Mononoke Hime - ineditamente in italiano

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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luca-san
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da luca-san »

Nintendo Fever ha scritto:Shito ne approfitto per fare una domanda su un dubbio che mi attanaglia dalla prima volta che ho Visto Mononoke Hime in Giapponese e che nel doppiaggio italiano è (Ovviamente) Fedele all'originale, come mai Toki a volte (Specialmente dal marito e da Ashitaka) Viene chiamata Otoki?
il prefisso o è un onorifico nipponico, anche se devo dire che non lo avevo mai sentito accorpato ad un nome proprio di persona...non so se sia questa la spiegazione corretta...
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Shito
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

blefaro ha scritto:Le piace vincere facile, signor Cannarsi?
No, mi piace demarcare che esistono cose oggettive e soggettive, e che sono quindi questioni molto diverse.

Ma è altrettanto certo che in ITALIANO la frase "pupille non offuscate" sia decisamente meno comprensibile di "occhi non offuscati dall'odio"
No, chi statuisce ciò? Tu? Tu singolo?

In primis, il concetto di 'odio' esprime una limitazione: le pupille possono essere metaforicamente offuscate da molte cose: odio, rabbia, preconcetto di ogni genere e sorta, emotività di ogni genere e sorta.

In originale NON è espresso che debba essere l'odio a offuscare le pupille di Ashitaka.

In secundis, 'manako' non è 'me' tanto quanto 'pupille' non 'occhi'.

Semplicemente, in italiano "pupille non offuscate" è diverso da "occhi non offuscati dall'odio" TANTO QUANTO in giapponese 'kumori no nai manako' è diverso da 'urami de kumori no nai me". Non è che la frase che tu dici 'più semplice' in giapponese non si possa esprimere. Si può eccome. Solo, non è così che il testo originale si esprime. E ancora: questo è UN FATTO. E' un fatto che prescinde, precorre e sovrasta ogni successiva speculazione ipotetica.

So che è banale, ma: ogni cosa è quello che è, e non è quello che no è. Anche in una traduzione.
o, eliminando la negazione, di "uno sguardo limpido", perché noi non viviamo nella cultura giapponese e non conosciamo alcuni concetti base del buddismo, come ho già cercato di spiegarle direttamente e con svariati esempi immaginando la traduzione in giapponese di frasi idiomatiche legate, ad esempio, al nostro retroterra cattolico.
Queste sono tutte sciocchezze. Quella singola frase non è nulla come qualcosa di canonico della dottrina buddhista, perché questa insistita, ridicola sovrainterpretazione di una *semplice frase* messa in bocca da Miyazaki Hayao da una sciamana emishi, che buddha manco sa cosa sia? ^^;

E' solo una frase che vuol dire qual che vuol dire, e non vuol dire quel chiunque altro si inventa o figura nella sua testa.

E' proprio così semplice.

Ti prego, cerca di guardare il film di Miyazaki, non "il tuo film". ^^;
Così come "calcaterra" dice davvero poco ai più (forse da lei ritenuti troppo ignoranti) rispetto a un più semplice "cacciatore",
Come spiegavo, 'jibashiri' dice così poco ai giapponesi che si trovano pagine e pagine di nativi che si chiedono fra loro: "che diamine significa?"

Sono lieto, dunque, di aver correttamente repilicato l'effetto inteso dal regista col testo originale per il pubblico di riferimento originale.
come "nonnetta/o" che da noi non è affettuoso, ma dileggiativo, e sicuramente meno efficace di "saggia madre"


Credo che 'nonnetta' sia vezzeggiattivo o dileggio a seconda di come lo si dica.

ESATTAMENTE come in giapponese.

Il concetto di 'saggezza' *non c'entra niente*
e "di se stessi bisogna decidere da se stessi" in italiano si traduce in un più semplice, magari meno affascinante "ognuno deve decidere per se stesso".
Vedo che siamo passati a un'altro film, dato che questa è una battuta di Letti a Sophie (Howl).

