Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinioni

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Shun
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Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinioni

Messaggio da Shun » dom nov 30, 2014 10:31 pm

Salve a tutti, ho pensato di aprire questo argomento nell'occasione del finale del manga di Evangelion creato da Yoshiyuki Sadamoto, in modo tale da poter esprimere ognuno le proprie opinioni e sensazioni, riguardo la lettura di questa storia. Questo perché, leggere varie opinioni e percezioni, aiuta a vedere la storia a 360° anche cogliendo delle sfumature magari passate inosservate e creando quindi un dialogo vero, che è fonte di arricchimento personale.

Ci sono spoiler.

Ho trovato la storia molto più leggera rispetto a quella della serie tv, ma in ogni caso ben costruita, con spunti e riflessioni interessanti e molto piacevole.
Sadamoto, ha caratterizzato Shinji come un adolescente svogliato, "non ascoltato", ma, a differenza di Anno, senza sfociare in una crisi esistenziale e secondo me, senza realizzare una critica come quella di Anno.
Certo, il manga è legato alla serie tv, ma ho l'impressione e credo che se nell'opera di Anno (e dello staff Gainax) vi era una lettura multistrato con metafore più o meno velate sulla società giapponese, di converso l'opera di Sadamoto risulta una narrazione con meno piani di lettura e si focalizzi maggiormente su una storia di crescita adolescenziale.
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RAPIDA CARRELLATA SULLA SERIE TV

Per cercare di fare un discorso quantomeno contestualizzato, senza voler risultare completo o troppo noioso, faccio una rapida carrellata di alcuni livelli di lettura della serie tv, che vanno da questioni sociali a psicologiche, fino a toccare argomenti filosofici:

- critica dello status dell'animazione giapponese degli anni '90: vuota come la città di Neo-Tokio 3.
- un gruppo di principianti Nerv/Gainax che tenta di salvare il mondo/l'animazione?!
- il senso di inferiorità del Giappone post seconda guerra mondiale (evidente anche nel film di Miyazaki Kaze Tachinu), rispetto l'occidente Europeo, rispetto all'America, la guerra fredda e la conseguente crescita matta e disperatissima verso il progresso (?) tecnologico (ricordiamo come veniva visto di converso il Giappone nella sua crescita esponenziale, in film come Blade Runner... Cyberpunk, super tecnologie, robot...). Gli Evangelion in mano a dei bambini/Nerv e pilotati da quattordicenni.
- il complesso di Edipo su scala locale (Shinji - Gendo - Yui/Rei) e su scala globale (Lilim - Adam - Lilith), l'entry plug come ventre materno, l'LCL e il liquido amniotico, il concetto di distacco. Una critica agli otaku e a parte della società giapponese dell'epoca (non so come sia adesso); cito due pezzi:

