Ged Senki - I racconti di Terramare (SPOILER)

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

Moderatore: Coordinatori

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 10:17 am

Commento riassuntivo di Jessica (sempre la mia sorellina) dopo la seconda visione del film:
Kikyou ha scritto:Beh, se dovessi scegliere se bruciare tutti i film di Miyazaki Hayao, oppure questo, brucerei tutti i primi.
Personalmente ho trovato questo film molto più bello a vedersi dei precedenti due di Miyazaki Hayao, che non mi erano troppo piaciuti in quanto a colorazioni soprattutto (in specie Howl) e design in generale.

Sicuramente le colorazioni di Ged Senki, insieme al suo design, sono proprio quelle che preferisco. E anche il design. I visi dei personaggi in questo film sono semplicemente meravigliosi, e meravigliosamente espressivi. Credo che, da un punto di vista schiettamente grafico, dovrò mettere Ged Senki insieme ai miei preferiti parteni, ovvero Nausicaä (che però col tratto di Komatsubara resta una cosa alquanto 'a sé), Totoro, Kiki, Porco Rosso.

I fondali sono tra i più belli che io abbia mai potuto apprezzare. Giustamente tra i commenti che ho letto qui sopra qualcuno enfatizzava le varie atmosfere delle diverse 'location' del film. E' proprio così: dalla cupa burrasca, al deserto, che è davvero deserto, alla sfarzosa reggia bizantina, alle terre desolate con gli alberi secchi, alla città decadente, alla foresta cupa, alle lande coi pianori, al buio castello di Aracne. Ogni ambientazione ha una sua perfetta anima visiva. E non è forse questo il primissimo compito di un fondale, ovvero esprimere un'atmosfera visiva?

I fondali sono veramente dipinti, intendo a livello concettuale. Sono pittorici. Non è la ricerca di realismo a farla da padrone, ma la ricerca dell'espressività visiva, dell'impatto. Cieli neri, blu, viola, rosa. Quello che serve per esprimere un sentimento. E estrema, ripeto estrema, ricerca funzionale dell'uso della luce, questo anche nelle scene. Siamo davvero a livelli di pittura fiamminga.

Vogliamo fare un iniquo paragone con gli ultimi film di Miyazaki Hayo: ebbene la prima cosa che mi viene da dire è: qui non c'è magia. Questo è un film serio. Il simbolismo qui è neoclassicista, stile Amor Sacro Amor Profano semmai. Meglio, Miyazaki Goro mi pare un preraffaelita nell'animo. Qui non ci sono pupazzi, animaletti, cosine carine con gli occhietti, nulla. Sono gli uomini a simboleggiare gli uomini. Il livello trasfigurativo è negli atti e nei motivi, non negli oggetti.

Da questo punto di vista, i due film Miyazakiani più vicini a questo sono chiaramente Nausicaä e Mononoke. Volendo, si potrebbe dire che questo film ha la portata contenutistica di Mononoke (simboleggiare la nostra situazione sociologia contemporanea trasfigurandola in un'altra epoca, in una collocazione di fantasia) ma usa gli stilemi essenziali di Nausicaä.

Per me questa è una vera meraviglia.

Le critiche cortesemente postate da Vampiretta mi fanno un po' ridere, in maniera assai amara, perché è palese che vengono da persone che ben poco debbono sapere di animazione in generale, di animazione giapponese in particolare, di Miyazaki in assoluto. E si atteggiano a critici. Bravissimi.

Davvero debbo detestare chi pensa di poter criticare ciò che in primo luogo dimostra di non aver compreso.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 10:20 am

sdz ha scritto:Anche alla luce delle interviste fatte al regista devo dire che il messaggio del film riusulta estremamente limpido: attraverso la rappresentazione di questo mondo fantasy dove l'equilibrio è stato spezzato e tutto perde di valore e decade, il parallelo con la nostra società è lampante. Dove nei libri il riferimento era probabilmente la fuga dal peso del vivere con il fenomeno dell'esplosione del consumo di stupefacenti fra i giovani, Arren rappresenta i ragazzi di questa generazione (ma forse anche i coetanei di Goro) che non riescono a dare il giusto valore alle cose e alla propria esistenza, vittime di un misto di ansia e apatia. Quindi il difficile messaggio che è alla base del film - apprezzare la vita proprio per la consapevolezza che avrà una fine, consci di essere compagni di viaggio con i propri simili - arriva chiaro e netto. Forse lo sviluppo e l'intreccio del film è un po' meno riuscito, ci sono alcune cose poco spiegate, così come la relazione fra alcuni personaggi. Capisco lo spiazzamento della Le Guin perché relativamente alla trama del libro pur rimandeno i personaggi e l'intreccio di base le cose si svolgono abbastanza diversamente, (difficile fondere 2 libri) pur con diverse situazioni e citazioni che rimandano alla saga. Mi sarebbe piaciuto vedere riferimenti alla "terra arida" nel confronto con Aracne. L' "ombra" invece è un concetto molto bello che fa della storia di Arren il concetto chiave del film.
Sicuramente una delle analisi migliori che ho letto su questa pellicola. Onesto, chiaro, coglie la pressoché totalità dei contenuti della pellicola stringensi opportunamente sui punti chiave.

