Mononoke Hime - ineditamente in italiano

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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Shito
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

blefaro ha scritto:
2) non c'era a mio avviso alcuna necessità di cambiare il nome di importanti personaggi, a partire dalla Mononoke che dà il titolo al film e che un nuovo spettatore non riuscirà ad individuare, fino al Dio cervo divenuto dio bestia; al contrario di Mononoke "colui che cammina di notte" è stato rinominato con il termine giapponese, risultando quindi meno comprensibile.
L'assoluta necessità di farlo era dovuta dal fato che 'Mononoke' NON è, non è mai stato e mai sarà il nome di San, se non nella fantasmagoria del precedente adattamento italiano.

Il fatto che tu ancora pensi che sia così non è che la prova di quanto danno abbia fatto quella "traduzione" inventata.

"Mononoke" significa 'spettro'. A rigore, è un termine di giapponese letterario classico che indica uno spettro che possiede una persona, portandogli malattie e conducendolo alla morte. Chiaramente, Miyazaki ha utilizzato questo termine letterario a modo suo, ridefinendolo un po'. Ma resta un *nome comune*, non un nome proprio.

Quando Kouroku vede il kodama, dice: "aaaah, uno spettro!" (Mononoke da!)

E ancora, quando Eboshi riferisce della 'principessa spettro', riporta chiaramente che "se nel bosco entrerà la luce [...] la principessa spettro TORNEREBBE UMANA" (ningen ni modorou) - indicando chiaramente l'idea che San sia intesa come 'un spettro', al pari dei cani selvatici divini.
3) "Occhi non offuscati dall'odio" è l'espressione che caratterizza tutta la precedente edizione e restituisce il senso di tutto il film e dà il segno di tutta la parabola di Ashitaka; "Pupille non offuscate" è una espressione anodina, quasi incomprensibile, che può andar bene in una cultura che conosce molto bene il buddismo, ma non nella nostra.
No. "Occhi non offuscati dall'odio", che poi nella vecchia edizione italiana era 'non velati dall'odio', è un'invenzione. In origiunale, 'odio' non c'è.

Nota: in tutto il film il concetto di odio (e rancore) [urami] sono chiari e ben utilizzati, ma NON in quel punto. Il rancore è ciò che, nel buddismo, conduce alla dannazione dello spirito di un defunto che non può trapassare perché legato al mondo dei vivi dall'odio in punto di morte. Il rancore conduce alla nascita di un Dio Maligno [tatarigami], ma non è ciò che non deve avere Ashitaka ad offuscare i suoi occhi. O meglio, non solo. Nel senso che Ashitaka deve toccare con mano privo di ogni preconcetto. Infatti, al frase originale è:

"曇りのない眼で物事を見定めるなら"

"Kumori-no-nai manako de monogoto wo misadame nara"

Ovvero:

"Se discernerai ogni cosa con pupille non offuscate"

Come vedi, non c'è proprio nessun rimando al concetto di 'odio', zero.

E' un'invenzione del vecchio 'adattamento', che come tale è stata giustamente mondata.

Nota:

*pupille per 'manako', un termine ben più specifico di 'me' (occhi).

*non offuscate per "kumori-no-nai", significa proprio "senza nuvole".

4) in generale l'operazione filologica ha compromesso, a mio avviso, la godibilità del film, anche al netto degli eccessi "buonisti" ed edificanti della vecchia versione (è chiaro che "alla fine la natura vince" è una forzatura).
Ma ci sono cose persino più gravi.

La vecchia versione ha San che si arrabbia con Ashitaka dicendo che Ashitaka *ha salvato Eboshi*--- ma quando mai?

San è irata perché Ashitaka ha salvato LEI (San) mostrando pietà e facendo un sermone.

In quella scena, che la vecchia versione snatura completamente, tutta la psicologia e l'essere di San è distrutto. E venne tolto persino il "Vivi!" di Ashitaka che, scusami se è poco, è solo il MESSAGGIO del film (originariamente, era anche lo slogan del film).