1
Anno understands the Japanese national attraction to characters like Rei as the product of a stunted imaginative landscape born of Japan’s defeat in the Second World War. “Japan lost the war to the Americans,” he explains, seeming interested in his own words for the first time during our interview. “Since that time, the education we received is not one that creates adults. Even for us, people in their 40s, and for the generation older than me, in their 50s and 60s, there’s no reasonable model of what an adult should be like.” The theory that Japan’s defeat stripped the country of its independence and led to the creation of a nation of permanent children, weaklings forced to live under the protection of the American Big Daddy, is widely shared by artists and intellectuals in Japan. It is also a staple of popular cartoons, many of which feature a well-meaning government that turns out to be a facade concealing sinister and more powerful forces.
Anno pauses for a moment, and gives a dark-browed stare out the window. “I don’t see any adults here in Japan,” he says, with a shrug. “The fact that you see salarymen reading manga and pornography on the trains and being unafraid, unashamed or anything, is something you wouldn’t have seen 30 years ago, with people who grew up under a different system of government. They would have been far too embarrassed to open a book of cartoons or dirty pictures on a train. But that’s what we have now in Japan. We are a country of children.”
2
Anno: Yes. It’s a story of the Oedipus Complex, where one kills one’s father and violates one’s mother. However, when I started [Eva], I thought I was the same. Because it [was?] a story where Shinji kills his father and steals his mother from him.
Takekuma: A mother who has become a giant (laughs).
Anno: There was this replacement by a robot, so the original mother is the robot, but then there is a mother of the same age, Rei Ayanami, by [Shinji’s] side. [She is] also by the side of the real father. There is also another father there, Adam, who governs the overall course of events. An Oedipus Complex within these multiple structures; that’s what I wanted to do. Ai to Gensou no Fascism. I think there are ideological elements that are the same as those in the novel. […] The thing that most moved me was [the fact that] when the protagonist, Touji Suzuhara, attempted to kill the current Prime Minister, he felt [the Prime Minister] was a lot like his father. I think he kills his father and violates the mother “Japan.” That’s why he goes on to destroy Japan. I really like that passage. I like that Ryuu Murakami’s real feelings are coming out. In a big way. The novel itself is extremely boring, however (laughs).
- il "Nigecha dame da!/ Non devo fuggire!" di Shinji/Anno.
- la necessità di riferirsi a testi di psicologia, per usare le parole giuste a descrivere certi argomenti:
In passato, non avevo avuto alcun interesse a studiare la psicologia umana. Avevo solamente frequentato un corso all'università, ma credo di aver sempre avuto qualcosa nella mia mente con cui potevo analizzare la psiche umana. Pensavo di non essere interessato molto agli umani, ma quando incominciavo a parlare di me, avvertivo il bisogno di parole giuste per spiegarmi. Così, incominciai a leggere libri sulla psicologia. Dal sedicesimo episodio, la trama di Evangelion prese una direzione con la quale si intendeva chiedere solo com'è la mente umana al suo interno. Ho scritto su di me. Un mio amico mi prestò un libro sulle malattie psicologiche umane, e questo mi diede una scossa, come se avessi finalmente trovato quello che dovevo dire.
- il disprezzo e l'odio per se stessi (Misato, Ritsuko, Shinji, Asuka, etc...)
- difficoltà di comunicazione/ di empatia / di creazione di legami (a la "Petit Prince") e adulti poco stabili: Misato e la sua vita tra lattine di birra e sesso random, Naoko/Ritsuko/Gendo e le loro scappatelle, Shinji, Asuka tra traumi infantili, mancanza di figure di riferimento, problemi adolescenziali, esistenziali ed una visione malata del sesso (tipo tutto l'End of Evangelion...)
- i problemi dell'animo e il dilemma del porcospino
- i concetti di divenire e cambiamento (e.g. Kaji "vivere significa cambiare", Ritsuko "omeostasi e transistasi", Yui/Kaworu "tutto scorre con la corrente")
- i concetti di coltivare (ep. 17 - Kaji e il campo di cocomeri), di fare le cose da se stessi (Shinji che non ha mai fatto nulla da se stesso, il pilotare l'Eva era qualcosa di imposto (quel ragazzo fa qualsiasi cosa gli venga detto di fare ep.3/4 se non ricordo male) anche il violoncello era qualcosa di non suo (ep. 26)), di prendersi le responsabilità (ep. 19)
- le varie angolazioni da cui guardare la realtà, la ricerca di una speranza, del fatto che se non ami te stesso non puoi amare gli altri e così via...

