fan fic - Nausicaa della Valle del Vento

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naushika
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fan fic - Nausicaa della Valle del Vento

Messaggio da naushika »

ho iniziato a scrivere una Fan Fics ( racconto amatoriale e non ufficiale) su Nausicaa e i suoi personaggi!!! premetto che la storia si ambienta un anno prima delle vicende del manga e non ha alcun legame diretto con la trama del manga quindi non preoccupatevi di eventuali spoiler che rovinino la lettura di questo CAPOLAVORO ( almeno per me! ). Io in questo topic mettero di volta in volta parti del racconto e quindi avviso che possono essere post abbastanza lunghi. Comunque faccio qst esperimento! siete pronti?...


FUGA PER LA LIBERTA'

La bianca luce entrava gradualmente nella buia stanza. Il cono luminoso era proiettata da una finestra finemente lavorata che si apriva su una vallata estesa e circondata da grandi pareti di roccia. Le ante intarsiate e fatte di pregiato legno dell’ampio arco di dura pietra indicavano che chi si affacciava doveva essere di alto rango. Entrava nel vano una fresca brezza attraverso il profondo cono luminoso.
L’aria era calda ma priva delle terribili Spore che avevano portato con sé il terribile Mare della Putrefazione che aveva ormai ricoperto il mondo in meno di un millennio. Le montagne che circondavano la valle la proteggevano dai letali miasmi e poco lontano da essa c’era un grande mare da dove veniva un vento che disperdeva le spore altrove. La valle era una delle poche oasi di terra ancora non divorata dai funghi velenosi ed era abitata da una ristretta comunità governata da una piccola monarchia locale. Una rocca con due torri dalla cui cime giravano grandi pale di antichi mulini a vento sovrastava la valle ed era la sede del Regno della Valle del Vento. La finestra era fra quelle più in alto della torre sinistra ed apparteneva all’unica figlia del Re. Il Re era vecchio ma per niente indebolito e reggeva con mano saldissima il piccolo staterello circondato da potenti reami ostili ed era conosciuto dai più come Jhil il Grande. Egli aveva sofferto molto per la morte della sua amatissima regina morta per una malattia sconosciuta dopo che ella aveva dato alla luce numerosi figli anche essi morti dello stesso morbo. Fra tutti era sopravvissuta solo un'unica figlia alla quale era stato dato il nome di Nausicaa. Ella crebbe forte e animata di grande carattere e forza d’animo sotto la tutela del suo mentore Yupa detto Tempesta di Spade per la sua quasi disumana abilità con le lame di ceramica.
La luce ormai aveva raggiunto i piedi del letto della principessa e già le lenzuola si mossero facendo cadere a terra un libro e pergamene che Nausicaa aveva portato con sé e studiato la sera prima. Nel momento stesso in cui i testi di studio caddero sul suolo Ella si sollevò stiracchiandosi energicamente.
Nausicaa strofinandosi delicatamente il viso contemplava il cielo luminoso e dello stesso colore dei bulbi oculari degli Oh-Mu meglio conosciuti come i temuti Vermi-Re che suscitavano in lei passione e venerazione. La principessa ricordava ancora lo spettacolo di schiere senza fine di Vermi marciare compatte fra le dune desertiche quando venne portata una volta da suo padre a bordo di un apparecchio volante. Mentre si lavò il dolce viso vedeva nello specchio quello che assisté in quel magico momento: lei in braccio al Re e circondata da tutte le parti da navi volanti delle più disparate dimensioni e assai numerose così come lei ricordava. La flotta aerea seguiva attentamente la rotta presa dal minaccioso branco e quando si avvide che si era fermato lontano dai confini del Regno ella ricordò pure che le navi volanti grandi come città sospese nell’aria virarono rumorosamente e lentamente salutando con vessilli multicolori suo padre e i suoi fedeli. Quando tornarono felicemente nella valle era ancora piccola e seppe solo che stata l’ultima volta che i regni vicini e la Valle unirono gli sforzi per allontanare i Vermi dalle terre civilizzate e Jhil era raggiante come non si era mai visto prima e ricordò che indisse grandi festeggiamenti e balli per giorni e lui stesso una volta passò notti ubriacandosi allegramente con il suo più grande amico Yupa.
Si asciugò la rossa chioma rammentando che erano passati ormai anni da quello storico giorno e gli uomini erano tornati a trucidarsi a vicenda per questioni che lei, sospirando, trovò assurde e insensate. La valle era piccola e riconosceva formalmente l’autorità del Regno di Tolmekia e talvolta gli forniva servizi e prometteva lealtà contro il suo potente nemico L’Impero di Dorok con il quale confinava.
Sentì bussare alla porta quando si chiuse la giubba e vide che alla soglia era presente Mito che da un po’ di tempo che le insegnava i rudimenti del volo dell’apparecchio volante regalatole da suo padre : “principessa! Non vorrei darle disturbo ma Sua Maestà, vostro padre, mi ha ordinato di portarvi da lui…vi prego di seguirmi altezza” e lei sorrise intenerita dell’eccessiva riverenza del suo vecchio maestro di Volo e annuì appena con il capo nascondendo a stento l’emozione. “ cosa può succedere tanto da poter spingere mio padre a chiamarmi così presto?” pensò Nausicaa mentre uscì dalla camera salendo le scale con Mito fino all’uscio delle camere personali del Re.
Jhil l’aspettò assiso su un vecchio seggio sovrastato da un grande e pesante drappo che raffigurava una sorta di giglio dal quale le estremità terminavano a punta come un ancora rovesciata: Il drappo era il vessillo reale che portava lo stemma della dinastia della Valle del Vento. Jhil non dimostrava sentire il peso dei suoi anni ma lo indeboliva qualcosa che purtroppo neanche i medici di corte erano a conoscenza.
Nausicaa da tempo aveva notato le sue grandi mani sempre più rigide a mano che il tempo passava e aveva pure provato a capire qualcosa nella biblioteca del castello. La ricerca era stata intensa e per lunghi giorni ma dalle pergamene e dai testi non era riuscita a ricavare nulla se non vaghi cenni ad un morbo portato dalle spore del Mare della Putrefazione. Ella aveva saputo che Yupa aveva lasciato il castello da molte lune nell’intenzione di conoscere cosa era successo alle terre al di là delle montagne e ancora provava il rimorso di non averlo saputo prima quello che aveva trovato nella biblioteca per avere da lui un opinione vista la sua esperienza.
“Figlia mia, vieni qui…vieni” disse il Re alzando gravemente la sua pesante mano destra. Nausicaa si avvicinò lentamente a capo chino e con mani unite ma non per servilismo ma per profondo rispetto per il suo Re che è tale suo padre. “Padre, sono qui, sono pronta…c’è qualcosa che devo fare, padre?”. Gli occhi di Jhil per un attimo brillarono per poi spegnersi lentamente sotto le folte e candide sopracciglia e il Re parlò ancora “ gioia del mio cuore…Nausicaa.. sai che mi sei rimasta solo tu fra tutti i miei figli…ti ho educata e addestrata per diventare un giorno la regina della Valle…sai che è importante per la sopravvivenza della nostra terra mantenere funzionanti le navi volanti che disponiamo..”. Nausicaa annuì ricordando che diversi apparecchi di un antica civiltà ormai estinta erano rimasti utilizzabili e solo grazie ad essi si poteva riuscire a tenere testa alle grandi navi da battaglia volanti di Tolmekia e Dorok: Gli apparecchi erano piccoli e maneggevoli ma le loro dimensioni consentivano comunque di avere un armamento di primo ordine quale un cannone che tirava proiettili letali per qualsiasi corazzata e questi erano conosciuti come “gunship”. Jhil riprese a parlare “ i nostri gunship hanno ormai più di cinquecento anni e stanno aumentando di giorno in giorno casi di malfunzionamento e rottura dei delicatissimi motori e nonostante tutti gli sforzi è sempre più difficile tenere sotto controllo il problema…voglio che tu vada a Pejite per richiedere loro assistenza in nome della antica alleanza che ci unisce”. Mito accorse a sostenere Jhil che si era levato dal seggio richiamando la principessa ad aiutarlo a sostenere il sovrano. Jhil si mantenne in piedi e stringendosi alla figlia le raccomandò di fare attenzione perché è il momento in cui doveva far valere tutto quello che aveva imparato e di dimostrare di essere degna erede della corona. Nausicaa non nascose la preoccupazione per le sue condizioni di salute ma Jhil a quel pensiero sorrise affettuosamente e carezzandole i capelli cercò di tranquilizzarla affermando che il grande male che gli divorava il corpo non aveva minimamente intaccato il suo spirito e la sua voglia di vivere fino in fondo per il bene di lei e del suo popolo. Mito era commosso e sentì il bisogno di stargli vicino e di assisterlo ma sostenne il sovrano in rispettoso silenzio seguendo l’esempio della figlia che mantenne il fiero portamento nonostante ella trattenesse dentro il desiderio di piangere : Il pianto non era permesso in pubblico da parte della principessa e figlia di un Re. Nausicaa sì avvicinò ancora e con delicatezza e amore aiutò Jhil a risiedere sul trono e promise solennemente di partire per Pejite. Mito intervenne “Mio Re, la supplico di accompagnare vostra figlia nel viaggio…ha bisogno di protezione e consiglio per affrontare i pericoli…mio signore la prego di lasciarmi partire con lei!” e il Re lo guardò con occhi all’apparenza annebbiati “ Mito, mio fedele servo e amico, accoglierei con gioia la sua supplica di aiuto assai nobile e degna di ogni elogio ma vorrei che si recasse solo mia figlia a Pejite..”. Nausicaa si avvicinò e interloquì “ Padre… devo andare da sola senza scorta? Non è una delegazione ufficiale?” al che Jhil rispose stringendole la mano “ Nausicaa. ancora una volta le nubi della guerra si stanno addensando all’orizzonte…” sospirando continuò “ Tolmekia e Dorok sono di nuovo ai ferri corti…presto le terre di confine compreso la nostra valle diventeranno campi di battaglia…è necessario..” tossì e ancora “ ..è necessario inviare segretamente una richiesta di aiuto a Pejite…”. Mito inarcò le sopracciglia “ Mio signore…perché segretamente? Abbiamo il diritto di chiedere ufficialmente la loro alleanza! Il nostro trattato è ancora valido…”. Nausicaa comprese subito l’intendimento del padre “ Mito! La guerra è alle porte! se mandiamo ambasciatori o altri rappresentanti alla loro città Tolmekia ne verrà inevitabilmente a conoscenza della nostra vulnerabilità e niente potrà fermarli se vorranno invaderci!..” e a queste parole Jhil annuì soddisfatto della prontezza della figlia e confermò quello che lei aveva già intuito. Il Re mollando la stretta alla mano della figlia distese le mani sui braccioli del trono e spiegò la sua missione “ Nausicaa…è questo il tuo compito, devi giungere a Pejite e chiedere al loro Re le seguenti richieste…primo: gli schemi e i disegni dei motori dei gunship…secondo: la promessa di invio futuro dei loro ingegneri e terza e ultima condizione il loro supporto militare in caso di aggressione…da qualunque parte venisse..” . Mito era turbato ma rimase impassibile nel momento che Nausicaa riceveva le istruzioni in silenzio. Jhil concluse “ Nausicaa…ricorda…è la tua prima missione…ma io conto su di te…mi raccomando figlia mia…la segretezza è importante, devi agire in modo che i nostri turbolenti vicini non ne sappiano nulla altrimenti sarà la fine per tutti noi..”. Nausicaa annuì reprimendo a stento l’emozione e giurò “ padre, farò del mio meglio! non preoccuparti…tornerò presto nella valle” e Jhil vide una sua leggera lacrima rigarle il suo candido viso “ Figlia…per me e per tutti sei tu troppo importante…torna soprattutto sana e salva…usa il meheve come ti ha insegnato Mito…lui ora ti accompagnerà ai tetti…ascolta tutti i suoi consigli e segui anche il tuo istinto…sei in gamba e so che ce la farai ed è per questo che affido proprio a te la missione…i Tolmekiani non sospetteranno la tua assenza vista la loro abitudine alle formalità” e sottolineò le sue ultime parole con tono ironico ripensando alla lentezza di comprendonio dei loro generali imbolsiti e insignificanti e all’arroganza dei loro principi che possono diventare la loro stessa rovina. Nausicaa si inchinò con riverenza davanti al suo sovrano dopo il paterno abbraccio del Re e si volse all’uscita della sala seguita da Mito che quasi le corse al cenno d’assenso di Jhil. Il re, al momento in cui Nausicaa gli volse le spalle varcando la soglia, mormorò “ stai attenta Nausicaa…attenta ai lupi e agli sciacalli…vorrei ancora una volta tenerti in braccio e proteggerti ma il mondo ti chiama…vola figlia mia..vola! e torna…”. Mito all’uscio la varcò a sua volta giurando ancora una volta che avrebbe voluto stare vicino a lei come la sua ombra ma comprende la decisione del Re e con un reverenziale inchino chiuse lentamente la porta della sala del signore della valle.

TO BE CONTINUED...
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ma ci sei o ci fai??:)

Messaggio da blueaway »

http://geraldine.feuillien.free.fr/harl ... /index.htm
quando ti consigliai questo link contenente il seguito nn amatoriale di capitan harlok, mi dicesti ke nn ti piacciono le cose nn uficiali .e ora tu ke stai facendo scusa??? 8) cmq brava continua cosi :lol:
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naushika
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Messaggio da naushika »

