Da Kiki a Chihiro, il tema della crescita per Miyazaki

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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Shito
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Messaggio da Shito »

L'intervento di SuperSayan (posso farti notare che 'Sayan' vuole anche una I -> Saiyan, dato che saiya è l'anagramma di 'yasai', ovvero verdura?) è stato a mio avviso prezioso.

Mi sono forse espresso male sulla questione di Chihiro travisata nella sua caratterizzazione, anzi forse il mio esempio successivo era più corretto. Volevo parlare di un problema si scale, ovvero sistema di riferimento. Ovvero che la 'bambina 'stordita tanto' nella società Giapponese potrebbe apparire come una 'bambina solo un po' stordita' all'occhio occidentale, la cui società viaggia su altri standard. Una classe considerata 'di teppisti' nella scuola giapponese sarebbe forse per noi una classe 'un po' troppo vivace', oggi come oggi. E allo stesso modo la soglia della disoccupazione, quello che pare assurdo e apocalittico laggiù e cronaca d'ogni giorno qui.

Quanto alle differenze culturali sottese a un immaginario, si aprono qui le cataratte del mio pensiero di adattatore.

Ma lo sapete perché io sono sempre, sempre stato convinto che nell'adattare un film partorito da una cultura diversa e lontana, come quella giapponese per noi, si debba sempre sempre preservare ogni riferimento e dettaglio culturale presente nell'originale, senza mai appiattirne i contenuti per massimizzarne la fruibilità (come invece vorrebbero TUTTI i miei referenti)?

Perché, beh, è vero che fruire ciò che è diverso da noi è più difficile e più faticoso, ma è anche l'unico modo per arricchirsi. Perché la diversità offre degli spunti, sempre.

E non parlo solo di cose 'di alto livello' come Miyazaki, proprio no. Parlo di un atteggiamento diffuso.

Perché guardando i 'cartoni animati' fin da bambino io mi rendevo conto che, tra le righe, c'era qualcosa di molto molto diverso, e me ne sono INTERESSATO. E appresso ai cartoni animati, ho scoperto una cultura, un paese, un mondo diverso. Ho imparato molte cose, e soprattutto mi sono emancipato dalla grettitudine dell'avere un referente unico e indi assoluto. Sto parlando di nuovo alla maniera di Voltaire...

Ma la penso davvero così. Se su cento bambini che hanno visto un cartone animato da me adattato mille novantanove 'non hanno capito', che so, *buona questa zuppa di miso* e anche UNO SOLTANTO si è andato a cercare cosa sia il miso, e poi magari l'ha voluto assaggiare, e gli è piaciuto... allora sono felice.

Tanto, se avessi cambiato 'zuppa di miso' in, che so, 'brodo vegetale', tutti e cento non avrebbero avuto nulla di nuovo da capire.

E poi, io sono un dannato elitarista, e scommetto sempre sulla cuspide alta del bacino intellettuale infantile della società.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

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Markl
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Messaggio da Markl »

Shito ha scritto:Perché guardando i 'cartoni animati' fin da bambino io mi rendevo conto che, tra le righe, c'era qualcosa di molto molto diverso, e me ne sono INTERESSATO. E appresso ai cartoni animati, ho scoperto una cultura, un paese, un mondo diverso. Ho imparato molte cose, e soprattutto mi sono emancipato dalla grettitudine dell'avere un referente unico e indi assoluto.
Mi rispecchio pienamente in questa affermazione, solo che è successo a posteriori (anni dopo). E' proprio questo che dovrebbe essere l'oggetto della sensibilizzazione del pubblico.
E' il motivo per cui, ad esempio, sto coivolgendo i più giovani vicino a me (cuginetti, amici che conoscono il mondo manga e anime, ecc), nella rivisitazione o rivalutazione di questo argomento proprio sotto gli aspetti che hai descritto così chiaramente.

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im-edith
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Messaggio da im-edith »

Non faccio citazioni perché come al solito io leggo, rispondo dopo ore e mi dimentico chi ha detto cosa.

