacanza a Yamagata. Così Takahata crea un film che è perfettamente bilanciato tra un romanzo di formazione ed uno di viaggio, la progressiva presa di coscienza di una donna che attraverso la memoria si immerge in una nuova realtà.

La storia:
Taeko, una ventisettenne impiegata nella Tokio del 1982, ha privilegiato con rammarico della madre la sua carriera, a discapito della vita sentimentale. Ma il corso degli eventi cambierà per sempre quando deciderà di tornare nei luoghi della sua infanzia prendendosi una vacanza per aiutare i suoceri nella raccolta dei fiori di cartamo per la loro azienda agricola. Il viaggio ed il ritorno alla vita di campagna le faranno rivivere ricordi dell’infanzia, fatta di diversi valori e desideri, e la metteranno davanti alla difficile riflessione sulla scelta della strada da intraprendere per il proprio futuro.

Trailer:

Kiki – Consegne a Domicilio

Kiki - Consegne a Domicilio

Kiki – Consegne a Domicilio

Kiki’s Delivery Service Kiki – Consegne a Domicilio
(Majo no Takkyuubin)
(魔女の宅急便)
Regia: Hayao Miyazaki
Prima cinematografica: 29/07/1989
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Italiano
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Nel 1989, su pressione di Toshio Suzuki, Miyazaki accettò di adattare per il grande schermo la favola di Eiko Kadono Majo no Takkyubin (Il Servizio Consegne Della Strega, 1985), un progetto sottoposto alla Tokuma già nel 1987 dal gigante delle consege a domicilio Yamato Takkyubin, che ha per simbolo un gatto nero, come quello della piccola strega protagonista. Uscito nelle sale in estate, il primo film realizzato applicando le regole del marketing incassa la cifra record di 2 miliardi e 170 milioni di Yen in 77 giorni di programmazione nelle sale giapponesi (era costato 800 milioni), diventando il primo film di animazione della storia ad aver guadagnato una cifra così elevata (il record era detenuto da “Addio Yamato”,che l’aveva mantenuto per 11 anni), ed anche il miglior incasso dell’anno come film giapponese. Questo film segna una tappa importante nella storia dello Studio Ghibli: dopo questo lavoro esso diventa infatti una struttura stabile alla cui direzione va Toshio Suzuki.

La storia:
Le condizioni meteorologiche sono perfette: finalmente Kiki è pronta ad andare via da casa. Tredici anni è l’età in cui una strega lascia i genitori per iniziare il periodo di noviziato e così, a cavallo della scopa ed insieme al suo gatto Jiji, si dirige verso una nuova città. Ogni strega agli inizi deve scegliere una propria specializzazione… e allora perché non sfruttare la passione per il volo per rendersi utili al prossimo?

Trailer:

Una tomba per le lucciole

Una tomba per le lucciole

Una tomba per le lucciole

Una tomba per le lucciole (Hotaru no Haka)
(ほたるの墓)
Regia: Isao Takahata
Prima cinematografica: 16/04/1988
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Italiano
Distribuzione (in Italia): Yamato Video S.r.l.

Uscito nelle sale giapponesi il 16 Aprile 1988 in concomitanza con Tonari no Totoro (“Il mio vicino Totoro”) è probabilmente una delle pietre miliari dell’animazione giapponese. Se proprio Totoro è ritenuto un capolavoro di Miyazaki, tale è anche “Una tomba per le lucciole” per il maestro Takahata, ma mai due film potevano essere tanto diversi. Tratto dal romanzo autobiografico di Akiyuki Nosaka, questo film racconta con crudezza le vicende di due bambini, Seita e Setsuko che, in seguito al bombardamento americano sul loro paese, cercheranno di sopravvivere combattendo contro gli stenti ed il disinteresse della gente. Forse proprio a causa della tematica così forte, questo è stato uno degli anime non rientrati nell’accordo Disney/Tokuma

La storia:
Dopo un bombardamento incendiario americano sulla loro cittadina, Kobe, Seita, 14 anni, e Satsuko, 5 anni, perdono la madre. Il padre è un ufficiale della marina giapponese di cui non ricevono notizie ormai da tempo, per cui decidono di andare a stare a casa della zia. I tempi sono magri, e presto la loro presenza sarà un peso per la famiglia ospitante e ciò porterà alla rottura dei loro rapporti. Seita decide di portare con sé Satsuko, lontano dall’odiata parente: inizia allora una strenua lotta per la sopravvivenza e, nonostante le dure prove che si parano dinanzi ai due fratellini, Seita cercherà sempre di regalare alla sorellina qualche momento di gioia e divertimento.

Trailer:

Il mio vicino Totoro

Il mio vicino Totoro

Il mio vicino Totoro

Il mio vicino Totoro
(My Neighbor Totoro)
(となりのトトロ – Tonari no Totoro)
Regia
: Hayao Miyazaki
Prima cinematografica: 16/04/1988
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Italiano
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Uscito nei cinema giapponesi nel 1988 in concomitanza con uno dei capolavori di Takahata (“Una Tomba Per Le Lucciole”), di cui avrebbe dovuto essere un cortometraggio d’accompagnamento e che in fase di produzione arriva all’attuale lunghezza (86 minuti), Totari No Totoro è più noto per il notevole successo commerciale del merchandising che per il film in sé. Se “Una Tomba Per Le Lucciole” è un anime che per la nostra cultura ha un target più adulto mentre Totoro, invece, è una tenera favola adattissima ai bambini (ma che, come il resto della produzione targata Ghibli, è adatta a tutti).