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IL MANGA

Insomma, la serie tv è davvero colma di spunti interessanti... e il manga?
Beh, il manga, ha anch'esso molte sfaccettature che da una parte si rifanno a queste che ho elencato e dall'altra ne aggiunge di nuove.
Iniziamo dal protagonista, Shinji, descritto da Sadamoto:
Nell’anime lavoro insieme ad Anno, e quindi niente è una scelta del tutto mia, nel manga invece ho più libertà di approfondire quello che voglio.
La più grande differenza per esempio è che nel manga Shinji viene presentato come un ragazzaccio, cosa che non è così esplicita nell'anime.
Nel manga Shinji non ha voglia di fare nulla, non è uno che vuole mettercela tutta, mentre nell’anime è un po’ più positivo, dice “Non devo fuggire!”.
Nel manga non si pone lo stesso problema, si dice “Io scappo!” (ride).
Nel caratterizzare il personaggio volevo che fosse il più vicino possibile alle problematiche e agli atteggiamenti tipici di quell'età. Gli adolescenti hanno un po’ questo modo di fare, e io volevo esplorare questo aspetto.
(cfr. http://www.dummy-system.com/sadamoto-da ... ntervista/)

Particolarmente interessante questa affermazione di Sadamoto, che evidenzia le differenze tra il suo Shinji e quello di Anno; ed in effetti è vero, rapida carrellata di alcuni momenti in cui questa caratterizzazione differente viene fuori:

- Shinji che non rimane a pilotare l'eva 01 per un leitmotiv interiore "non devo fuggire!", ma affronta la prova quasi con un bagliore di orgoglio ferito "gli farò vedere a mio padre!", che tuttavia nasconde un bisogno di attenzione inconscio, come sarà chiaro più avanti nel proseguire del manga (quelle parole le avrei volute sentire da mio padre...vol.1)
- Shinji che risponde sarcastico a Misato nel vol.1 e nel vol.2, a Toji nel vol.2 sul terrazzo della scuola, con Kaji nel vol.7 mentre questi gli racconta del suo passato tra fame e povertà (mi ha fatto venire in mente un paragone con Seita di Hotaru no Haka, ragazzo moderno vs. povertà... sarcasmo, fuga etc.)
- Shinji e i siparietti scolastici o con gli amici - vol.3 che infila le dita nel naso a Toji, la festicciola a casa di Misato e la baldoria vol.5 (nell'anime ricordo che Shinji era rimasto distaccato nell'ep.12), le vicissitudini scolastiche insieme a Toji, Kensuke, Hikari e Asuka (vol.6), il pranzo da Toji, il caffè a casa di Rei (mi pare vol.5) etc...
- Shinji che cerca di distruggere la base dopo la morte di Toji e sferra un pugno diretto al padre nel vol.7
- Shinji e Gendo - il pensiero ricorrente alla scena del cimitero - le persone non possono comprendersi a vicenda
- Shinji che fugge (e non si dice "non devo fuggire!")
- Shinji e caratterizzazione molto più approfondita riguardo l'infanzia, con tanto di episodi fondamentali: in piscina con la madre Yui e la promessa, mani che si allontanano Shinji piccolino al cimitero con Gendo, l'episodio della bici e la capanna costruita dagli zii, l’influenza a letto (qualcuno mi ascolti, qualcuno mi stia vicino), la tematica del “sentirsi solo anche in gruppo” messa in evidenza dagli episodi della pesca dei gamberi e dell’invito ai videogiochi (vol.13 e vol.14), dove viene invitato solo per gentilezza … etc
- Shinji e le due domande cardine: "cosa desidero fare da grande?" (monologo interiore sul treno riguardo un tema scolastico - prologo vol.1 - riproposizione nell'ultimo capitolo del vol.13 - riproposizione del monologo nel last stage del vol.14) e "questo è davvero un mondo che sento di dover proteggere?" (vol.11 dopo la morte di Kaworu e vol.14 nel mare di LCL) ... e così via.

