Coquelicot-Zaka kara - alacremente in italiano

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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dolcemind
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da dolcemind » lun nov 12, 2012 12:43 pm

neodago ha scritto:
Secondo me non ci sono solamente due strade, il bianco ed il nero, ma ci sono altre possibilità, ci sono molte sfumature di grigio in mezzo. L'alternativa alla traduzione (adattamento) super rigorosa non è solamente lo scempio stile Mediaset anni '80, questo vorrei che fosse chiaro per tutti.
Secondo me invece sbagli. Perchè parti dal presupposto di "migliorare" un qualcosa che già è stato realizzato in maniera eccellente.
Allora è un discorso che sembra semplice. Qua avrebbe potuto fare così, qui colà e così via.
Ma, tolto Shito, l'unico che può applicare questa fantomatica terza via, Pochi altri avrebbero dedicato la medesima attenzione ad un lavoro che "Molti credono chissà che lavoro ci sia dietro ed invece si fa spesso molto velocemente" (cit.).
Quindi per me l'alternativa è comunque, se non uno scempio, una grave perdita.

Penauts
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Penauts » lun nov 12, 2012 12:44 pm

Ma certamente, non c'è dubbio che la traduzione 1:1 sia semplicemente impensabile, proprio perché come già detto non è che a una parola A nella lingua 1 corrisponda esattamente una parola B nella lingua 2. La traduzione non è una scienza esatta e il lavoro di Shito non è oggettivamente giusto.
Quello che conta è l'intento, l'approccio, la direzione. Mi spiego.
Se la frase posso renderla in italiano corretto con un "vado a recarmi dalla nonnina", che è alla fine di tutte le discussioni grammaticalmente ineccepibile e comprensibile per quanto ad alcuni possa suonare astruso, che è molto vicino alla frase originale giapponese come Shito ha argomentato, un adattatore che segua la "prima via" NON se ne distaccherà ulteriormente al solo scopo di renderla più appetibile nel nome dell'"atmosfera" o della "comprensibilità"; perché "vado dalla nonna" è diverso, checché se ne dica, e rispetto all'altra versione ci si guadagna solo il fatto che probabilmente qualcuno non storcerà il naso, ma si perderà una sfumatura importante utile per approfondire il rapporto tra Umi e la nonna.

EDIT: aggiungerei che chi lavora con l'originale come ideale a cui tendere ha un riferimento concreto da cui può "misurare la distanza" e cercare di allontanarsene il meno possibile. Chi lavora con in testa un "italiano medio" a cui tendere, invece, no. La differenza tra i metodi è da dove si sta prendendo la misura.

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da neodago » lun nov 12, 2012 2:16 pm

dolcemind ha scritto: Secondo me invece sbagli. Perchè parti dal presupposto di "migliorare" un qualcosa che già è stato realizzato in maniera eccellente.
Io parto dal presupposto che si può sempre fare meglio (o peggio), dipende sempre dal paragone: meglio rispetto a cosa? Io sono convinto che il lavoro di Shito sia ineccepibile come correttezza formale e grammaticale, ma secondo me si può migliorare dal punto di vista della "comunicazione" verso il pubblico.
Allora è un discorso che sembra semplice. Qua avrebbe potuto fare così, qui colà e così via.
Ma, tolto Shito, l'unico che può applicare questa fantomatica terza via, Pochi altri avrebbero dedicato la medesima attenzione ad un lavoro che "Molti credono chissà che lavoro ci sia dietro ed invece si fa spesso molto velocemente" (cit.).
Quindi per me l'alternativa è comunque, se non uno scempio, una grave perdita.
Io non dico che dovrebbero essere altri a farlo, Shito ne è più che capace, basterebbe solo smussare qualche spigolo secondo me, la rigidità e la rigorosità non sempre portano al risultato migliore.

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da kaorj » mar nov 13, 2012 7:19 pm

... mi sono persa 5 pagine fa... :(
Solo una cosa al volo. :mrgreen:
Un tot di pagine addietro è stato etichettato il termine "baruffa" come "obsoleto/desueto/strano", cosa che - personalmente - mi ha un po' stupito. :shock:

Per amor di statistica, vorrei precisare che in Veneto (soprattutto a Venezia e province limitrofe), il termine "baruffa" è una parola colloquiale di ordinario utilizzo assai comune tra tutte le categorie sociali, richiamato nelle più svariate discussioni, sia in italiano corrente, sia dialettali. :wink:

Quindi per quel che riguarda una fetta di popolazione italiana, posso assicurarvi che il suo utilizzo non farebbe "drizzare" nessun sopracciglio. :wink:

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da genbu » mar nov 13, 2012 11:40 pm

Ot:(..non tanto in effetti) qui un articolo interessante (non riguarda il film)
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Jo3y » mer nov 14, 2012 1:40 am

Non so se questa sia la sede più opportuna per discuterne ma.. ho visto anche io il film e vorrei dire che nel momento in cui l'amico d'infanzia dei padri di Umi e Shun ricorda di quando venne scattata la famosa fotografia e, in seguito, ringrazia (il Fato?) di aver potuto conoscere i due ragazzi da "grandi", mi è venuta una stretta al cuore paurosa: un'emozione stupenda.