Anche il discorso finale di Eboshi nella vecchia 'versione italiana' è del tutto cambiato nel senso e nel messaggio.

Ora potremmo anche dire di Ashitaka e San che da fidanzati divennero fratelli, la cosa è ben nota, ma è solo la punta dell'iceberg. Avevano proprio snaturato tutto.

Onestamente, credo che dovresti ri-porti dinanzi al film con "pupille non offuscate" dalla vecchia, infaustamente deformata versione italiana. :-)
5) per la battuta finale, non era forse meglio "non si può vincere contro la stupidità", riferito al fare insensato di molti personaggi del film, da hiboshi a Okkuto, cui si contrappone Ashitaka, piuttosto che "non si può vincere contro uno stupido", che non si capisce a cosa si riferisca?
No, non sarebbe stato meglio.

A parte che nel film è al plurale "non si può vincere contro gli stupidi', chiaramente per Jiko Ashitaka è annoverato tra gli stupidi. E' forse il primo degli stupidi. :-)
6) Nella nuova edizione, a giudicare anche da questa e altre discussioni, riscontro un eccesso di autorialità/autoreferenzialità del signor Cannarsi.
Al contrario: la referenzialità è al 100% sul testo originale, di cui mi rendo mero interprete - come è ovvio, scontato e giusto che sia. :-)
blefaro ha scritto: 7) Come si può pensare che sia autentico ciò che, pur filologicamente tradotto, risulta inautentico nell'ascolto all'interno di un'altra lingua e un'altra cultura?
Perché l'autenticità è un dato obiettivo ovvero oggettivo che afferisce al contenuto e al significato delle cose, non già a qualcosa di soggettivo e personale come "l'ascolto" che ciascuno di noi può avere di qualcosa.

Per esempio, che "odio" nella frase che citavi non ci sia è un FATTO, obiettivo. Non è un'opinione.

Quindi, obiettivamente, la frase senza "odio" è autentica. Quella con "odio" è mistificata.

Tutto qui.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da blefaro »

Gentile Cannarsi, non pretendo di convincerla, avendo lei lavorato per anni su quell'opera, ma neanche lei è riuscito a convincere me né, a quanto vedo, molti altri appassionati di Miyazaki.

Quello che le contesto è che la sua trasposizione non tiene nel necessario conto il significato che le espressioni assumono nella lingua e nella cultura italiana: l'esempio degli occhi non velati dall'odio mi sembra calzante. Se personalmente riesco a far meno della parola "odio" perché ho già visto il film e perché l'espressione comunque rimanda alle mie, pur esigue, conoscenze del buddismo e della cultura giapponese, non ritengo che si possa dire altrettanto per un utente medio che ha diritto a godersi il film: anche fosse un bambino, che potrebbe benissimo pensare a problemi di cataratta.

Mi perdoni, ma le rigiro la sua accusa di offuscamento: ritengo infatti che sia lei ad avere gli occhi offuscati. Avendo lavorato per anni sul medesimo progetto, lei ha sposato totalmente il suo punto di vista di traduttore-autore, di apportatore di senso, di deus ex machina ed unico vero interprete della comprensione del testo miyazakiano, allontanandosi totalmente dal punto di vista di un semplice fruitore dell'opera, che per forza di cose nel 99,99% dei casi non avrà studiato il giapponese, né avrà alcun rudimento della cultura nipponica. Andando a vedere un film non può essere una colpa avere meno di 14 anni o non essere laureato.

Lo stesso può dirsi di molte espressione che in italiano suonano quanto meno anomale (cito a memoria da altro film: sorellona, a se stessi bisogna pensare da se stessi). Lei vuole inventare una lingua, come Gadda, Calvino, Joyce; è legittimo, ma credo sarebbe onesto assumersene onori ed oneri.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

blefaro ha scritto:Gentile Cannarsi, non pretendo di convincerla, avendo lei lavorato per anni su quell'opera, ma neanche lei è riuscito a convincere me né, a quanto vedo, molti altri appassionati di Miyazaki.
Caro blefaro, a parte i miei spassionati complimenti della scelta dell'avatar (il mio personaggio preferito!), mi domando come si possa discutere di gusti dinanzi alla categorica obiettività dei fatti.