Rimandando surretiziamente alla necessità di intendere il messaggio del regista, indica anche una giusta strada blandamente ermeneutica alla comprensione dell'opera altrui.

Davvero complimenti. Se questo è quello che sai fare dopo ogni film che vedi, pensa sinceramente a proporti nell'ambito della critica cinematografica.

Ne abbiamo piene le tasche di critici che, traboccanti della loro pur lodevole cultura cinefila, nel loro autocompiacimento da persone arrivate non si accorgono di sentirsi inconsciamente legittimati a non intendere la voce dell'autore di un opera.

Di nuovo, bravo.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 10:39 am

COmmenti e risposte sparse:
clara ha scritto:Ho finalmente visto il film che noi tutti attendevamo con ansia....

Che posso dire?... MAGNIFICO! son uscita dal cinema in preda ad una calma assoluta.... una soddisfazione e una tranquillità piena...
:) :) :)

Sicuramente quando lo rivedrai potrai notare molti, molti piccoli dettagli e virtuosismi sparsi. La sobrietà di questo film fa sì che il compiacimento grafico non colori mai 'fuori dalle righe', indi non ci sono pezzi di bravura animatoria sotto i riflettori. Ma all'occhio attento, alle visioni successive alla prima, i preziosismi non sfuggono.

Suggerimento: i capelli di Aracne si muovono in una maniera delicata e tanto vera da impressionarmi a ogni visione!

***
CAFxX ha scritto: Shito, domanda:
Spoiler:
Avendolo visto una sola volta, non sono in grado di ricordarmi se nella scena dei lupi Arren eserciti una certa forza sull'elsa della spada, come a tentare di estrarla. In tal caso il non riuscire a sfoderarla darebbe a quel "E così voi sarete la mia morte" un significato diverso dal fil rouge che tu hai identificato (e sulla cui identificazione per altro mi trovi d'accordo).
Stesso discorso si potrebbe forse fare anche per la scena del "salvataggio" di Therru.
Nel primo caso, Arren non applica alcuna forza per sguainare la spada. Non ci prova. 'Fa la mossa', e poi rinuncia, come se l'istintuale moto di lotta (per la sopèravvivenza, appunto un istinto) gli 'morisse in mente' dopo il primo istante.

Nel secondo caso, Arren combatte direttamente con la spada inguainata, semplicemente perché ormai sa di non poterla sguainare.
CAFxX ha scritto: ecco, questo è un punto in cui per un attimo m'è venuto da sorridere durante la visione... visto che la citazione di ashitaka mi pare che qui fosse più che deliberata, sono l'unico a cui - vedendo Arren svenire tipo mammoletta (ripeto, questa è l'impressione avuta durante la visione, e il termine è usato ironicamente) - si sia un attimo attorcigliato lo stomaco?
Ti trovo completamente fuori strada. Non vedo alcuna citazione, né parallelismo, con Ashitaka. Ashitaka è una persona completamente pacata dinanzi a sé stesso, al suo destino, ai suoi intenti.

Arren è tutto al contrario un ragazzo vittima di sé stesso, delle sue ansie, in fuga dalla sua ombra (la sua coscienza). Quando sviene, per di più, non vedo perché lo si debba pensare svenuto per debolezza: sviene per l'onda di reflusso dopo un eccesso di tensione (sino all'ultimo sguardo ferino verso Sparviere, eh). Il paragone,. qui, mi pare chiarissimo: Nausicaä che sviene tra le braccia di Yupa dopo aver UCCISO i soldati assassini di suo padre, ed essere diventata una furia quasi cieca (in berserk, insomma, per chi ama Anno Hideaki).