Nuovamente grazie per questo ennesimo bel lavoro Ghibli in italiano e tanti tanti complimenti a Giulia Tarquini e Lorenzo De Angelis (soprattutto quest'ultimo che mi ha sorpreso tantissimo quando ha assunto il ruolo del padre di Umi nel flashback in cui porta Shun neonato dai genitori adottivi, sembrava davvero un'altra persona): lo dico e lo ripeto, io questo utilizzo così ricco della lingua italiana lo adoro, e penso che vederlo applicato ad un contesto così elegante e sofisticato quale è quello dei film dello Studio Ghibli con i suoi personaggi, ambientazioni e costumi così solidi nel tempo, aiutino a trasmettere la dimensione che c'è nei rapporti sociali del Giappone dove i più parlano con garbo e rispetto gli uni agli altri pur riuscendo a trasmettere tutta la potenza e la complessità dei rapporti familiari (i vari pranzi e le varie cene del film) e sentimentali (lo scambio che hanno Umi e Shun sotto la pioggia quando lui le mostra la foto del padre). Bello, bello e bello: complimenti a Goro che ha avuto davvero un netto miglioramento rispetto al un tantino frigido "I Racconti di Terramare". Ah altra cosa: stupendi i vari sfondi, quanto amo come disegnano e colorano a mano in questi film, dà una dimensione dell'animazione che con la moderna "3D animation" si è completamente persa.

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da dolcemind » mer nov 14, 2012 8:48 am

Jo3y ha scritto:Non so se questa sia la sede più opportuna per discuterne ma..
Non c'è sede più adatta... :)
Jo3y ha scritto: [...]
io questo utilizzo così ricco della lingua italiana lo adoro, e penso che vederlo applicato ad un contesto così elegante e sofisticato quale è quello dei film dello Studio Ghibli con i suoi personaggi, ambientazioni e costumi così solidi nel tempo, aiutino a trasmettere la dimensione che c'è nei rapporti sociali del Giappone dove i più parlano con garbo e rispetto gli uni agli altri pur riuscendo a trasmettere tutta la potenza e la complessità dei rapporti familiari[...] e sentimentali [...]
La penso come te.

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da fede91it » gio nov 15, 2012 11:05 pm

genbu ha scritto:Ot:(..non tanto in effetti) qui un articolo interessante (non riguarda il film)
Bellissimo articolo, e concordo pienamente con quanto dice!

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Shito » ven nov 16, 2012 1:06 am

Senza dubbio, ho trovato particolarmente mirabile l'uso della 'intergenerazionalità del sentimento' nel mostrare l'evolvere di una società nazionale.

Ci sono vari momenti molto forti in questo: il confronto tra Umi e la madre, per esempio, è una delle scene del film che preferisco. Anche il riproporsi delle voci (Umi e sua madre da giovane, Shun e il padre di Umi, Mizunuma e il padre di Shun) dà molto il senso della vita che torna in circolo, dei rapporti che si ripropongono.

Sui fondali, resto sempre esterrefatto in particolare dall'ambiente del localino portuale dove la madre di Umi incontra il padre adottivo di Shun. Sembra vero, se ne percepisce quasi l'odore, insieme al rispetto del marinaio che incontra un medico. Scena brevissima e potentissima, in cui vedo specchiato un così verace speccato di una società, di un'epoca.

Solo i miei 2cents, btw. ^^
Ultima modifica di Shito il ven nov 16, 2012 2:04 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Jo3y » ven nov 16, 2012 1:44 am

Concordo con te, Shito. E' bello confrontarsi e scoprire di non essere il solo a concentrarsi su alcuni piccoli dettagli: trasforma quella che normalmente verrebbe definita "pignoleria" o, più grevemente, "pippa mentale" in un apprezzamento di qualcosa che allora non è solo nella mia testa perchè voglio vederlo, o sentirlo, ma esiste per davvero. Come si dice a Roma, "presa a bene" :mrgreen:

PS: Mi permetto di avanzare un piccolo suggerimento fuori sede: per la nuova versione di Kiki, prendi in considerazione Joy Saltarelli per il ruolo titolare; so che poi magari facendo un provino potrebbe non funzionare, ma così, ad orecchio e istinto, penso proprio che potrebbe andare come soluzione, o quantomeno che potrebbe qualificarla come valida opzione. Ripeto: è solo un suggerimento :D