II PARTE

Rampe di scale li portarono nel ventre del castello. Nausicaa varcò per prima la soglia della sala delle macchine del castello seguita da Mito che riconosceva il caratteristico odore dell’olio e del fuoco. Gli uomini erano sempre in movimento fra ingranaggi, catene e mostri d’acciaio sospirando a piè sospinto. Lo spettacolo dava l’idea di un girone infernale per le ombre brulicanti e lingue di fuoco e ardenti vapori sovrastati dalle enormi ruote dentellate e tubature e scaglie che incontrando i raggi solari dalle alte finestre brillavano. La principessa sollevò il capo già annerito dal fumo e vide subito l’ala bianca sospesa quasi nel vuoto nonostante fossero le catene a sostenerla fissa a diversi metri da terra. C’erano degli uomini che da una piattaforma lavoravano ancora sull’apparecchio e Nausicaa andò incontro a loro. Una delle ombre attorno all’ala bianca si alzò levandosi la maschera di lavoro: era Mirai* l’ingegnere capo. Il vecchio era l’unico che non portava i baffi che gli anziani della Valle solevano portare. Egli, alla vista della giovane e del suo seguito, sorrise e sollevò il sigaro che teneva fra le dita facendo cenno loro di avvicinarsi. “ buona giornata Altezza” e tirando un'altra boccata di sigaro da cui si sollevarono anelli leggeri in alto continuò “ guardi qui e mi dica cos’è” facendo riferimento, divertito, a quello che stava costruendo. Mito seguì lo sguardo della principessa e si trattenne a dire quello che aveva pensato già lei; “ E’ l’Ala bianca” affermò Nausicaa confermando l’ipotesi del Maestro di Volo. Gli occhi di Mirai sembravano illuminarsi e il cero del sigaro diventare più ardente e alla fine l’Ingegnere-capo annuì quasi emozionato “sì Altezza! L’Ala Bianca come è stata comunemente chiamata da voi” e a quelle ultime parole provò la stizza per il barbaro linguaggio dei profani ma non lo diede a vedere e continuò “ io la voglio battezzare Meheve o nell’antico accento Mehve…fra poco sarà tua…Altezza” . Mirai aprì le braccia senza più trattenere l’orgoglio e l’emozione di presentare al mondo la sua geniale invenzione e con un tono che gli tradiva emozione “Altezza…questo…questo RIVOLUZIONERA’ il volo per i prossimi diecimila anni…ditemi che consuma per volare..” e bruciò ancora più forte il cero del sigaro tirando fuori altri anelli ad ogni boccata. Nausicaa era perplessa e guardò attentamente questo strano apparecchio che aveva forma di un antico gabbiano che aveva già visto da qualche tomo in biblioteca sotto lo sguardo divertito di Mirai e stupito di Mito. “ma assomiglia al deltaplano che Mito ha usato per insegnarmi a volare quando ero piccola” esclamò la giovane che comunque sentiva che era qualcosa di più. Mirai annuì gravemente e abbassò il sigaro in basso in direzione del coperchio aperto del ventre dell’apparecchio “ i miei complimenti Altezza… ho basato il mio lavoro sulle tecniche dei deltaplani che usiamo ma non è un deltaplano vero e proprio…e lei già ha già notato perché non è” sorrise stringendo fra i denti il sigaro. Nausicaa osservò il contenuto del nucleo del Meheve “ ha un motore a propulsione e noto che più di pistoni è fatto di trivelle e doppie spirali” e , indicando il complesso reticolato di cavi che circondano un recipiente di forma cilindrica terminante in un imbuto rovesciato sull’apertura avanti dell’apparecchio, “cos’è quello ?” domandò interessata. Mito si avvicinò e intervenne “sembra un piccolo rotore…quello che viene usato per le navi da battaglia di Tolmekia” e trasse soddisfazione di quello che ha intuito dagli occhi brillanti di Mirai. Mirai sbuffò e tossì per un momento poi fece segno di accostare un po’ “ E’ un deltaplano speciale che non vola solamente per spinta delle correnti…il che costringerebbe il pilota a salire sempre ad una cima sufficientemente alta per staccarsi dal suolo..” Nausicaa e Mito si guardarono ripensando alle lunghe corse e rincorse fatte insieme per volare insieme al gunship dei piloti già esperti. Mirai non diede segno di essersi accorto e continuò masticando il sigaro tirando via altri anelli “ in realtà è un vero e proprio motore volante!…un motore però che ha il vantaggio di non consumare nemmeno una goccia di qualsiasi carburante” concluse sogghignando. Nausicaa si mise vicina al motore indicando le componenti “ mi sembra di capire…queste spirali e queste ruote sono disposte avanti tale da mettersi in funzione quando incontrano la corrente discensionale mentre i relè della parte anteriore si mettono in funzione quando al levarsi dell’apparecchio assorbono la corrente fredda…l’incontro fra l’aria calda e aria fredda con l’immissione talvolta di aria compressa genera un azione aerodinamica tale da generare la spinta necessaria per decollare!”. La principessa si mostrò raggiante per esserci arrivata da sola grazie a quello che aveva studiato e appreso da tempo. Mito volle applaudirla ma si contenne; il maestro di volo e sua guardia del corpo non può permettersi di farsi notare troppo tenero con la figlia del Re in pubblico. Mirai anche egli rimase stupito e un po’ intristito per aver perso l’occasione di sfoggiare davanti ad un pubblico incredulo la sua mirabolante invenzione “ che brava figliola, intelligente e sagace come tuo padre ! è praticamente così ma… se volete scusarmi…devo finire il mio lavoro..” e si chinò incrociando le gambe e fece il gesto di recuperare la maschera a terra. Nausicaa si alzò un po’ delusa per non averne saputo di più ma capì l’amarezza provata dall’inventore e guardando ancora il meheve “ posso sapere quando la potrò usare ?”. A quella domanda fatta anche con una certa ansia Mirai si trattenne di rispondere subito meditandoci su sopra. Nausicaa non si mosse e costrinse Mirai a dar vinta e rispose “ il motore non è ancora pronto…l’impianto è delicatissimo e mancano degli elementi a cui ho davvero bisogno..” e non concluse che Nausicaa lo interruppe “ti manca qualcosa che si trova solo a Pejite?” e sorridendo soggiunse “ ti posso aiutare Mirai sto andando laggiù e se vuoi ti porterò tutto quello che hai bisogno”. Il sigaro bruciò tanto da far scottare le dita dell’ingegnere-capo che era rimasto come un sasso a quelle parole. Mito rimase impassibile ma rise dentro per la soddisfazione di vedere il geniale inventore umiliato per aver rivelato le manchevolezze del suo progetto. Nausicaa si sentì subito in colpa per vederlo così abbattuto ma Mirai reagì in modo imprevedibile : si alzò; buttò via il sigaro ormai spento; si volse alla principessa con sguardo enigmatico; di colpo rise di cuore e alfine abbracciò Nausicaa. Lei rimase un po’ sorpresa ma aveva capito che Mirai ha promesso con quel gesto di completare il Meheve tutta per lei appena avrebbe avuto a disposizione i pezzi di motore che si trovavano solo nella città dove proprio lei doveva andarci per conto del padre. L’abbraccio subito si sciolse e Mirai tornò al suo posto di lavoro “ Altezza! che il vento ti porti sempre sulla giusta via…grazie del tuo aiuto, te ne sono grato”. Nausicaa annuì gravemente e incrociò lo sguardo di Mito che stava osservando con attenzione il meheve: “non credo sarà difficile farlo volare e sono sicuro che la principessa è assolutamente in grado di farcela” così si riassumeva i suoi pensieri. La principessa richiamò Mito dai suoi pensieri e si allontanò da Mirai che aveva rimesso la maschera. Nel momento in cui Nausicaa si allontanò raggiunta subito da Mito, Mirai sollevò il capo nella loro direzione rimanendo in silenzio poi ripose lo sguardo sul motore ancora tutto da montare “ Meheve, così ti battezzo…e promettimi che servirai la nostra principessa dovunque ti porti in cielo o in terra…non deludermi” dichiarò solennemente. Il sigaro è spento ma non perse tempo a riaccenderlo e dopo che si alzò un altro anello di fumo Mirai si rimise nuovamente al lavoro; come sempre ha fatto e sempre farà per Nausicaa, per la Valle e per se stesso.

*: Mirai è un personaggio inventato da me
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Messaggio da naushika »

III PARTE

Nausicaa avanzava con passo leggero mescolando l’eco dei suoi passi con il tramestio della stanza. La stanza terminava con una grande balconata che si apriva sulla valle e, a poca distanza del ciglio, stava immobile un apparecchio aereo più grande e più lunga di quello che vide sotto i piedi di Mirai: era un Gunship. Mito la precedette e arrivò a posare la mano sullo scafo del Gunship “ Principessa, sono sicuro che ormai non ho più nulla da insegnarti e ho notato fin troppo la tua quasi innata capacità di pilotare i gunship…ma vorrei essere convinto che tu sei pronta a partire adesso”. Nausicaa gli venne dietro e osservò attentamente l’apparecchio svelando un misto di orgoglio e incertezza : dopotutto era il suo primo viaggio fuori dai confini del regno. " “ E’ magnifico, mito…” disse e camminò lentamente e circolarmente al gunship tenendo d’occhio ogni minimo dettaglio. Nell’istante medesimo in cui lei pose il piede sulla scaletta apparve un gruppo di uomini risoluti e recanti fra le mani tubature terminanti in un insieme di cilindri di ceramica annerita. Nausicaa scese e li salutò rispettosamente: erano tecnici addetti alla manutenzione e preparazione dei gunship per la partenza. “principessa siamo felici di aiutarla e servirla, provvederemo subito a preparare il vostro gunship...” si presentò il responsabile del gruppo poco più giovane di Mito ma molto più piccolo e non meno robusto di lui. Nausicaa gli strinse le mani ringraziandolo gentilmente per l’aiuto prontamente offertole come se essi fosse già al corrente del suo viaggio. Gli uomini sembravano accanirsi sul mucchio di tubi gommosi e pulsanti e Nausicaa, sempre affascinata da questo spettacolo, li osservava, da una rispettosa distanza, lanciarsi tutti insieme sul gunship. Ognuno di loro apriva sportellini e controllava e agganciava e ogni azione era preceduta da ordini secchi e rapidi scambi di informazioni con una tale agilità e determinazione che anche Mito ne rimaneva quasi interdetto. Il grosso apparecchio era già circondata da uomini e tubature e un secondo dopo già emise un sommesso brontolio seguito da sottili scie di fumo bianco scaturite dal retro e dalle ali dell’apparecchio. Nausicaa tirò su i guanti dalla cintura e si assicurò ben strette le ghette e stava studiando l’orizzonte quando Mito ricomparve stringendo in una mano una saccoccia e nell’altra mano una pergamena. La principessa si volse e il suo maestro spiegò “ il viaggio in linea d’aria non dovrebbe essere lungo ma voglio darti questa” e ponendo in mano il sacco che l’aprì “ queste sono pietre di Lathril…sono abbastanza per persuadere i principi di Pejite ad accettare le nostre richieste, sai cosa fare..” e poi alzò la pergamena tenuta in mano “ questa…è la migliore mappa della provincia reale di Pejite e dei dintorni…non è una mappa comune come vedi…sono indicati perlopiù le correnti aeree e le zone contaminate dalle spore che ti saranno di grande aiuto per evitare eventuali pericoli”. Nausicaa prese la mappa con entrambe le mani e la studiò rapidamente e annuì. Mito continuò “ ti ho addestrata io stesso…stai sempre attenta a pilotarlo…è antichissimo e, nonostante la sua robustezza e la sua velocità, non deve subire troppe sollecitazioni altrimenti rischia di spaccarsi…ricorda anche che può sparare solo tre colpi…usali con molta attenzione se è necessario altrimenti è di rigore evitare uno scontro con le navi da battaglia”. Nausicaa ascoltava in silenzio e al cenno di Mito fece vedere la maschera assicurata insieme al berretto dietro la nuca. “E’ inutile richiamarti alla cruciale importanza di questa maschera, sai riconoscere con prontezza la minaccia dei miasmi velenosi e già molte volte hai attraversato il Mare della Putrefazione” sorrise e continuo “ tienila d’occhio mi raccomando, principessa”. Nausicaa stringeva fra le dita la maschera “ sì, non preoccuparti…sarò attenta”.
In quel momento sopraggiunse il capomacchine, circondato dai suoi compagni, indicando il Gunship con grande soddisfazione “ Altezza ,è messa a punto…il carburante è sufficiente per il volo di andata e ritorno, le abbiamo messo a disposizione le munizioni del cannone e abbiamo riparato il booster”. Il booster era una parte meccanica dell’apparecchio che consentiva in tempi brevi di raggiungere alte velocità per alcuni istanti e serviva per fronteggiare la potenza di fuoco delle navi da battaglia ma questo espediente era ritenuto pericoloso perché l’apparecchio poteva sempre rompersi. Nausicaa accettò l’invito a salire a bordo e sotto gli occhi attenti di Mito, ascoltava un tecnico che le informava di tutte le condizioni dell’apparecchio confrontate con le condizioni atmosferiche compreso utili consigli per ottenere la massima efficienza di volo. Mito le avvicinò “ mi raccomando Altezza, tieni d’occhio la linea d’orizzonte e non fare voli radenti e cerca di evitare brusche accelerazioni…soprattutto appena superate le montagne…come vedi è una zona aerea con un atmosfera particolarmente densa e correnti calde di elevata pressione che possono determinare violenti attriti sull’apparecchio…devi percorrere questo tratto fendendo l’aria a basse velocità…”. Nausicaa tenne conto delle informazioni ricevute e. mentre Mito le forniva altri dati, controllava l’efficienza delle manopole e picchettava i quadranti per verifiche tecniche e studiava il livello energetico e lo stato del parabrezza da sola. Il Gunship iniziò a ruggire e le scie divennero sempre più dense e Nausicaa in quel momento attivò i comandi, abbassò alcune levette e annuì agli operatori di staccare i blocchi alle ruote. Nausicaa si sporse e salutò affettuosamente Mito che apprensivo le disse “ torna appena possibile, mia principessa, ti aspettiamo!”. I tecnici avevano levato i blocchi e spianata la pista e davano l’OK. Da una torretta al lato della balconata un altro tecnico confermò le condizioni favorevoli per la partenza. Nausicaa abbassò il berretto e si aggiustò le lenti agli occhi e si sporse di un lato salutando con il suo tipico gesto del pollice Mito che staccò la scaletta e si allontanava senza staccarle lo sguardo apprensivo. Il ruggito crebbe di momento in momento coprendo tutti i rumori dell’officina. Tutti gli uomini lasciarono per un momento le loro postazioni e salutarono la principessa che stava per lasciare la valle per conto del loro Re. Nausicaa abbassò la manopola lentamente e spinse i pedali ai suoi piedi e così fece muovere lentamente in avanti l’apparecchio che continuava ad emettere scie sempre più bianche e ben più sottili. La mano rapida della principessa abbassò altre levette e dal cockpit apparve alcune luci rosse segnalanti l’accensione dei vettori. Da quel momento il ruggito divenne un rumore simile ad un risucchio misto ad un ululato e dal retro dell’apparecchio spuntò una lingua violacea e ardente. I presenti attorno si allontanarono coprendosi la bocca mentre l’aria sembrò incendiarsi per l’improvvisa vampata. Nausicaa contò silenziosamente senza staccare lo sguardo dall’operatore della torretta e dai quadranti le cui lancette vibrarono sensibilmente. Le mani strinsero la manopola sempre più in basso e la principessa attese. Il Gunship sembrò come se fosse un drago appena soggiogato e Nausicaa sulla sella in delicato equilibrio su se stessa. Gli suoi occhi erano fissati sull’uomo che teneva la mano abbassata mentre osservava le apparecchiature fissate in cima alla torre. La mano poi si alzò e si aprì tutta e con il suo sguardo le diede un segnale. Nausicaa annuì severamente e aumentò l’andatura del motore e spinse lentamente di più il gunship sul ciglio della balconata e poi si fermò continuando ad emettere la fiammata sempre più lunga e calda. Le dita della mano dell’uomo si abbassarono come se egli contasse e Nausicaa alzò appena la manopola puntando in giù la parte anteriore dell’apparecchio. L’uomo si volse e vide finalmente che le apparecchiature davano il segno che aspettava e abbassò la mano velocemente allontanandosi. Nausicaa schiacciò a fondo i pedali e strinse la manopola immobile e il gunship avanzò velocemente in avanti. La corsa terminò bruscamente poco prima del ciglio quando lei tirò indietro la manopola facendo staccare le ruote dal suolo. Il Gunship virò in alto fra le urla degli uomini che la salutarono compreso Mito che guardò il Gunship levarsi sempre più in alto. Nausicaa si rimise subito dalla spinta del decollo e tirò lentamente in avanti la manopola e lasciò morbidamente la pressione sui pedali e così facendo il Gunship interruppe bruscamente l’accelerazione e la lingua fiammante sparì lasciando al suo posto le consuete scie fuoriuscenti dalle ali. Nausicaa fece un ampia cabrata e guardò il castello allontanarsi velocemente poi riportò l’apparecchio sull’asse perpendicolare di volo e con alcuni gesti mantenne l’andatura costante dei giri del motore e alzò lo sguardo quasi accecata dal sole “ come è luminosa” pensò. Ella recuperò la concentrazione e con rapide e brevi manovre portò il gunship sempre più in alto. Il paesaggio sembrò rimpicciolissi e l’orizzonte farsi più ampio e piatto. Le case della Valle le apparvero come miniature e persino il castello le sembrò un giocattolo e sentì un brivido: era freddo o paura?. Sentì su tutto il suo corpo l’aria diventare sempre più fredda e sferzava anche con grande forza facendola provare tutta la impotenza e vulnerabilità di fronte alla potenza della Natura. La natura ,se disturbata, poteva far estinguere l’umanità se continuava essa a non rispettarla pensò fra sé Nausicaa che lasciò quasi librare l’apparecchio come se cullata dalle correnti d’aria.
Mito, prima di allontanarsi, alzò lo sguardo e vide Nausicaa sparire come una stella luminosa in un cielo azzurro come il mare che, allo stesso modo, era diventato ostile , come se vendicativo, nei confronti dell’Uomo.