Sicuramente il personaggio Miyazakiano più vicino a Arren è la fusione di Nausicaä e Asbel. E del resto, proprio quei due personaggi si ispiraronoa quelli della LeGuin, nel 1984. Non credo che il finale di Ged Sneki, con Arren e Sparviere che riprendono il loro viaggio (anche se la meta di Arren è dichiarata) non possa non far pensare a quello di Nausicaä, con la stessa scena di Yupa e Asbel. Del resto, l'entrata in scena di Sparviere (che entra nel relitto di una nave per pestare delle ossa umana), non ricorda moltissimo l'entrata in scena di YUpa? ("Un altro villaggio è morto..."). La stessa scena viene ripresa una seconda volta all'ingresso di Sparviere nella casa colonica abbandonata. I parallelismi tra Sparviere e Yupa sono infinit, perché è YUpa ad essere stato fortemente improntato da MIyazaki Hayao sul personaggio originale di Ged.

CAFxX ha scritto: ultima domanda per Gualtiero: perchè "Fine." (con il punto)? c'è un motivo o è da considerarsi un errore? (non scherzo, sono sinceramente curioso!)
No, ho voluto fortemente quel punto.

L'hjo voluto perché dei vari modi in cui si può scrivere 'fine' in giapponese, alla fine di un film, questo utilizzava quello più 'narrativo', che mi pareva il meno possibile come un cartello stampato. Allora ho voluto il segno di interpuzione come per fare di una sola parola un breve discorso.

***
pippov ha scritto:Ma se vi metto SPOILER nel titolo e qui andate liberi?
Credo sia scomodo discutere così di un film...
Concordo, ringrazio e subito mi adeguo. :)


***
cipeciop ha scritto: In futuro (magari in prossimità dell'uscita del dvd) mi piacerebbe cercare di sintetizzare a freddo questi dialoghi (e i successivi, ovviamente) in un topic-FAQ dedicato ai Racconti di Terramare di più agevole consultazione. Pensate possa essere utile? :?
Personalmente, ritengo che sarebbe molto utile. La compilazione del pensiero è il dono per i posteri volenterosi.
Quanto a me, ho apprezzato molto di più il film rivedendolo ora in italiano e alla luce delle anticipazioni di Shito. Infatti, ci sono alcune rapide battute sparse la cui captazione è indispensabile per comprendere il film, più dei pistolotti filosofici di Ged.
Sicuramente un film così sobrio e nitido nelle immagini vive sui dialoghi e sull'importanza delle parole in maniera categoria.

Da questo punto di vista, si potrebbe dire che Goro ha sostanzializzato il pensiero paterno: Hayao da sempre predica il valore della parola, ma i suoi film -specie gli ultimi- si sono molto adagiati sulla festa grafica, tanto che impagnati ad applaudire la rigogliosa mangnificenza dei disegni, molti le parole non le sentivano proprio. Qualcuno potrebbe dire: "si predica bene e si razzola male?". Goro ha fatto un opera assai coerente da questo punto di vista. Predica il potere della parola, e su quella per prima fonda il suo vero contenuto.
Il momento che mi ha emozionato di più è quando Arren, finalmente presente a se stesso, prende la spada del padre ed esclama "Papà". :cry:
Era ancora 'solo' la coscienza di Arren, ovvero la sua ombra errabonda, ma ti do ragionissima: momento meraviglioso. Come l'abbraccio che ne segue, in cui la vicinanza dei corpi imbarazza Therru e rompe d'un tratto la sua 'asocialità', la sua corazza.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 10:57 am

Arcuum_ocra ha scritto:L'ho visto oggi. Poichè sono lento di comprendonio e la mia memoria è quello che è, mi riprometto di rivederlo (e davvero mi impegnerò per tenere fede alla promessa). Ora come ora (quindi con comprensione molto probabilmente limitata e difettosa in parte o in tutto) posso dire che mi è piaciuto molto. Motivo, a sua volta, per andarlo a rivedere.

Alcune cose che mi sembra aver capito (in pillole e piuttosto disornitamente, scusate):
Come al solito il tuo onesto intelletto ci delizia con spunti irrinunciabili. Mai si potrà apprezzare a sufficienta la tua presenza in un area di discussione, perché sono proprio le rare persone come te a mantenerla più sana.

Sicuramente tutte le cose che hai scritto saranno oro per la compilazione del testo che cipeciop si propone di redigere a beneficio di tutti raccogliendo i testi interpretativi sul film.

Di mio, mi permetto di aggiungere o rispondere là dove non riesco a farne a meno.
Arcuum_ocra ha scritto:

-La parte nel castello di Aracne.
La scena in cui Therru comunica il vero nome ad Arren e poi gli dice il suo.
Il loro abbraccio con lo scenario illuminato a pieno giorno dietro di loro mi pare rappresenti l'avvenuta comprensione di sè stessi e l'averla dischiusa l'uno all'altra. Ho capito poco e/o male?
Mi sembra una buona lettura.