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da genbu » ven nov 16, 2012 2:22 pm

Jo3y ha scritto:...PS: Mi permetto di avanzare un piccolo suggerimento fuori sede: per la nuova versione di Kiki, prendi in considerazione Joy Saltarelli per il ruolo titolare; so che poi magari facendo un provino potrebbe non funzionare, ma così, ad orecchio e istinto, penso proprio che potrebbe andare come soluzione, o quantomeno che potrebbe qualificarla come valida opzione. Ripeto: è solo un suggerimento :D
OT: immagino che per la scelta della protagonista dipenda molto dalla "flessibilità" della voce...se non erro, in originale la doppiatrice di Kiki è la stessa di Ursula, la pittrice. (anche se la differenza di età non è marcatissima come in una Sophie nel castello errante di Howl)
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Jo3y » ven nov 16, 2012 4:08 pm

genbu ha scritto:
Jo3y ha scritto:...PS: Mi permetto di avanzare un piccolo suggerimento fuori sede: per la nuova versione di Kiki, prendi in considerazione Joy Saltarelli per il ruolo titolare; so che poi magari facendo un provino potrebbe non funzionare, ma così, ad orecchio e istinto, penso proprio che potrebbe andare come soluzione, o quantomeno che potrebbe qualificarla come valida opzione. Ripeto: è solo un suggerimento :D
OT: immagino che per la scelta della protagonista dipenda molto dalla "flessibilità" della voce...se non erro, in originale la doppiatrice di Kiki è la stessa di Ursula, la pittrice. (anche se la differenza di età non è marcatissima come in una Sophie nel castello errante di Howl)
Yes; infatti è proprio per questa necessità che mi è venuta in mente lei: penso proprio che potrebbe essere in grado di gestire il ruolo :wink:

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da im-edith » sab dic 22, 2012 2:09 am

Ciao ragazzi. Mi fa piacere trovarvi così vivi e attivi. Ogni tanto ritorno, giusto quando mi sembra di avere qualcosa da dire che possa essere utile. O per condividere emozioni.
È solo ora che, finalmente, sono riuscita a visionare questo nuovo capolavoro Ghibli. Mi butto sempre a occhi chiusi nei nuovi lavori dello Studio, nel senso che prima della mia prima visione non voglio saperne nulla: né trama, né discussioni sul doppiaggio, né trailer. Mi piace così.
Tanto per cambiare, noto che escono fuori i soliti problemi, così come successo tante volte in passato. Volevo solo esprimere la mia piccola impressione, anche se arriva in ritardo, se può essere interessante per Shito o chiunque altro.

Il film mi è piaciuto molto. Per ora non è un amore dirompente come per Omohide poro poro, ma l'ho trovato veramente significativo e delizioso (la recensione, se mai ne farò una, verrà in altro momento).
La traduzione a me ha fatto piacevolmente sorridere, nel senso per esempio che per quella storia di "vado a recarmi dalla nonnina" il mio pensiero al sentirlo è stato solo "com'è educata e posata questa ragazzina!" e ho pensato a mia madre che in quegli anni doveva avere più o meno quell'età. Lo stesso per "baruffa". Il modo di parlare si armonizzava perfettamente con l'epoca in cui è ambientata la storia, e anzi contribuiva a farmi immedesimare in quel periodo.
A "farmi strano" molto di più sono state piuttosto le riverenze, gli inchini, i modi di parlare rispettosi, di salutare, l'educazione dei ragazzi quando si rivolgevano a persone di maggiore età (e anche il modo in cui stava seduta composta la protagonista, perché nelle foto di mia madre la vedevo sempre seduta così mentre io non sono mai stata così -per sua disperazione-)... E tutto questo Cannarsi non l'ha potuto di certo "alterare", perché si percepisce dalle immagini stesse. Perché è così: è un'altra cultura, e a me piace sentire che è diversa e proprio sentirlo mi fa pensare "cavoli, guarda com'era il giappone, chissà se lo eravamo anche noi in quegli anni, chissà se il giappone lo è ancora".