TO BE CONTINUED...
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IV PARTE

Sentì di aver raggiunto una quota abbastanza alta. Ella, fissando il quadrante dell’altimetro, calcolò mentalmente il rapporto velocità e la disponibilità di carburante rimasta con la conclusione di poter raggiungere Pejite nella fine della giornata. Aspettò ancora alcuni istanti e infine si decise di tirare indietro il berretto liberando la chioma trattenuta al vento. La mano libera riordinava i capelli e Nausicaa si cullava del sommesso brontolio del motore che girava a pieno ritmo come se fosse stata costruito da quel momento e non da secoli come lo era in realtà. Il cielo le sembrava una volta infinita e sentiva che qualcosa avrebbe impedito agli uomini di superare quel velo azzurrino per raggiungere altri cieli e forse altri mondi. Le si avvicinava in alto una fitta coltre nuvolosa che copriva con la sua ombra tutte le terre fino al curvo orizzonte. Si mise la maschera e spinse indietro la manopola alzando il Gunship verso l’alto. L’apparecchio, che ha servito l’uomo per quasi mille anni, ubbidì al comando prontamente quasi ruggendo. Una fiammata e poi un'altra fiammata portarono il Gunship a squarciare le nubi finchè Nausicaa, abbassando la manopola, ristabilì l’asse di volo. Il Gunship, lacerato il sottile velo, sembrò galleggiare su un infinito mare bianco come il latte e accecante come uno specchio d’acqua sotto il sole. I rossi capelli non più si mossero e la calma intorno le sembrò quasi irreale. Solo la voce del Gunship rompeva il silenzio sul tetto sul mondo. Nausicaa abbassò l’asse tale da fendere delicatamente la lieve e candida superficie e intravide il Sole fare capolino fra le nubi. Le forme erano sempre temporanee e irregolari e talvolta diventavano mostruosi cumuli di immani proporzioni per poi dissolversi in disordinati circoli e caotiche spirali sospese nell’aria. Talvolta attraversò autentiche gallerie illuminate da sottili coni luminosi e talvolta intravedeva a sprazzi le verdi superfici delle terre sottostanti. Il paesaggio sembrò mutare a grandi distanze e più cercava di guardare lontano più notava la fissità delle colonne nuvolose. Non sentiva il gelo né le mancò l’aria grazie ai filtri e ad altri misteriosi marchingegni della maschera in realtà antica reliquia di un lontanissimo passato. Le pesava però l’immobilità del mondo che le circondava e stava pensando di scendere di quota quando bruscamente, per istinto più che per coscienza, virò a destra. Le nubi appena si mossero spinte da qualcosa. Nausicaa rimise sull’asse il Gunship appena in tempo per scorgere un bagliore luminoso fendere le bianche creste del cielo. Ella tirò in avanti l’apparecchio che come una freccia si lanciò in alto per raggiungere il punto luminoso. Il punto, a mano a mano che veniva raggiunto, diventava sempre più qualcosa che era simile a quello che la principessa pilotava: la stellina luminosa non era altro che un piccolo apparecchio simile al Gunship ma più affusolata e sottile e dotata di un apertura alare più stretta e l’aspetto generale suggeriva dotata di un armamento di tutto rispetto. Le paratie sembravano corazzate e capaci di resistere anche alle cannonate di una nave da battaglia e le sue forme sottili permettevano ad esso di schizzare in tutte le direzione con sveltezza. L’apparecchio era di colore sanguigno e portava sulla fusoliera uno stemma che Nausicaa riconobbe subito: i tre soli di Pejite. Dalla carlinga stretta si sporse una faccia da cui espressione era celata da spesse lenti e dalla maschera e in un attimo il piccolo apparecchio rallentò la corsa e scese affianco al Gunship. Nausicaa comprese il segno di pace e lasciò il pollice sul pulsante di fuoco e lo lasciò che si avvicinasse. Quando gli aerei si allinearono a fianco a fianco alla medesima velocità di crociera il pilota si sporse di nuovo e la intimò “ chi sei? sei entrata nello spazio aereo del principato di Pejite…vieni dal Regno della Valle del Vento? So che siamo alleati ma vi chiedo il vostro nome e dove andate altrimenti sarò costretto a rimandarvi fuori dai confini e…in caso di rifiuto sarò costretto ad abbattervi”. Nausicaa rispose “ Vengo dal Regno della Valle del Vento e porto con me un messaggio da parte del Re per i Signori della Città di Pejite…altro non posso dirvi perché così mi è stato ordinato”. Il guardiano di Pejite rimase in silenzio e le spesse lenti ,diventate accecanti contro il sole, non lasciarono trasparire nessuna emozione e dopo parlò “ riconosco la bandiera che portate e quello che dite è vero ma non avete ancora detto il vostro nome…presentatevi!”. La principessa, accigliata, si tenne pronta a reagire “ signora guardia, io non sono nella condizione di rivelarvi né il mio nome né la missione perché così mi è stato ordinato il nostro Re”. La guardia virava lentamente e subito si mise dietro la coda del Gunship con gli armamenti spianati. Nausicaa lo ascoltò mentre virava “ Allora sarò costretto ad abbattervi se non risponderete alla mia domanda…chi siete?”. Nausicaa si preparò allo scontro e le sue dita salde si tenevano a poca distanza dal pulsante di fuoco del cannone principale. Il pilota vide che il Gunship emise nuovamente sottili scie di bianco fiume dalle ali e sentì che in un attimo si sarebbe sposata dalla sua linea di fuoco e l’incertezza allora lo bloccò. Nausicaa continuò a volare diritta seguita dall’apparecchio di Pejite sperando in cuor suo di non affrontare un combattimento…un combattimento in cui per la prima volta sarebbe stata costretta a uccidere un innocente, un alleato. Il sibilo del vermiglio aereo si trasformò in un boato e Nausicaa rivide al suo fianco lo stemma dei tre soli. La maschera del pilota le parlò “ va bene messaggera della Valle del Vento…il cielo di Pejite è grande come è grande la sua forza…i miei signori saranno ben lieti di accoglierla con tutti gli onori in nome dell’antica alleanza che ci unisce…la prego di seguirmi che vi farò da scorta fino alla capitale “. Nausicaa liberò un profondo sospiro e lasciò la pressione nervosa sul pulsante di fuoco. Il Gunship si accodò presto dietro l’apparecchio di Pejite. Nausicaa sorrise sollevata e il suo cuore tornò a battere normalmente “grazie buona guardia, accetto umilmente la vostra scorta” disse con una voce che tradiva una fortissima emozione. Il pilota annuì silenziosamente e, tuffandosi, sparì nel mare bianco. Nausicaa vide lo squarcio aperto e si spinse anche lei nell’abisso. Lo squarcio in un attimo rimase lì poi gli impetuosi venti decisero di sigillarlo. Il momento di caos era finito. Il mare bianco tornò immobile e silenzioso appena sferzato dai venti del mondo.

TO BE CONTINUED...
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V PARTE

Le nubi squarciate si aprirono e rivelarono davanti a lei masse informi di metallo e pietra che coprivano tutta la superficie sottostante. L’istante stava per esserle fatale quando evitò con un improvvisa virata una scheletrica torre che si innalzava più delle altre simili e in completa rovina. L’aviogetto di Pejite aveva rallentato la marcia e si accostò al Gunship. Il giovane pilota disse “queste sono le antiche torri del mondo distrutto dalla Guerra dei Sette Giorni di Fuoco” e con un ampio gesto della mano presentò una distesa infinita di macerie, torri sbrecciate e giganteschi ammassi di pietre che riempivano il desolato paesaggio oltre il più lontano orizzonte. Nausicaa ripulì le lenti che le proteggevano gli occhi e alzò lo sguardo con malcelata meraviglia “ è grandioso tutto questo…ho letto qualcosa di queste rovine e talvolta ho scorto torri simili ma mai così tutti insieme e così grandi!”. Il ragazzo annuì e scese quasi planando fra le rovine. La principessa ne fu colta di sorpresa del repentino gesto e rimase a librare in alto mentre l’apparecchio sfiorava i canali dimenticati dall’Uomo per secoli. Nausicaa vide poi la scintilla continuare ad avanzare e sentì che la stava sfidando come se sentisse da lui parole simili come: “ seguimi se sei così brava a volare mia principessina”. Questa idea di essere sfidata la irritava e nel contempo la divertiva anche perché lei mai ha rifiutato le sfide e men che meno sul volo. Il Gunship emise un ruggito e vomitò dal retro una successiva fiammata violacea tale che un istante dopo il gunship prese una rapidissima discesa tanto da trasformare i sottili pinnacoli della valle in montagne di cemento e selvatica vegetazione. La morte che dominava la città sembrò dileguarsi dopo un tempo intercorso dagli ultimi bagliori dalla Guerra. Nausicaa entrò in una gola dalle cui pareti erano palazzi e case ormai divorate dalla giungla che impietosamente rompeva le strutture e deformava e nascondeva strade, piazze e veicoli. Il colore era di un grigio cemento ma nella corsa Nausicaa notava simboli e grafie particolari che rimandavano ad una lingua dimenticata o trasformata nel tempo.
La corsa continuò spericolata fra strette gole e ripide discese e improvvise cabrate fra acuminate schegge di torri disintegrate. L’aviogetto di Pejite rallentò di un poco la sua marcia e permise di farsi raggiungere da Nausicaa per poi buttarsi dentro una breccia aperta come una ferita nel ventre di una montagna di pietra e cemento. Il Gunship evitò di un pelo lo scontro con la ripida e liscia parete della montagna e Nausicaa notò l’apertura e con un ampia manovra più sicura vi si addentrò. L’oscurità era così fitta che Nausicaa appena notava enormi tubi scoppiati e gradoni giganteschi e colonne così alte che la sommità si perdeva a vista d’occhio. Le dimensioni erano eccezionali e la grandezza di una civiltà era tutta dimostrata. Notava che l’aviogetto era poggiato a terra quasi insignificante fra le titaniche colonne e dunque ridiscese piano fino ad atterrare lungo il duro suolo di marmo spaccato e rovinato dal tempo e dall’incuria.

Le ghette della principessa si posarono morbidamente sul liscio pavimento di pietra e Nausicaa si alzò slacciando la maschera che la ricopriva il volto. Il pilota di Pejite era sceso dall’apparecchio e si era allontanato per raggiungere una collina di materiali e acciaio arrugginito . Nausicaa era incuriosita e si avvicinò “cos’è ? “ e il giovane si volse “ è la chiave della nostra porta” e le ultime parole sottolineate dall’occhiolino. Nausicaa alzò lo sguardo e capì…

Il bizzarro ammasso che aveva notato dapprima come un ammasso di rottami e lamiere accartocciate addossato ad un alta parete era in realtà un colossale terminale della Guerra. Il ragazzo spiegò “ questo è un GATE” e sorrise.

“un…un GATE?” disse Nausicaa e arrossì per la vergogna di non aver studiato abbastanza le reliquie dell’antica Era. Il soldato di Pejite sogghignò come se fosse fiero della sua mostruosa apparecchiatura che invadeva tutta la parete centrale della sala. “ IL GATE è….o meglio era uno dei ventitré terminali d’accesso alla Città prima della Guerra ed era stato progettato per proteggerla da ogni attacco…prima dell’arrivo dei Guerrieri naturalmente..”e concluse abbassando la voce con timore reverenziale per i giganti distruttori del mondo. Nausicaa osservò attentamente e indicò una grande lastra di nero lucido incastonata nella metallica parete e circondata da oscuri quadranti e complicati relè.
Il pilota di Pejite si accorse della sua curiosità e ne era contento di esporle tutta la sua conoscenza in materia:

“Il GATE faceva parte di una rete di cavi colleganti terminali simili a questa e questa rete assumeva la forma di un gigantesco anello di strutture e impianti che racchiudevano il cuore della antica Città” e continuò mentre con un rapido gesto premette alcuni pulsanti “ i nostri antenati dovevano aver pensato bene di creare una specie di difesa permanente…non so ancora bene quale tipo di difesa e contro chi…ma…la cosa certa è che esisteva un dispositivo bellico che racchiudeva saldamente un area parecchio estesa e le tracce rimaste indicavano indiscutibilmente una linea circolare da cui centro doveva essere il nucleo della Città…forse i palazzi dei signori”. Nausicaa quasi sobbalzò quando sentì un rumore come uno scoppio dalla piastra nera “ecco il GATE sembra spento… in realtà è sempre stato in funzione…per più di mille anni…incredibile eh?” e lo schermo dapprima nero prese “vita” e si illuminò tutto emettendo un debole alone fosforescente. La luce generata rese la sala spettrale per l’alone verdognolo mentre un sommesso ronzio ruppe il silenzio. Lo “scienziato” o così si atteggiava continuò a scivolare le dita fra le molteplici tastiere come se fosse indifferente al crescente stupore di Nausicaa che contemplava la piastra luminosa e un po’ inquietante. La Principessa si avvicinò a lui chiedendo “cosa fai?” e lui si scosse come se colto di sorpresa e le sue lenti brillavano della luce riflessa della piastra “ eh?!? Ah.. sì…non vedi cosa sto facendo? Zitta ignorante e barbara”. Nausicaa a queste parole sobbalzò e aggrottò le sopraciglia e lanciò uno sguardo tale da ghiacciare la terra e disintegrare il pover’uomo che capì immediatamente in meno di un microsecondo sufficiente per evitare la strage: “ aspetti!!!!nonononono!scusami tanto non volevo dire questo!PERDONO!” e quando si accorse di essere con le spalle al muro e una affilatissima lama di ceramica che balenava luce a pochi millimetri dal pomo d’adamo. Le mani erano alzate e sentì le gambe cedere di fronte a questa ragazza così dolce prima e ora così terrificante. Nausicaa aveva la chioma come se ritta come i peli del gatto prima di saltare e il suo sguardo era tale che era difficile sostenerlo senza temere di salutare gli dei subito dopo. Il ragazzo ebbe però il tempo di riaprire bocca quando la punta della lama “ aspetta io stavo scherzando…ammetto di essere stato stupido ma sai…ARGH…sai non tutti conoscono le arti dell’antica Era…noi tutti a Pejite siamo convinti di questo e tendiamo a seguire questa usanza più scherzosa che seria di ritenervi barbari…ma…AHIA! Non avevo minimamente intenzioni di offenderti…vi prego..” Il volto di Nausicaa si rilassò e il ghiaccio si sciolse come vapore e la lama ritirata e riposta lentamente nel fodero. “ Scusami tu…mi sono lasciata prendere! sai e che…” e grattò la nuca un po’ imbarazzata “ non conosco queste cose nonostante il mio maestro si disperasse di insegnarmi…comunque è tutto molto bello.. vorrei avere il tempo di conoscere di più “ e concluse sorridendo. Il clima era tornato sereno e tale la tensione accumulata che entrambi esplosero in una genuina risata liberatoria. Il ragazzo si ricompose “ ehm…sai non mi sono ancora presentato…mi chiamo Eljah”. Nausicaa sorrise e un po’ imbarazzata e mal celando il rossore “ io mi chiamo…Nausicaa”. Eljah ne rimase incredule “ NAUSICAA?!? Ma davvero?!?”. La principessa annuì e domandò “perché davvero?” e squadrandolo un po’ “ conosci chi sono?” e lui abbassò il capo e le volse le spalle nascondendo il volto quasi mangiato dalla luce dello schermo “ sì…ti conosco…”. Nausicaa si avvicinò “ davvero? E quando? Non ti ho mai visto..”. Eljah rimase impassibile e rimase voltato e con un tono grave ammise “ sì…ti conosco…da sempre…” e si interruppe…

Eljah esplose e repentinamente voltandosi esclamò “ sto SCHERZANDO!!!NON è VERO!” e rise. Un rumore soffocato come una pala contro un cuscino si mescolò nel ronzio infinito della macchina e Eljah ne fu quasi spinto contro la parete per la piattonata della stampa sul cranio e una parola simile ad un AHIA ( ai posteri l’ardua sentenza! ) ruppe il ronzio per un istante. Nausicaa arretrò con la lama ancora vibrante per l’obbligata “risposta”. Eljah massaggiandosi la fronte borbottò qualcosa di inascoltabile e nel far questo poggiò inavvertitamente una mano su alcuni tasti luminosi. Nausicaa sfogò quell’attimo di nervi e già si pentì di averlo picchiato e si avvicinò per vedere se non aveva rotto nulla di serio. Eljah si riscosse immediatamente e si alzò “ non preoccuparti..”e rise “ sto bene.. dai scusami…io amo scherzare!...mmm che caratteraccio però” ma un terribile istante avvenne:

Eljah aveva schiacciato nella caduta sul terminale qualcosa che non doveva premere e Nausicaa era la prima a notare subito lo schermo diventare rosso come se riempito di sangue. Eljah pure si accorse voltandosi e le disse soltanto con crescente orrore:

“Oh.. no…Nausicaa!!!!ora siamo nei guai…”.

La principessa lo guardò fisso negli occhi e comprese subito che una grave minaccia per le loro giovani vita stava per arrivare….
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Messaggio da MaxArt »

Accidenti, accidenti! Io saranno mesi e mesi che ho in ballo una fanfiction su Mononoke, e ancora non ho postato una virgola! :oops:
Anche perché, oltretutto, dovrei scrivere delle parti mancanti...!