La sentimentalità delicata di questo film corre sugli abbracci. E' una cosa che non mi stencherò mai di dire e rimarcare. Se per Anno Hideaki è l'atto sesssuale il momento di massima vicinanza tra due esseri umani (teoria Freudiana del ritorno all'utero), qui sembra invece che l'abbraccio sia il momento di vicinanza emotiva per antonomasia. Anche Tenar abbraccia dolcemente Sparviere in catene, nelle prigioni del castello di Aracne. La comprensione dell'uno verso l'altro avviene sempre con l'abbraccio.

Nella parte che tu citi, è significativo che subito dopo Arren parta al salvataggio di Sparviere e Tenar facendo due cose: raccogliendo la spada paterna e offrendo la mano a Therru. Con naturalezza.

-Notina 1. Le scene in cui Arren è turbato dall'avvicinarsi di sè stesso mi pare si siano sempre presentate quando la scena mi comunicava che Arren si trovava in una certa intimità emotiva. Per esempio quando rimane da solo in città o quando si trova, all'inizio, accanto al fuoco con Sparviere. Oppure ancora di notte, quando lascia la casa di Tenar. L'ho colto (è banale?) oppure ho equivocato?
Non ci avevo fatto caso, e ti ringrazio per la nota, perché debbo darti assoluta ragione. Arren è inseguito da se stesso, dalla sua coscienza, indi è normale che si senta braccato proprio nei momenti più introiettivi, intimi.
-Notina 2. Pur non avendo letto i libri, il film mi è sembrato compiuto in sè. A parte qualche riferimento qui e lì la mancanza della lettura della saga non l'ho "sentita" molto forte, guardando il film. Per comprendere l'autore, idealmente, bisognerebbe leggerli, lo so. Ma, ecco, appunto, i riferimenti esterni li ho sentiti poco. Qualcuno ha sentito una mancanza "forte" di questa lettura?
Anche io li ho sentiti poco, principalmente perché mi è parso che l'impianto della LeGuin sia stato usato solo come un fondale sul quale muovere le vicende di un singolo ragazzo. Dietro c'è Terramare, con Sparviere e gli altri. Ma sotto il riflettore c'è Arren, simbolo della situazione contemporanea della nostra gioventù.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Drachetto
Ghibliano
Ghibliano
Messaggi: 446
Iscritto il: sab giu 21, 2003 1:40 am
Località: Roma
Contatta:

Messaggio da Drachetto » lun apr 23, 2007 12:03 pm

Shito ha scritto:Anche io li ho sentiti poco, principalmente perché mi è parso che l'impianto della LeGuin sia stato usato solo come un fondale sul quale muovere le vicende di un singolo ragazzo. Dietro c'è Terramare, con Sparviere e gli altri. Ma sotto il riflettore c'è Arren, simbolo della situazione contemporanea della nostra gioventù.
Arren è il protagonista della vicenda ma, come ho espresso anche prima, forse è il personaggio che più è cambiato rispetto ai libri MA, secondo me, MOLTO in meglio. La sua paura, il suo terrore, i suoi enormi sbagli lo hanno reso nel film ancora piu 'umano' rispetto al libro, una figura in cui tutti ci possiamo facilmente identificare perchè siamo tutti umani e quindi possiamo commettere sbagli e avere paura. Ma, come succede alla fine per Arren, anche noi abbiamo la possibilità di cambiare le cose e vivere la nostra vita nel modo giusto.
Riassumendo, il film ha posto come personaggio principale quello che più ha cambiato rispetto al libro. E lo ha migliorato. E qui secondo me, ha vinto questa pericolosa e delicata 'battaglia' come meglio non poteva. Anche se adoro la serie originale, questo cambiamento mi fa adorare ancora di più il film... e di solito, nel cambiare i personaggi nell'adattamento libro-film, accade esattamente il contrario.
Immagine
Il mio vicino Totoro
suona un'ocarina nelle notti illuminate dalla luna
se mai dovessi incontrarlo
una meravigliosa fortuna porterà anche a te!

Avatar utente
Buta
Susuwatari
Susuwatari
Messaggi: 1100
Iscritto il: dom ago 14, 2005 4:02 pm
Località: san dona' di piave.