La storia:
La famiglia Kusakabe si è trasferita nel giappone rurale (siamo negli anni ’50) per i problemi di salute della madre che è ricoverata in ospedale in attesa di riaversi. Così il padre, professore universitario, e le due figlie (Mei, di 4 anni, e Satsuki di 11) iniziano a sistemare la nuova casa, ai piedi di una collina sulla quale cresce uno splendido (ed enorme) albero di canfora. La casa e la foresta ai piedi di quest’albero saranno il teatro di alcuni eventi che vedranno protagoniste le due bambine, e che le porteranno a fare la conoscenza di Totoro, uno spirito della foresta.

Il trailer (in italiano):

Il Castello Nel Cielo

Laputa Castello nel cielo

Laputa Castello nel cielo

Il Castello Nel Cielo
Castle in the Sky
(Tenkuu no Shiro Laputa)
(天空の城ラピュタ)
Titolo prima edizione italiana: Castle in the Sky – Laputa Castello nel cielo
Regia: Hayao Miyazaki
Prima cinematografica: 02/08/1986
Casa di produzione: Studio Ghibli
Lingua disponibile: Giapponese
Distribuzione (in Italia): Lucky Red

Dopo il successo di Nausicaa, nel 1985 Hayao Miyazaki, insieme a Takahata e alla Tokuma Shoten Publishing Co. Ltd, fonda lo Studio Ghibli. La prima opera che nacque da questo formidabile team fu “Tenkuu no Shiro Laputa” ( Laputa, Castle in the Sky). Prodotto tra il giugno 1985 e il luglio dell’1986, e uscito nelle sale il 2 agosto di quello stesso anno, non tradì le aspettative né dei fan né dello Studio stesso, che si apprestava a diventare uno dei più rinomati studi di animazione del mondo. Lo stesso Miyazaki era scettico riguardo alla sopravvivenza del neonato Studio Ghibli, ma Laputa resistette e superò qualsiasi dubbio e fu premiato, in Giappone, come miglior film d’animazione del 1986!
Miyazaki disegnò ogni cosa nel film, dai mezzi volanti di Dora ai robot dell’isola di Laputa, curando personalmente ogni particolare e riprendendo molti dei temi (così come i paesaggi) già trattati nel precedente Nausicaa e in Conan quali l’ecologismo, l’antimilitarismo, l’avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l’amore e l’amicizia.
Questo film è uno di quello che ha più influenzato il mondo dell’animazione a partire da Hideaki Anno che ha preso molto da questo capolavoro miyazakiano per creare uno dei suoi più celebri lavori – “Fushigi no Umi no Nadia” – fino ad arrivare al recente Atlantis, di produzione Disney.

La storia:
L’incipit della storia narra dell’ascesa e declino di una leggendaria civiltà, che imparò a dominare la forza del vento e ad utilizzarla per far muovere macchine volanti e addirittura intere isole, per poi scomparire nel nulla…
Ispirata a Verne e a Swift (Laputa è il nome dell’isola galleggiante ne “I viaggi di Gulliver”) la vicenda inizia con la “caduta” dal cielo di Sheeta, misteriosa ragazzina dall’oscuro passato e del suo incontro con Pazu, intrepido dodicenne che lavora come apprendista meccanico. I due si troveranno ad intraprendere insieme un’entusiasmante ricerca della leggendaria isola di Laputa tramite il magico ciondolo di Sheeta, una levistone dotata di incredibili poteri. Ma esisterà veramente questa famigerata isola? E soprattutto, qual è il grande potere in essa celato?

Trailer (in italiano):

Nausicaä della valle del vento

Nausicaä della valle del vento

Nausicaä della valle del vento

Nausicaä della valle del vento
(Kaze no Tani no Nausicaä)
(風の谷のナウシカ)

Regia: Hayao Miyazaki 
Prima cinematografica: 11/03/1984
Casa di produzione: Studio Top Craft
Lingua disponibile: Italiano
Distribuzione (in Italia): Buena Vista Home Entertainment

La produzione iniziò nel 1983, grazie a Toshio Suzuki che convinse la società Hokuhodo a finanziare la versione animata di Kaze no Tano no Nausicaa, sostenendo che il fumetto fosse stato un successo editoriale con 500.000 copie vendute (in realtà erano state soltanto 50.000!). Il lungometraggio vedeva Takahata come produttore presso il glorioso Studio Top Craft. Il film incassa la cifra record di 742 milioni di Yen e sfonda anche nell’allora neonato mercato dell’ Home Video.

La storia:
“Sono trascorsi ormai mille anni dai giorni in cui i paesi più potenti del mondo si erano distrutti l’un l’altro. Quasi tutto il pianeta era stato coperto da una foresta velenosa soprannominata ‘La Giungla Tossica’”. Il destino del mondo è segnato – come racconta la voce narrante all’inizio del film – ma i pochi sopravvissuti credono ancora nella leggenda: “Un uomo vestito d’azzurro scenderà dal cielo e radunerà attorno a sé tutti coloro che sono ancora vivi al mondo e li condurrà a nuove terre, a terre incontaminate e pure”. Il lungometraggio narra la storia di Nausicaa, principessa della Valle del vento, una delle poche aree del pianeta non ancora contaminate dalla Giungla Tossica, nella quale vivono degli insetti enormi e che contribuiscono a seminare morte nella popolazione terrestre già stremata sia dal disastro ambientale sia dalle continue lotte tra i clan dei sopravissuti.

Trailer:

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