Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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genbu
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da genbu »

Comunque le battute corrette sono:

Setsuko: 防空壕いややなぁ boukuugou iyayanaa http://imgbox.com/mG6ItCmj

Seita: そないなこというとって Sonaina kotoiutotte http://imgbox.com/7kxzICQ7
爆弾で ぶっとばされても しらんで bakudande buttobasaretemo shirande http://imgbox.com/bjtfbyug
早う おぶさり hayou obusari http://imgbox.com/lbRzAaZT

la cosa che risalta di più ascoltando la battuta di Seita in italiano è che la dice molto di corsa, senza pause (tipo... molte cose da dire in uno spazio di tempo ristretto).
"Durante la mia fanciullezza i dolori e le gioie superavano quelli di ogni altro. Cantavo e piangevo senza ragione, ma sempre sinceramente. Con l'età mi sono guastato. Ma la mente del bambino ritorna in me durante i sogni." Gong Zizhen

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nodisco
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da nodisco »

[rimosso]
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Shi no Tenshi
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shi no Tenshi »

genbu ha scritto:Comunque le battute corrette sono:

Setsuko: 防空壕いややなぁ boukuugou iyayanaa http://imgbox.com/mG6ItCmj

Seita: そないなこというとって Sonaina kotoiutotte http://imgbox.com/7kxzICQ7
爆弾で ぶっとばされても しらんで bakudande buttobasaretemo shirande http://imgbox.com/bjtfbyug
早う おぶさり hayou obusari http://imgbox.com/lbRzAaZT

la cosa che risalta di più ascoltando la battuta di Seita in italiano è che la dice molto di corsa, senza pause (tipo... molte cose da dire in uno spazio di tempo ristretto).
Hm. Sonaina non ho la più pallida idea di cosa voglia dire. Per il resto la frase è identica, cambia solo l'unione dei fonemi. Credo sia anche più giusto dire "koto iu to tte" e "bakudan de". Ma non ho idea di come funzioni il kansai-ben e che scombussolamenti crei.
Vorrei riuscire a capire cosa stia alla base di quel "Sonaina", se è un termine insulso e obsoleto secondo me ci può stare anche l'uso di "spiacere".
Il problema che va rilevato nella frase è un altro, comunque.
Se la frase fosse:

"Se ti farai spazzare via dalle bombe a forza di dire che ti spiace, poi non vorrò saperne."

Secondo voi sarebbe comprensibile? A forza di sentirla in testa mi sono un po' asuefatto.

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genbu
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da genbu »

そないな è una variazione in Kansai ben del più standard そのような.
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shi no Tenshi »

genbu ha scritto:そないな è una variazione in Kansai ben del più standard そのような.
!!!
Ma allora la frase originale sarebbe tipo "A dire così \ Se continui a dire così".
"Sono you na koto" da quel che so significa proprio "cose del genere \ cose simili".

Per me c'è un inghippo. Non vado a cercare la clip originale perché la tomba delle lucciole NON l'ho ancora visto, ho visto solo i primi minuti 8 anni fa.
Ma "Tsumannai koto" restituirebbe maggiormente il senso delle parole scelte da Shito. Siamo sicuri che dica "Sono you na"?

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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da genbu »

altra clip
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shito »

Ancora, scusate la latitanza.

Vediamo se riesco a recuperare tutte le fila. Se no, riprendetele pure. :-)
Shi no Tenshi ha scritto: shirahen - in effetti vuol dire proprio "non sapere", se non sbaglio. Anche i giapponesi usano il verbo a questo modo per indicare un "fuori questione"? Io nella frase italiana l'avevo inteso più o meno così, un modo di dire equivalente a "me ne laverò le mani - io me ne tiro fuori". Oppure in originale ha proprio lo specifico significato di "non vorrò entrarne a conoscenza"?
Sì, 'shirahen' è una variazione dialettale di 'shiranai'. Letteralmente sarebbe "non (ne) so", "non (ne) conosco", ma si usa molto in giapponese con senso diciamo 'volitivo', col senso di "non ne voglio sapere". Un po' come il nostro "ma che ne so!" che allude un po' al "non dirmene, non me ne importa", o il "ma chi lo conosce!"