Beh, nau... ora non ho il tempo di leggerla ma credo proprio che lo farò in breve! :wink:
(E mi accorgo che sei da settembre che posti i capitoli! Argh!)
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Messaggio da naushika »

VI PARTE

Uno schianto e il pavimento sembrò sobbalzare. Un alta colonna crollò rumorosamente a terra sollevando nubi di polvere che coprirono in un istante l’intera sala. Nausicaa e Eljah ne furono subito investiti dalla nube senza avere il tempo neanche di coprirsi il volto. I ragazzi tossirono e avevano gli occhi umidi e irritati e sapendo di non poter vedere subito indietreggiarono con le spalle al muro. Un altro schianto e l’oscurità era solo illuminata dal sinistro fascio purpureo della piastra metallica del terminale. Un altro schianto e stavolta un ombra si sollevò indistintamente al di là della luce proiettata. Nausicaa abbassò le lenti agli occhi e intravide una forma di un essere molto grande e simile ad un uomo ma non era sicura a quella distanza. Eljah pensò bene di stare immobile e diede cenno alla principessa di non muoversi. Il pavimento ancora sobbalzò e l’ombra si avvicinò. L’essere era mostruoso: senza occhi e alto il doppio di loro ed aveva una forma di una specie di gallina solo che di essa aveva solo le arti inferiori simili; la parte superiore sembrava una cassa metallica arrugginita dal tempo con una piastra ovoidale al centro e una specie di beccuccio attaccato sotto la cassa. Il beccuccio era fatto di una dozzina di sottili tubi rigidi uniti a fascio e l’aspetto era assai minaccioso. Eljah impallidì e ammonì silenziosamente a Nausicaa di restare immobile e lei senza esitare aveva compreso il pericolo. La piastra ovoidale era inquietante perché rifletteva le loro immagini e sembrava dotata di vita. Le zampe da gallina si mossero ancora facendo tremare il suolo portando in avanti la “testa” in avanti. Lo specchio si pose davanti ai ragazzi come se li scrutasse attentamente e Nausicaa vide se stessa immobile e lievemente sfocata nello specchio rosso come il sangue. Eljah notava la terribile arma sottostante muoversi fluidamente come se seguisse lo sguardo dell’”occhio”. Il mostro non emetteva alcun suono ma Eljah udiva il ticchettio e il bip bip dei relè interni alla testa e pensò che il mostro li stava evidentemente analizzando per accertarsi. Nausicaa provò meraviglia di vedere una creatura così antica ma anche la sensazione che il tempo si fosse fermato. Lo specchio cominciò a diventare sempre più scarlatto e all’improvviso la canna della morte sospese il solito movimento dritto dinnanzi a Nausicaa. Eljah capì all’istante e si buttò sulla principessa gridandole di buttarsi a terra. Nausicaa, nel momento in cui si vide spinta da Eljah, ebbe il tempo di veder davanti a sé balenare una luminosa e infuocata lingua dalla bocca della mostruosa canna del mostro. ElJah abbassò il capo su di lei proteggendola dalle schegge di pietra e metallo schizzate dal muro per innumerevoli proiettili sparati tutti insieme in un solo minuto. Nausicaa si sollevò tossendo e si volse dietro notando la testa di metallo roteare rapidamente fino a incrociare il suo sguardo. L’Occhio brillava come se fiammeggiante e senza pupilla. Eljah disse “ è un guardiano del GATE! non possiamo scappare…” e Nausicaa capì che non potevano lasciare gli aviogetti e né potevano sfuggire con facilità al guardiano che certamente era troppo forte per loro. Eljah vide però la principessa aggrottarsi le sopraciglia e pensò che stava per fare qualcosa di avventato visto il suo temperamento. Nausicaa si alzò di scatto e con felino balzo si buttò temerariamente fra le zampe del guardiano. Ella in quell’istante estrasse il pugnale e tentò di affondare la dura lama di ceramica nell’ammasso di cavi scoperti fra la canna mortale e la Testa. Eljah capì e afferrò un sasso e lanciò contro l’occhio gridandole di scappare via adesso. Nausicaa vide dei lampi fra i cavi distrutti dal colpo inferto e l’arma vibrò rumorosamente e, nel momento che stette per girarsi, la principessa tirò via la lama e corse in avanti superando il guardiano. Il sasso lanciato da Eljah intanto si infranse contro l’occhio che non subì alcun danno ma l’arma girava ancora su se stessa come se incerta a chi dei due mirare e la “ferita” aperta rivelava piccoli fuochi violacei bruciare l’interno. Eljah si volse in direzione contraria a Nausicaa che continuò ad allontanarsi dal mostro cercando copertura fra le alte colonne di granito.
La testa girava vorticosamente su se stessa e i relè aumentavano il giro rumorosamente ma ad un certo punto decise l’obiettivo. La canna mortale si assestò e in direzione della lontana figura di Nausicaa. La principessa corse fra le colonne e sentì una terribile esplosione alle sue spalle: una delle colonne alla sua destra stava crollando fragorosamente sotto il fuoco del guardiano. La canna girava ancora fumante su se stessa e le zampe da gallina si mossero all’inseguimento. Nausicaa con una capriola evitò di un soffio un altro colpo che abbatté un altro paio di colonne che crollando sollevarono nubi di polvere tutto intorno. Eljah intanto raggiunse il suo aviogetto e tirò dalla carlinga un fucile sperando che Nausicaa resista ancora. Intanto l’occhio scrutava nella nebbia grigiastra alla ricerca della vittima e avanzava velocemente guidata dalle tracce lasciate dalla ragazza. Nausicaa spuntò all’improvviso e con un urlo ripassò sotto le zampe tranciando con un secondo colpo i cavi già danneggiati e si scomparve di nuovo nella nebbia. L’occhio fiammeggiante si volse dietro puntando l’arma contro la nebbia e aprì il fuoco. Le canne dell’arma rotearono vomitando un accecante lingua di fuoco ed emettendo un rumore assordante. Una fila di colonne venne letteralmente tranciata dal forsennato fuoco e il suolo fatta a pezzi e fontane di terra si sollevavano lungo la scia dei proiettili. Eljah accorse e si fermò ad una distanza minima per caricare e armare il fucile. Nausicaa si buttò a terra per l’onda d’urto generata dall’urto di una colonna al suolo e si ferì al ginocchio stroppiato per la caduta. Il guardiano si mosse in avanti e iniziò a roteare di nuovo le canne dell’arma quando uno sparo lontano esplose e qualcosa gli fece tremare la testa. Nausicaa vide Eljah ricaricare il fucile maledicendosi a denti stretti e non aprì bocca e cercò invece di trovare migliore copertura. Il guardiano non pareva danneggiato gravemente e anzi si volse con la solita efficienza in direzione di Eljah che si mise in ginocchio nel frattempo con il fucile in carica. Il guardiano ha agganciato il bersaglio e un istante dopo riaprì il fuoco. Una scia di cemento nebulizzato si alzò in direzione dell’uomo di Pejite che invece premette il grilletto. Il colpo esploso e il conseguente rinculo spinse di lato Eljah che si buttò a terra proprio nel momento in cui la scia mortale lo mancò sfiorandolo appena. Nausicaa non represse un urlo appena vide Eljah sul punto di essere massacrato. L’arma continuava a vomitare fuoco quando l’occhio si ruppe andando in mille frammenti sparsi e la testa prendere fuoco. Le schegge di vetro riflettevano la fiammata del fuoco dell’arma e sembravano quindi tanti coriandoli baluginanti nell’aria. Eljah lanciò il suo grido di vittoria riprendendosi dalla caduta. Il guardiano però non smise di muoversi e anche senza l’occhio era ancora in grado di usare l’arma. La canna dell’arma riprese il giro e il guardiano avanzò lestamente contro Eljah che ancora non era ritto in piedi. Nausicaa capì subito che il guardiano era intenzionato a travolgere il ragazzo e incurante del dolore corse incontro al mostro con la lama sguainata lanciando l’urlo di guerra. La ragazza evitò la raffica e superò l’arma ancora fumante e affondò ancora una volta il pugnale nello squarcio aperto precedentemente e, con una capriola, attraversò le zampe allontanandosi dal mostro con il pugnale ancora in mano. Il Guardiano si trovò di colpo traballante e l’arma era penzolante per i cavi gravemente danneggiati. Nausicaa fece un gesto con il pollice a Eljah che annuì e caricò il fucile mettendosi nuovamente in ginocchio. Il guardiano stava per sparare ancora quando uno schianto e una esplosione troncò l’azione. L’arma cadde rumorosamente a terra per i cavi tranciati dal proiettile di Pejite e la testa era in preda alle fiamme che ormai violentemente divampavano. Il corpo del guardiano crollò a terra sollevando polvere. I relè cessarono di girare e il silenzio ridiscese nella immensa sala vuota.

Nausicaa anche essa cadde di peso sul fianco di una colonna spezzata perdendo i sensi. Eljah poggiò a terra il fucile e andò incontro di corsa con fare preoccupato incontro alla ragazza.

“Nausicaa!!!” esclamò Eljah quando la vide addossata alla colonna appena diradata la polvere della battaglia.
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Messaggio da naushika »

riprendo a scrivere approffitando dell'estate e del più tempo libero ( perchè non aprire una sezione Fan Fic e Fan Art apposita nel forum? :? )

VII PARTE

L’oscurità cessò di avvolgere la ragazza nel momento stesso in cui i suoi occhi si riaprirono faticosamente come se fossero stati sigillati da tempo. Nausicaa sentì il proprio corpo improvvisamente tutto dolorante e pesante tanto che a fatica cercò di rialzare il capo a denti stretti. Le palpebre le pesavano e solo con grande volontà era riuscita ad aprirle. Ora non era più l’oscurità che l’avvolgeva ma un caldo manto di luce calda che proveniva da sopra. La luce era forte ma non abbagliante e, quando la ragazza si riprese del tutto, si rivelava essere il naturale bagliore del cielo mattutino e limpido. Eljah riprovò ancora a richiamarla “Nausicaa!!! Stai bene ? ora sei al sicuro qui”. La principessa del Vento capì a malapena le parole ma stavolta si rialzò di schiena tenendo per le mani il capo afflitto da qualcosa di simile ad una forte emicrania. Eljah sorrise sollevato e pose sulle spalle di Nausicaa il suo mantello e disse “ è stata dura…lo so…scusami è stata tutta colpa mia…non dovevo..” ma si interruppe al gesto della ragazza che lo scusò “ no…non è colpa tua…Eljah !sarebbe successo comunque.. forse! ma…ma dove ci troviamo qui?” e allargò le braccia. Eljah sorrise annuendo e si mise in piedi contemplando l’architettura sbilenca e rovinata degli interni di un antico edificio “ siamo appena usciti dal GATE…ti ho portata in braccio fino all’uscita..…ed eccoci qui.. alla stazione vecchia di Pejite!” e con malcelata soddisfazione e grattandosi la nuca sottolineò le sue parole indicando le immense arcate di metallo e plexiglass rimaste in piedi a intervalli discontinui per tutta la lunghezza dell’interno dell’edificio diroccato. Nausicaa poggiandosi su Eljah colse con stupore la visione “ una stazione? Treno? Cosa sono?”. Eljah un po’ imbarazzato spiegò incamminandosi sotto coni di luce filtrati attraverso ampi squarci del grande soffitto ad arco “ Pejite, come ti ho detto, era una grande città industriale dell’antichità…il diametro complessivo del nucleo abitato era di diverse miglia e dunque i quartieri erano uniti da una vasta rete di gallerie comunicanti cui passavano dei veicoli senza traino animale per il trasporto di gente e merci per tutta la città”. La ragazza lo seguì accorgendosi con sollievo che il suo corpo le faceva meno male di poco prima e accelerando il passo gli chiese “ come fai a saperlo? Non vedo questi treni che affermi” indicando attorno il paesaggio desolato. Eljah si fermò sotto un cerchio di luce bianca “ qui non ci sono…perché i nostri antenati hanno già provveduto a smontarli e a riutilizzarli in qualche modo per i bisogni della nostra nuova Pejite…da trecento anni almeno”. Eljah continuò immergendosi di nuovo nell’oscurità “ ormai di quelle cose non è rimasto più niente…nella mia città però si può però ancora vedere delle raffigurazioni e disegni alcuni antichi altri invece fatti dai nostri avi secoli fa”. Nausicaa era un po’ delusa “ mi sarebbe piaciuto vedere questi…treni! l’antica civiltà ha fatto cose incredibili ma…davvero la gente di Pejite era felice allora?” si domandò a voce alta raggiungendo il giovane. Eljah scosse il capo “ non lo so sinceramente” ed arrossì ma continuò “ di certo aveva più cose…ma…dovresti forse chiedere ai Vecchi del Consiglio.. loro ne sanno più di me in queste storie…eheh ho vissuto ancora troppo poco per fare il saggio” e rise nervosamente grattandosi la nuca. La ragazza capì che Eljah ammetteva dei limiti nella conoscenza del lontano passato e ritenne di riservare le domande al Consiglio appena avrà raggiunto Pejite ma nel turbinio dei pensieri quasi dimenticò di una cosa che chiese immediatamente ad Eljah “ il gunship! Dov’è?”. Il giovane pilota non sobbalzò all’improvviso e senza tradire alcun nervosismo rispose con tono calmo e controllato “ ho messo dei dispositivi di segnalazione ai nostri aviogetti e ho anche provveduto a chiamare gli altri a recuperarli per noi…quindi stai tranquilla” e le fece un bel sorriso simpatico grattandosi caratteristicamente la nuca con la solita mano. La ragazza aggrottò le sopracciglia meditando se era prudente fidarsi così tanto di questo giovane così imprevedibile quando un sussulto improvviso la colse. Eljah si fermò condividendo il timore di Nausicaa all’apparire di lunghe ombre che spuntavano lungo le rugginose pareti della galleria di vetro ma dopo qualche istante perse il pallore e disteso alzò la mano salutando le ombre con la mano. Le ombre diventarono sempre meno lunghe a mano a mano che andavano sotto le cascate di luce rivelando essere uomini e non più inquietanti spettri dell’oltretomba. L’ombra più vicina si trasformò in un giovane poco più vecchio di Eljah e diversamente di lui portava addosso una corazza a piastre di color verde scuro e sul suo elmetto era contrassegnato lo stemma della guardia cittadina di Pejite e a tracolla portava un tozzo fucile automatico preso a prestito dall’esercito reale di Tolmekia a cui Pejite era soggetta nominalmente a sudditanza. Il volto era nascosto da una spessa celata ma il colletto decorato indicava un grado di comando e difatti l’uomo sollevando la mano fermò la colonna di ombre alle sue spalle. Eljah sorrise e si incamminò incontro all’ufficiale seguito dalla principessa che non abbassò la guardia e rimase dietro al pilota pronta ad ogni evenienza. L’Ufficiale di sua volta ordinò ai suoi uomini di fermarsi ed abbassare le armi e raggiunse Eljah al centro della spianata sotto uno squarcio del tetto inondato di luce calda e palpabile. La luce era molto forte e lei sentì di coprire gli occhi con la mano non potendo quindi vedere bene il volto dell’uomo dinanzi ad Eljah. Il giovane lo saluto militarmente e poco dopo gli strinse la mano confidenzialmente e il militare di Pejite presentandosi disse “ bentornato Eljah valoroso soldato della quattordicesima ! sentivamo la tua mancanza sai?abbiamo bevuto in tua assenza al banchetto della vittoria” e non trattenne una fragorosa quanto breve risata tipica di un burbero veterano e si riprese e ammirando Nausicaa dietro le spalle del ragazzo disse con un tono scherzoso “ mmmmmmm…e cosa abbiamo qui…dove hai preso questo bocconcino delizioso?” e rise di nuovo poggiando cameratescamente con la mano la spalla di Eljah. La ragazza aggrottò le soppraciglia e il suo volto divampò ma Eljah arrossendo le pregò di calmarsi ed intervenne immediatamente per fugare ogni equivoco “ehm.. no.. no non è esattamente la…come pensi tu.. ho semplicemente fatto da scorta ad una ambasciatrice di un paese poco lontano da qui”. l’Ufficiale borbottò da sé a sé e scrollando le spalle accolse le parole del ragazzo con senza troppa convinzione e si voltò sogghignando ai suoi uomini che ridevano celati dalle loro maschere di lucido metallo. Nausicaa sentì gli sguardi maliziosi della truppa addosso e un brivido le percorse la schiena e così strinse forte l’elsa del pugnale. Eljah, accorgendosi del nervosismo di lei, stava per dire qualcosa quando la principessa fece un improvviso passo avanti ponendosi in mezzo fra l’ufficiale e il pilota e con occhi fieri e duri si presentò “ sono un inviata del mio Re Jhil il Grande della Valle del Vento…ho l’ordine di portare un messaggio importante al Consiglio di Pejite” e con queste parole tirò dalla saccoccia tenuta alla cintura delle carte recanti l’autentico sigillo reale della Valle del Vento. L’Ufficiale abbandonò ogni atteggiamento bonario e riconobbe il sigillo e senza l’ardire di romperlo per leggere si scusò arrossendo “ scusatemi per le mie irriverenti parole ma non eravamo stati informati della vostra presenza…ho avuto l’ordine di raggiungere il luogo del segnale rilasciato presso il GATE 05”. Eljah sorrise e sussurrò all’ambasciatrice “ lo sapevo che avrebbero recuperato i nostri aviogetti…di questo non ti devi più preoccupare” e Nausicaa non voltandosi gli disse a mezza bocca “ come hai fatto?” e Eljah con soddisfazione e orgoglio le promise di rivelarlo in un momento migliore. L’ufficiale interruppe gentilmente la conversazione mettendosi all’attenti e con voce stentorea e militaresca disse “ mia signora! Ho il dovere di scortarla fino alla città dove gli esponenti del Consiglio l’aspettano con ansia…mia signora” e voltandosi dietro abbagliò due rapidi ordini e dal mucchio di soldati si staccarono alcuni che guidati da un veterano superarono il centro e si allontanarono nella direzione opposta verso il GATE. Nausicaa vide tutto questo e domandò al graduato di Pejite e lui rispose che ha appena dato l’ordine ad alcuni uomini di raggiungere e recuperare insieme ad un'altra squadra di recupero gli aviogetti abbandonati. L’ambasciatrice allora tirò un sospiro di sollievo e si rilassò abbandonando presto l’arcigna espressione di una guerriera della Valle del Vento. L’Ufficiale accolse con buonumore l’”abbassamento della guardia” della orgogliosa ragazza della Valle del Vento ma lanciò poi in direzione della truppa altri ordini rapidi e decisi che trasformò il disordinato mucchio in una fila serrata di soldati disciplinati del quale face una rivista invitando Nausicaa ed Eljah ad assecondare al rito di benvenuto formale e simbolico da parte dell’esercito di Pejite alla alleata Valle del Vento. Il rito fu breve e l’Ufficiale con un altro ordine secco sciolse la truppa e si allontanò di poco portando con sé gentilmente Eljah e Nausicaa chiedendo di raccontagli tutto quello che era successo al GATE e perché un’ambasciatrice di tale rango era arrivata senza una nave di linea diplomatica direttamente a Pejite. Eljah e Nausicaa raccontarono a proprio turno tutti gli eventi precedenti compreso il terribile scontro con un guardiano del quale l’ufficiale con stupore non ci aveva mai realmente creduto fino ad ora. Quando conclusero il racconto l’ufficiale meditò incrociando le braccia e con un profondo sospiro annuì “ sono davvero addolorato per tutto quello che è successo mia signora” e lanciando un occhiata furibonda “ vogliate perdonare l’umile servo di Pejite per averle creato così…incresciosi contrattempi nella condotta della vostra importante missione” ed Eljah sussultò e impallidì. Nausicaa invece si abbandonò ad una bella e cristallina risata che nulla aveva di offensivo e volgendosi al giovane pilota “ no.. no…niente affatto capitano! Certo che è perdonato! Non è colpa sua e ci tengo a farle sapere che senza il suo aiuto non sarei mai arrivata qui” e sorrise dolcemente ad Eljah che perse di colpo il pallore della umiliazione sostituendolo con il profondo rossore della vergogna ma restituì il sorriso della ragazza con un simpatico occhiolino. La ragazza rise e fece altrettanto occhiolino quando l’ufficiale un po’ imbarazzato intervenne “ mia signora…ora devo scortarla a Pejite.. la prego umilmente di seguirmi..”. Nausicaa accettò l’invito senza eccedere nell’entusiasmo come le era conveniente per il suo alto rango di ambasciatrice e allora l’Ufficiale avanzò oltre sbraitando un altro ordine che richiamò i soldati sparsi a gruppi alla disciplina e alla formazione di marcia. Quando L’Ufficiale avanzò i due ragazzi lo seguirono fino a delle cavalcature che erano delle creature simili ad enormi pennuti dotati di un caratteristico becco molto grande e da una coda “ad arco” tipica appunto dei Chocobo molto comuni nel mondo dopo la Guerra dei Sette Giorni di Fuoco e usati spesso come cavalcature da guerra per la maggior parte degli eserciti. Uno dei Chocobo emise uno stridulo e quasi sgradevole suono che Nausicaa la sentì anche molto triste perché costretta questa cavalcatura a portare uomini a morire e a trovarsi a uccidere e a calpestare nei modi che non fanno parte della sua natura docile e pigra. L’ufficiale ordinò a due cavalieri armati di abbandonare i chocobo per fare posto ai due improvvisi ospiti ( non era previsto un incontro con un ambasciatrice ! ). Nausicaa non ebbe quasi bisogno di alcun aiuto dall’Ufficiale per salire in sella ad un chocobo che dopo una dolce e rassicurante carezza alla criniera di piume accettò di portare a sé la ragazza mentre Eljah , non essendo abituato, fece l’errore di approcciare direttamente all’animale e facendo così il chocobo lamentandosi si scostò e agitandosi spinse Eljah a terra ancor prima di poggiare l’altro piede alla seconda staffa. Nausicaa assistendo al capitombolo rise ma si trattenne subito stringendo con sapienza e calma le briglie dell’animale attese che l’ufficiale borbottando si avvicinasse ad Eljah un po’ dolorante e deluso. L’Ufficiale si era un po’ innervosito e rialzando rudemente il giovane calmò con la propria voce autoritaria e persuasiva l’animale che tornò ad essere immobile con le briglia sciolte. Eljah, aiutato dall’Ufficiale che manteneva saldo la stretta delle briglia, cavalcò il chocobo e, dopo un momento di incertezza mista a timore, si ricordò degli insegnamenti dell’accademia militare di Pejite e così riprese forte la guida del docile chocobo. L’Ufficiale tirò un sospiro di sollievo e lasciando le briglia scrollò le spalle borbottando “ idiota! Eljah…prima o poi ti uccido…ogni volta che ti vedo a far casini mi vien voglia di buttarti in bocca agli Ohmu giuro…” ma dopo il tono aspro della voce si trasformò in sardonica risata contagiando anche Eljah che rise di cuore. Nausicaa sorrise ammirando quanto sia bella l’amicizia virile e quanto fosse strana ma simpatica la gente di Pejite e si ripromise a sé di approfondire la conoscenza dello strampalato ma giovale pilota. Eljah non si accorse dei pensieri della ragazza e si stava ancora asciugando gli occhi umidi per la risata grassa che si fece con il suo superiore ma anche amico di vecchia data. L’Ufficiale ed Eljah fecero all’improvviso una successione di gesti di mano codificati solo fra loro e la principessa scosse la testa sempre di buon umore e un po’ piacevolmente affascinata. L’Ufficiale cambiò di colpo espressione, accorgendosi degli sguardi dei suoi subordinati e volgendosi di scatto, raggiunse velocemente il suo chocobo personale completamente ricoperto di lucida corazza e una volta in groppa diede l’ordine ad alta voce di marciare in formazione. Nausicaa accostandosi a Eljah chiese “ andiamo a Pejite?” ed Eljah ancora emozionato annuì e sorridendo ricambiò lo sguardo divertito della ragazza dalla chioma rossa “ mi domanderai se io e capitano Barnard ci conosciamo?sì te lo dirò e te lo racconterò strada facendo” e la principessa stringendo le staffe mosse senza problemi il tranquillo destriero e sempre accanto a Eljah chiese ancora “ me ne parli del tuo paese? Sono curiosa”. Eljah raggiungendo il gruppo ormai in marcia annuì cavalcando senza imbarazzo e voltandosi concluse “ il viaggio è ancora lungo.. avrai tutto il tempo per sentire pure tutta la storia della mia vita! “ e rise arrossendo le liscie guance di un ragazzo non molto più vecchio della fiera ambasciatrice che alzando lo sguardo si accorse che il tetto non c’era più sostituito dall’immenso cielo dorato. L’ufficiale in testa alla formazione indicando la selva di torri in rovina diede l’ennesimo ordine “ A Pejite!”. La formazione da quel momento si mise in marcia.
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VIII PARTE