Insomma, uno Shinji decisamente meno afflitto da problematiche psicologiche esistenziali, ma più schiacciato da questioni concrete, con reazioni altrettanto veritiere.
In particolare ho apprezzato molto lo spazio dedicato al personaggio di Kaji, che nel manga risulta davvero un punto di riferimento per Shinji, tra la visita all'acquario e la questione di non staccare gli occhi dalla realtà, alla vicenda nel vol.7 in cui Kaji lo aiuta ancora una volta in questa direzione, aiutandolo a prendersi delle responsabilità. Ho trovato azzeccatissima la scelta di Sadamoto di far combattere Shinji contro gli Eva series, andando in aiuto di Asuka.
Nella prima battaglia da uomo contro Zeruel nel vol.7, Shinji dopo il discorso di Kaji, urla "io sono il pilota dello 01, fammi salire a bordo papà!", una situazione simmetrica a quanto accaduto nel vol.1, solo che lì la scelta era stata quasi una sfida (se morissi sticazzi, ma intanto gli faccio vedere io chi sono!) a tratti passiva, mentre questa volta vi è una volontà molto più vicina ad una presa di responsabilità.
Nella seconda battaglia da uomo nel vol.10, Shinji vuole scendere in campo per salvare Rei, anche se alla fine non ci riesce...
Con la distruzione di Neo-Tokio 3, con la perdita di Rei II, Asuka, Kaji, Kaworu e sentendosi solo un ingranaggio in qualcosa di troppo più grande di lui, Shinji si riversa
sul letto nel più totale torpore, nella più totale confusione. Cosa deve fare? ---> disperazione ---> fuga nel vol.12
Nonostante ciò, alla fine arriva Misato e con un discorso sintetico ma efficace aiuta il third child a ritrovare una speranza: "Sali sull’EVA e chiediti perché sei venuto qui, perché sei qui. Comincia a camminare con le tue gambe. Cerca le tue risposte senza appoggiarti agli altri. Cerca di capire cosa vuoi fare del tuo futuro. Cerca da solo la tua risposta."
Nella terza battaglia da uomo nel vol.13, Sadamoto decide di far evolvere Shinji dopo la promessa a Misato, facendolo scendere in campo per aiutare Asuka contro la serie degli Eva... in questo frangente notiamo un siparietto che evolve quello accaduto nel finale del volume 4; in quest'ultimo Shinji riceve i complimenti di Asuka, nel volume 13 vediamo invece Shinji che nonostante i moti esuberanti della second, risponde con serenità alla sua pungolata e qui Asuka arrossisce. Sembrano davvero due ragazzi risolti ed in pace con se stessi, per questo in grado di affrontare la vita con le sue varie sfumature (sembravano quasi una coppietta in stile Misato e Kaji quando si punzecchiano a vicenda!).
Alla fine però, la psiche di Shinji crolla nuovamente di fronte al third impact e alla visione di Rei gigante e allora sì, basta così, basta sofferenze, desidero un mondo ideale.
Qui Shinji rammenta tutti i ricordi perduti, fino alla promessa fatta con la mamma: "tu sarai colui che proteggerà la felicità delle persone".
Sadamoto ci presenta quindi un riepilogo nel mare di LCL, nel dialogo tra Shinji e Rei:
1. le parole di Gendo, sulle difficoltà di comunicazione tra persone
2. le parole di Yui, il figlio sarà colui che dovrà difendere la felicità delle persone
Mixando queste due questioni, Shinji decide di fermare il perfezionamento e sperimentare da sé, non solo le parole di Gendo, ma anche quelle di Yui, soprattutto nell’ottica che Shinji ha solo visto la personalità disadattata di Gendo e quella degli zii, e non ha avuto come pietra di paragone una persona come Yui, che invece ci credeva nel mondo e nella vita e come Shinji stesso ha detto nel vol.14 lei era l’unica persona che gli voleva bene in modo disinteressato.
Per questa mancanza di pietre di paragone positive e stabili dopo Yui, Shinji era arrivato sul punto di cancellare tutto, ma poi rammentando la promessa, decide di fermarsi e provare da se stesso (“Anche se mio padre mi ha detto che le persone non potranno mai arrivare a comprendersi a vicenda in modo perfetto, Ayanami, devo sperimentarlo da me stesso, con queste mani…” e qui io aggiungo “perché invece mia madre ci credeva nella vita e mi aveva detto di proteggere la felicità degli esseri umani” che infatti si ricollega al monologo sul treno “anche se non ho mai cercato la speranza non significa che non esista”, semplicemente lui non ha mai avuto esempi concreti di questa speranza); una piccola pecca secondo me, è data dalla brevità dell’analisi psicologica di Shinji compiuta da Sadamoto, nel farlo passare dalla disperazione dei cap. 91/92, alla volontà di fermare tutto dei cap. 93/94.