Se ci pensi, ti torna anche in italiano sub standard: "Oh, se poi resti fregato io non ne so nulla, eh!" <- tipo. La prima parte e la seconda parte andrebbero, a rigore, almeno al futuro semplice, no? Ma un sub-standard trovi anche presente-presente. :-)

Poi:
nodisco ha scritto:
Shito ha scritto:"A dire che ti spiace tanto, se poi verrai spazzata via da una bomba non vorrò saperne!"
Ad esser precisi è "A dire che ti spiace tanto se poi verrai spazzata via dalle bombe non vorrò saperne. Svelta, sali in spalle".
Shito ha scritto:Onestamente, mi sembra un semplice caso di concordanza "ad sensum", cosa del tutto adatta alla variazione diamesica detta "lingua parlata" (dialogo) e alla variazione diafasica del caso "lingua colloquiale, familiare".

Il soggetto varia da un'impersonale (forma implicita) a una forma esplicita che quindi 'si tira addosso'l'impersonalità del primo enunciato, e poi passa a un'altra forma esplicita (da cui: nessuna possibilità di fraintendimento).

"Nessuna possibilità di fraintendimento"
è una tua mera supposizione soggettiva, visto che a quanto avrai visto i fraintendimenti sul significato di questa frase ci sono stati eccome.
Intendevo meramente che non c'è nessuna possibilità do fraintendimento sulla persona espressa in quella parte delle frase, trovandosi in forma esplicita. ^^;

Sulla possibilità di fraintendimento in tutta la frase, chiaramente, è come dici tu.
nodisco ha scritto:
Non hai detto nulla sull'ultimissima parte della frase: Seita dice "Svelta, sali in spalle"?
Vero, scusa, mi era sfuggito.

Dunque, su quella espressione feci un sacco di ricerche. Trattandosi di frasi idiomatiche anche comuni, e trovandoci in pieno sub-standard, non è manco facile - spesso i risultati sono 'inquinati'. In ogni cas0o, ciò che trovai è che le forme più nette sono:

"portare A spallE"
"salire IN spallA"

Ma sull'uso di singolare e plurale nel sub-standard ci sono tutte le combinazioni. Un po' come 'un batter d'occhi', che figura spesso come l'errato 'batter d'occhio', eccetera.

Sicuramente Seita in genere porta Setsuko 'a spalle' (sulla schiena, con le braccia intorno al collo). Ma 'salire a spalle' è ancor più inusitato di 'salire in spalle'. Per contro, 'salire in spalla' mi dava più l'idea di lei che si siede col sederino su una spalla sola, o comunque 'a cavalluccio' sulle spalle di lui, quindi ho optato per la forma che hai sentito nella clip. In un altro pezzo del film, dove il verbo 'salire' non figura, Setsuko dice invece "A spalle!".

----

Sul 'sonaina'. La frase è stata riportata in maniera corretta (confermo).

E' una cosa su cui ho pensato molto, perché la traduzione di Prandoni traduce "Se non ti va..." per quel "sonaina..."

Ho anche pensato che Prandoni si fosse confuso, e avesse un po' inteso come 'sou nai na', ma purtroppo non ho avuto modo di discutere direttamente con lui della cosa (e di altre). Inoltre, non ho mai avuto il copione cartaceo effettivo del film. Quindi non me la sono sentita di falciare del tutto la resa di Prandoni. In effetti, "sonaina" dovrebbe essere la variazione kansai-ben di "sonna", in qual caso. Di mio avrei 'tradotto':

"A dire cose simili..." o "A dire cose del genere..."

Anche se poi il nesso tra l'evento condizionato (il 'venire spazzata via dalle bombe') sarebbe stato molto molto diretto col 'dire', cosa in effetti un po' grottesca. Forse anche Prandoni ha pensato questo? Chissà. In ogni caso, come spesso si dimentica, io non faccio il traduttore. Io faccio l'adattatore. Siccome ho imparato qualcosa di giapponese, il mio adattamento diventa più spesso che no una verifica critica e filologica della traduzione, ma quando trovo qualcosa che 'non mi torna' oltre la mera resa di adattamento torno sempre dal traduttore a sottoporre la questione. Del resto, scelgo io stesso i traduttori con cui lavoro - non avrebbe senso se non considerassi il loro intendimento della lingua come per me significativo quando non vincolante. In questo caso, come dicevo, non ho avuto possibilità di discutere con Prandoni, quindi non volendo 'falciare' tout court il suo intendimento della frase ho solo aggiunto il quantitativo 'tanto' - che è nel senso di 'sonna', senza togliere il senso di rifiuto 'non mi va', 'mi spiace'.