Nella battuta, quella vera (originale giapponese), il concetto, la parola "odio" non c'è.

Punto.

Non è un mio vezzo, un mio gusto, una mia scelta: in effetti non c'è proprio nulla di mio. E' solo così che è nella realtà dei fatti.

Proprio nel momento in cui surrettiziamente, per qualsiasi ragione o ragionamento, si inizia a introdurre, a ammettere e poi ad apprezzare la presunta necessità di "aggiungere e cambiare" la semplice realtà, allora è quasi certo che si finirà subito a mal partito.

Ti chiedo: se l'autore (Miyazaki Hayao) il concetto, alcun termine per "odio" non l'ha messo, in quella battuta, chi mai, perché mai altri che lui dovrebbero deliberatamente aggiungervelo?

Attendo risposta! :-)
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da blefaro »

per lo stesso motivo per il quale, dovendo tradurre/spiegare il concetto di misericordia cristiana o di etica protestante a un giapponese chiunque sarebbe costretto a una perifrasi o ad aggiungere dei termini che rendano tali concetti, estranei alla cultura nipponica, comprensibili a un suo rappresentante.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Non mi sembra un paragone in alcun modo calzante.

Stiamo parlando di una semplice frase, una sola:

l'autore scrive:

"Se discernerai ogni cosa con pupille non offuscate".

ed è un fatto obiettivo e verificabile.

La frase è lineare, non ha alcun sotteso ed è comprensibilissima

Anzi, perché chiunque dovrebbe *deliberatamente e indebitamente aggiungervi* un concetto NON PRESENTE?

E perché si dovrebbe mai pensare che *aggiungendo* qualcosa che *non c'è*, la frase diventi "più affine alla propria cultura"?
Ma che assurdo arzigogolo è?

Attendo risposa realmente puntuale sulla questione, non una divagazione sui massimi sistemi, grazie. :-)
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Tadao Yokoshima »

Mi chiedo se la stessa questione il buon blefaro se la sia posta leggendo/guardando il Signore degli Anelli riguardo ai suoi dialoghi volutamente e dovutamente arcaici/aulici, tanto in originale quanto in adattamento.

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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da blefaro »

Il signore degli anelli? Lungi da me!
Guardi, non le voglio rubare il mestiere, ma sono certo che in italiano esistano espressioni migliori di quella da lei usata per esprimere più precisamente lo stesso concetto, senza ricorrere a giri di parole e con un linguaggio meno distraente. Lei tradurrebbe alla lettera espressioni idiomatiche nostrane che tirano in ballo parti del corpo, del tipo "non fasciamoci la testa" o "ha pelo sullo stomaco"? La scelta dei termini per la traduzione non è oggettiva, è soggettiva a causa della non perfetta coincidenza dei termini di due lingue. Quindi "occhi" è altrettanto corretto di "pupille" e anche più evocativo, ma visto il contesto, che intende la capacità di vedere la realtà senza il filtro deformante delle passioni (odio, ma anche attaccamento, pregiudizi, opinioni ecc.), si potrebbe usare anche il termine "sguardo", con grande beneficio per la comprensibilità e per il suono della lingua. Ma più in generale ciò che trovo poco convincente è l'idea di trasporre un linguaggio "alto" ed arcaico proprio di una cultura in un'altra lingua, idea che implica l'invenzione di un nuovo linguaggio, alla stregua del medievale maccheronico di Brancaleone.
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joe.l3
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da joe.l3 »

Ciao,
non so se qualcuno ha notato l'uso ricorrente del termine "messere" nei confronti di Ashitaka quando si trova al villaggio.
Diciamo che nel senso di rispetto e riverenza ci sta tutto, tuttavia l'ho trovato un pò fuori contesto storico e anche geografico...non so, a pelle, appena sentivo quell'appellativo, la mia mente mi catapultava a un Italia rinascimentale...sicuramente nulla che avesse a che fare con l'ambientazione di Mononke Hime...