Il gruppo iniziò ad abbandonare presto le buie arcate di metallo e vetro dell’antica stazione per passare su un terreno roccioso e ondulato e bruciato dal sole inclemente. I chocobo, nel loro caratteristico modo di camminare, sollevavano nubi di polvere giallastra dietro di sé. Il calore iniziò fin da subito a dare i suoi effetti sui componenti della spedizione già appesantiti da giubbe e armi. Nausicaa alzò lo sguardo al sole particolarmente luminoso e pose la mano a mò di schermo sugli occhi e in quell’istante notò qualcosa nel cielo. Eljah la vide scrutare nel cielo e alzò lo sguardo. La principessa sussultò e all’improvviso indicò con la mano dei puntini che procedevano ad altissima quota nel cielo. I puntini erano in realtà una squadriglia di velivoli costituita da due grossi e tozzi catamarani volanti e da agili gunship in formazione di scorta. Nausicaa notò lo stemma di Pejite sulle fiancate e sulle ali gli stemmi militari di Pejite e si rassicurò e in quel istante Eljah annuì confermando l’osservazione della ragazza. Il comandante dei soldati arretrò e raggiunse i ragazzi spiegando con malcelato orgoglio che quelle navi stavano trasportando a bordo i loro gunship ritrovati fra le rovine del GATE grazie ai segnali radio lanciati da Eljah. Nausicaa vide il giovane pilota arrossire quando il capitano riferì il suo nome. Eljah si riprese rapidamente e disse, come scusandosi, “ normale prassi di soccorso e recupero principessa” . La ragazza annuì e chiese,rivolgendosi al capitano, quanto mancasse per Pejite. Il comandante tossì un istante e osservando la linea dell’orizzonte rotta ad intervalli da scheletriche torri in disfacimento rispose “ ancora un giorno di cammino e arriveremo…dovremo però attraversare fra poco l’anello verde”. Nausicaa domandò cosa fosse l’anello verde quando il comandante ordinò ai soldati di riprendere la marcia. L’anello verde è appunto una vasta zona di territorio contaminato dalle spore e abitato da tribù di reietti di Pejite riuniti soltanto recentemente in una specie di federazione spiegò brevemente il capitano. Eljah intervenne per raccontare alla principessa la storia dei Reietti di Pejite:

“L’antica Pejite, dopo la Guerra dei Sette Giorni di Fuoco, era ridotta ad un immenso ammasso di macerie e dei fasti della immensa megalopoli non era rimasto che poche tracce e i preziosissimi Sotterranei. I Sotterranei sono tuttora una gigantesca rete di gallerie sottostanti la città e sono una fonte quasi inesauribile di ritrovati tecnologici unici al mondo…il popolo superstite della città si divise quasi subito dopo la guerra in due tronconi…una parte composta da tecnocrati e l’altra parte da conservatori e legittimisti che si scontrarono sanguinosamente per molti anni…i tecnocrati erano i discendenti dei custodi dei depositi sacri e usarono armi dell’antica civiltà per sconfiggere totalmente la parte avversa…i vincitori così dispersero i legittimisti fuori dalle mura di Pejite che si ritrovarono ben presto ad affrontare un territorio ostile e sterile…i discendenti degli sconfitti dimenticarono le loro origini e decisero di insediarsi nel territorio e di adattarsi all’ambiente e divennero così in poco tempo i Reietti di Pejite”.

Eljah concluse poi che i reietti tuttora mantenevano sotto assedio la città anche se non tutti conoscevano ormai i veri motivi come se fosse un rito tradizionale che li tenesse uniti a quella lega federale. Nausicaa domandò allora se non fosse pericoloso attraversare una zona di guerra con così pochi uomini appresso. Il Comandante intervenne e con ostentata sicurezza indicò i gunship in volo affermando che la protezione aerea era più che sufficiente per scoraggiare eventuali assalitori. Nausicaa osservò l’orizzonte mutare aspetto dopo pochi istanti e vide il duro e arido e roccioso terreno diventare fangoso,umido e ricoperto da un sottile strato di alghe e verdi ramificazioni. Le zampe delle cavalcature affondarono nello strato melmoso rallentando di conseguenza la marcia del gruppo. Eljah disse a Nausicaa di fare attenzione alle radici e ai laghetti sporgenti dal terreno perché estremamente velenosi e potenzialmente acidi ma la principessa sorrise e disse che conosceva bene il pericolo avendo già affrontato il ben peggiore Mare della Putrefazione. Il ragazzo finse di essere sorpreso per non sconfessarle la propria paura per il luogo che aveva solo visto dal cielo quando volava con il suo gunship. Le torri annerite da antichi incendi si ergevano maestosi dal mare di fango resistendo da secoli all’invadente vegetazione che corrodeva e rompeva profondamente ogni materia fatta dall’uomo. Nausicaa assisteva in silenzio alla lenta morte di una città antichissima e sapeva che nessuno e nulla poteva impedirne la scomparsa e pensò tristemente alla patetica fine di un popolo orgoglioso per mano della loro stessa avanzata tecnologia. Uno dei soldati si volse improvvisamente di lato e allarmato esclamò “avete sentito?”. Il comandante annuì e levò la mano ordinando l’alt e da quell’istante scese il silenzio rotto soltanto dallo scalpitio di numerosi piedi tutto intorno al gruppo. Dalle macerie e dalle torri e da nebbiose alture spuntarono numerosi uomini armati con lance e frombole e strumenti di insolite forme ma acuminate e letali. Eljah aguzzò lo sguardo e li riconobbe come guerrieri della tribù reietta della Porta Occidentale di Pejite. Nausicaa domandò allora chi fossero ed Eljah spiegò che era una delle tribù più numerose ed influenti dell’Anello Verde e anche fra le più influenti nelle decisioni dell’intera Federazione. Un vecchio che a differenza di altri non portava con sé alcuna armatura né armi scese dall’altura piena di guerrieri e levando in alto una pagnotta in mano e un ramo di ulivo in un'altra diede segno di voler parlare pacificamente con il capo dei soldati di Pejite. Il comandante si staccò dal resto della sua compagnia e raggiunse il vecchio al centro della radura a eguale distanza dei due eserciti del quale uno circondava l’altro da tutti i lati. Il rappresentante dei guerrieri reietti disse qualcosa al capitano di Pejite e Nausicaa studiando il movimento delle labbra comprese che lo diceva con parole e termini nella lingua ante Guerra dei Sette Giorni di Fuoco studiata già qualche tempo prima nella Valle del Vento.

Il vecchio disse al capitano che lui e i suoi uomini potevano passare tranne la straniera che essi non conoscevano e che la volevano detenere come ostaggio per tutto il tempo del passaggio nel territorio dell’Anello Verde. Il capitano rispose “ non posso accettare…la straniera è emissaria del Regno della Valle del Vento con il compito di inviare un messaggio al nostro Consiglio…è sotto la mia protezione…non posso venir meno agli ordini… senza di lei il mio ritorno a Pejite è impossibile”. Il vecchio aggrottò le folte soppraciglia e guardandolo negli occhi con rabbia trattenuta “non vogliamo stranieri nella nostra terra e non desideriamo che il Consiglio alleandosi con potenze a noi lontane possa distruggerci! La guerra è finita ma ci odiate ancora!” e qui ripeté le parole a voce alta e i suoi guerrieri alzarono lance e scudi urlando tutti insieme come una voce sola. Il capitano sentì il sudore freddo colargli lungo la schiena appena investito dal boato di centinaia di urla e lazzi dappertutto e vide i suoi uomini chiudersi istintivamente a cerchio pronti al peggio. I chocobo si innervosivano e l’aria sembrava diventare pesante ma ad un certo punto un gesto rapido del vecchio interruppe di colpo il clamore e riprese a parlare con voce più bassa e rispettosa “ la pace è stata siglata dal nostro Re Malduk e noi suoi sudditi fedeli non la romperemo ma sappiate che nel nostro territorio non è tollerata alcuna resistenza alla nostra legge e dunque chiediamo ancora la cessione come ostaggio della donna facente parte di codesta spedizione altrimenti…” e levò ancora le braccia sollevando nuovamente il cupo ruggito dei guerrieri in preda a furori repressi dalla disciplina. La principessa vide che la situazione poteva diventare pericolosa e alzando gli occhi osservò che dei gunship stavano disponendosi ad intervenire in caso di grave crisi. Eljah annuì e mantenendo alte le mani si avvicinò a trotto al capitano suggerendogli a voce bassa qualcosa che il vecchio non capì mentre ristabiliva il silenzio alle sue truppe. Il capitano si riscosse e con voce più sicura indicò il cielo “ vedete lassù? Se non ci concedete il passaggio la nostra scorta aerea sarà costretta a reagire…e sapete cosa significa”. I guerrieri reietti però non alzarono lo sguardo e digrignando i denti risposero con versi animaleschi e agitando spade e lance e il vecchio sorrise malignamente “ sappiamo cosa avete fatto voi con i vostri infernali aggeggi…se necessario saremo pronti pure a questo e di certo voi sareste già tutti morti prima del tempo!”. Il capitano impallidì ed Eljah capì che aveva peggiorato la situazione forse irreversibilmente quando Nausicaa li raggiunse e si presentò al vecchio che guardandola rilassò il volto contratto dall’odio. La principessa lo salutò nel consueto gesto della pace e con un movimento lento scosse la piega della borsa che la teneva legata alla cintura e da essa tirò con cautela un rotolo chiuso con i sigilli reali della Valle del Vento. La giovane con referenza gli fece vedere il rotolo stretto nella mano destra “ Re Jhil della Valle del Vento chiede alla città di Pejite assistenza reciproca in vista di un imminente conflitto talmente devastante da travolgere anche paesi neutrali…questi sono i sigilli reali…devo aprire mio signore?” e fece gesto di voler rompere i sigilli quando una repentina alzata di mano del reietto la fermò “ no!!! Questo non è né luogo né momento adatto per infrangere un sigillo reale…non sono stato ordinato di farlo e non voglio suscitare la collera del nostro re con un atto così avventato e pericoloso…per noi umili sudditi… mia giovane signora…sono obbligato a trattenerla come ostaggio…temporaneo si intende…devo portarvi al cospetto del nostro Re…deciderà sua Maestà della vostra sorte alfine…la prego di seguirmi” e lanciò ai suoi soldati secchi ordini di circondare la ragazza e di scortarla come prigioniera. Il capitano di Pejite non osò protestare quando i reietti invasero completamente la radura e capì che erano troppi e troppo ben armati per rischiare una battaglia…e poi i suoi soldati sarebbero stati disposti a morire per una straniera della quale non si conosceva nulla ? Nausicaa era ben conscia che non ci sarebbe stata alcuna reazione e tranquillizzò Eljah che si sentì dentro il dovere di reagire di fronte a tale arroganza e sicurezza ostentata dei reietti. Il Vecchio ammirò la calma della ragazza mentre consegnava il pugnale ai guerrieri. Essi inoltre si disposero a cerchio intorno alla cavalcatura di Nausicaa con le armi rivolte tutte intorno all’esterno come una barriera fra la ragazza e il resto della compagnia di Pejite. Il vecchio rivolgendosi al capitano affermò che nessun capello le sarà torto giurando solennemente sul suo onore e sugli dei della sua tribù. L’atto rassicurò Eljah e il capitano che sapevano che nel giuramento hanno sempre dimostrato grande sincerità i reietti. I guerrieri all’ordine del vecchio aprirono un varco fra le file davanti alla truppa di Pejite in direzione della città ma uno dei soldati disse sottovoce al capitano se fosse prudente permettere ai reietti di trattenere un ostaggio così importante per il Consiglio e il capitano annuì accogliendo volentieri le sue perplessità e accennò alla possibilità di riprenderla anche con la forza se necessario. Eljah ritenne pericoloso reagire in quel momento e fece osservare al capitano l’atteggiamento rilassato della prigioniera in mezzo ai guerrieri ribelli e consigliò allora di agire con tatto nei confronti del vecchio considerato certamente da quei uomini il loro capo. Nausicaa, intanto, manteneva la calma e controllava i movimenti di tutti gli attori nella scena, fossero soldati di Pejite o reietti, e rammentò a sé stessa gli insegnamenti paterni sul controllo della mente e del corpo. Insegnamenti per scacciare la paura e per non far notare alcuna debolezza di fronte al nemico. Jhil gli disse, infatti, un giorno che, di fronte ad una minaccia, la calma e la pazienza erano le virtù che meno possedevano gli uomini e chi le aveva soppraviveva più a lungo. La violenza era l’ultimo rifugio degli incapaci e la paura tradiva debolezze fatali. Il cerchio era completo e ormai fra i soldati e i guerrieri c’era una netta barriera fatta di fucili spianati e spade sfoderate ed entrambi i capi cercarono di evitare uno scontro inutile per gli interessi delle loro rispettive autorità. La tensione aumentò vertiginosamente in pochi istanti quando alcuni soldati, con i nervi a fuor di pelle, lanciarono invettive contro i reietti che a loro volta risposero con parole altrettanto pesanti e ingiuriose. Nausicaa capì che la situazione stava per sfuggire al controllo dei comandanti e non volle essere la causa della morte di tanti uomini in caso di battaglia e si avvicinò al Vecchio che rimaneva ritto in sella con gli occhi incollati sulla sua truppa sempre più in preda a furori repressi e gli propose una soluzione alla crisi.
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IX PARTE