Volevo ricordare a tutti un esempio, per sottolineare come la nostra civiltà (parlo solo di italiana in questo momento, sulle altre non mi pronuncio) sia tragicamente ottusa e chiusa nei confronti delle altre culture, come appunto qualcuno faceva notare.

Apro una parentesi e la chiudo, per non uscire fuori tema, poi volendo potremmo aprire a parte una discussione su tale tema, se qualcuno è interessato e se non esiste già.

Kirikù et la sorcière è stato mandato in onda in prima tv in seconda serata.
Ma come, non è un cartone animato per bambini? NO! ASSOLUTAMENTE NO!
Le donne stavano a seno scoperto e Kirikù girava nudo ...

E allora, noi Italiani non l'abbiamo visto come un'invito a far conoscere ai nostri bambini altre culture diverse dalla nostra, con altre usanze e tradizioni... (e così tanto UMANE rispetto a noi, aggiungerei).

Per carità! Chiudiamoci nelle nostre censure... Chiudiamoci nel nostro mondo rassicurante fatto di certezze (ma dove le vedono?)!
Se fossero gli adulti i primi ad aver paura di ciò che non conoscono? Ecco perché criticare il "diverso" in maniera poco costruttiva...
E allora, chiudiamoci nelle nostre chiusure!

E io, in compenso, chiudo con lo sfogo ;)
Dal Salento con furore... Dove nessun cinema trasmette film Ghibliani (almeno non quando escono nel resto d'Italia!)
Dottor Rao ha scritto:Nascevi un secolo addietro e non c'erano i film di Miyazaki, praticamente un'esistenza inutile

ultimate_sayan
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Messaggio da ultimate_sayan »

Shito ha scritto:L'intervento di SuperSayan (posso farti notare che 'Sayan' vuole anche
una I -> Saiyan, dato che saiya è l'anagramma di 'yasai', ovvero verdura?) è stato a
mio avviso prezioso.
Ti ringrazio per la correzione :oops:
Se potessi cambiare il nome utente lo farei immediatamente...
Quanto mi piacerebbe avere il tempo per studiare il giapponese... ma questa è un'altra
storia... :roll:
Shito ha scritto:Mi sono forse espresso male sulla questione di Chihiro...
Ora il tuo punto di vista mi è chiaro e lo condivido in tutto e per tutto...
Quante volte, leggendo manga di epoche e autori diversi (e lo stesso discorso vale per
gli anime) mi sono accorto di quanto la "mia" cultura differisca nella valutazione di certi aspetti comportamentali... in generale, l'aspetto sociale e, in particolare, i rapporti interpersonali hanno un metro davvero diverso...
Shito ha scritto:Quanto alle differenze ulturali sottese a un immaginario, si aprono qui
le cataratte del mio pensiero di adattatore...
Trovo che il tuo lavoro di adattatore sia fantastico (considerando il fatto non
indifferente che è mosso dalla passione per quello che stai facendo) ma molto, molto
duro e complesso... poter mantenere intatto il valore e il fascino di un'opera
appartenente in tutto e per tutto ad una cultura distante anni luce dalla nostra credo
sia un'operazione delicatissima... per non parlare poi della scelta tra fruibilità e
attinenza all'opera originale... per un appassionato (ma, più in generale, per una
persona desiderosa di arricchire la propria esperienza) questa scelta non esisterebbe nemmeno... ma poi bisogna fare i conti con il vero motore del mondo moderno (ahimé) che cerca sempre di spingere nella sua direzione (una strada nel nulla aggiungerei...)
E' banale dirlo ma non posso non farlo... bisogna continuare così, sulla strada della
conoscenza, perché esistono ancora tante persone che vogliono ampliare i propri
orizzonti... ora che il mondo è davvero a portata di mano, che molti di noi possono
accedere a ciò che prima non potevano nemmeno immaginarea, sembra si faccia di
tutto per renderlo inaccessibile...
Shito ha scritto:Perché, beh, è vero che fruire ciò che è diverso da noi è più difficile e più
faticoso, ma è anche l'unico modo per arricchirsi. Perché la diversità offre degli
spunti, sempre.
Quoto in pieno... l'esperienza che può portare il “diverso” è inappagabile... il motivo principale per il quale il Giappone mi affascina è proprio la sua distanza dalla mia quotidianità... poi certo arrivano altri mille motivi ma alla base di tutto questo c'è il desiderio di conoscere qualcosa che non posso scovare nella “mia” realtà... certo, quando sei piccolo (ho iniziato a leggere fumetti a 10 anni circa mentre per gli anime... beh, tutti abbiamo passato l'infanzia davanti ai “cartoni animati”) certe cose ti sfuggono... ma arriva presto il momento in cui cominci a porti delle domande... se la tua mentalità non è rinchiusa in solide barriere...
Purtroppo oggi si parla solo di difendere le proprie radici e di scacciare tutto ciò che in qualche modo le può contaminare... in un contesto molto più ristretto la stessa avversione che da anni colpisce il mondo del fumetto e dell'animazione made in japan deriva da questo assurdo “protezionismo” quando invece mostrare al pubblico, grande o piccolo che sia, che esiste anche qualcosa di diverso al di fuori delle proprie mura di casa servirebbe a risvegliare molte menti da un torpore che con gli anni annebbia solo il cervello e lo spirito...
E così che nelle serie TV italiane i nomi vengono tradotti perchè troppo difficile per un bambino memorizzarli (già... infatti la bambina di 5 anni che abita sopra il mio ufficio che parla italiano e francese grazie all'insegnamento della madre troverebbe troppo difficile memorizzare un nome giapponese...), ogni elemento culturale adattato (perchè un bambino è troppo stupido per capire)... addirittura le scritte in giapponese vengono nascoste con dei fermoimmagine privi di senso (troppo difficile mettere una traduzione in basso, troppo difficile spiegare che esistono altre lingue... meglio nascondere ogni cosa...)
E' un addestramento alla passività, al fatto di ricevere tutto e tutto facilmente... invece di stimolare (stimolare un bambino, come ci dice Miyazaki, significa risvegliare il suo potenziale) si accomoda anche l'impossibile... Non è meglio che un bambino sfoghi il suo interesse, faccia domande piuttosto che vederlo impassibile, di fronte ad un'esperienza che, dal basso dei suoi 7/8 anni, è già vecchia, conosciuta?