E qui Sadamoto crea qualcosa di davvero bellissimo (imho): la tematica del contatto.
Quando avrà chiara la sua propria forma, la verità nel fondo del proprio animo vol.14 cap.95, Shinji riuscirà a tornare in forma umana, allora potrà iniziare a cercare la speranza, camminando con le sue proprie gambe (Yui e Gendo sottolineano il concetto già detto da Misato nel vol.12) e provare a creare un legame, come quello che si era formato tra lui e Rei, il contatto umano (empatia fisica e mentale) contro il nulla del mondo ideale di LCL.
Ed alla fine, Shinji si incammina...

Finalmente un finale completo sia nella forma che nel contenuto! :-)

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Credo che mi fermerò qui, perché ho finito per fare un sunto del personaggio di Shinji e di come questo è stato delineato da Sadamoto.
Mi sento di aggiungere come ultime considerazioni, le seguenti:
- ottima caratterizzazione di Yui (stupendo cap.92 con tutte le motivazioni di Yui, nonché il confronto con Gendo e ancora nell'extra stage, l'incontro tra Yui e Gendo all'università), Gendo (le sue motivazioni spiegate nel vol.12, il confronto con Yui), Kaji (riferimento per Shinji e il suo passato) e Misato (tra le varie cose, ho apprezzato molto la scelta di Sadamoto di far dire a Misato del desiderio di una famiglia, vol.2).
- mi sarebbe piaciuto qualche siparietto in più del trio Kaji, Misato, Ritsuko (come la scena al Lounge bar nell'ep.15 della serie tv, come l'infanzia di Misato raccontata nell'ep.20)... che avrebbero reso il manga strutturato più a tutto tondo e non solo incentrato sul percorso di crescita di Shinji.
- buona caratterizzazione di Ritsuko (emblematica la scena in cui tenta di soffocare Rei)
- straordinaria caratterizzazione del percorso di Rei, da bambola vuota, al monologo interiore nel vol.10, al contatto delle mani con Shinji, fino alla risoluzione: "sono piena delle cose che ho imparato"
- secondo me, un po' sottotono Asuka, anche se ho apprezzato il flashback nel vol.9
- riguardo Kaworu, preferisco quello della serie tv, ma è molto interessante la scelta di Sadamoto di creare un personaggio avulso dalle questioni umane, ma che pian piano inizia a rimanerne invischiato anche lui!

Che dire?
Non credo sia un capolavoro, ma secondo me è un validissimo manga (come contenuti) e molto piacevole.

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Chiedo infine a Shito, se vuole riportare qui il suo commento su Eva scritto sul topic di Kaguya Hime, che contiene tantissime altre considerazioni, che condivido pienamente.
Ultima modifica di Shun il mar ott 25, 2016 10:08 am, modificato 1 volta in totale.

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shito » dom nov 30, 2014 11:06 pm

E' in effetti davvero difficile aggiungere qualcosa a quello che hai scritto. Hai fatto una bellissima disamina, documentata da riferimenti puntuali.

Credo che lo Shinji originale, quello di Anno, sia un po' come tutto l'Evangelion originale, la serie TV diretta da Anno.

E cioè, parte in un modo, con un'idea in testa, con un piano di sviluppo, e poi tutto si perde nella confusione emotiva dell'autore, che fa sempre più transfert sul protagonista.