“rispetto la vostra decisione di farmi vostro ostaggio secondo le leggi e le consuetudini proprie del vostro popolo ma la prego…di considerare che rappresento Re Jhil della Valle del Vento vassallo e alleato di sua Maestà il Re Vu di Tolmekia…il mio sovrano può reclamare alla città di Pejite la restituzione di un suo suddito inviato per ambasceria…secondo le nostre leggi, in caso di mancato ritorno di emissari, il sovrano della Valle del Vento acquisisce il diritto di informare il suo signore il Re di Tolmekia sulla crisi…e Tolmekia può intervenire anche militarmente per tutelare gli interessi dei suoi vassalli.. Sua Maestà ignora l’esistenza dell’Anello Verde…esiste il rischio della distruzione della vostra terra per rappresaglia…” e abbassando lo sguardo “Tolmekia è da non molto tempo in attrito con l’Impero di Dorok dando già esempio di severità a molte città ribelli..” e quasi come un bisbiglio concluse “tutti gli uomini sono stati uccisi e le donne e i bambini fatti schiavi…senza distinzione! non voglio che tale flagello colpisca anche la vostra gente e quella di Pejite…propongo di inviare qualcuno per avvertire il vostro sovrano e pregarlo di mandare al più presto un suo rappresentante per prendere visione del messaggio reale”.. Il vecchio capitano delle guardie del regno di Malduk, notevolmente impressionato dal deciso atteggiamento della giovane, sospirò per un istante prima di guardarla nuovamente negli occhi questa volta con ammirazione e stava per dare segno di accettare la ragionevole proposta quando dietro le fila dei guerrieri si sollevarono improvvisamente voci eccitate accompagnate da colpi di tamburo cupi e ossessionanti. Le voci attirarono la sua attenzione ma i guerrieri numerosi e in preda ad entusiasmi incontenibili occuparono la visuale impedendo all’anziano uomo di capire l’evento inaspettato. Una sagoma scura e imponente a cavallo di una cavalcatura piumata faceva strada fra gli uomini che lo salutavano con grida di giubilo e lo chiamavano come Yupa o come Eroe delle mille lame o Ramingo a seconda della provenienza geografica e sociale di ciascun soldato che lo acclamava. La fama del grande spadaccino era notevolmente diffusa e molti lo temevano e lo adoravano nello stesso tempo anche i suoi nemici più acerrimi. Nausicaa distese il suo volto contratto dalla tensione e si sentì felicissima di rivederlo e sottovoce ringraziò gli dei di averlo quasi mandato ad aiutarla nella difficilissima situazione. L’uomo incappucciato era davvero imponente con il suo mantello pesante che rendeva le sue spalle più grandi del normale e il suo volto era totalmente ricoperto quasi dai grandi baffoni grigi e dalla dura scorza della sua pelle indurita dai miasmi velenosi del Mare della Putrefazione. Gli occhi erano quasi delle fessure ma luccicavano nella penombra e lo sguardo, enigmatico, suscitava tante emozioni diverse a seconda di chi lo guardava fosse per lui amico o nemico. L’uomo a cavallo sembrò ignorare la folla che lo attorniava continuando a procedere dinanzi al vecchio che non ha dato fino a quel momento in quel momento alcun segno di riverenza né di paura. Quando il cavaliere giunse al cospetto, il vecchio lo saluto chinando il capo leggermente nella lingua dell’Anello Verde. il silenzio ripiombò sullo spiazzo. I soldati e i guerrieri si scostarono lentamente dal cavaliere senza alcun rumore. Uno spazio vuoto esisteva ora fra il cavaliere e il vecchio accompagnato dalla giovane donna a fianco. Il cavaliere alzò la mano destra e lo salutò nella lingua corrente di Tolmekia “salute a voi comandante Remedios…so che mi conoscete e dunque non c’è bisogno che mi presenti..”e sorrise alla ragazza “vi prego di scusarmi…sono venuto per proteggere questa ragazza nel suo viaggio verso Pejite…ordine del Re Jhil in persona” e Nausicaa quasi sobbalzò per la notizia: suo padre lo ha chiamato per proteggerla? Ma perché?. La principessa ricordava che il re l’aveva mandata sola e senza contrassegni per non farla attirare a sé attenzioni di nessuno ma nonostante ciò ha recuperato Yupa dalle sue peregrinazioni per scortarla eventualmente da lontano. Il cavaliere, notando l’imbarazzo della ragazza, con una risata che scuoteva i baffoni e, dandole impressione di aver letto il suo pensiero, le sussurrò “no ragazza ( non disse ad alta voce né il nome né il titolo reale per premura o per prudenza )…non mi ha mandato tuo padre…ti ho vista in difficoltà…per fortuna mi trovavo proprio nei paraggi bambina mia…non preoccuparti ti tirerò io fuori dai guai” e lo sguardo severo diventò allegro e bonario agli occhi della principessa. Il vecchio dimostrava di temere il viaggiatore solitario e si guardò intorno per capire quanto fossero disposti i guerrieri ad obbedire ad un eventuale ordine di attaccare. Gli uomini dell’Anello Verde erano tuttavia come se pietrificati e, pur stringendo micidiali armi, non osarono reagire quando il cavaliere con un rapido movimento impugnò nella mano destra una lunga lama di ceramica scintillante e affilata. Il vecchio vide interdetto la spada estratta e alzò la mano istintivamente e disse “ramingo…non voglio combatterti…ma sarò costretto a farlo per servire il mio re…questa ragazza deve essere nostro ostaggio!” indicando la principessa che era rimasta fino a quel momento immobile in rispettosa distanza. Tutti gli astanti rabbrividirono quando il ramingo alzò la spada ma Yupa ,all’improvviso, si bloccò e dopo un istante abbassò la guardia con la fronte aggrottata. Nausicaa era rimasta intanto immobile senza tradire alcuna emozione esteriormente ma dentro sperava con tutto il cuore che Yupa riuscisse ad evitare lo scontro. I soldati e i guerrieri si allontanarono formando un cerchio più ampio con lance e fucili spianati all’esterno come se per impedire altri intrusi. Eljah e il capitano rimasero ad assistere ben sapendo che ormai avevano ben poca possibilità di intervenire ormai ed Eljah in particolare sperava che il forestiero riuscisse ad imporsi efficacemente sulla bellicosa gente dell’Anello Verde. L’impasse durò poco poiché la spada non si levò più per l’intervento di Nausicaa che, frapponendosi agli uomini, accettò di farsi ostaggio del Re Malduk. Il ramingo, osservando i guerrieri speranzosi di non dover combattere, abbassò nuovamente la guardia e disse alla principessa “ ragazza mia…stai attenta, non permetterò che ti torcano un solo capello…ma dimmi bambina mia…sei stata mandata da tuo padre qui? Porti un messaggio?”.. Nausicaa sussurrò con un movimento delle labbra, in maniera tale per essere compresa anche senza dover avvicinarsi, di portare con sé un messaggio di assistenza alla città di Pejite. Yupa vide i sigilli reali e chiese perché non aveva con sé una scorta ma subito capì che era una missione segreta quando la principessa fece menzione degli atteggiamenti bellicosi del regno di Tolmekia. Il ramingo stesso ha confermato nei suoi viaggi di vedere le armate Tolmekiane in pieno assetto di guerra radunarsi nelle principali piazzeforti e le popolazioni soggette a speciali tasse e requisizioni. Nausicaa chiese, sempre mormorando, cosa si stessero preparando e Yupa rispose “ sono stato alle città di Elmion e Ksarkan…le città più grandi alle marche di frontiera di Tolmekia e le ho viste piene di soldati di più svariati reggimenti reali…migliaia di guerrieri e cavalieri guidati dal fior fiore dell’aristocrazia più fedele al Re Vu…la piazza centrale delle città diventava un autentico accampamento…tende a perdita d’occhio…depositi colmi di armi di ogni sorta…granai cittadini requisiti per l’approvvigionamento delle truppe…ho visto guardie girare per le strade e prendere a sé uomini reclutabili con la forza e ho visto ufficiali fare discorsi incendiari ai miliziani già eccitati con danze e accompagnamenti musicali marziali e soprattutto dalle promesse di bottino…ragazza mia…si sto levando in armi tutta Tolmekia!”. La ragazza domandò quando sarebbe scoppiata la guerra con Dorok così tanto odiato e così tanto temuto e Yupa valutava, dai preparativi in atto, che il conflitto poteva avvenire solo fra un anno o due escludendo scaramucce di poco conto ai confini. Il vecchio interruppe il contatto dichiarando di aver mandato un messaggero al Re Malduk e Nausicaa chiese che messaggio avesse portato al signore dell’Anello Verde. Il comandante dei reietti sorrise anche se il suo sorriso era invisibile sotto la folta barba e carezzandosi i baffoni bianchi disse che ha chiesto umilmente come suo fedele e leale servo di giudicare di persona la crisi. Yupa comprese subito e disse “ Re Malduk verrà qui”. Il Vecchio annuì sorridendo ancora. Un mormorio di assenso e sollievo attraversò tutta la schiera come una scossa elettrica sull’acqua. Nausicaa sorrise apprendendo la notizia e, quando Yupa le domandò se l’idea fosse sua, la ragazza vide il volto contratto del saggio maestro di spade rilassarsi come se fosse un modo per dirle senza necessità di parola che era il modo più giusto da fare. Il vecchio intanto si allontanava per emanare l’ordine di fermarsi ed accamparsi in attesa dell’arrivo del grande sovrano dell’Anello Verde. Eljah e il capitano delle guardie di Pejite avevano assistito tutto immobili per tutto il tempo e quando videro sciogliersi l’anello di guerrieri attorno liberarono un gran sospiro di sollievo e smisero di stringere nervosamente le else delle spade di ceramica e il giovane pilota, più sollevato, si volse al capitano “è finita capo…è finita! Siamo salvi”. Il capitano borbottò però deluso “ vedremo…spero che non sia una trappola” e smontò dal chocobo insieme agli altri che con disciplina e calma si prepararono a condividere con gli antichi nemici l’accampamento. Eljah, imprecando a sé per l’atteggiamento rozzo del capitano che preferiva lo scontro, si alzò di staffe per ritrovare la messaggera e il misterioso spadaccino che però sembravano spariti nel gran trambusto di guerrieri e soldati affaccendati e spinti da secchi ordini di veterani e sergenti. Eljah non riuscì a intravedere la ragazza dalla chioma rossa e mormorando qualcosa di impercettibile scese dalla cavalcatura e chiamando a voce alta il capitano lo seguì in mezzo alla confusione tirando a sé il fedele e silenzioso chocobo.
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X PARTE

Il cielo ha cominciato ad imbrunirsi e le prime stelle di una notte senza luna illuminarono la vallata sottostante. La luce bluastra venuta dalle profondità del cosmo evidenziava una distesa di piccole cupolette di lino e tessuto caprino distribuite sul terreno secondo linee regolari di un accampamento militare. I fuochi disseminati fra le poche piazzole libere da assortimenti vari di armi e vettovaglie erano caldi rifugi per le sentinelle di guardia. Le guardie portavano indifferentemente uniformi di Pejite e del regno di Malduk e, per ordine dei loro superiori, erano forzatamente tenuti ad eseguire assieme i propri turni di guardia. La linea dell’orizzonte era rotta dalle morbide curve delle colline circostanti e, ogni tanto, dalle frammischiate e aguzze guglie delle torri della antica metropoli. Le tende più grandi erano circondate da vessilli multicolori ed esse erano per ufficiali ed ospiti illustri quali erano, per l’esercito di Pejite e di Malduk, la giovane della Valle del Vento e il vecchio ma indomito spadaccino. Gli ospiti erano stati trattati con ogni riguardo e avevano ricevuto il diritto di soggiornare in due tende separate all’interno dell’agglomerato più grande dell’accampamento. Eljah era un soldato di Pejite e pertanto doveva prendere posto fra i giacigli della soldataglia comune mentre il capitano restava sveglio e in compagnia dei suoi parigrado intorno ad un fuoco. Remedios, invece, era turbato degli eventi della giornata ed osservava meditabondo il fondo della coppa dorata svuotata del buon vino preparato e fermentato nelle lontane e fertili terre del Regno di Tolmekia. Il fondo dorato rifletteva in maniera deforme il volto tirato del comandante. Remedios borbottò parole inarticolate poi mormorò a bassissima voce come reverenziale il nome del Regno di Re Vu e quello era appunto il suo pensiero più tormentoso: Tolmekia avrebbe tollerato l’affronto ad un suo fedele vassallo? per di più nell’imminenza di una guerra?. Il messaggero era già stato inviato alla corte di Re Malduk e non prima della fine del nuovo giorno poteva prendere un nuovo ordine dal sovrano dell’Anello Verde. Nausicaa era, intanto, seduta sul letto con il rotolo sigillato sulle ginocchia e meditava sugli eventi finanche non le vennero in mente i riferimenti del maestro Yupa sulla guerra imminente che oscurarono il suo dolce volto. La ragazza pose delicatamente i rotoli sul materasso guardandoli attentamente in silenzio e dopo averle lasciate si alzò avviandosi all’uscita della tenda. Yupa era nella sua tenda seduto per terra con le gambe incrociate e senza il mantello e il cappello che lo facevano così gigantesco la mattinata scorsa. Egli si scosse e in un istante stringeva già una spada quando si accorse con sollievo che era entrata la principessa che lo salutava con un lieve inchino rispettoso e degno di un allieva leale con il maestro d’armi. Yupa, rinfoderando la lucente lama nel fodero, le domandò perché fosse ancora sveglia nonostante le fatiche del viaggio e rammentando, senza attendere una risposta, l’importanza del riposo specialmente prima di una nuova battaglia da affrontare. Nausicaa chinò il capo e a mani giunte annuì ascoltando in silenzio il rimprovero del vecchio ramingo. Yupa, dopo, le permise di parlare e la ragazza gli chiese di parlarle ancora della guerra che Tolmekia stava preparando in quel momento. Yupa tirò un profondo respiro e alzandosi gli ritornavano in mente immagini di un intera nazione in armi. Il maestro di spade disse “ le città di frontiera del Regno di Tolmekia sono diventati depositi di armi e vettovaglie per un esercito molto numeroso…forse più di diecimila uomini..” e Nausicaa poggiandosi contro una colonnina di legno finemente intarsiato gli chiese se suo padre fosse già informato ma Yupa scosse il capo dubbioso spiegando che la Valle del Vento avrebbe già allora dovuto porre, per obbligo di lealtà feudale, i suoi uomini agli ordini del Re Vu. La principessa annuì confermando le supposizioni del ramingo. Nausicaa lo informava che tuttavia suo padre le aveva dato la missione di recare messaggi a Pejite e si chiese se forse era per prevenire eventuali richieste da parte di Tolmekia. Yupa socchiuse gli occhi e carezzando i baffoni che gli coprivano il volto le domandò del contenuto delle carte ma la ragazza non volle rompere i sigilli reali. Il cavaliere sorrise sotto i folti baffi ammirando i sigilli reali portati dalla ragazza e disse “ho sentito di quello che è successo alle porte dell’Anello Verde…il guardiano del GATE…ragazza mia sei stata molto coraggiosa ma anche troppo sicura delle tue capacità…grazie agli dei il guardiano non ti ha colpita…”. La principessa arrossì e ,come scossa, disse intimidita che non poteva fuggire e sicuramente non lasciando solo il ragazzo. Il maestro ripeté le sue parole giocando fra le dita le carte “ il ragazzo…Eljah giusto?...mmhh...sì…un ottimo pilota e abbastanza spavaldo…forse troppo per me…e per te..” e sorrise. Nausicaa colse la malizia nelle parole del maestro e aggrottò le soppraciglia poi non seppe più resistere e rise. Yupa rise con lei bonario come si sentì in quel momento anche perché era da tanto che non riusciva più a ridere dopo gli orrori di un mondo morente. La principessa si riprese e la rilassatezza si dileguò dal suo volto rabbuiato da un improvviso pensiero. Yupa sentì che la ragazza era insicura dell’esito dell’incontro futuro con il re Malduk e sapeva che non l’avrebbe lasciata andare tanto facilmente specie in occasione di una resa dei conti con Pejite. La ragazza, incamminandosi, osservava da una finestra ritagliata sul tessuto della tenda gli astri brillanti nel cielo seguita dal maestro che tacendo meditava sulle parole appena dette dalla giovane. Il cono di luce cosmica le illuminava il viso che sembrava aver acquisito il pallore della morte e il maestro per un istante rabbrividì. La ragazza si volse con occhi profondamente tristi ma il vecchio vide in quello sguardo la determinazione di sempre e, poggiando la grande mano guantata sulla spalla della principessa, le disse che era giusto avere paura e solo gli sciocchi non la temono. Nausicaa si riscosse e Yupa continuò “in questi casi la cosa più giusta da fare è aspettare…tuo padre preferisce vederti tornare a casa più che stipulare trattati anche se importanti per la vita stessa del suo popolo”. La ragazza abbassò lo sguardo ma il ramingo le alzò delicatamente il mento e sorridendo la rassicurava “ hai già fatto più di quanto potevi…tuo padre è già orgoglioso…non devi preoccuparti delle carte più della tua stessa vita…” e lasciando le spalle “ la notte è fonda e manca poco tempo prima del sorgere del sole…devi riposarti!..”. La principessa annuì più rassicurata e in un impeto abbracciò il maestro. Yupa era rimasto un po’ interdetto ma subito si riscosse e strinse altrettanto forte la ragazza che lo ringraziava e lo prometteva che sarebbe andata subito a recuperare le energie per la nuova giornata. Yupa sorrise bonariamente e lasciò delicatamente la stretta e salutandola la raccomandava di svegliarlo se avesse ancora bisogno di qualcosa. La ragazza, rasserenata, gli sorrise e rispose che certamente lo avrebbe fatto e si allontanò verso l’uscita con passo più lieve e animo più leggero. Il maestro la guardava uscire e, sospirando, tornò a sedersi per terra con la spada in pugno e socchiuse gli occhi sempre vigili fino a quando le stanche membra e il torpore vinsero sull’anziano, ma forte come una quercia, maestro di spade.
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XI PARTE