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Koshien
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Messaggio da Koshien »

im-edith ha scritto:....E allora, chiudiamoci nelle nostre chiusure!
Scusami se ho tagliato il tuo post, che peraltro condivido in pieno. A supporto di quanto da te detto, e per sfogarmi anch'io un pochino, aggiungo: e i Simpson in prima serata ? Ma non dicono un sacco di parolacce ? Questo non è forse l'ennessimo esempio di chiusura preventiva verso qualcosa che criticano senza nemmeno prendersi l'incomodo di informarsi ? Ma del resto forse qualcuno si ricorderà, anni fa, delle critiche mosse da Manara verso i fumettisti giapponesi accusati ( senti chi parla) di disegnare i personaggi sempre uguali (!!!!!!!!!!).
Allora mi viene un terribile sospetto: non è che chiudiamo la porta solo per ragioni economiche e per sudditanza culturale. Perchè, parliamoci chiaro, tutto quello che viene fatto negli USA è preso in maniera acritica, mentre quello che viene sfornato dal Sol Levante ha in se qualcosa di demoniaco !!
Io sono cresciuto vedendo tutti i robot, tutti i cartoni e leggendo tutti i fumetti...eppure posso dire, anche se a qualcuno sembrerà strano, che sono una persona normale....
Scusate se mi sono dilungato...

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Shoukiki
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Messaggio da Shoukiki »

Shito ha scritto: Perché guardando i 'cartoni animati' fin da bambino io mi rendevo conto che, tra le righe, c'era qualcosa di molto molto diverso, e me ne sono INTERESSATO. E appresso ai cartoni animati, ho scoperto una cultura, un paese, un mondo diverso. Ho imparato molte cose, e soprattutto mi sono emancipato dalla grettitudine dell'avere un referente unico e indi assoluto.
Leggo le tue parole con curiosità. Io non posso dire di conoscere la cultura giapponese e mi fa piacere trovare qualcuno che invece si è avvicinato ad essa.