In questo caso, in originale c'è un'intesa (e rimarcata) riproposizione di 'jibun' (sé stessi), dato che la frase è "jibun ni jibun de kimeru yo!". Cpsa che ho inteso trasporre nella resa italiana, forse non particolarmente alle tue orecchi (che, ancora, sono le tue - non quelle di "qualsiasi italiano"), ma di certo è espressa in italiano *corretto* (oggettivo) e contiene fedelmente il contwenuto dell'orginale (*oggettivo*)-
Così come se traduco dall'inglese non dico che "piovono cani e gatti", per quanto possa essere affascinato dall'immagine suggerita dalla frase idiomatica, magari perché nel 1400 quell'episodio si verificò davvero, ma dico semplicemente che "piove a catinelle" come prescrive un italiano semplice e corretto.
Quello che dici è molto triste, perché riprova una grande superficilità.

"it's raining cats and dogs" NON significa che cani e gatti cadono dal cielo come pioggia, neppure in inglese.

Le ipotesi più accreditate sono infatti due "sta piovendo a cani e gatti", ovvro rabbiosamente, come in una lite tra le due razze, e un'altra che prevede un rimando agli animali associati ad antiche divinità temporalesche.

Anora raccomando: documentarsi di più, speculare di meno.
Resta OGGETTIVAMENTE certo che chi assiste ai film Ghibli degli ultimi anni debba sorbirsi un linguaggio molto particolare, che può anche avere il suo fascino, ma che lei non può spacciare come il frutto di una traduzione che si presuma oggettiva, ma che deve essere considerato, da lei come da chiunque, il frutto di una scelta AUTORIALE che, come tale, può piacere e non piacere e soprattutto può pienamente e legittimamente essere criticata da chi ritenga, come me, di essere penalizzato da dialoghi che rendono non più "precisa", ma solo meno scorrevole e piacevole la comprensione del testo del film.
Certamente il gusto non si discute.

Tuttavia, ed è queto il mio punto, la mia 'scelta autoriale' è quella della maggiore trasparenza possibile sull'originale. Questo fa sì che le scelte autoriali dell'autore si mostrino massimamente per quello che sono: è Miyazaki Hayao che ha scelto di parlare di 'pupille non offuscate', non io. E lo stesso vale per tutto il copione- con i dovuti limiti intrinseci dell'interlinguistica.

Quindi, in buona sostanza, se 'non ti piace' (ed è legittimo) "èpupille non offuscate", devi 'prendertela' con Miyazaki Hayao, non con me. ^^

Al contrario, puoi ringraziare me se hai avuto la possibilità di discernernere con pupille non offuscate cosa Mononoke Hime realmente sia, e decidere: se tii piaccia oppure no.

Ora il punto è solo: le tue pupille sono davvero non offuscate?

A me non pare proprio.

A me pare che tu sovraimponga "una tua visione" delle cose alla seplicità del fatto vero. Non è un buon modo per conoscere o capire alcunché. :(
blefaro ha scritto: In buona sostanza riterrei personalmente più adeguato che lei, piuttosto che difendere le sue scelte su un forum, lasciasse che il suo nome fosse del tutto ignoto ai più, come lo è quello dei traduttori dei libri, generalmente citati in piccolo nelle prime pagine di un volume e che nessuno fuori dal mondo editorale ricorda; nell'ottica di una traduzione "trasparente", che lasci cioè guardare completamente (e liberamente) ciò che c'è dietro di essa.
Io firmo i lavori che faccio come la legge italiana richiede.

Scrivo su due forum sinanco con giocoso pseudonimo. :-)

Non ho visto "LA PAGINA UFFICIALE DI GUALTIERO CANNARSI - ADATTATORE DEI FILM GHIBLI"

Tu l'hai vista?

Se sì, ti prego di segnalarmela, perché sarebbe un fake.

Se altri mi chiedono specificazioni, lumi, o anche interviste e interventi pubblici inerenti al lavoro che ho svolto, mi pare il minimo della responsabilità non negarmi a nulla di ciò, come non mi nego alla discussione con te.