Dunque Shinji nella serie animata parte come un ragazzino con i suoi problemi, e poi diventa l'avatar di un uomo che si sente ancora imbrigliato nell'adolescenza e nell'incapacità di crescere - un otaku.

Ma nei primi sei episodi, quelli pianificati prima dell'inizio della realizzazione -ovvero non 'in corsa'- Shinji è tutto sommato quello che si intendeva essere: una versione ammodernata di Amuro Rei. E anche Rei è quello che si intendeva essere: un avatar materno rinchiuso in una ragazzina alla riscoperta dell'emozionalità umana.

Poi diventa un "tutto a caso", in cui spesso Shinji fa un passo avanti e due indietro, ma a volte non si capisce neppure troppo bene perché. ^^;

Cmq, ecco il mio post un po' ritoccato:

***

Arrivato il giorno dell'uscita ufficiale e globale dell'ultimo volumetto del manga di "ShinSeiki Evangelion", cominciato nel 1995. Se si trattasse di Eva e Anno e Nausicaä, questo sarebbe di certo il topic sbagliato.

Ma il punto è altro.

Dunque oggi mi sono andato a rileggere il finale del manga di Eva (in giapponese), che avevo già letto frammentariamente ai tempi dell'uscita su rivista. Intendo insomma tutto il finale, non solo l'ultimo STAGE.


Beh, rileggendo tutto il finale, il significato del tutto è davvero balzato ai miei occhi. E mi ha colpito, e fatto pensare a Kaguya.

Sia il dialogo tra Shinji e Rei/Lilith (nel mare di LCL), la scelta di Shinji e con essa la simbologia del toccarsi delle mani - uno dei fil rouge originali della serie - nonché tutte le parti aggiunte di Sadamoto a livello di flashback di Shinji con la madre, tra la madre e il padre, di Shinji col padre, tra la madre e Fuyutsuki. Davvero, nella continuità narrativa, il senso del tutto mi è parso chiaro e monumentale, nella sua semplicità.

Anzi è curioso, agghiacciante e anche banale come ora sia tutto chiaro. La scelta che Shinji è chiamato a compiere è infatti la solita: la scelta tra la "vita di umano, con le sofferenze dell'incomunicabilità umana", ovvero l'accettazione di questo, e una non-vita privata di ogni gioia e ogni dolore, una sorta di atarassia totale in cui il tutto è disciolto nel nulla.

Si tratta, in soldoni, della vita sulla Terra (per come la calpestano gli umani) e la vita "sulla Luna", quella "terra pura" di chi predica il buddhismo amidista (soprattutto) e che è presente nella mitologia giapponese dai tempi di Kaguya-Hime no Monogatari, dico il racconto originale come il film.

Ovviamente chi conosce Evangelion ricorderà che il tema di chiusura era "Fly Me To The Moon". E che tutti gli Apostoli avrebbero dovuto provenire dalla Luna, come mi si dice sia poi stato nella Rebuild. Ma lì forse è davvero tutto ancora più a caso che quello che la serie originale diventò.

In ogni caso, questo mondo di purezza assoluta, intesa come assenza della turbativa che è propria dell'essere umano, ovvero la fizione dei sentimenti, questo mondo di puro spirito è essenzialmente la morte, la non-vita, la "pace eterna". Il che viene detto molto chiaramente anche Shinji nel mare di LCL - che quel mondo è come la morte.

Voler pensare a "una vita dopo la vita" che è priva di turbative ed è solo serenità eterna non è una cosa esclusiva delle religioni orientali, ovviamente. C'era anche nella nostra, il famoso "ora si trova in un mondo migliore" del dies natalis (originariamente il "natale" cristiano era il giorno della morte terrena, e nascita a nuova vita ultraterrena).