Sullo 'spiacere', comunque, credo che in italiano permanga il senso di 'non piacere, non volere', specie in determinate costruzioni. D'altro canto Treccani riporta:

Più com. che dispiacere nel sign. di causare grave dolore o amarezza, provocare un forte risentimento, una reazione grave ma giustificata: il suo contegno sprezzante e offensivo spiacque a tutti; certo, spiace vedere tanta ingratitudine.

No?

---

Daijobu è proprio la forma più semplice per "a posto", come dire "va tutto bene", "è ok", ecc. Non significa 'al sicuro'. Al sicuro si può dire eccome in giapponese, anche in più di un modo. Ma Seita non sta dicendo che al rifugio si è al sicuro, sta dicendo che "IL rifugio è OK anche con una bomba da XXXchili" - oppure "qui siamo a posto" come dire smettiamo di correre, qui va bene, è ok fermarsi qui.

Credo che , come dicevo qui e a Lucca, la voglia di questa didascalicità dei dialoghi sulle immagini sia tipica del nostro modo di fare doppiaggio. Si vuole, insomma, la precisione della favoletta.
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shi no Tenshi »

Shito ha scritto: Sullo 'spiacere', comunque, credo che in italiano permanga il senso di 'non piacere, non volere', specie in determinate costruzioni. D'altro canto Treccani riporta:

Più com. che dispiacere nel sign. di causare grave dolore o amarezza, provocare un forte risentimento, una reazione grave ma giustificata: il suo contegno sprezzante e offensivo spiacque a tutti; certo, spiace vedere tanta ingratitudine.

No?
Mmh. Io in tutta la mia vita non ho mai sentito dire "spiacere" inteso in quel senso, ma potrebbe essere un mio limite! Idem alle persone a cui ho posto il quesito, certo non è da escludere sia anche un loro limite. D'altra parte, però, si può dire "questa cosa non mi dispiace."
Tralasciando quanto "spiacere" inteso in quel senso possa essere obsoleto, il problema è che crea un fraintendimento a livello logico per com'è costruita la frase. "A dire che ti spiace tanto SE...", sembra che il "Se" sia riferito allo "spiacersi".
Haku91 ha scritto:Ho l'impressione che si sia voluto trasporre l'"anormalità" del dialetto Kansai in un italiano altrettanto anormale. Il punto è che quel dialetto su un giapponese avrà lo stesso effetto del romanesco o del napoletano su un italiano, effetto che non si può certo ottenere inventandosi uno pseudo-italiano del tutto nuovo come si è fatto per tradurre il Nadsat di Arancia meccanica. Vista l'impossibilità di trasporre tale dialetto (mica si poteva far parlare gli abitanti di Kōbe in romanesco), tanto valeva usare un italiano standard analogo a quello della vecchia versione.
Comunque, io ora parlo PERSONALMENTE, secondo me regalare le sfumature del Kansai-ben è cosa buona e giusta. Una parlata ultra-semplificata e un po' biascicata priva di condizionali e congiuntivi magari avrebbe funzionato. Ma queste considerazioni me le tengo a dopo che avrò visto il film.

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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shito »

nodisco ha scritto:
Shito ha scritto:'salire in spalla' mi dava più l'idea di lei che si siede col sederino su una spalla sola, o comunque 'a cavalluccio' sulle spalle di lui, quindi ho optato per la forma che hai sentito nella clip.
"Vieni in braccio alla mamma" ti dà l'idea che una madre tenga il figlio su un braccio solo?
No, ma stiamo parlando di espressioni idiomatiche. In che modo si tratta di un paragone sensato?
nodisco ha scritto: "Sali in spalla" è un'espressione comune, magari meno di "sali sulle spalle" ma comunque diffusa: "sali in spalle" come dici anche tu non è italiano standard e onestamente non capisco in base a quale criterio l'hai utilizzato lì, a meno che anche Seita nell'originale non usi per quella specifica frase un giapponese non standard.
Se il tuo criterio di scelta, come sembra, è basato sul fatto che il corretto "salire in spalla" ti dava l'idea di un'azione leggermente diversa da quella che avviene nel film, mi hai già risposto.
Come ho già scritto, nell'italiano sub-standard esistono tutte le versioni incrociate di costruzioni e numeri (plurali-singolari). Ho usato dunque la versione che ho ritenuto più confacente.
nodisco ha scritto:
Shito ha scritto:Sullo 'spiacere', comunque, credo che in italiano permanga il senso di 'non piacere, non volere', specie in determinate costruzioni. D'altro canto Treccani riporta:

Più com. che dispiacere nel sign. di causare grave dolore o amarezza, provocare un forte risentimento, una reazione grave ma giustificata: il suo contegno sprezzante e offensivo spiacque a tutti; certo, spiace vedere tanta ingratitudine.