Ognuno è responsabile di ciò che fa, no?
Ultima modifica di Shito il mar mag 13, 2014 12:19 am, modificato 5 volte in totale.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

luca-san ha scritto:
Nintendo Fever ha scritto:Shito ne approfitto per fare una domanda su un dubbio che mi attanaglia dalla prima volta che ho Visto Mononoke Hime in Giapponese e che nel doppiaggio italiano è (Ovviamente) Fedele all'originale, come mai Toki a volte (Specialmente dal marito e da Ashitaka) Viene chiamata Otoki?
il prefisso o è un onorifico nipponico, anche se devo dire che non lo avevo mai sentito accorpato ad un nome proprio di persona...non so se sia questa la spiegazione corretta...
Confermo quello che ti ha detto luca. ^^

Avevo anche pensato di tradurlo come 'signora', ma la cosa si accavallava a '-san' (Kouroku, il marito, la chima 'Otoki', mentre Ashitaka 'Otoki-san')...
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Heimdall »

blefaro ha scritto:[...]Ma è altrettanto certo che in ITALIANO la frase "pupille non offuscate" sia decisamente meno comprensibile di "occhi non offuscati dall'odio" o, eliminando la negazione, di "uno sguardo limpido", perché noi non viviamo nella cultura giapponese e non conosciamo alcuni concetti base del buddismo, come ho già cercato di spiegarle direttamente e con svariati esempi immaginando la traduzione in giapponese di frasi idiomatiche legate, ad esempio, al nostro retroterra cattolico. Così come "calcaterra" dice davvero poco ai più (forse da lei ritenuti troppo ignoranti) rispetto a un più semplice "cacciatore", come "nonnetta/o" che da noi non è affettuoso, ma dileggiativo, e sicuramente meno efficace di "saggia madre" e "di se stessi bisogna decidere da se stessi" in italiano si traduce in un più semplice, magari meno affascinante "ognuno deve decidere per se stesso". Così come se traduco dall'inglese non dico che "piovono cani e gatti", per quanto possa essere affascinato dall'immagine suggerita dalla frase idiomatica, magari perché nel 1400 quell'episodio si verificò davvero, ma dico semplicemente che "piove a catinelle" come prescrive un italiano semplice e corretto.
Gli piacerà anche vincere, ma tutto si potrà dire del lavoro di Gualtiero tranne che il suo vincere sia 'facile'. Credo che nemmeno i suoi più feroci detrattori possano negare l'enorme mole di lavoro che egli compie per la localizzazione di ciascuna opera: nemmeno paragonabile al tempo, allo sforzo, alla fatica che compiono la maggior parte degli adattatori e traduttori nostrani, tant'è che, a fronte di solenni cantonate presenti nelle più svariate opere, quando si tratta di affrontare il lavoro di Shito lo si contesta su scelte lessicali minime, sull'ordine sintattico delle parole, sui sinonimi.

Ho visto e amato anch'io questo film che, come per molti ghibliani d'oggi, è stato il primo incontro adulto con Miyazaki ma, leggendo, informandomi, dibattendo e cercando di capire, ho dovuto rendermi conto che avevo amato un altro film, un film che non esisteva se non nel dissennato adattamento 'ammericano'. Ammettere di aver sbagliato non è mai facile nella vita, ma è doveroso quando si vuole crescere.

Il film made in USA travisava grandemente i rapporti tra i personaggi nel villaggio emishi - e neppure era tanto chiaro che fossero tali -, non si capivano i termini del bando di Ashitaka da parte degli anziani del villaggio, né le relazioni tra il 'sommo fratello' e Kaya, segnatamente nella commovente scena in cui lei gli dona, col suo pegno nuziale, la propria onorabilità. Non si capiva nulla della complessa personalità del bonzo Jiko, né di Eboshi, banalizzata quasi al livello di una cattiva disneyana appena più problematica. Soprattutto, non si capiva assolutamente nulla del rapporto tra Ashitaka e San, né del complesso vissuto di quest'ultima, e neppure delle sue motivazioni. 'Vivi!', come ha giustamente richiamato Gualtiero, era il claim del film in originale, peccato che nella versione italo-americana non fosse in alcun modo contestualizzabile.