Messaggio da Buta » lun apr 23, 2007 12:40 pm

Se vogliamo trovare un filo conduttore per i 5 libri che compongono la saga di Earthsea, saga che abbraccia diversi eventi con intervalli temporali anche molto lunghi, il tema della paura della morte ricorre sempre. L'aldilà raffigurato nel libro come nel film (incubo (?) di Arren), da 'una terra arida in cui splendono freddamente stelle immobili nel cielo' fa paura, terrore, a tutti. Forse solo Ged e pochi altri accettano questo ineluttabile fato e, anzi, lo apprezzano.
Quindi per forza di cose questo doveva essere il tema centrale del film adattato dal libro. Non è perchè gli altri hanno trattato questo argomento io regista devo stravolgere tutto. Lui invece ha reso molto bene questa paura e questo terrore nei due binari paralleli di Arren e Aracne e non lo ha banalizzato per niente.

La paura della morte è la madre di tutte le paure, non scordiamolo, e fare un film su questo argomento è stato coraggioso ma i risultati IHMO sono stati ottimi e io sono completamente soddisfatto, se non grato, per questa opera.[/quote]


ma questo solo se ti approci all opera nelle sole visioni di due protagonisti...il mio era un riferimento soprattutto a theru ..cmq non ho letto i libri perche ' non sono un appassionato di fantasy...l ho immaginato sentendo della censura della violenza su theru

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 1:01 pm

Drachetto ha scritto: Riassumendo, il film ha posto come personaggio principale quello che più ha cambiato rispetto al libro. E lo ha migliorato. E qui secondo me, ha vinto questa pericolosa e delicata 'battaglia' come meglio non poteva. Anche se adoro la serie originale, questo cambiamento mi fa adorare ancora di più il film... e di solito, nel cambiare i personaggi nell'adattamento libro-film, accade esattamente il contrario.
Non intendo assolutamente entrare nel merito del paragone tra libri e film, perché non sono un conoscitore dei libri, a cui mi sono avvicinato per documentazione professionale in sede di questo lavoro, ma che non ho letto a prescindere.

Inoltre, trovo la tua analisi molto soddisfacente e appassionata, indi non avrei nulla da controbattare.

Il mio modesto pensiero in merito muoveva solo dall'osservazione bruta del fatto che, chiaramente, Goro ha ristretto il suo campo d'analisi e indagine nella sua opera.

L'ampio spettro approcciato dalla LeGuin è stato per Goro una tavolozza di ispirazione da cui prendere, selezionare, un colore.

Il colore che Goro ha scelto è quello di un singolo personaggio, principalmente, che gli è parso ben rappresentare quello che era poi il suo vero interesse, ciò che lui voleva rappresentare: il dramma giovanile dello smarrimento nella società contemporanea.

Questo è un tema assolutamente mondiale.

Proprio noi che vediamo oggi una società giovanile allo sbando, con bullismo e prostituzione minorile in enorme crescita, mentre d'altro canto gli adulti che se ne stupiscono e inorriditi ne discutono non palesano che la loro pura incompresione dei fatti, dovremmo guardare molto seriamente questo film.

La nostra società italiana si sta velocemente muovendo verso uno scenario drammatico di discomunicazione generazionale totale stile 'Battle Royale'.

Pensiamoci.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 1:08 pm

DImenticavo.

La grandezza di un narratore non sta nel proporre storie originali.

Siamo solo umani e possiamo raccontare solo storie umane. Del resto la fantasia non crea nulla, ma ricombina ciò che la sensibilità ha posto nel nostro intelletto.

Come T.S. Eliot ben sapeva, la classicità ha già esaurito ciò che la mente umana può narrare. GLi archetipi sono quelli. Non perché saranno ambientate su una nave spaziale delle storie fantascientifiche saranno realmente diverse, originali, rispetto alla tragedia greca.

Ciò che rende grande un autore è anche la capacità di interpretare un archetipo avvicinandolo sensibilimente, nella sua trasfigurazione, a un momento della storia dell'uomo. Rendere vivido e importante, insomma, un tema archetipale.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
Heimdall
Tanuki
Messaggi: 3448
Iscritto il: sab apr 26, 2003 12:39 pm
Località: Rescaldina (Mi)

Messaggio da Heimdall » lun apr 23, 2007 1:13 pm

Shito ha scritto:Davvero debbo detestare chi pensa di poter criticare ciò che in primo luogo dimostra di non aver compreso.
E' la riflessione che ci ha accompagnato un po' tutti subito dopo aver terminato la visione di questo film. Ci siamo domandati da dove originassero le stroncature che l'avevano accompagnato. Chi ha pensato che il film è brutto, come ha maturato questo giudizio? Per le musiche? Il compositore è acerbo ma onesto. Per l'animazione? Magari non è agli standard di fluidità di altre opere di Miyazaki, ma abbiamo presente quali sono gli altri termini di paragone? Qui siamo sempre a livelli altissimi. Per la trama? Eh, signori... qui vien da pensare che qualcuno non abbia capito qualcosa...