Ora, io non ho ancora visionato né Arrietty né Mimi wo Sumaseba in italiano (rimedierò presto) e Laputa solo la prima versione. Ma già con Ponyo, in certi dialoghi, mi aspettavo come risposta un "grazie" perché noi per essere educati diremmo così, e io mi aspettavo quello che la mia cultura mi diceva essere una gentilezza. Ma i protagonisti ghibliani tradotti da Cannarsi a volte rispondono con un cenno del capo soltanto, oppure con un "la prego" o "mi scuso" o semplicemente "sì" che alla nostra cultura non sembrano rispettosi come il "grazie", sembrano strani certo, ma per loro invece sono il massimo della cortesia evidentemente. Così ho imparato una cosa in più di quella cultura, e a me questo fa piacere. Si poteva banalizzare e rendere le cose semplici con un grazie, forse migliaia di italiani così si sarebbero sentiti a loro agio, e intanto io avrei continuato a vivere nella mia ignoranza del fatto che anche una cosa semplice come il grazie in un'altra cultura può funzionare diversamente.

Sì, credo che il confronto traduzione fedele/traduzione addomesticata potrebbe andare avanti all'infinito. Ci si possono scrivere saggi sopra. Cannarsi è convinto delle sue scelte, io non so e non posso dire se siano giuste o sbagliate. Posso dire che le preferisco di certo ai dialoghi inventati sul silenzio, alle amate che si trasformano in sorelle e agli stupidi che si trasformano in eroi a cui si deve tutto. Non posso dire "è la più bella traduzione del mondo". Sinceramente, io non lo so. Però so che è fedele, e mi basta. Perché almeno, con una traduzione fedele, posso decidere io (e non il traduttore) cosa voglio ricavare e interpretare dal film.
Dal Salento con furore... Dove nessun cinema trasmette film Ghibliani (almeno non quando escono nel resto d'Italia!)
Dottor Rao ha scritto:Nascevi un secolo addietro e non c'erano i film di Miyazaki, praticamente un'esistenza inutile

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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Shito » dom dic 23, 2012 2:27 pm

im-edith ha scritto: Sì, credo che il confronto traduzione fedele/traduzione addomesticata potrebbe andare avanti all'infinito. Ci si possono scrivere saggi sopra. Cannarsi è convinto delle sue scelte, io non so e non posso dire se siano giuste o sbagliate. Posso dire che le preferisco di certo ai dialoghi inventati sul silenzio, alle amate che si trasformano in sorelle e agli stupidi che si trasformano in eroi a cui si deve tutto. Non posso dire "è la più bella traduzione del mondo". Sinceramente, io non lo so. Però so che è fedele, e mi basta. Perché almeno, con una traduzione fedele, posso decidere io (e non il traduttore) cosa voglio ricavare e interpretare dal film.
Tutto il tuo post è prezioso, cara Ilaria, e mi piace davvero leggere di chi capisce che la cultura della diversità non è affatto nel surrettizio abbattimento di quella, ma nella sua lettura genuina e vivifica. Ti ringrazio. E ti ringrazio perché in particolare la parte che quoto, splendida conclusione del tuo post, esprime perfettamente il mio stesso punto di vista. Detto migliaia di volte. 'Bello' è concetto soggettivo, giudizio di valore -indi sempre personale-: nel lavorare sull'opera altrui (come in una traduzione, un adattamento) non lo si può certo assurgere a guida. 'Corretto' è concetto obiettivo, oggettivo. E' quello che, sopra ai diversi gusti di ciascuno, permette a ciascuno di farsi una personale opinione di quel che è in sé, e poi personalmente decidere se piaccia o meno. Esattamente come dici tu.

Il mio lavoro non è 'far piacere' Miyazaki agli italiani, avvicindandolo al gusto, alla cultura locale nostrana.
Il mio lavoro è trasporre Miyazaki in lingua italiana nel modo più prossimo possibile a quello che Miyazaki è nella sua, così che ciascuno possa decidere nel suo cuore cosa pensa di Miyazaki.

Ma anche se tradotte in italiano, le opere di Miyazaki restano opere giapponesi di un autore giapponese.

Si può (e non senza sacrificio) tradurre una cifra linguistica, non una cifra culturale.

Quella o la si vuol capire, avvicinandosi al diverso, oppure la si snatura, la si calpesta, la si asserve al sollazzo crasso dell'intrattenimento sciatto.

Non è la mia politica, quest'ultima. Non lo sarà. :-)
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Re: Dalla Collina dei Papaveri - diario dei lavori italiani

Messaggio da Betty » mar dic 25, 2012 4:35 pm

Shito ha scritto:Il mio lavoro è trasporre Miyazaki in lingua italiana nel modo più prossimo possibile a quello che Miyazaki è nella sua
questa è una domanda che ho letto diverse volte su questo forum e a cui non ho trovato risposta: anche i giapponesi uscendo dalle sale parlano di frasi/termini obsoleti, desueti e strani nella loro lingua?
Si, mi si può dire che interpretare così dei termini o delle frasi sia soggettivo e che siano grammaticalmente corretti e previsti nel nostro vocabolario. Ma se a molta gente "suona strana" questa traduzione qualche scrupolo me lo farei.

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