Il film risulta noioso o incomprensibile? Se Miyazaki ha voluto così, mi sta bene persino che sia noioso e incomprensibile. Credo che nessuno accamperebbe pretese di intelligibilità immediata di 'Rashomon' di Kurosawa o di una qualsiasi delle opere di Ozu. Noi non viviamo nella cultura giapponese, certo. Peccato che siamo andati al cinema a vedere un film ambientato nel Giappone dell'èra Muromachi ed è normale che l'autore abbia scelto di farli parlare così - ed è doveroso che, se lo stile originariamente scelto era difficile e ampolloso, sia reso con uno stile altrettanto difficile e ampolloso. Questo è il mio diritto di spettatore, quello cioè di essere trattato come una persona adulta che compie scelte culturali consapevoli. Per noi comprendere questo film è ancora più difficile che per un giapponese? Certo: e abbiamo ampiamente argomentato perché. Parimenti ad un nipponico parrà di non immediata comprensibilità un film di Fellini ambientato nei nostri anni Sessanta. 'Ran' di Kurosawa è un mattone, lungo e ampolloso, parlato con linguaggio shakespeariano. È voluto, perché è - dichiaratamente - la versione giapponese del 'Macbeth', e nessuno si stupisce se, anche nella localizzazione italiana, i personaggi recitano battute col tono sostenuto della tragedia di epoca elisabettiana. Soprattutto, nessuno potrebbe sognarsi di accampare alcun presunto diritto ad una localizzazione diversa.

Ripeto: le contestazioni a Shito avvengono su minime scelte lessicali o sintattiche. Intanto però sinora le ha smontate a una a una, partendo dalla cantonata iniziale - in cui, sulla scorta della precedente edizione erano peraltro caduti in molti - che 'Mononoke' fosse il nome proprio di San. Ma peraltro, sinceramente mi domando cosa ci sia di tanto incomprensibile nell'espressione 'pupille non offuscate'. Ricordo che sin da bambino incontravo nelle favole espressioni del tipo: "Cosa vedono le mie fosche pupille?", e non mi sono mai stranito più di tanto. È italiano, perfetto, comprensibile, sensato - e per inciso mi ha rimandato al tono delle fiabe che ascoltavo da piccolo. 'Occhio' è 'occhio', 'pupilla' è 'pupilla': si tratta di due parole, di due parti anatomiche differenti, esistenti e distinte in entrambe le lingue, italiano e giapponese. E anche i giapponesi, per quanto un po' più affusolati, hanno occhi come i nostri, dotati di iride, palpebre, pupilla e quant'altro.

Parimenti, sono certo che in giapponese esiste la parola 'cacciatore', che sarà senz'altro diversa da quella utilizzata in originale nel film laddove noi sentiamo 'calcaterra': si tratta di un corpo militare speciale con peculiari caratteristiche: non sono cacciatori, non vanno chiamati 'cacciatori', tutto qui. Non è Gualtiero Cannarsi che decide che si deve trattare di una parola sconosciuta e incomprensibile ai più: è stato Miyazaki e personalmente, come tante altre volte, ringrazio Gualtiero per avermi portato il rispetto che si deve ad uno spettatore adulto, mettendomi di fronte ad una parola che mi può avere disturbato tanto quanto il venerato Miyazaki volle che fosse 'disturbante' il vocabolo originale. Come si dice, ambasciator non porta pena.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Lonelywolf »