E oltre a ciò, ora sono molto chiari anche la motivazione, la piccolezza, il rimpianto di Gendo. Il suo personaggio, con cui credo Sadamoto si identifichi molto, ne esce come uno scolpito umano che trovo inedito -ad esempio- nel totale della produzione di Anno. Per come lo racconta Sadamoto, Gendo ricorda persino certe figure adulte di Tomino. A causa delle lacune narrative (molti passaggi non raccontati), il Gendo di Anno è più macchiettistico: "lo [censura]", il cattivone, insomma. E Yui la madonna, ovvero la Kannon. C'è questa idealizzazione delle figure adulte, davvero archetipizzate, che in Anno fa sì che non siano mai realistiche quanto quelle dei ragazzi. Certo Nemo in Nadia fa meravigliosa eccezione, lo sappiamo.

Anche Yui, anche Fuyutsuki sono meravigliosi nel manga. La scelta di Yui madre è gloriosa da principio. Il fatto che fosse tutto voluto, tutto deciso da lei, di restare all'interno dello Shougoku per evitare che la Seele annullasse l'umanità preordinando una missione per il figlio, beh, è puro drama (certo), ma colora tutto di un certo significato.

Il personaggio di Rei, nel manga, trova un senso. Il senso di Rei, nell'anime, era concluso nell'episodio 6 (come dice Anno), per poi tornare a sprazzi, spizzichi e bocconi. Qui Sadamoto riesce a rimettere insieme i pezzi, tutti! Incredibile. Rei è una figura materna, per Shinji, perché è comunque una 'mezza copia' della madre. Ma è anche lo spirito di Lilith, un essere creatore universale. Il contatto che c'è stato tra Shinji e Rei, nel corso della serie (vengono ripassate le scene in cui le loro mani si toccano) diviene gravido di grande significato: Rei sembra qui quasi un essere "Lunare" che ha conosciuto il sentmento umano, e questo è esattamente quello che Anno voleva da principio "non è che non ha sentimenti, è che ancora non li conosce". Forse se l'era poi dimenticato per strada.

In ogni caso, la scelta di Shinji è quella di "tornare a vivere". A lui viene concesso il ripensamento che a Kaguya non è permesso. Tornare a soffrire le pene della vita. Gli viene detto molto chiaramente. Anche il fatto che "chiunque abbia nel suo animo la forza per ricreare la sua immagine indivituale potrà tornare alla sua individualità" è qui molto ben espressa. Nell'anime lo si diceva, certo, ma le immagini sembravano dire tutt'altro no? Qui invece no. Qui si è tornati a una Terra popolata post-Third Impact, che è stato annullato. C'è stato un reset, insomma, ma non distruttivo. Anzi.

Shinji ha quindi trovato la sua spinta alla vita. Non è diventato un'eroe. Si è semplicemente scollato da quello stato abulico di "eterna estate" (sì, chiaramente il mondo di Eva è una metafora di ciò) in cui era piombato, che è uno stato depressivo che credo sia - in vari livelli di sfumatura - assai rappresentato da una o più generazioni nate e cresciute nel benessere. Non è che ora Shinji sia motivato, no. Solo, non nega di poterlo essere. Non rifiuta l'azione, la possibilità dell'azione. Del cambiamento, del movimento anche a costo della frizione.

E' tutto molto banale, sì.

Ma credo sia bello come non mai proprio per questo. Perché è vero. E non lamentiamoci se il vero è sempre banale.

Ai più giovani. Ad maiora.
"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » dom dic 07, 2014 1:39 pm

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Ultima modifica di Shun il dom giu 21, 2015 1:46 pm, modificato 4 volte in totale.

Berserkelion
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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Berserkelion » dom dic 07, 2014 7:17 pm

Un post davvero interessantissimo, e sopratutto - cosa molto rara ma che è sempre un immenso piacere riscontrare - ben fontato. Mi congratulo di persona, e non solo come utente, del post all'autore.
Rivelo un segreto: di Evangelion ho letto solo i primi due volumi del manga, quindi dell'interpretazione che Sadamoto dà alla storia, non so.
Ma da grandissimo appassionato della serie animata, posso rispondere su quella.