Eljah si era risvegliato per l’improvviso trambusto nel grande tendone che ospitava il corpo di spedizione di Pejite. Il torpore lo stava abbandonando quando i soldati riuniti a cerchio intorno al capitano discutevano animosamente sugli eventi della giornata. Il giovane pilota si riscosse completamente e notava che i soldati erano già equipaggiati di tutto punto e gli venne allora un terribile sospetto: imminente sortita all’interno stesso dell’accampamento dell’esercito dell’Anello Verde?. Il pensiero lo orripilava perché significava infrangere la sacra legge dell’ospitalità mantenuta così lealmente dall’esercito nemico. L’ufficiale al centro del cerchio, disegnando qualcosa sulla fine sabbia, stava presentando i suoi piani quando si interruppe alla vista di Eljah seduto assieme agli altri soldati. Eljah lo salutò “signore…perché agire così? Cosa succede?” e Barnard smise allora di tracciare linee per terra e, fissandolo con autorevolezza, spiegò che aveva notato strani movimenti nell’accampamento dell’Anello Verde sospettando senza dubbio un imminente attacco di sorpresa prevenibile soltanto con un altrettanto contrattacco proprio nel momento in cui sono più deboli gli avversari quale la fase di dispiegamento delle forze. I soldati annuirono vigorosamente convinti della perfidia del re Malduk ma Eljah non era evidentemente dello stesso avviso ma preferì tacere quando si accorse di essere il solo a non aderire all’idea del capitano. Il giovane si ricordò della ragazza soprattutto la sua bellezza e i suoi occhi che gli ricordarono la sua amata lontana dietro le sicure mura di Pejite. Il capitano Barnard raccomandava intanto di contenere l’eccitazione e di prepararsi ad uscire con le armi pronte quando avrebbe dato l’ordine e, così facendo, invitò Eljah a parlare in confidenza in un angolo appartato del tendone. Eljah ubbidì e, appena le truppe si fossero congedate, raggiunse il capitano salutandolo nuovamente battendo i tacchi. Barnard, seduto su un morbido cuscinetto finemente decorato di motivi geometrici, gli ordinò di stare comodo invitandolo poi a sedersi con lui con chiaro intento di dare un tono confidenziale al colloquio. Eljah seguì l’invito sedendosi dinanzi all’ufficiale nel frattempo rimasto silenzioso con le mani poggiate sulle ginocchia delle gambe incrociate come in attesa dall’eternità. Il giovane, guardandolo, gli venne in mente un antica statua in pietra probabilmente adibita a culti sacri poiché essa non era legata ad alcuna immagine teologica a lui famigliare. Il silenzio scese subito dopo. Barnard fece un lieve sospiro riprendendo vita in tutto il suo corpo. Eljah sapeva aspettare e l’attesa era stata comunque breve poiché, pochi istanti dopo, il suo superiore decise di parlare finalmente “che resti fra noi Eljah…ti conosco…vorresti che non scoppiasse di nuovo la guerra nevvero?...o sei preoccupato per…quella ragazza?” e accigliato continuò “ la tua donna è a Pejite…non è da te tradire il suo amore che prova infinitamente per te…io lo so perché si è rivolta molto spesso alla nostra procura per sapere di te…in questo momento sarà disperata!”. Il ragazzo arrossì e si spaventò alla vista della dura espressione del comandante e subito spiegò rispettosamente che non era affatto interessato alla giovane ambasciatrice e che i suoi sentimenti per Danae erano rimasti immutati anzi resi ancora più forti dalla lontananza. Il volto contratto di Barnard si raddolcì subito ed Eljah ricevette le umili scuse che subito accettò ben volentieri chiedendo invece gli ordini per l’imminente battaglia. Il capitano però rimase silenzioso con occhi come spilli ed Eljah a malapena reggeva il suo penetrante sguardo. Il tempo parve interminabile in un unico istante per il giovane di Pejite ma un sospiro sommesso del capitano ruppe l’incantesimo paralizzante lasciando libero Eljah di respirare. Barnard abbassò lo sguardo e segna con le dita guantate la sabbia descrivendo la situazione con un tono di voce quasi impercettibile che costrinse Eljah a chinarsi per porre l’orecchio. Il capitano sussurrò “ le mie spie mi hanno informato che Remedios aveva esternato la sua volontà di eliminarci tutti agli suoi luogotenenti nella sua tenda…questo succederà domani se non lo preveniamo attaccandolo per primi nel suo stesso accampamento…” e indicando dei segni sulla sabbia disse ancora “ il nemico ci sottovaluta…credono che non faremo nulla questa notte così hanno lasciato poche sentinelle e molti stanno dormendo completamente disarmati”. Eljah vide il piano formarsi sulla bruna superficie : l’intera compagnia 2 ore prima dell’alba sarebbe uscita, come una rosa dei venti, dalle tende per occupare senza pietà gli incroci chiave dell’accampamento per circondare completamente la sede degli ufficiali ottenendo la loro resa immediata. Il capitano stava ancora spiegando le fasi della operazione quando il giovane gli chiese quale compito affidargli, Barnard si fermò e, osservandolo profondamente, negli occhi disse “ tu farai parte del commando principale…non sei un guerriero ma sai batterti bene…e sai usare il fucile pesante che tenevi nel gunship!”. Eljah si ricordò del fucile che aveva usato con successo contro il guardiano del GATE e si volse a guardare l’arma avvolta nel panno insieme al piccolo bagaglio e alla spada. Il capitano seguì il suo sguardo e ammirava la potenza del fucile che l’aveva già visto in opera in altre battaglie. Eljah incontrando lo sguardo di Barnard confessò che non si trattava di un normale fucile ma di un piccolo cannone di una carcassa metallica ritrovata nei pozzi segreti di Pejite. Il capitano era sorpreso “ un cannone ? ecco perché l’ho visto perforare perfino muri corazzati…ma non pesa?” e il pilota sorrise scuotendo il capo. Barnard borbottava delle parole a sé per sé notando le piccole dimensioni dell’arma. I soldati ritornarono completamente equipaggiati e, davanti al capitano, attesero gli ordini che prontamente arrivarono. Eljah, poco dopo, raggiunse la compagnia portando a sé il fucile sulla spalla. Barnard,in testa alle truppe, stava per varcare la soglia quando si accorse con raccapriccio che le stelle illuminavano troppo lo spiazzo antistante. Una sentinella semiaddormentata dell’Anello Verde colse le confuse sagome e diede immediatamente l’allarme. I soldati di Barnard lo trafissero a morte ma ormai l’allarme era suonata. Echi di trombe risuonarono per tutti i quattro angoli dell’accampamento e si accesero più fuochi in terra che in cielo. L’accampamento diventò subito un campo di battaglia. Eljah, aiutato dai suoi commilitoni dei quali nemmeno conosceva il nome, si apriva la strada fra i nemici con il fucile. Una folta schiera di guerrieri si lanciò,urlando, su Eljah. Il giovane si fece guidare dall’istinto e premette il grilletto dell’arma. Il fucile, in un istante, vomitò un impressionante lingua di fuoco e numerosi bossoli vuoti saltavano da una fessura del fusto. I guerrieri dell’Anello Verde si dispersero per la mortale scia dei proiettili scagliati ad elevatissima velocità dalla bocca dell’arma. Eljah, senza aspettare gli altri, continuò la sua corsa. Remedios era già fuori dalla sua tenda e stava organizzando la difesa, sbraitando ordini in ogni direzione, quando colonne di terra si sollevarono a pochi metri da lui. Nausicaa, con la spada alla mano, aveva già raggiunto il Maestro che era uscito di corsa già con cappello e mantello dalla tenda crollata sotto le fiamme crepitanti. L’aria si riempiva di fumo e ceneri brillanti e il sangue impregnava a fiotti il tormentato suolo. Barnard procedeva con un centinaio dei suoi per il sentiero principale tenendo a distanza i nemici con picche acuminate. Remedios ordinava l’arretramento sospinto dalle bombe che piovevano a dozzine sulla posizione. L’incendio ormai stava avviluppando mezzo accampamento e i cadaveri erano disseminati dovunque mentre i chocobo gemevano terrorizzati nelle stalle lambite dalle fiamme. Yupa sentiva il pericolo che correvano gli animali e stava per dire alla principessa di recuperarli quando vide già Nausicaa diretta velocemente alle stalle. Eljah era intanto ferito ad una gamba e stava addossato ad un solido riparo con il fucile in grembo in mezzo ai cadaveri frammischiati di guerrieri e soldati. Barnard guidava ancora l’assalto quando un violento fuoco nemico gli sbarrava il passo. Nausicaa prese la rincorsa e protetta da un lungo panno impregnato di acqua si fece strada fra le fiamme che divoravano le pareti di legno della casamatta. Yupa era circondato dai reietti che, come dei cacciatori contro una fiera selvaggia, lo attaccavano con lance e reti. Il maestro, nonostante l’apparente mole, era velocissimo e abile mantenendo lontani e timorosi gli avversari. Nausicaa tossendo riconobbe la sua cavalcatura e quella di Yupa e si adoperò a sciogliere le corde che li legavano calmandoli con parole rassicuranti. Eljah era rannicchiato contro la roccia da troppo tempo e vide la macchia di sangue allargarsi per la fascia fatta con un lembo strappato del suo stesso abito mentre il fuoco nemico non accennava a cessare. Remedios, nel buio illuminato dalle fiamme e dalle stelle lontane, localizzò l’origine delle bombe e con un secco ordine neutralizzò i granatieri di Pejite con un intensissimo fuoco di artiglieria con le bombarde appena recuperate nella confusione. Le ombre si allungarono fra le fiamme ormai alte nel cielo infinito.
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XII PARTE

Nausicaa provvide anche a liberare le altre cavalcature che schiamazzavano terrorizzate nel fumo che riempiva l’interno della stalla. Le fiamme stavano ormai divorando quasi l’intero campo e la battaglia era ancora più accesa di prima. Yupa stava arretrando con le spade arrossate del sangue dei nemici quando percepisce, in mezzo al clangore delle armi, il rombo assordante provenire nel cielo. I guerrieri, che cercavano di stringerlo in un angolo con la forza del numero, udirono anche essi lo strepito e alzarono lo sguardo al cielo. I soldati e i guerrieri, che si stavano scannando con furiosa bestialità, si fermarono per scrutare il cielo oscuro. Eljah si accorse della cessazione del fuoco e si sporse fuori dal riparo osservando i nemici che mostravano segni di incertezza dietro i ripari improvvisati pieni di cadaveri. Remedios vide con orrore le sagome delle navi di Pejite profilarsi fra le nubi rossastre dell’incendio. Barnard esultò e , alzandosi, alzò il pugno al cielo salutando i rinforzi richiamati dai bagliori del fuoco e, scavalcando la barriera, ordinò l’assalto finale. La battaglia si riprese e gli uomini si lanciavano nuovamente uni contro gli altri alla baionetta senza tregua e senza pietà. La principessa usciva intanto dalle nubi nere in groppa al chocobo seguita da una torma di animali spaventati e senza guida. Gli uomini erano impegnati nella lotta e non si resero conto della irruzione in massa degli animali nel campo. La battaglia divenne caotica e sfuggì subito al controllo dei comandanti. I chocobo disorientati dalle fiamme travolgevano guerrieri e soldati scomparendo o nelle fiamme o nell’oscurità. Nausicaa raggiunse Yupa con un chocobo appresso pregandolo di seguirla lontano dall’incendio ormai violento. Gli uomini, fra i bagliori vermigli, fuggivano in preda all’isteria abbandonando le armi e le posizioni nonostante le sollecitazioni dei comandanti. Yupa sospirò sollevato che la ragazza era salva e salì in groppa dicendole che non poteva impedire la morte né salvare alcuno dal disastro e la ragazza, affranta per il terribile spettacolo, comprese le parole del maestro nonostante le urla acute delle vittime ustionate vive. Barnard ordinò di chiudersi in un quadrato in uno spiazzo pieno di cenere gridando quando poteva agli altri dispersi, compreso Eljah, di entrare nel quadrato. Eljah non si fece pregare e raggiunse come poteva con la gamba ferita gli altri già messi in salvo. Remedios invece si rese conto che la battaglia era perduta e rimase al suo posto mentre i suoi uomini fuggivano in mezzo all’inferno. Gli aerei superarono le colonne di fuoco e , planando, scendevano di quota sulle colline che sovrastavano il campo di battaglia. Barnard ordinò di sparare sugli uomini in preda alle fiamme, compresi i compagni, spiegando, con lucidità, che erano già morti. Eljah eseguiva ben sapendo che il capitano dopotutto era un soldato…non un criminale. Le torce umane gridavano come ossessi e i soldati disperati e sconvolti riconoscevano in loro i compagni e sparavano urlando. Una torcia umana camminava zoppicando verso di loro mormorando parole smozzicate e Barnard ripeteva di fare fuoco e gli uomini erano paralizzati. Eljah si sentì dal capitano di fare fuoco sul disgraziato ma non riuscì stavolta a premere il grilletto. Barnard, urlando, gli strappò il fucile dalle mani e puntò l’arma sull’uomo che era uno delle più giovani reclute di Pejite. Gli uomini videro con orrore il capitano di Pejite freddare un soldato di Pejite che chiedeva aiuto. Il ragazzo divorato dal fuoco cadde a terra e si mosse ancora urlando e urlando ancora sotto i ripetuti colpi del capitano. Un silenzio scese quando l’uomo cessò di muoversi.
Eljah si accorse solo di avere le mani tremanti ma il capitano lo rassicurò, restituendolo il fucile, che il ragazzo era già morto. Il pilota pensò che lo ha abbattuto come lo si abbatte un chocobo ferito e questo pensiero gli fece orrore. Nausicaa, poco distante, alzò il capo quando sentì gocce d’acqua e non polveri picchettarle il capo notando che il cielo si stava schiarendo lentamente. Un rombo lontano l’avvertì che si avvicinava un temporale ma rimase come incantata a vedere quello che restava dell’accampamento diventare un mucchio di cenere e legname annerito in pochi istanti sotto un cielo indorato dal sole albeggiante. Yupa le disse che erano atterrati gli uomini di Pejite e la principessa, osservando le navi poggiate sulle creste delle colline annuiva ma non volle andare loro incontro in quel momento. Il crepitare delle fiamme diminuiva d’intensità sotto una pioggia che iniziava a battere sempre più forte. I crateri delle granate si riempirono di fango melmoso che inghiottirono i cadaveri stesi sul fondo. Rigagnoli di acqua scintillante della luce dell’alba spuntavano quasi magicamente sul terreno insanguinato. I tuoni lontani avevano ormai sostituito i tuoni dei cannoni e il clangore delle armi dava il posto allo scroscio incessante. Nausicaa udiva le voci dei feriti e dei sopravvissuti trasportate dal vento e si sentì in dovere di scendere a valle verso i resti dell’accampamento dell’Anello Verde. Yupa la seguì senza dire nulla comprendendo i sentimenti della ragazza pur non provando pietà per i feriti: aveva visto ormai troppi morti per sentire la pietà. Colonne di uomini scendevano dalle colline recanti le insegne di Pejite e alcuni uomini in groppa alle cavalcature raggiunsero il quadrato degli uomini di Barnard. Barnard,Eljah e altri uomini erano disordinatamente seduti a terra o in piedi poggiati alle loro armi. Il fumo e l’odore acre delle ceneri riempirono le narici di tutti. Barnard aveva gli occhi rossi e il volto nero e l’uniforme lacera e grondante di sangue e fango e teneva in una mano l’asta della bandiera mezza strappata di Pejite e nell’altra la spada tutta scheggiata e sporca. Gli stivali erano immersi nella melma ma Barnard rimase in piedi sovrastando quasi i suoi uomini quasi resi irriconoscibili dai segni della battaglia. Eljah aveva tutto il volto sporco e tremava per il dolore alla gamba ferita che la teneva distesa sul terreno umido ma nelle mani teneva ancora in grembo il fucile ormai scarico di cartucce. Gli altri soldati guardavano muti e con sguardo quasi vitreo l’arrivo dei rinforzi che giungevano ordinati e puliti e imberbi. I soldati avevano visto già dall’alto l’incendio e il sangue versato ma rimanevano lo stesso sconvolti per il misero spettacolo dinanzi con i propri occhi. Un uomo in corazza scintillante e con pennacchi colorati si avvicinò al capitano e lo interrogò:

Ufficiale: “avete ricevuto l’ordine di attaccare?”
Barnard: “Nossignore”
Ufficiale: “siete stati attaccati?”
Barnard ( esitante ): “nossignore”
Ufficiale: “nessuna provocazione?”
Barnard: “Nossignore”
Ufficiale: “lo sapevate che Pejite non è in guerra con l’Anello Verde capitano?”
Barnard ( abbassando lo sguardo ): “sissignore ma…”

L’ufficiale, tirando le briglie, lo interruppe “ capitano,lei è ora agli arresti per indisciplina…verrà giudicato dalla commissione d’inchiesta competente una volta tornati a Pejite…è chiaro capitano?”. Barnard, sconfortato e incapace di spiegare, si lasciò consegnare alle guardie che, al gesto dell’ufficiale, lo presero in consegna e lo scortarono via dal quadrato. L’ufficiale guardava i superstiti immobili e impotenti fissare il loro capitano portato via e, dopo aver contemplato lo spettacolo con perplessità e indifferenza, si allontanò borbottando e ordinando il riposo. Eljah era ancora troppo scosso e si sentiva troppo stanco e provava con raccapriccio di non sentire più il dolore alla gamba. L’Ufficiale si vide raggiunto da una staffetta che gli comunicò che i feriti erano tanti e mancavano dottori. Eljah disse in modo inarticolato “aiuto..” quando poi vomitò e si sentì la pelle gelata e svenne cadendo in un pozzo buio e profondo.

Eljah si sentì sprofondare nella melma. Le sue mani cercarono appiglio mentre il fango gli arrivava fino alla gola. Il tanfo dei morti lo sentiva terribilmente forte e il respiro gli arrivava faticoso e impedito. Nell’oscurità tastava freneticamente con le mani le umide pareti di un cratere. Un cratere ampio quasi gigantesco che diventava sempre più grande e sempre più alto. Il giovane urlò di terrore scavando con le unghie le pareti ormai verticali e scivolose. Un appiglio lo trovò e strinse forte. Eljah vide che era la mano del giovane soldato ustionato. Il pilota di Pejite lasciò subito la stretta con raccapriccio. Il cadavere si illuminò e come incendiato da dentro si rialzò e rivolto a lui gemeva implorante. Eljah,urlando, cadde nel fango e sguazzando aprì finalmente gli occhi. Nausicaa si voltò accorgendosi dell’improvviso risveglio del ragazzo.
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Messaggio da naushika »

XIII PARTE

“dove mi trovo?” disse con evidente fatica il ragazzo guardandosi attorno a sé. La ragazza,asciugandosi le mani su un panno, rispose “siamo ancora nei pressi dell’accampamento distrutto…ricordi?” poi pulendosi anche il volto segnato dalle fatiche “resteremo ancora qui…ho chiesto ai comandanti di poter dare un aiuto ai feriti”. Eljah provò a muoversi quando Nausicaa gli corse incontro e tenendo delicatamente le mani sulle spalle del giovane “no…non muoverti…le ferite si riapriranno…ti ho visto agitare nel sonno…hai fatto un brutto sogno vero?”. Il giovane pilota di Pejite si scosse infastidito per il gesto della ragazza ma poi capì la ragione quando sentì lancinanti fitte al torace ma non alla gamba che la ricordò ferita. L’assenza di dolore alla gamba lo stupì ma gli occhi profondi e penetranti della giovane della Valle del Vento lo spinsero ad assecondare la preghiera di distendersi nuovamente sul letto. Nausicaa sorrise dolcemente e posando la mano sulla fronte, madida di sudore del ferito, lo rassicurò che ha avuto un po’ di febbre e nuovamente guardandolo egli occhi “ti ordino di riposarti”. Eljah posò il capo sul candido cuscino e gli sembrò uno sforzo eterno sostenere lo sguardo di Nausicaa poi diede cenno, sorridendo debolmente, di ubbidire alla principessa. La ragazza, con espressione severa e grave, si sedette accanto al letto e, stringendo la mano tenuta fuori dal lenzuolo di lino, gli confidò “il proiettile…ha attraversato l’osso del femore e lacerato importanti vasi sanguigni…” e con una stretta più forte “è uscito molto sangue…”. Eljah la guardò incredulo e volle replicare ma sentì la gola secca. “la ragazza ti ha salvato Eljah..” interloquì un ombra avvicinandosi. Nausicaa chinò lievemente il capo e disse “sommo Yupa…la ringrazio..”. Eljah si sentì immobilizzato al letto senza che nessuno lo tenesse fermo e solo con un grande sforzo alzò lo sguardo per riconoscere l’ombra ora in piedi accanto a lui. Il maestro di spade osservò teso il corpo del ragazzo per metà avvolto da lenzuola di lino e chiese alla ragazza seduta all’altro lato del letto “ha perduto molto sangue?”. La ragazza si sentì fissata dal ragazzo e percepì dentro di sé una stanchezza che le pesava come un macigno e poi rispose rivolta al capitano “ ha bisogno di mangiare molto…e…vorrei che partissimo subito per Pejite”. Eljah sentì la mano sinistra stretta e avvinta dalle delicate mani della principessa e si sentì rosso di imbarazzo. Il vecchio guerriero borbottava poi sorrise sotto i baffi ad Eljah rassicurandolo con un tono gioviale “ ragazzo mio…tu sei un pericolo per le donne” e rise facendo occhiolino a Nausicaa. La ragazza arrossì e scosse il capo poi, inarcando le soppraciglia, fissò Barnard e disse come se offesa “ non è quello che pensate maestro..”. Barnard rise e grattandosi il capo si scusò “beh…mi perdoni mi sono sbagliato.. ahahah” poi ritornò serio “ partiremo domani mattina ragazza mia”. Eljah assisteva muto al duetto fra la ragazza e il grande spadaccino quando,come un lampo, gli balenava una senzazione strana alle gambe e chiese inquieto “ la mia gamba ferita…non sento dolore…”. Il volto della ragazza divampò e l’espressione si fece dura e stringendo forte la mano di Eliah chinò il capo. Barnard si irrigidì e imbarazzato chiuse gli occhi. Eljah,sudando freddo e avendo il batticuore forte, esclamò spaventato “ la mia gamba!!!!!!!non sento la mia gamba!!!”. La mano libera del ragazzo tastò le lenzuola lungo l’asse del corpo fino alla gamba che non sentiva più. Un urlo tremendo risuonò nel tendone e molti lo sentirono rimanendone turbati. Barnard aiutò la ragazza a tenere fermo Eljah che gridava come impazzito. “la mia gambaaaaaaaaaaaaa!!!!maledetti! me l’avete tolta…MALEDETTI!” e sentì le lacrime scorrere sul volto contratto per la rabbia. Nausicaa era sconvolta perché era la prima vota che vedeva un uomo perdere qualcosa che dava un senso alla vita e si sentì in colpa anche se non era affatto sua la responsabilità. Yupa riconosceva il disagio della ragazza e capì che solo lui poteva calmare il povero ragazzo e quindi gli diede un pugno brusco ma non violento. Eljiah smise di agitarsi e ricadde sul cuscino privo di sensi. Il silenzio ridiscese. Nausicaa ansimava ed era molto triste e socchiuse gli occhi poi si risedette mettendosi le mani al volto. Il cavaliere guardò l’arto di Eljah tagliato e ricordava alla principessa che, senza il suo aiuto, nessuno avrebbe potuto salvare il giovane e chinando il capo le ricordò che solo lei al momento l’aveva soccorso e solo con la sua supervisione è stato possibile compiere con successo la delicata operazione chirurgica. Le parole di Yupa la rincuorarono e il maestro vide la ragazza alzare il capo e abbassare le mani con un espressione enigmatica fra il sollievo e l’inquietudine. Nausicaa alzò lo sguardo, con occhi tristi ma con un lieve e dolcissimo sorriso, acconsentendo alle parole di vivo ringraziamento del vecchio. Il respiro di Eljah divenne subito regolare e la principessa lasciò la presa della mano dolcemente e, alzandosi, raggiunse Il maestro di spade all’uscita. Yupa espresse la sua perplessità sulla situazione “ sono preoccupato per il capitano Barnard…ha agito per il bene dei suoi soldati…so che esisteva davvero un complotto ordito per ucciderlo…”. Nausicaa si fermò e, guardando il viavai di uomini trafelati nelle operazioni di recupero e soccorso, gli domandò per quale motivo volevano uccidere il capitano e i suoi uomini quando avevano poco prima accettato un accordo. Il maestro spense un tizzone ardente con la tacca dello stivalone e, come se pensasse ad alta voce “sarebbe stato troppo imbarazzante per Remedios aspettare lo sviluppo di accordi fra la vecchia nemica Pejite e il loro re Malduk…trova giovamento nella guerra suo unico scopo di vita da quando è stato allevato fin dalla sua nascita come un guerriero…la pace definitiva fra Pejite e l’Anello Verde avrebbe segnato la fine della sua carriera…” e contemplando i resti bruciati dell’accampamento “voleva impedire la pace…e ci è riuscito…ha indotto il capitano a reagire e a dare battaglia…è stato sconfitto ma ha imposto ora alla sua patria di fare la guerra…e questa guerra sarà la rovina per i regni indipendenti schiacciati come vasi di coccio fra i bellicosi imperi di Tolmekia e Dorok…compresa la nostra amata Valle…” concluse socchiudendo gli occhi con fare stanco. Il viavai dei soldati si fece più intenso e Nausicaa vedeva Yupa rigirare fra le dita una scheggia annerita quando il vecchio rialzò il capo all’improvviso domandandosi “ mi chiedo se ha davvero inviato un messaggero al Re Malduk…da qui alla reggia sono circa tre giorni di cammino…in questo caso sarebbe bene impedire che il sovrano dell’Anello Verde venisse informato prima della fine dell’allestimento difensivo della città..”. Nausicaa comprese subito l’idea del maestro ma scosse il capo “ non posso venire con te maestro…mi sono ripromessa di fornire aiuto medico a questi soldati…e lo farò”. Yupa la guardò negli occhi per un istante pensieroso ma, accorgendosi che nulla avrebbe smosso la ragazza da lì, sorrise orgoglioso e con una pacca alla spalla acconsentì al desiderio della principessa e le disse “ so che stai facendo benissimo…occupati di questi ragazzi finché non torno d’accordo?...sei in gamba! Mi ricordo ancora che sei stata l’unica in quel momento a sapere come si poteva estrarre la pallottola dalla gamba impedendo la necrosi di infettare il resto del corpo del povero Eljiah…ho visto nei miei occhi la tua lucida determinazione…senza di te il ragazzo e molti altri feriti sarebbero morti per colpa dell’assurda assenza di medici qualificati nelle truppe!” e represse a stento un moto di rabbia per l’ottusità dei capi nei confronti dei poveri soldati ritenuti poco più che “carne da cannone”. Nausicaa annuì in silenzio e non rispose ricordando tristemente quei momenti in cui da sola ha cercato di convincere i capitani a permetterle i soccorsi ai feriti dispersi fra le macerie. Il vecchio osservò poco lontano l’interno di un altro tendone pieno di banchi e casse e, avvicinandosi, notò la presenza di mucchi di fogliame e rami e frutti disposti in buon ordine lungo le liscie superfici dei tavoli insieme a mortai e coppette contenenti sostanze varie. La principessa entrò e incamminandosi fra i banchi spiegò che aveva chiesto l’immediato invio di mortai e recipienti necessari per la preparazione delle erbe mediche dei quali alcune erano oppiacee per lenire la sofferenza e altre per lavare e chiudere le ferite. Yupa si chinò per osservare garze,bende e lame affilate poste sopra delle fiammelle insieme a rotoli di pergamena e codici miniati tutti forniti gentilmente dalle autorità militari grazie alla testardaggine della ragazza. La principessa notò l’ammirazione dello spadaccino e sorrise inorgoglita. Yupa si avvicinò a lei e l’avvisò che fra tre giorni deve tornare a Pejite per lasciare il messaggio nelle mani del consiglio della città e concluse rimettendosi il cappello “ nel frattempo io andrò a rintracciare il messaggero che ha mandato Remedios ieri…quello che stai facendo va benissimo…più stai con loro più vite saranno salvate prima dell’arrivo di una squadra medica adeguata…io ti saluto principessa”. Nausicaa lo accompagnò all’uscita del tendone in direzione di un ampia piazzola occupata da diversi apparecchi allineati secondo l’ordine di grandezza. La pista era gremita di uomini che stavano preparando la pista per la partenza imminente e su entrambi i lati erano depositati casse e recipienti pieni di nafta e carbone. Nausicaa si guardava attorno notando le insegne di Pejite sulle ali e sulla carlinga sulle navi più piccole mentre quelle di grandi dimensioni portavano simboli indecifrabili certamente non di origine Tolmekiana. Il sordo rumore dei rotori attivati copriva le voci concitate degli equipaggi indaffarati nelle operazioni di varia natura. Lingue di fuoco violaceo guizzavano ogni tanto da enormi aperture circolari disposte dietro gli ugelli delle ali. Ponti si abbassavano da scafi panciuti e scendevano da essi altri uomini che si sostituivano con altri commilitoni nei turni di lavoro. Il maestro di spade raggiunse un lato più aperto dove stava immobile un gunship e la principessa vide che alcuni soldati stavano completando i rifornimenti e vari controlli di routine su di esso. Un uomo si avvicinò a Yupa, gridando a causa dell’assordante rombo delle navi, che l’apparecchio era stato approntato. Il vecchio rispose con voce altrettanto alta che era soddisfatto e strinse la mano del tecnico sorridendo. La principessa vide che il tecnico augurò buon viaggio e diede con entrambi le mani, quasi come una reliquia, una maschera molto simile alla propria. Nausicaa si avvicinò al vecchio che salì in carlinga e gli raccomandò di essere prudente. Yupa rise e carezzandosi i baffoni le ricordava che erano da ormai decenni che ha affrontato minacce anche più serie e le diede un affettuoso buffetto sulla guancia. Un lamento fece voltare la principessa e Yupa alzò lo sguardo commentando sereno “ è Eljiah che ti cerca…và che ha bisogno di te ora!”. La principessa abbassò lo sguardo e con un reverenziale inchino lo salutò pregando che gli dei veglino sul cammino dello spadaccino quando Yupa cominciò le manovre di volo lungo la pista. Lo spadaccino chiamò Nausicaa, levando in alto il cappello e alla risposta della principessa, prese il decollo lasciando dietro di sé una nube di cenere sollevata.
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