Se devo riassumere il tutto in una frase, posso dire che personalmente l'ho trovato un film semplicemente bello. Bello perché semplice, semplice perché bello. Tutto ciò che Goro ci vuole comunicare è lì, porto con grazia, senza particolari misteri o arzigogoli, senza le enfasi gratuite della filmografia occidentale, senza le furberie degli effetti speciali, senza il fumo negli occhi della tavolozza di colori.
Il messaggio è quello: il valore della vita attraverso l'accettazione della morte, senza il quale c'è solo un'infantile schizofrenia (Aracne), oppure un'ansia così opprimente da doversi separare dal corpo per essere resa sopportabile (Arren). Ma chi si libera della sua coscienza non può che rimanere un irrisolto fuggitivo da se stesso.
Come mi pare di capire lo spunto della dialettica tra la vita e la morte è già presente nella saga originale: molto bene, anche se - come mi capita spesso coi film Ghibli - mi è parso fin da subito di vedere dei giapponesi travestiti da occidentali. La luce esiste solo perché esiste il buio, la vita solo perché c'è la morte. Perfetto. Semplicemente perfetto. Semplicemente onesto. Perché ormai, storditi dall'enfasi, dalla retorica e dalla prosopopea cinematografica dell'occidente non siamo più in grado di ascoltare un 'pianissimo', e siamo piuttosto propensi a pensare che non vi sia musica.

Vorrei ancora sottolineare - tra le tante cose - la beltà dei fondali, che rendono magnificamente l'idea di una civiltà post decadente: rovine di una città nelle quali abbia albergato un grande impero, poi crollato e successivamente tornata a nuova vita, anche se in tono minore.
Splendide le architetture, che a me hanno ricordato molto quelle bizantine: vi è un edificio a cupola che pare la chiesa di S. Sofia. Vi sono poi i mosaici, in cui l'omaggio a quelli bizantini mi pare scoperto, al punto che gli stessi sovrani sono abbigliati (controllare per credere) esattamente come Giustiniano (guardate il gioiello sulla spalla) e Teodora ritratti a San Vitale (Ravenna).
Immagine

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 1:34 pm

Heimdall ha scritto: Se devo riassumere il tutto in una frase, posso dire che personalmente l'ho trovato un film semplicemente bello. Bello perché semplice, semplice perché bello. Tutto ciò che Goro ci vuole comunicare è lì, porto con grazia, senza particolari misteri o arzigogoli, senza le enfasi gratuite della filmografia occidentale, senza le furberie degli effetti speciali, senza il fumo negli occhi della tavolozza di colori.
Il messaggio è quello: il valore della vita attraverso l'accettazione della morte, senza il quale c'è solo un'infantile schizofrenia (Aracne), oppure un'ansia così opprimente da doversi separare dal corpo per essere resa sopportabile (Arren). Ma chi si libera della sua coscienza non può che rimanere un irrisolto fuggitivo da se stesso.
E' un magnifico riassunto, il tuo. Cosa aggiungere?

Se proprio vogliamo, di non dimenticare la portata estremamente attuale del messaggio 'sociologicamente inteso'. Ma qui mi sto già riptendo...
Come mi pare di capire lo spunto della dialettica tra la vita e la morte è già presente nella saga originale: molto bene, anche se - come mi capita spesso coi film Ghibli - mi è parso fin da subito di vedere dei giapponesi travestiti da occidentali. La luce esiste solo perché esiste il buio, la vita solo perché c'è la morte. Perfetto. Semplicemente perfetto.

A questa lettura un po' karmica, ovvero orientalista, del contenuto del film, vorrei aggiungere in nota la presenza della medesima tendenza nei romanzi originali. La LeGuin è molto junghiana, sì. Il che significa anche karmicamente orientalista. Il senso della responsabilità umana che serpeggia nel nesso causaeffettuale per un essere autocosciente, ovvero dotato di libero arbitrio. Tra il meccanicismo galileiano e il finalismo spiritualista c'è solo il suicidio del Piccolo Principe, insomma. Delitto e Castigo, se vogliamo.
Semplicemente onesto. Perché ormai, storditi dall'enfasi, dalla retorica e dalla prosopopea cinematografica dell'occidente non siamo più in grado di ascoltare un 'pianissimo', e siamo piuttosto propensi
E qui dimostri invece di esserti perfettamente accordato al cipiglio neoclassicista del regista, direi. Come è capitato fortemente anche a me.