No?
No.
Sempre citando la Treccani, per il verbo Spiacere è riportato

Variante di dispiacere, nel sign. di non piacere e di essere causa di rammarico, di dolore o di disappunto, com. soprattutto nell’uso ant. e letter., o comunque elevato

mentre in quella frase è utilizzato solo come contrario di piacere in risposta al "Il rifugio non mi va" di Setsuko.
Il fatto che tu creda che in quel verbo permanga il senso di 'non piacere, non volere' è una supposizione tua.
Sbagli. Il senso che tu riporti da Treccani è uno, quello che riportavo io è un altro. Entrambi presenti. L'uno non esclude l'altro. Il che implicita che io, per validare l'ammissibilità di una forma, non dovessi riportarle entrambe, mente tu, per proporre l'inammissibilità di un forma, riportando solo l'altra sei poco corretto.
nodisco ha scritto:
Shito ha scritto:Daijobu è proprio la forma più semplice per "a posto", come dire "va tutto bene", "è ok", ecc. Non significa 'al sicuro'. Al sicuro si può dire eccome in giapponese, anche in più di un modo. Ma Seita non sta dicendo che al rifugio si è al sicuro, sta dicendo che "IL rifugio è OK anche con una bomba da XXXchili" - oppure "qui siamo a posto" come dire smettiamo di correre, qui va bene, è ok fermarsi qui.
Il problema è che in italiano "a posto" viene usato in una ampia gamma di situazioni che non credo proprio coincidano con quelle in cui in giapponese di usa "daijobu": una delle più comuni è "mettere a posto", che da quel che ho trovato in giapponese non si esprime utilizzando quel termine, per non parlare poi del fatto che "posto" implica il concetto di luogo fisico.
Usando "a posto" per quello che in in inglese sarebbe "ok" in quella frase si aggiungono una serie di sfumature che possono solo confondere e distrarre, e non c'è alcuna informazione aggiunta sulla lingua d'origine perché in giapponese in quella parola non c'è il concetto di "posto" come spazio fisico, quella è una caratteristica della locuzione italiana.
No vedo perché mai darebbe un problema. Questa non coincidenza dell'intera gamma semantica di un significate è ovvia e vale per qualsiasi parola. Quindi?

Il fatto che usare "a posto" (non 'posto', per Diana!)introduca "no una serie di sfumature che possono solo confondere e distrarre" è una tua illazione.

E' semplicemente un modo corretto e semplice per rendere "daijoubu". "Al sicuro", invece, non lo è. Perché è altra cosa.
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shi no Tenshi »

Però secondo me in molti non propongono "alternative di adattamento" con intenti malvagi di sovra-elaborazione. Magari alcuni sì, ma in altri casi si parte dal presupposto che un'opera, in originale, sia stata pensata in una determinata lingua, e se l'opera fosse stata scritta in italiano, anzichè in quella lingua, le parole scelte sarebbero state diverse. Ora, certo, convengo anch'io (e tutti dovrebbero convenirne) che nessuno può permettersi di "immaginare" che parole avrebbero potuto scegliere gli autori originali, non potendo sostituirsi a loro, ed è anche indubbio che, se l'opera fosse stata concepita in italiano, non solo la lingua sarebbe stata diversa, ma tutto il contenuto e lo strato culturale di cui è intriso ogni elemento avrebbero fatto prendere al tutto piaghe totalmente differenti; questo perché, chiaramente, un'opera (alcune più di altre) è strettamente legata alla cultura da cui è partita.