Se pure le repliche puntuali di Shito sono la forma più diretta, migliore per controbattere a questi appunti, vorrei aggiungere anche un'altra considerazione che mi pare indicativa. Prima di dedicarsi all'adattamento dei film Ghibli, Shito ha lavorato anche su altre opere; se tu, blefaro (o qualunque altra persona che condivida il tuo punto di vista), provassi a guardare, ad esempio, FLCL (disponibile online in modo legale e gratuito, peraltro), ti accorgeresti che si adopera un registro di tutt'altro tipo. Se il ricorrere di termini "desueti" o espressioni "forzose" fosse davvero da imputarsi ai gusti o ad un eccesso di autorialità/autoreferenzialità di Gualtiero, per quale ragione non dovremmo riscontrarlo in egual misura anche in queste altre opere (cosa che, di fatto, non avviene)? Ribadisco che questa non vuole essere una risposta esauriente e diretta, eh, ma mi sembra piuttosto chiara e non richiede la comprensione della lingua giapponese per essere verificata.

Nintendo Fever

Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Nintendo Fever »

Potremmo portare ad esempio anche "I cieli di Escaflowne": al di là del capolavoro che è, vedendo i primi due, o forse già dal primo episodio si vede, anzi si sente, la differenza tra il Giappone della fine dei '90, e quel mondo medioevale di un'altra dimensione...
Penso che sia molto verosimile e rispecchi l'originale, anche se essendo un prodotto seriale (Quindi un po' più mainstream) ha sicuramente toni meno elevati di un film Ghibli, non credo che all'epoca shito adattasse in un modo diverso da oggi...

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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Heimdall ha scritto:Parimenti, sono certo che in giapponese esiste la parola 'cacciatore', che sarà senz'altro diversa da quella utilizzata in originale nel film laddove noi sentiamo 'calcaterra'
Oh sì, è usata nello stesso copione di Mononoke Hime, infatti. :-)

Come dicevo, è riportata (anche) nella stessa frase in cui compare 'calcattera' [jibashiri] per la prima volta, proprio per rimarcarne la differenza.

Kouroku, rispondendo alla vecchina che sostiene che quelle strane persone diano i brividi, dice:

"ありゃあ ただの狩人じゃねえ 地バシリだ"

Ovvero:

"Aryaa, tada no karyuudoja nee. Jibashiri da."

Ovvero:

"Quelli là, non sono semplici cacciatori. Sono calcaterra."

狩人, karyuudo = cacciatore

[per la crocana, scritto con i kanji di caccia+persona]

^^
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da genbu »

Scusate se ritorno sulla questione di manako ma sono curioso.
A me sembra un pò esagerato dire che manako = pupilla ( e soprattutto diverso da me , occhio)
Cercando velocemente su un dizionario (anche monolingua) ho trovato che 目(me) vuol dire occhio ed e presente anche l'alternativa 眼 (probabilmente più antica)
Cercando manako ho notato poi che il dizionario rimanda a 目 me (per il significato)
...poi mi sembra che pupilla sia il foro al centro dell'iride (in giapponese corrente mi pare si dica 瞳孔(doukou) e 瞳 (hitomi)
inoltre 眼 manako (come 目 me, occhio) può avere anche il significato "capacità di guardare ampiamente nell'intima natura delle cose" o giudizio, discernimento (che mi sembra affine al contesto nella frase)
Insomma secondo me può essere tradotto anche con occhio...
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Il punto è appunto che 'me' come 'occhio' è proprio il temine più semplice, più liscio - laddove 'manako' è un termine ben più ricercato, sia di 'me' che di 'hitomi'.

Al di là del dettaglio anatomico (avevo trovato anche 'manako' come 'l'intero bulbo oculare', o -in senso figurato- 'le palle degli occhi'), direi che il punto non è tanto quello della correttezza medica, dato che non si tratta affatto di un medico che parla, anzi comunque il termine è in un uso metaforico (occhi o pupille = la capicità visiva, la vista). Ciò che spicca è la deliberata selezione, nell'originale, di un termine di marcata ricercatezza: antico (sì), perché accordato alla saggezza 'antica' della sciamana emishi.