Mi congedo dal tuo bel post con una citazione che penso brillerà di grande significato metaforico, in questa precisa sede.

Cesare fui, e son Giustiniano
che per voler del Primo Amor ch'io sento
d'entro a le leggi trassi il troppo e'l vano


Come dire, e qui chiamerei in causa Ghila, che la Verità impone l'onestà comunicativa del sobrio piuttosto che lo stordimento orgiastico dell'opulenza crapulesca?

Una norma per prevenire il decadentismo delle civiltà?
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
naushika
Ghibliano
Ghibliano
Messaggi: 1116
Iscritto il: ven lug 02, 2004 5:59 pm
Località: roma

Messaggio da naushika » lun apr 23, 2007 1:56 pm

sul termine "stalliere" così avevo erroneamente sentito ( colpa mia pardon )

per il resto la figura della maga viola che teme di morire così ho avuto questa impressione.

per il resto il film non mi è piaciuto totalmente e non è un obbligo farne un osanna quando il commento è totalmente soggettivo ( e finiamola con il discorso di post "surreali" ).

sulla canzone anchio ho notato una reazione fra il divertimento e lo stupore nel pubblico e anchio non ho apprezzato ( sinceramente odio le canzoni in un film..rompono il ritmo e il rischio del ridicolo è tanto ) sopratutto per i sottotitoli ( non tanto per il testo ma la presenza in sè dei sottotitoli sotto )

insomma, come ho detto, per me ( per le mie personali aspettative ) rimane una mezza delusione ^_^
Immagine

Avatar utente
Heimdall
Tanuki
Messaggi: 3448
Iscritto il: sab apr 26, 2003 12:39 pm
Località: Rescaldina (Mi)

Messaggio da Heimdall » lun apr 23, 2007 2:08 pm

naushika ha scritto:per il resto la figura della maga viola che teme di morire così ho avuto questa impressione.
La 'maga viola' è un uomo, e si chiama Aracne: credo venga ripetuto un po' di volte nel film. Quando parlano di lui e lui parla di sé, i termini sono sempre utilizzati al maschile. ;)
Immagine

Avatar utente
Shito
Ohmu
Messaggi: 5407
Iscritto il: lun mag 31, 2004 12:36 pm
Località: Iblard
Contatta:

Messaggio da Shito » lun apr 23, 2007 2:26 pm

naushika ha scritto: insomma, come ho detto, per me ( per le mie personali aspettative ) rimane una mezza delusione ^_^
Comprenderai del resto che, di fronte alla mancata percezione del NOME DEL PROTAGONISTA (sparviere, da te 'sentito' come Stalliere), che è poi un TEMA PORTANTE del film, si possa sollevare un ben più che vago dubbio sulle tue doti percettive ancor prima che d'intendimento...
naushika ha scritto:
ma com'è che Arren va con lui e cosa ci faceva lì in mezzo al deserto? e perchè ha tentato di uccidere qualcuno che non ho capito ma che sembrava essere un sovrano ( boooh..)
Nel tuo primo post si evinceva chiaramente che non avevi neppure inteso il parricidio iniziale (si, il PRINCIPE Arren uccide il RE suo padre), altra cosa ben più che chiara e evidente per tutti.

Arren si trovava in mezzo al deserto perché in fuga dopo il parricidio, anche questo viene chiaramente detto.

Segue Sparviere perché non ha una meta, e trova in lui una sorta di guida involontaria.

Tutto questo è così chiaro ed evidente nella pellicola, effettivamente palese, che dunque capirai lo sgomento di tutti alla lettura dei tuoi commenti. La tua mancata comprensione di ciò che è in bella mostra nel pieno fuoco della scena ha in effetti del surreale.

Per tutta la lettura del tuo post ho continuato a credere, ad esempio, che tu intenzionalmente usassi 'stalliere' invece di 'sparviere' per prendere in giro il personaggio, ma mai e poi mai avrei creduto che davvero tu non avessi inteso il nome: SI VEDONO SPARVIERI per tutti il film, te ne rendi conto?