Se c'è una cosa che non sopporto, è la gente che esalta le altre culture, sminuendo la nostra, poiché è quasi sempre un atteggiamento basato su una scarsissima conoscenza della cultura degli altri e su una ancora più scarsa conoscenza della nostra.
Mi fa rabbia ad esempio pensare che molta gente non sappia che Babbo Natale l'ha inventato la Coca-cola scopiazzando un personaggio della nostra tradizione, o che i più non conoscano l'origine di Halloween, il significato del carnevale e della maschera, la funzione dei botti, il perché dell'albero di Natale illuminato. Sono tutte cose che hanno origine in tradizioni vecchie di secoli, che però quasi nessuno conosce. L'albero di natale ad esempio ci viene da un'usanza germanica e il fatto che sia illuminato deriva dalla festa pagana del sole, ma noi facciamo l'albero solo perché è bello, facciamo i botti tanto per fare un po' di baccano, non sapendo che nella tradizione i rumori forti avevano la funzione di allontanare gli spiriti maligni. Francamente lo trovo deprimente.
E poi si va a guardare con occhi affascinati alla cultura giapponese, con tutte le sue belle tradizioni che appaiono così misteriose.

Sono d'accordo con te, quando dici che la conoscenza di una cultura diversa permette di emanciparsi da un unico referente, ma il problema è che in verità non conosciamo nemmeno il nostro referente e idealizziamo la cultura altrui, non sapendo quasi nulla della realtà odierna a cui appartiene.

Per questo, pur amando l'animazione giapponese, sono molto perplesso riguardo al Giappone. Non metto in dubbio che la tradizione giapponese sia affasciante, ma scusate, lo è anche la nostra, solo che va più di moda fare gli alternativi. Mi va bene che si vada a scoprire cos'è la zuppa di miso, ma il problema è che la maggior parte della gente non conosce neppure le nostre di zuppe.

Perciò chiedo a te Shito, o a quelli che vivono o hanno vissuto in Giappone, molto umilmente, cos'è realmente il Giappone oggi, cosa c'è in realtà dietro quell'immagine fittizia legata al fascino di tradizioni antiche che probabilmente sono vive solo nei libri. Cos'è questo mondo diverso di cui parli e perché è diverso?
im-edith ha scritto: Volevo ricordare a tutti un esempio, per sottolineare come la nostra civiltà (parlo solo di italiana in questo momento, sulle altre non mi pronuncio) sia tragicamente ottusa e chiusa nei confronti delle altre culture, come appunto qualcuno faceva notare.
La nostra civiltà è chiusa nei confronti soprattutto della nostra cultura, più che nei confronti delle altre. Ti faccio un esempio: oggi vanno tanto di moda tutte quelle cure alternative con i nomi strani provenienti dall'oriente, ma pochi conoscono le proprietà curative delle erbe che crescono nei nostri giardini, non conoscono i loro nomi, le strappano considerandole erbacce non sapendo che in realtà quanto sono utili.

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Heimdall
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Messaggio da Heimdall »

Shito ha scritto:[...] E' un discorso sottile, quello che tocchiamo qui: come introdurre educazionalmente bambini all'esistenza del male nella vita, senza depredarli della loro infanzia.

E' un equilibrio sottile, e credo che il buon Ivano non mi bacchetterà se sostengo che si trtta d un punto fondamentale di ogni dottrinia pedagogica.
Direi che raramente ho vista espressa con miglior sintesi l'anima dell'azione pedagogica. :)
im-edith ha scritto:[...]Se fossero gli adulti i primi ad aver paura di ciò che non conoscono? Ecco perché criticare il "diverso" in maniera poco costruttiva...[...]
Il tema della 'campana di vetro' è stato più volte affrontato e citato con efficacia e, parlando per la mia ristretta esperienza personale, tendo a considerarlo come il vero male dei genitori contemporanei.
È vero: l'attuale generazione di genitori ha assistito ad un'accelerazione vertiginosa dei ritmi di vita. Talora si è trattato di una scelta, talaltra è di fatto un'imposizione della società. Mi fermo qui perché un'analisi sociale è troppo complessa e, rinunciando alla complessità, in questi casi, non si può che scadere nel luogo comune.