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Jigen
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Jigen »

Visto il film ieri con altri tre ghibliani veneti. :)
Mononoke Hime nel 2000 é stato la mia introduzione al mondo filmico Ghibli. Ora come allora lo trovo un film magnifico, imponente ed epico, anche se adesso mi fa un po' meno effetto.
Sono molti anni che non rivedo la vecchia versione (che sapevo pesantemente rimaneggiata) ma la nuova secondo me ha restituito l'opera alla sua piena bellezza.

Trovo ottima la scelta dei doppiatori, nonostante avessi dei timori riguardo la Saltarelli su San (ho visto giusto la settimana scorsa 'EPIC', dove doppiava la protagonista, una ragazzina "moderna" e non ce la vedevo proprio con quell'interpretazione).
Unica cosa, su Toki, quando grida parlando con Ashitaka dall'alto della palizzata della città fucina sotto attacco, mi è sembrato che uscisse l'inflessione romana della Vidali.

Non ho trovato particolarmente ostico il nuovo adattamento, qualche piccolo dettaglio qua e là e qualche frase che forse poteva essere resa più discorsiva (l'ordine di costruzione) ma in massima parte mi è parso ben adeguato.
Certo, bisogna sempre far bene attenzione a quanto viene detto, non è sicuramente un film da seguire "staccando il cervello" o stirando il bucato. :sorriso2:
I pochi dubbi che mi sono rimasti a temine proiezione li ho risolti semplicemente andando a informarmi su intenet. Ad esempio, Il Deidarabocchi che aveva già spiegato Gualtiero, la citazione al vecchietto Hanasaka (una fiaba giapponese che non conoscevo), il completo significato del termine "pulzelle" che altri han trovato inadeguato, cose così.
Non mi spiego solo il termine "calcaterra" per i "cacciatori" al seguito di Jiko, e quindi chiedo delucidazioni qui.
Purtroppo, come temevo, al presentarsi della denominazione della divinità "cervo", le prime volte ho percepito delle risatine in sala, amen.
Ultima cosa, nei titoli di coda mi è parso che i titoli onorifici dei vari personaggi fossero diversi da quelli effettivamente utilizzati nei dialoghi, chiedo lumi in merito a Gualtiero.

In generale su internet mi sembra che la nuova edizione sia stata prevalentemente positivamente accolta, certo ci sono sempre i detrattori e i "girellari della versione 2000" (specie per le voci, ma pensa te se si può? ...) ma per me è molto più importante che finalmente si abbia una versione adeguata di quest'opera, che già attendo in BD.

In settimana conto comunque di tornare al cinema a rivederlo ed eventualmente confermare queste mie impressioni.
Immagine
C'ENTRA, nel senso di: "aver a che fare/riguardare"
si scrive CON L'APOSTROFO!!!

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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

blefaro ha scritto:Il signore degli anelli? Lungi da me!
Guardi, non le voglio rubare il mestiere, ma sono certo che in italiano esistano espressioni migliori di quella da lei usata per esprimere più precisamente lo stesso concetto, senza ricorrere a giri di parole e con un linguaggio meno distraente. Lei tradurrebbe alla lettera espressioni idiomatiche nostrane che tirano in ballo parti del corpo, del tipo "non fasciamoci la testa" o "ha pelo sullo stomaco"? La scelta dei termini per la traduzione non è oggettiva, è soggettiva a causa della non perfetta coincidenza dei termini di due lingue. Quindi "occhi" è altrettanto corretto di "pupille" e anche più evocativo, ma visto il contesto, che intende la capacità di vedere la realtà senza il filtro deformante delle passioni (odio, ma anche attaccamento, pregiudizi, opinioni ecc.), si potrebbe usare anche il termine "sguardo", con grande beneficio per la comprensibilità e per il suono della lingua. Ma più in generale ciò che trovo poco convincente è l'idea di trasporre un linguaggio "alto" ed arcaico proprio di una cultura in un'altra lingua, idea che implica l'invenzione di un nuovo linguaggio, alla stregua del medievale maccheronico di Brancaleone.
Stai continuando a girare intorno alla semplice questione, aggiungendo elementi di contorno.