Altro esempio:
naushika ha scritto:
il rapporto fra Arren e Theru all'inizio è ricco di incomprensioni ( non ho capito esattamente perchè reagiva male Theru..forse perchè è stata già schiava e ha tentato di fuggire e quindi odiava gli uomini? così avevo supposto..)
Non vedi l'evidente ma vedi un tuo film: quando mai Therru è stata una schiava? Al contrario, la ragione dell'asocialità di Therru è ben dichiarata nel trattamento riservatole dai suoi genitori, che dopo 'averla trattata in modi orribili', ivi includendo la produzione della bruciatura sul suo viso, l'hanno 'abbandonata sul ciglio di una strada'. Tutto questo viene DETTO e SPIEGATO a chiara lettere nel film, capisci?

O ancora:
naushika ha scritto: a prop in uno dei sogni appariva una figura nella melma che ricorda il re dell'inizio del film..ma che ruolo ha esattamente nel film..aiuto..)
E' il PADRE di Arren, che Arren HA UCCISO. Nel sogno rappresenta, dopo Sparviere e prima della sua stessa figura, la coscienza di Arren stesso. La coscienza che lui non riesce a raggiungere, anzi teme, ostacolato dalla melma nera, ovvero le sue ansie, le 'tenebre del suo animo'.
naushika ha scritto:
poi Theru diventa il drago ( ma non ho capito...è uno dei draghi dell'inizio del film? e cosa aveva a che fare con l'ordine del mondo? e diventano draghi solo all'alba? non ho letto il romanzo pardon:°° )
No, Therru è 'solo' un drago, alla fine. Non c'entra nulla con quelli all'inziio del film. Non c'entra nulla l'alba.

E' pazzesco, ma realmente leggendo i tuoi commenti sembra che tu, intenta a costruirti un film tutto tuo, non riesci assolutamente a renderti conto, o capacitarti, di cosa realmente avvenga sulla scena.

Davvero non avevo MAI incrociato un intelletto come ilntuo, che sembra del tutto distratto dalla propria voglia creativa da qualsiasi capacità contemplativa, e indi d'intendimento.

Ammetto che ne sono sinceramente spaventato.

PS-addendum:

Chiaramente né Lepre né i suoi sgherri sapevano nulla di nulla. Hanno visto una ragazzina sola, hanno pensato di rapirla e farla schiava, per danaro. Dato il segno sul viso, da cui il basso valore della preda, Lepre pensava di stuprarla tanto per divertircisi un po'. Tutto qui.

Perché ti ostini a cercare ciò che non c'è, ne c'è indizio alcuno che ci sia, e non vedi quel che è invece a far bella mostra di sé?
Ultima modifica di Shito il lun apr 23, 2007 2:41 pm, modificato 2 volte in totale.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

Avatar utente
naushika
Ghibliano
Ghibliano
Messaggi: 1116
Iscritto il: ven lug 02, 2004 5:59 pm
Località: roma

Messaggio da naushika » lun apr 23, 2007 2:29 pm

ah :shock:

mi è sembrata una donna..la voce era ambigua e pure le movenze :?

anche aracne è un nome un pò ambiguo...ma aracne significa ragno...ha un significato preciso ?

poi mi spiegate se Theru era in realtà un drago? cioè è sempre stata un drago? e se sì gli schiavisti che la cercavano erano consapevoli di catturare un drago? ( quando videro theru diventare un drago reagirono stupefatti ) e quando arren in un suo sogno contempla i draghi volare nel cielo cosa significa esattamente? a cosa è legato con i draghi?

scusate la mia ignoranza :cry:
Immagine

Avatar utente
PeterParker
Membro
Membro
Messaggi: 76
Iscritto il: lun giu 20, 2005 4:50 pm
Località: Bologna

Messaggio da PeterParker » lun apr 23, 2007 2:51 pm

Ciao a tutti, scusate se mi intrometto da "profano" nella vostra discussione, nel senso che adoro le produzioni dello Studio Ghibli ma non ho la competenza di molti di voi.

Ieri sono stato a vedere Gedo Senki con mia figlia di 8 anni e lo abbiamo apprezzato moltissimo entrambi; l'impronta di famiglia in alcuni aspetti dell'animazione e della regia è evidente, eppure Goro sembra distaccarsi, per altri versi, dagli stilemi paterni.

Detto questo, avrei una domanda per voi, precisando che non avendo letto tutti gli spoiler oscurati potrebbe essermi sfuggito un commento sul punto (nel caso, vi prego di segnalarmelo):
Spoiler:
cosa si cela dietro al discorso del "vero nome" dei personaggi? Sbaglio o c'era qualcosa di simile anche in un altro film dello studio?
Grazie fin d'ora per la risposta!

Rispondi