L’unica cosa che mi preme sottolineare è che probabilmente è cambiato, da parte dei genitori, il modo di percepirsi . I genitori contemporanei si percepiscono come molto più assenti dei loro padri e nonni nell’educazione dei figli.
Aggiungiamo a questo una diffusa psicosi della nostra società, che è diventata società delle fobie usa-e-getta: i pedofili, la sars, l’aviaria, la droga, unabomber, gli zingari che rapiscono i bambini…
L’attenzione educativa ha ceduto a poco a poco il passo alla psicosi, ad una gestione ossessivo-compulsiva del rapporto con i figli.

Nella mia esperienza di educatore, ho toccato tutto ciò con mano. I genitori più attenti osservano non visti, sapientemente da lontano i propri figli, e sono i più propensi a contrattare con altri soggetti (amici, scuola, istituzioni, altri adulti) la loro educazione, consapevoli del fatto che si può crescere solo relazionandosi con la complessità, con una pluralità di modelli culturali a confronto. I genitori assenteisti si riconoscono a vista: non sanno e non capiscono niente delle dinamiche relazionali dei loro figli: parlano di quello che loro credono sia il modello comportamentale del figlio perché ne hanno esperienza non diretta, ma da un generico modello televisivo o che altro.
Solitamente si propongono con una certa aggressività, pretendendo che "si faccia come dicono loro”, perché loro, sì loro lo sanno cosa è bene e cosa è male per il loro pargolo. Sono i genitori che non dicono mai di no ai figli, convinti di compensare le proprie mancanze (vere o percepite) ricoprendoli di regali e "non facendogli mai mancare niente", mantenendoli sotto un'artificiale campana di vetro, negando loro quelle esperienze che loro stessi hanno attraversato e superato. Magari con sofferenza (è inevitabile), ma superato.
Facendone quindi dei pessimi adulti. Emancipazione, come diceva giustamente Shito: l’adultità passa anche da lì. Mentre solitamente, i modelli di bene e male per il figlio riproducono pedissequamente il modello dei genitori. Quindi un modello unico, unidimensionale. "Timeo hominem unius libri", scriveva Tommaso d’Acquino. Non posso che condividere lo stesso timore.
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Koshien
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Messaggio da Koshien »

Shoukiki ha scritto: Se c'è una cosa che non sopporto, è la gente che esalta le altre culture, sminuendo la nostra, poiché è quasi sempre un atteggiamento basato su una scarsissima conoscenza della cultura degli altri e su una ancora più scarsa conoscenza della nostra.

Per questo, pur amando l'animazione giapponese, sono molto perplesso riguardo al Giappone. Non metto in dubbio che la tradizione giapponese sia affasciante, ma scusate, lo è anche la nostra, solo che va più di moda fare gli alternativi.

La nostra civiltà è chiusa nei confronti soprattutto della nostra cultura, più che nei confronti delle altre.
Io non credo che alla nostra età idealizziamo qualcosa o qualcuno...non abbiamo più bisogno di eroi a cui appoggiarci. Almeno per me è così.
Ammiro alcune cose del Giappone, ma, ad esempio, non potrei vivere ai ritmi allucinanti in cui vivono loro e il motto "Tutto per l'azienda niente al di fuori di essa" non corrisponde al mio stile di vita. Ma ammirare qualcosa all'esterno non vuol dire rinnegare le nostre origini.
Permettimi... la nostra cultura si sta uccidendo da sola: le nuove generazioni non leggono più un libro, la storia viene fatta poco e male...i nostri beni culturali lasciati a se stessi.
Ma ti pare sensato che un paese come l'Italia, con la sua storia alle spalle, debba farsi "conquistare" da un paese la cui storia si può riunire in un centinaio di pagine ?