Ma, pur tuttavia, il processo di adattamento è proprio legato a questo sottile confine.
Tu stesso, Shito, in qualità di adattatore hai scelto che "A dire che ti spiace" era più efficacie di "A dire cose simili". Questo perché, naturalmente, due lingue non possono coincidere completamente. L'adattamento si basa proprio su questo (tra le sue funzioni principali), altrimenti è mera traduzione. Molti adattatori sovra-elaborano, e vanno per i cavoli loro, verissimo, ma partendo da un presupposto non errato: quello di elaborare la forma ed il contenuto nella lingua italiana, che è un processo, purtroppo, inevitabilmente soggettivo. O meglio, si basa su l'oggettività di una persona la cui visione dell'oggettività è soggettiva proprio perchè è una persona imperfetta dotata di limitate facoltà di conoscenza e di giudizio (qualità cui è condannato qualunque essere umano).
Quindi, quello da chiedersi non è esattamente "che parole ci starebbero bene, secondo me", ma piuttosto "che parole ci stanno bene, secondo quella che secondo me è l'oggettività." ma questa concezione di oggettività varia da persona a persona. Poi, vabè, ok, in generale ci sono anche quelli che percepiscono che c'è qualcosa che non va, ma non riescono a dare forma al loro pensiero, oppure ci sono i cretini e basta che danno forma al loro pensiero prima ancora di aver provato a plasmarlo.

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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shito »

Il punto che "a dire cose simili", che secondo me è la traduzione più precisa/corretta, esclude il concetto di 'rifiuto' incluso in 'se non ti va' o 'se ti spiace', che era invece stato espresso nella traduzione di Francesco Prandoni.
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shi no Tenshi »

Comunque, secondo me, il traduttore ha "gabbato" l'adattatore. Nel senso che si è spinto al passo successivo per approssimazione compiendo già un mezzo adattamento. "Se dici così --> dici così = dici che non ti va" - ergo - "Se dici che non ti va" - tagliamo la testa al toro - "Se non ti va".
Non è la stessa cosa, ma per me il traduttore ha proprio dato per scontato che fosse la stessa cosa e ci è passato sopra.
Poi non conosco Prandoni, se è una persona precisa e metodica allora no, sto volando con la fantasia.

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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shito »

Sì, è quello che penso anch'io. Credo che Prandoni abbia 'esplicitato' il riferimento di 'sonaina' -> 'sonna' -> 'a quel modo, di quel genere' e il riferimento è a 'iyaya' di Setsuko, quindi...

D'altro canto, c'è il 'sonna', non un 'sono', ovvero c'è un aggettivazione dimostrativa con connotazione quantitativo-qualitativa. Da cui il mio 'tanto', per non perdere nulla. ^^;

Certo poi con il dialetto di mezzo non ho potuto escludere che il copione cartaceo (in disponibilità di Prandoni, ma non mia) esplicitasse qualcosa o fosse persino diverso rispetto ai sottotitoli. :-/
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Heimdall »

Ragazzi, Haku, Nodisco e compagnia: diosanto, che pesantezza.

Sono la bellezza di venti pagine che assisto a questo stillicidio. V E N T I pagine e il film ancora non è uscito. Venti pagine di gnignì e gnignò sulle virgole, sulla correttezza vera o presunta di espressioni che - anche nell'originale - sono della lingua parlata e, in quanto tali, soggette a variazioni anche arbitrarie, persino in bocca allo stesso parlante. Venti pagine di quadrisezionamento del capello basate esclusivamente su due o tre clip di pochi secondi l'una.

Venti pagine di niente.

Intendiamoci: è il mio parere personale. Volete andare avanti altre venti pagine? Liberissimi ma, sinceramente, vorrei solo far notare che, magari con qualche spigolosità verbale o caratteriale, Gualtiero "Shito" Cannarsi in questi anni ha messo in mostra una disponibilità e una pazienza sovrumane a spiegare ogni singola scelta, ogni anfratto più recondito delle sue decisioni, non sottraendosi mai - dico mai! - al dialogo con chicchessia, uscendo a testa alta da ogni confronto nel merito, tant'è che ai vari interlocutori di turno, una volta visti dissolti i loro argomenti, normalmente non resta che glissare e attendere la successiva polemica, ripartendo sempre dalla casella iniziale, in un ripetitivo, grottesco e sfiancante gioco dell'oca.

Ma perché non andate a chiedere agli altri traduttori e adattatori di assumersi così nel dettaglio la responsabilità delle proprie scelte? Andatelo a chiedere alla Disney che, quando combinò il casino inserendo il doppiaggio sbagliato nel dvd del "Re Leone", arrivò a chiudere il proprio forum ufficiale pur di non dare conto alla marea di proteste che si era levata da parte dei fans. Andatelo a chiedere a quello che si è inventato la guerra dei quoti, la principessa Leila e Ian Solo; andate da quelli che hanno deciso che Kabuto Kōji doveva essere Ryo in "Mazinga Z" e Alcor in "Goldrake", o da quelli che chiamavano "torta al cioccolato" il sushi e facevano parlare di prezzi in "lire" i personaggi che vivevano a Tokyo. Andate da quelli che hanno fatto "Warriors of the Wind".