L'idea che balza alla testa è proprio quella dell'italianissimo "cosa vedono le mie fosche pupille", espressione già citata a bella posta da Heimdall, e giusto un po' più ricercata del più comune "cosa vedono i miei occhi".
Ultima modifica di Shito il mar mag 13, 2014 12:18 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da genbu »

ah ecco...e che avevo capito dai post precedenti che significava specificatamente pupilla. apposto.
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Shito »

Credo in effetti che il dettaglio anatomico non fosse stato sollevato da me. ^^

La differenza che sottolineavo era piuttosto quella di registro linguistico, che per paradosso è ancor più significativa nella negazione del discorso "mettendo 'occhi' è più semplice, si capisce di più".
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da blefaro »

In questa interessante discussione il signor Cannarsi ha illustrato in maniera approfondita il proprio pensiero e le proprie scelte... Mi sembra inutile rincorrerlo sulla traduzione del singolo termine, della singola espressione giapponese. Gli do atto dell'aver riportato Mononoke, nel suo insieme, più vicino al suo significato iniziale, caratterizzato da un pessimismo che rasenta il nichilismo.

Quello che mi preme tentare di spiegare al signor Cannarsi è questo: se il testo giapponese che l'adattatore dei dialoghi riceve è sicuramente di Miyazaki, del testo italiano egli deve assumersi la piena responsabilità, senza cioè nascondersi dietro il dito della fedeltà al testo originale.

E l'italiano che lei, signor Cannarsi, adotta, cioè il SUO italiano, è molto personale e pertanto molto discutibile, poiché lei infarcisce i dialoghi di espressioni che nella nostra lingua, semplicemente, non esistono, o che suonano male, e che spesso distraggono dalla fruizione e dalla comprensione del film. E non mi venga a raccontare che Miyazaki, all'interno di una lingua e di una cultura completamente diverse, dalla costruzione ai significati alle frasi idiomatiche, avesse usato le stesse espressioni, poiché questa affermazione sarebbe semplicemente assurda.

Già prima di sapere (ieri, invero) della sua esistenza avevo notato, dal castello errante in poi, l'utilizzo di un italiano faticoso, farraginoso nei dialoghi. Bene, oggi so, come tanti altri, che quello che ascolto non è Miyazaki, ma è Cannarsi. Ma io vado al cinema per Hayao Miyazaki, non certo per Gualtiero Cannarsi.

Avendo sentito voci per cui lei sarebbe all'opera sulla riedizione della Città Incantata, altro capolavoro, la invito ad avere, almeno stavolta, un maggior rispetto dello spettatore. E dell'italiano.
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Tommy Monaghan
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da Tommy Monaghan »

Buongiorno a tutti, mi sono appena iscritto a questo forum spinto dalla curiosità di capire cosa ne pensavano altri spettatori della "nuova traduzione" di Mononoke.
Per quanto mi riguarda, sono rimasto piuttosto perplesso: capisco la necessità di rimanere fedeli all'originale ma molti dialoghi suonavano veramente male in italiano e di difficile comprensione, come detto già in precedenza da altri utenti. Il lavoro del traduttore non dovrebbe limitarsi a quello di un dizionario vivente, dovrebbe "adattare" i dialoghi in modo che suonino bene in italiano senza stravolgerne il senso.
Qui invece è stato fatto l'opposto: cosa penseremmo se sentissimo nella versione italiana di un film inglese espressioni come "bloody hell!" tradotte come "inferno sanguinario!" invece che "dannazione!"? O "You talk the talk but you don't walk the walk" con " tu parli il discorso ma non cammini la camminata" invece che "tu predichi bene ma razzoli male"?
Per fare un esempio di traduzione impeccabile cito il lavoro che è stato fatto da Claudia Baglini su "Lone wolf & cub" manga che più giapponese e più storico non si può: è vero che qui la traduttrice si è potuta avvalere di un glossario di termini giapponesi al fondo di ogni volume, cosa che aiuta non poco, ma merita un plauso per la costruzione della frase e la scorrevolezza dei dialoghi fatta senza snaturarne il significato originale e l'impronta culturale giapponese.
A mio avviso su Mononoke si poteva fare qualcosa di più specie vista la fama (discutibile) di Cannarsi.