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Shoukiki
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Messaggio da Shoukiki »

ultimate_sayan ha scritto: Purtroppo oggi si parla solo di difendere le proprie radici e di scacciare tutto ciò che in qualche modo le può contaminare
No, se ne parla troppo poco invece. Dobbiamo difendere le nostre radici, assolutamente, ma non dagli altri, da noi stessi. La verità è che le nostre radici le stiamo perderdo in modo preoccupante e finiremo per non sapere più chi siamo. Dico una banalità, ma la conoscenza del passato è fondamentale per capire il presente e dico di più: è impossibile confrontarsi con altre culture senza avere la piena conoscenza della nostra. Senza questa conoscenza, siamo solo dei bambini affascinati da qualcosa che brilla.
Koshien ha scritto: Permettimi... la nostra cultura si sta uccidendo da sola: le nuove generazioni non leggono più un libro, la storia viene fatta poco e male...i nostri beni culturali lasciati a se stessi.
Sono pienamente d'accordo, ma ci aggiungerei anche la mancanza di comunicazione tra le generazioni. Una volta i nonni erano i portatori di quella cultura più popolare, quella legata alla terra e non ai personaggi famosi e ai monumenti. Quella cultura è ormai sparita e la conseguenza è che tutti i fiori sono chiamati fiore e tutti gli alberi sono chiamati albero, e allora ci fiondiamo in farmacia a prendere pastigliette per curare mali per cui basterebbe un bell'infuso di fiori presi nel prato.

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Messaggio da im-edith »

Shoukiki ha scritto: La nostra civiltà è chiusa nei confronti soprattutto della nostra cultura, più che nei confronti delle altre. Ti faccio un esempio: oggi vanno tanto di moda tutte quelle cure alternative con i nomi strani provenienti dall'oriente, ma pochi conoscono le proprietà curative delle erbe che crescono nei nostri giardini, non conoscono i loro nomi, le strappano considerandole erbacce non sapendo che in realtà quanto sono utili.
Hai fatto molto bene a farmi notare questo, Shoukiki. Mi rendo conto che nel mio sfogo (lo era davvero!) ho parlato troppo di "altre culture", quando io stessa ti assicuro che sono una di quelle persone che hanno iniziato a scavare in profondità verso le origini della "nostra". Però...

La "nostra" cultura/tradizione, Shoukiki, ormai non è più "nostra". E' "altra" anche quella. E' "altra" perché è così lontana e remota nel tempo (non parlo di Babbo Natale, che i nostri genitori non ricordano appunto, ma per esempio dell'albero, per attenermi al tuo post) che andarla a recuperare è opera non solo faticosissima, ma anche lontana da ciò di cui le persone (quelle disposte appunto a mettersi in gioco, aprirsi, amare altro e anche criticarlo se necessario, ma comunque accoglierlo) hanno bisogno.

Cerco di spiegarmi. La "nostra" cultura, quella di cui parli tu, è rimasta sepolta da circa 1.693 anni sotto la (ugualmente "nostra"?) cultura del Cristianesimo prima, del Cattolicesimo poi. Sono una sostenitrice del pensiero che in Italia molte cose, come la censura, vanno in questo modo proprio perché siamo un paese cattolico.

Guarda adesso alle altre culture. La cultura giapponese, o indiana, o africana (tribale). Sono culture vive (alcune delle quali, forse, stanno anch'esse scomparendo). Culture che esistono. Non che "sono esistite". E' vero, magari qualcosa di queste culture anche si è perso con il tempo.... Ma non sono sepolte sotto 1.693 anni di storia evolutasi controcorrente rispetto a loro. Allora, forse, ci si rivolge a queste culture perché "sono ancora in grado di dare qualcosa", perché c'è gente che vive ancora oggi, seguendone le tradizioni. E un giorno, come ha fatto Shito, ci si può andare IN MEZZO a queste culture. Viverle!