Non stiamo parlando di questo. Stiamo parlando di.

In giapponese il concetto di 'odio', nella frase "Se discernerai con pupille non offuscate" NON c'è.

E' un puro e semplice fatto.

E non c'è alcuna logica -se di logica si vuol parlare- che possa rendere opportuna/sensata/giustificata/necessaria l'introduzione gratuita, indebita e deliberata di un concetto che in originale NON c'è.

Attendo risposta chiara in merito.

--

Ho spiegato, nel merito, la precisa scelta sinonimale di 'pupille' in luogo di 'occhi' e di 'non offuscate' in luogo di 'velate'. Dette scelte sono dettate da precisi *dati di fatto* nell'originale, ovvero precise *scelte dell'autore*.

NO, 'occhi' NON è 'altrettanto corretto' che 'pupille', quando in originale c'è 'manako'.

Si fa così: si prendono dizionari MONOLINGUA di giapponese. Si indaga il senso, il peso della parola, e il suo uso.

'Me' è 'occhi'. In senso comune, e comunemente usato. Si indagano frasi da thesaurus per l'uso della parola.
'Manako' è 'le palle degli occhi', più analogo a 'hitomi' (pupilla) e senz'altro più antico e letterario.

Da cui il fatto che per 'manako', 'pupille' è più corretto di 'occhi'. OBIETTIVAMENTE.

Le 'scelte di gusto' sono il rifugio di chi è troppo pigro per studiare, e troppo ipocrita per ammetterlo.

Si deve CAPIRE e TRADURRE. Non si deve inventare nulla. Né io, né tu, né nessuno che non sia l'autore.

Sono pronto ad argomentare altrettanto per OGNI SINGOLA parola, frase, battuta di TUTTO il copione.


Attendo richieste di analisi e delucidazione precisa, non discorsi vaghi sul sesso e il gusto degli angeli, grazie. :-)
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Spiegazione sui 'calcaterra' (che fine ha fatto la critica sparata a vuoto su quelli?):

Kouroku dice esplicitamente: "Quelli non sono semplici cacciatori... sono calcaterra!" e una vecchietta: "Calcaterra?"

La parola giapponese per 'calcaterra' è un neologismo/conio inventato da Miyazaki: jibashiri, tanto quanto lo era "susuwatari" [corrifuliggine].

Nel testo, è espressa in katakana. Ho trovato molti giapponesi che si chiedevano cosa diavolo significasse. La maggior parte delle risposte erano "sono quello che sono", ovvero una descrizione di quello per cui si mostrano del filmn: un'élite di cacciatori specializzati e spietati, oltre che schifosi, abietti - tant'è che fanno ribrezzo.[equivalente degli ammaestratori di vermi in Nausicaa]

Ovviamente, avrei potuto anche lasciare 'jibashiri' e amen. Ma è un nome comune! In più, benché l'effetto "ma che diavolo..?" fosse voluto (nel film la citata vecchietta infatti ripete il nome, come a dire: e che significa?), un giapponese ne percepisce il contenuto linguistico, in qualche modo. Inoltre, in giapponese è una parola giapponese nel testo giapponese continuo dei dialoghi: lasciandola in giapponese avrei creato una discontinuità assente nell'originale.

Quindi, ho *indagato*.

Viene fuori che in kanji sarebbe: 地走り

Quindi, letteralmente terra-corridori.

La forma è quella di una sostanzializzazione verbale composta, tipo: susuwatari, 煤渉り (fuliggine-attraversatori)

Il costrutto è quello di molte specie animali classificate in base al loro comportamento. Avete presente, che so, il 'road runner', il corridore delle strade? In giapponese è 'michibashiri'. Cose così.

In particolare, c'è assonanza con certe bestiole, insetti di terra e di mare, di tipo 'terricolo' nel senso che invece che nuotare o volare, calcano il terreno.