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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da pippov »

Blefaro, in quest'ultimo intervento dici cose che a me paiono sensate, tant'è che le ho dette anch'io in passato (e più sopra parti per la tangente, come ho fatto io in passato). :sorriso2:

Il punto, però, è questo: per quanto possa apparire incredibile, è difficile che Shito possa essere qualcosa di diverso da sé stesso. Ed è difficile che possa lavorare in maniera diversa da quella che, ormai, conosciamo bene.
E allora, io capisco che possa fare storcere il naso, capisco che si possa provare una qualche forma di fastidio a sentire alcune espressioni improbabili, capisco pure che possa essere piacevole farsi una risata tra "ribelli" in altri luoghi, ma forse non è giusto stare qui a maltrattarlo o sparlarne in altri lidi popolati di troll presenti e passati.

Hai di fronte un professionista. Hai di fronte un professionista che si mette in gioco rispondendo alle domande di "gentaglia" come noi, che stiamo qui a fargli le pulci su questo o quel termine con argomentazioni che, a leggerle a distanza di tempo, fanno veramente ridere (o mettono tristezza per la loro pochezza). E lo dico essendoci passato, anche di recente, e avendo riletto quello che ho scritto con un minimo di serenità e spirito critico.

E allora, prendiamo atto che i Ghibli, in italiano, sono così.
Prendiamo atto che io e te non avremmo mai potuto fare di meglio, e nemmeno i campioni che criticano dall'alto di una conoscenza nulla di quello di cui parlano.
Prendiamo atto che, anche grazie all'opera di Shito, abbiamo quasi tutto il catalogo Ghibli in blu-ray e in italiano (o in giapponese sottotitolato, a piacere nostro).
Prendiamo atto che le chiacchiere da bar sono piacevoli e consolatorie, ma se fosse stato per i chiacchieroni staremmo ancora qui ad aspettare che la Disney si decidesse a far uscire Porco Rosso e Laputa.
Ma soprattutto, prendiamo atto che, se mentre guardiamo un film come Mononoke e magari ci concentriamo sulla trama e sul significato di quello che vediamo e sentiamo, e non stiamo lì a segnarci le battute o le "parole buffe" - per non dire delle presunte "bestemmie" che tanto fanno ridere e starnazzare la gente povera di spirito (mammamia che tristezza... e la colpa è di Shito, mica del cervello tarato di 4 cretini) - per sghignazzarne successivamente, magari riusciamo a seguire, a capire, a goderci qualcosa. Finalmente. E anche grazie a Shito. Per quanto sia insopportabile per alcuni.
Si tratta della mia filosofia di vita. Io rispetto tutti, se qualcuno dice che Mourinho non e' meglio di lui sono d'accordo. Ma non posso vivere in questo mondo competitivo pensando che qualcuno sia meglio di me - Jose' Mourinho

maxpontello
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Re: Mononoke Hime - per la prima volta in italiano

Messaggio da maxpontello »

Trovo al limite del ridicolo che una persona come Shito, cui va il merito non da poco di lavorare sui film dello studio Ghibli da vero appassionato, rispettandone il significato e il messaggio, a costo di fare alcune scelte non del tutto popolari, debba sentirsi in colpa perchè il popolo chiede a gran voce un trattamento più magnanimo, per venire incontro alle proprie limitazioni lessicali e sintattiche.

Ma ci rendiamo conto? Voi chiedete rispetto per l'italiano, ma siete voi i primi che non lo state rispettando e che state chiedendo ad una persona che fa il suo lavoro nel modo migliore possibile di snaturarlo per agevolare persone che sono tranquillamente disposte a sacrificare il vero significato di un'opera in nome di un adattamento più scorrevole e più comodo per loro. Per voi c'è già il Mononoke Hime che vi meritate: è quello di Buenavista del 2000, ed è stato fatto apposta per voi.