Inoltre: la "nostra" cultura, in fondo, non è neppure tanto nostra visto tutti gli influssi prima greci, poi anche egizi (per esempio presso i romani) e poi anche e soprattutto arabi (in periodo medievale, che a loro volta mutuavano dalla cultura indiana) che ha subito. Anche gesù cristo, in fondo, non era nato in Calabria, e non è stato crocifisso a Roma... Anche le altre culture, certamente, compresa quella Giapponese (seppur in maniera massiccia solo negli ultimi secoli) hanno subito questi influssi...

E allora, il mio pensiero, per chiarirlo, è: paura e rifiuto aprioristico di tutte le "altre" culture, diverse da quella in cui siamo immersi qui e ora, e alla quale siamo abituati fin da piccoli.
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Dottor Rao ha scritto:Nascevi un secolo addietro e non c'erano i film di Miyazaki, praticamente un'esistenza inutile

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Messaggio da im-edith »

ultimate_sayan ha scritto: Purtroppo oggi si parla solo di difendere le proprie radici e di scacciare tutto ciò che in qualche modo le può contaminare
Si parla di difendere ciò che ci rende sicuri, che a mio parere non sono le nostre radici (perché probabilmente, come dice Shoukiki, non sappiamo neanche di averle) ma è il palo di ferro arruginito o di legno marcio che qualcuno ha messo lì per noi e a cui, da bravi virgulti tentennanti e smarriti come siamo, ci aggrappiamo con disperata ostinazione.
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Dottor Rao ha scritto:Nascevi un secolo addietro e non c'erano i film di Miyazaki, praticamente un'esistenza inutile

ultimate_sayan
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Messaggio da ultimate_sayan »

Shoukiki ha scritto: No, se ne parla troppo poco invece. Dobbiamo difendere le nostre radici, assolutamente, ma non dagli altri, da noi stessi. La verità è che le nostre radici le stiamo perderdo in modo preoccupante e finiremo per non sapere più chi siamo. Dico una banalità, ma la conoscenza del passato è fondamentale per capire il presente e dico di più: è impossibile confrontarsi con altre culture senza avere la piena conoscenza della nostra. Senza questa conoscenza, siamo solo dei bambini affascinati da qualcosa che brilla.
Quel che tu dici è vero ma non puoi dire che si parla poco di difendere le nostre radici... credo più che altro che se ne parli tanto e nel modo sbagliato, che ci si accanisce verso l'esterno pensando che il problema venga da fuori (e qui mi riallaccio a te quando dici che il problema siamo noi e non "gli altri")
im-edith ha scritto: Si parla di difendere ciò che ci rende sicuri, che a mio parere non sono le nostre radici (perché probabilmente, come dice Shoukiki, non sappiamo neanche di averle) ma è il palo di ferro arruginito o di legno marcio che qualcuno ha messo lì per noi e a cui, da bravi virgulti tentennanti e smarriti come siamo, ci aggrappiamo con disperata ostinazione.
Ma cosa ci rende sicuri? Cosa è così intoccabile e assoluto da renderci "sicuri"?

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Messaggio da Koshien »

Shoukiki ha scritto:Sono pienamente d'accordo, ma ci aggiungerei anche la mancanza di comunicazione tra le generazioni. Una volta i nonni erano i portatori di quella cultura più popolare, quella legata alla terra e non ai personaggi famosi e ai monumenti.
Si...personaggi portatori di valori inestimabili...il cui vuoto si fa pesantemente sentire...... :cry:

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Messaggio da Shoukiki »

im-edith ha scritto: [...]io stessa ti assicuro che sono una di quelle persone che hanno iniziato a scavare in profondità verso le origini della "nostra".
Mi fa veramente piacere leggere le tue parole, perché dimostrano quella voglia di conoscenza che secondo me una persona deve avere se vuole confrontarsi con altre culture.
È vero che la "nostra" cultura ha subito tanti influssi provenienti da luoghi anche lontani, ma comunque ci appartiene, perché i nostri avi l'hanno assimilata (penso ad esempio alla religione cristiana) e ce l'hanno trasmessa. Noi siamo comunque suoi figli e lei è una madre con molte nazionalità e questo sarebbe per noi fonte di arricchimento, se ci degnassimo di stare ad ascoltarla.