Credo che l'idea fosse che questi 'calcaterra' siano tizi che 'corrono a stretto contatto col terreno' (mimetizzandosi, strisciando, etc). Da cui la mia scelta di resa.

--

PS: in un qualche gioco, 'jibashiri' era il nome di una tecnica ninja di 'scatto fulmineo suo suolo del bosco'.

PS: di recente, qualcuno usa 'jibashiri' per 'rocciatori a corpo nudo', ovvero 'a stretto contatto con la terra'.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

joe.l3 ha scritto:Ciao,
non so se qualcuno ha notato l'uso ricorrente del termine "messere" nei confronti di Ashitaka quando si trova al villaggio.
Diciamo che nel senso di rispetto e riverenza ci sta tutto, tuttavia l'ho trovato un pò fuori contesto storico e anche geografico...non so, a pelle, appena sentivo quell'appellativo, la mia mente mi catapultava a un Italia rinascimentale...sicuramente nulla che avesse a che fare con l'ambientazione di Mononke Hime...
Sì, messer/madama sono stati usati per rendere un suffisso particolare, ovvero -dono, che ha in giapponese proprio un'eco di cavalleresco.

'Messere' da solo (non 'messer qualcuno') è invece usato per rendere il nome comune 'danna' - stesso discorso.

Capisco l'osservazione, joe.l3, che trovo sensata e mirata. A conti fatti, la strada che ho intrapreso mi è parsa comunque quella migliore come resa, ma non posso dire che sia perfetta in assoluto, per i motivi che tu esprimi. :-)
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Caro Jigen! :-)

Dunque, per 'calcaterra' ho risposto sia di là che di qua, poi:
Jigen ha scritto: Unica cosa, su Toki, quando grida parlando con Ashitaka dall'alto della palizzata della città fucina sotto attacco, mi è sembrato che uscisse l'inflessione romana della Vidali.
Mah, romanesca direi di no: mi dà l'orticaria, ma non avuto bubboni.

Molto popolare e rozza al limite de gergale sì -come in originale. ^^

Sono felice che risultasse così!
Jigen ha scritto: Ultima cosa, nei titoli di coda mi è parso che i titoli onorifici dei vari personaggi fossero diversi da quelli effettivamente utilizzati nei dialoghi, chiedo lumi in merito a Gualtiero.
Qui la risposta era già stata data qualche pagina addietro:
Shito ha scritto:Eboshi-gozen: eccelsa Eboshi
Eboshi-dono: madama Eboshi
Eboshi-sama: somma Eboshi

"dono" è un suffisso onorifico più 'medioevaleggiante', meno generico di 'sama' - ma anche meno deferente. Si usava soprattutto per figure di valore bellico, come cavalieri/guerrieri.
Nel film è resto come 'messer' per i maschi, e 'madama' per le femmine [solo Eboshi, in effetti].

Inugami ha una sola occorrenza in tutto il testo, solo al plurale [dei cane], ed è poi presente nei titoli. Nel film è anche presente 'dio chinghiale' [inoshishigami - una singola occorrenza], e altri.

Yamainu significa, letteralmente, 'cani montani'. Ma in effetti significa realmente 'cani selvatici'. E' una cosa interessante. Quel che nella nostra cultura è "non domestico", lo chiamiamo 'selvatico' (letteralmente sarebbe: del bosco, della selva, no?), ma per i giapponesi (per la lingua giapponese), ciò che non è 'domestico' è 'della montagna', perché per loro la 'natura selvaggia' è "montagna", non "bosco". Quindi in giapponese hai 'yamaneko' (gatti selvatici), 'yamainu' (cani selvatici), etc.

Sarebbero lupi. In effetti quello che viene oggi chiamato come 'lupo giapponese', oggi estinto, era piccino. Ma non venivano chiamati 'ookami' (lupi), in quanto pare che -anche alla data del film (fine epoca Muromachi, tipo 1580)- la tassonomia giapponese ancora non avesse distinto le varie sottospiecie di 'canis lupus', ovvero chiamava i 'lupi' appunto come meri 'cani selvatici' (yamainu).