Sono più di trent'anni che sono appassionato di animazione giapponese e quasi altrettanti che discuto con gli altri appassionati a proposito degli scempi perpetrati dagli adattatori, dai "leggendari" doppiatori degli anni Settanta e Ottanta che doppiavano un tanto al chilo, inventandosi alabarde spaziali mitiche quanto arbitrarie (oh già, tranquilli, ché poi vi porto la Girella), a quelli più recenti che soffrono di horror vacui, aggiungendo battute laddove non ce ne sono del tutto, o cambiandole a piacimento perché sennò laggente non capiscono. Sostenete che non avete capito "Mononoke" doppiato da Gualtiero? Ma io dico che era la versione precedente ad essere incomprensibile giacché, con la sua voglia di "semplicità", aveva finito non solo per banalizzare una serie di situazioni che erano estremamente più complesse in originale, ma anche per rendere - quella sì - del tutto incomprensibili le motivazioni dell'agire dei vari personaggi.

Sono trent'anni che esigo rispetto in qualità di fruitore di opere dell'ingegno, opere che vorrei avere la grazia di godere senza che qualche personalità si frapponga tra me e l'autore originale. Gualtiero questo rispetto me lo dà, lo dà a noi tutti spettatori, facendo come i migliori pedagoghi e togliendoci a un certo punto le rotelline dal lato della bicicletta: si cade, si pesta il grugno, se si è capricciosi ci si incazza e si mette il muso: "Non vojo più!", ma poi si impara a pedalare.

Ma a voi interessano davvero i film dello Studio Ghibli? Sinceramente.

Se sì, allora perché non ne parlate? Parlate dei film, degli autori, intendo: improvvisarvi cruscanti in libera uscita domenicale non è parlare dei film.

Con tutti i suoi limiti e quant'altro gli si voglia imputare, magari anche con qualche imprecisione, con qualche scelta linguistica e lessicale che anche a me talora, sulle prime, è parsa "legnosa" e difficile da accettare, "Shito" Cannarsi è oggettivamente una delle persona più competenti al mondo in materia di Studio Ghibli, di Takahata e di Miyazaki; sicuramente la più competente in Italia. Ha ascoltato decine di interviste, letto centinaia di articoli, svolto migliaia di ricerche su questi autori, attingendo alle fonti originali e a quelle in lingua inglese e francese, confrontando, studiando e sottoponendo a verifica con un'acribia auspicabile in tutti gli studiosi e tutti i professionisti ma invero unica nel suo genere.

Ma perché non gli fate domande sui contenuti, sul perché delle scelte degli autori, sulle sfumature della trama, sulla genesi delle opere, sulle ragioni delle scelte linguistiche in originale? Potrebbe raccontarvi cose inedite, darvi spiegazioni che non ascoltereste in cento vite. A me piace fare così e, personalmente, non mi sento né mi sono mai sentito minimamente sminuito dal riconoscere a chi ne sa più di me maggiori autorità e autorevolezza: amo ascoltare e imparare. A molti di quelli che scrivono qui ultimamente, evidentemente no: a troppi piace fare la ruota di pavone con le due parole difficili che conoscono, contestando Gualtiero e cadendo inesorabilmente per paradosso nella più triste delle sue caricature, preferendo una risposta sarcastica a un dibattito ben strutturato su contenuti e significati delle opere.

Ma soprattutto, con questo continuo rumore di fondo, togliendo agli altri il piacere di leggere, capire e informarsi, che sarebbe poi lo scopo principale dell'esistenza di queste pagine.
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Re: Hotaru no Haka - precisamente in italiano

Messaggio da Shito »

Un paio di contributi, o meglio due 'pezzi' di uno stesso contributo, girati al recente Lucca Comics.

La faccia e la voce sono quello che sono, ahinoi, ma credo che il montaggio e la selezione delle parti incluse nei filmati sia molto oculata. Cosa non da poco!

Personalmente, trovo il secondo contributo più interessante, per quanto siano argomenti ormai assai triti. ^^;

http://gamesurf.tiscali.it/video/featur ... 78-lo.html

http://cinema.everyeye.it/notizie/la-to ... 43130.html

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Qui invece un contributo testuale, raccolto sempre nella stessa sede:

http://www.comingsoon.it/news/?source=cinema&key=51730
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