Parlare di difendere qualcosa in effetti porta un po' fuori strada. Io auspicavo solo che l'esterofilia dilagante avesse come presupposto la conoscenza di ciò che è nostro, perché senza di essa non può esserci un reale confronto. Non dobbiamo chiudere la porta alle altre culture, ma dobbiamo farle entrare senza prostrarci in smisurata adorazione, pensando che anche noi abbiamo una grande ricchezza culturale da offrire ed una dignità. Proprio per questo dico che è importante conoscere il nostro passato e non sminuirci troppo. È vero che a molti italiani non importa nulla della nostra cultura, ma penso che ci siano anche tanti giapponesi a cui importa poco della loro, correggetemi se sbaglio.

Inoltre, esprimevo il mio disappunto verso la tendenza a vedere il "fuori" con occhi da sognatori e per questo chiedevo a chi conosce il Giappone meglio di me, di dirmi cosa è rimasto nei giapponesi di quella cultura che molti occidentali ammirano. È importante saperlo, perché altrimenti finiamo per amare un luogo che nella realtà non esiste.

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Messaggio da Markl »

Mi chiedo: perchè una persona non dovrebbe avere il diritto di capire come mai il prodotto di un'altra cultura l’attrae?
Non stiamo parlando di fuga dalla propria cultura. Uno deve essere libero di affrontare tutte le culture che si sente, anche senza essere laureato in storia europea o in lettere antiche.
E senza avere bisogno di rinneganre la propria, per farlo. Una delle prime libertà che mi vengono in mente, dopo quella di parola, è proprio quella culturale. Perché negarsi tutto questo?
Anzi, più che una libertà in sé, è un frutto della libertà di pensiero….
Non trovi che affrontare i contenuti di un'altra cultura implichi intrinsecamente il confronto con la propria?

Sono daccordissimo, poi, che le nuove generazioni, sotto i punti di vista che hai descritto, sono lacunose, e in verità me ne spavento anch’io. Ma quelle lacune provengono dalla sfera educativa in cui stanno formandosi, dai contenuti proposti e da tutti quei filtraggi osceni che la nostra stessa società sta frapponendo (più di uno l’ha detto qui…) Pensa se, ad esempio, in tutto il merchandising proposto dopo l’arrivo dei Pokemon, ci fosse stato Porco Rosso al suo posto, non avrebbe avuto lo stesso successo…. Perché? Perché i contenuti (anche)culturali delle nuove generazioni sono oggetto del lucro e del commercio.
Se ho parlato di sensibilizzare il pubblico che approccia all’animazione giapponese, intendevo che si dovrebbe farlo inducendolo proprio a pensare a ciò che è stato detto negli interventi di cui sopra: cioè porre un metro di misura per ciò a cui sta per assistere.
E chi meglio di chi crea un adattamento può farlo (la via passiva)? E' un primo passo.
Alzo il tiro: e chi meglio della scuola stessa potrebbe farlo (la via attiva)? (comincino a portare nelle aule delle medie “Una tomba per le Lucciole“ se ne hanno il coraggio…o hanno paura che lo zio Sam li bacchetti a dovere? Comincino a mettere un 5-6 pagine sull’animazione e sul cinema mondiale, nelle antologie di letteratura, oltre al fumetto che già nella mia c’era già e parliamo di 20 anni fa, e chi ti trovi? Topolino, Braccio di ferro e male, anzi, bene che vada Tin-Tin. E perchè questo: perchè il cinema, semplicemente, è visto dalla massa come mero intrattenimento, alias, lucro, business, eccetera)
Che sia anche colpa di chi fa le scelte come educatore?
E’ pauroso! Allora la nostra cultura è pianificata e pilotata già dall'inizio! Temo dunque che le nuove generazioni non saranno capaci di fare delle scelte ! (culturali?o peggio?).
Resteranno Chihiro a vita?