Mononoke Hime è correttamente 'principessa spettro' in tutto il film. Eboshi rende molto chiaro che si intende lei stessa essere uno spettro [mononoke], quando dice che facendo entrare la luce nel bosco "la principessa spettro tornerebbe umana" (ningen ni modorou).

Mononoke, anche senza 'hime', è 'spettro' o 'spettri' in tutto il film. Kouroku definisce così anche i kodama.
A cui si aggiunge il nome ufficiale 'Moro no Kimi' -> 'Patrona Moro', presente solo ne titoli di coda. ^^
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Nintendo Fever »

Shito ne approfitto per fare una domanda su un dubbio che mi attanaglia dalla prima volta che ho Visto Mononoke Hime in Giapponese e che nel doppiaggio italiano è (Ovviamente) Fedele all'originale, come mai Toki a volte (Specialmente dal marito e da Ashitaka) Viene chiamata Otoki?

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blefaro
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da blefaro »

Le piace vincere facile, signor Cannarsi? Lei ha tradotto tutto il film, dunque OGGETTIVAMENTE ne sa più di chiunque altro. Sicuramente di me, per cui non mi metto io a insegnarle cosa dica il testo originale. Ma io, come molti altri, sono uno spettatore, credo di conoscere l'italiano e ritengo di avere dei diritti. Il diritto, ad esempio, di avere un adattamento in un buon italiano e, soprattutto, che non si frapponga tra me e l'opera, come faceva il Moretti dileggiato dal Monicelli perché non si "spostava" lasciandogli gustare in pace il film. E' certo, perché non ho problemi a crederle, che nella versione originale non si parli di odio. Ma è altrettanto certo che in ITALIANO la frase "pupille non offuscate" sia decisamente meno comprensibile di "occhi non offuscati dall'odio" o, eliminando la negazione, di "uno sguardo limpido", perché noi non viviamo nella cultura giapponese e non conosciamo alcuni concetti base del buddismo, come ho già cercato di spiegarle direttamente e con svariati esempi immaginando la traduzione in giapponese di frasi idiomatiche legate, ad esempio, al nostro retroterra cattolico. Così come "calcaterra" dice davvero poco ai più (forse da lei ritenuti troppo ignoranti) rispetto a un più semplice "cacciatore", come "nonnetta/o" che da noi non è affettuoso, ma dileggiativo, e sicuramente meno efficace di "saggia madre" e "di se stessi bisogna decidere da se stessi" in italiano si traduce in un più semplice, magari meno affascinante "ognuno deve decidere per se stesso". Così come se traduco dall'inglese non dico che "piovono cani e gatti", per quanto possa essere affascinato dall'immagine suggerita dalla frase idiomatica, magari perché nel 1400 quell'episodio si verificò davvero, ma dico semplicemente che "piove a catinelle" come prescrive un italiano semplice e corretto.
Resta OGGETTIVAMENTE certo che chi assiste ai film Ghibli degli ultimi anni debba sorbirsi un linguaggio molto particolare, che può anche avere il suo fascino, ma che lei non può spacciare come il frutto di una traduzione che si presuma oggettiva, ma che deve essere considerato, da lei come da chiunque, il frutto di una scelta AUTORIALE che, come tale, può piacere e non piacere e soprattutto può pienamente e legittimamente essere criticata da chi ritenga, come me, di essere penalizzato da dialoghi che rendono non più "precisa", ma solo meno scorrevole e piacevole la comprensione del testo del film.
In buona sostanza riterrei personalmente più adeguato che lei, piuttosto che difendere le sue scelte su un forum, lasciasse che il suo nome fosse del tutto ignoto ai più, come lo è quello dei traduttori dei libri, generalmente citati in piccolo nelle prime pagine di un volume e che nessuno fuori dal mondo editorale ricorda; nell'ottica di una traduzione "trasparente", che lasci cioè guardare completamente (e liberamente) ciò che c'è dietro di essa.
non si può vincere contro uno stupido