Non mi trovo d'accordo sul fatto che le cose siano 'a caso' nella serie animata. Direi piuttosto che, come anche Anno sottolinea a Newtype magazine, le cose sono fatte come un 'concerto dal vivo'.
Che poi nessuno sappia dire quanto Anno & Co. fossero consapevoli di quanto sarebbe venuto fuori, è vero.
Evangelion resterà sempre un lavoro incorso. Anche nella "shin gekijioban". Vedere il Q per credere.

Che Anno, come egli stesso ha detto all'Anime Expo del '96, volesse dare uno scossone all'animazione giapponese, è vero. Del resto è lui ad aver detto a Newtype nel 2006, esattamente dieci anni dopo, che non vi sono stati sino ad allora 'anime più nuovi di Eva'. Inoltre, secondo il saggio What were we trying to make here?, pubblicato nel volume 1 dell'edizione Viz Media del manga, Anno stesso ha ammesso di aver voluto innanzitutto "incidere i propri sentimenti sulla pellicola" con l'opera.
Parafrasando quanto riportato dal booklet di Evangelion 1.01:
"L'opera innanzitutto visiva nota come 'Evangelion' è stata realizzata assecondando desideri diversi. Il desiderio di fissare sulla pellicola i propri sentimenti. Il desiderio di trasmettere a più persone possibili il fascino originario, le diversità di espressione, le emozioni primitive dell'immagine concretizzata in animazione. Il desiderio di ricollegare l'animazione giapponese, in rovina, alle sue origini. Il desiderio di abbattere il dilagare della chiusura dell'animo. Il desiderio di continuare ad avere uno spirito forte (ndt. se non erro una maglia di Shinji aveva scritto 'spirito calmo'), che si muove nel mondo reale".

E questo si trova in accordo con quanto scritto in questo post.
Sulla Gainax/Nerv, secondo l'aiuto-regista Tsurumaki, "Anno è stato convocato dalla Gainax a dirigere un anime, Shinji è stato convocato dal padre per pilotare un robot".
Sui children quattordicenni, secondo Anno (intervista citata da te) c'è un collegamento tra la dipendenza dai genitori dei giapponesi d'oggi e i quattordici anni come età dell'indipendenza mentale. Insomma, dipendenza dai genitori = dipendenza dall'Eva. (Eva come madre nel complesso edipico, secondo Anno nel libro 'Parano Evangerion' di Outa Shuppan).
Il liquido amniotico, l'Entry plug come ventre, e "children" come 'feto' sono concetti citati nel Program Book di Death&Rebirth.
Si noti come il cammino di Shinji è sia quello del bambino che si libera dalla Grande Madre (Lilith: ventre gonfio, testa priva del viso inclinata al centro del corpo, gambe sottilissime etc.) o dalla madre (edipo, in Freud - chi si ricorda Jung Freud di "Gunbaster!"?), sia quello di otaku con gli anime. Autismo del bambino (Children) = autismo dell'otaku.
Anche il "non devo fuggire" è accennato da Takeda nel suo 'The Notenki Memoris". "Credo che Anno abbia ereditato qualcosa da Aoki Uru - la determinazione nel non fuggire dai problemi - e quello che abbiamo visto in Evangelion era forse il riflesso di quei sentimenti".

Non sorprende che Anno per portare il suo messaggio, "parlando di me", ha letto libri di psicologia, tra i quali un volume sulle malattie mentali della collana 'Bessatsu Takarajima'.
Ed ecco citati Laing, Adler, Freud, Jung, per portare sempre quel famoso messaggio agli shinjinrui/Shinji/otaku.

Evangelion è un opera che espone numerosi temi e riflessioni in modo sorprendentemente coerente, profondo, e intelligente. E costruisce i personaggi in maniera impeccabile, e ogni loro mossa è qualcosa di meraviglioso, umano. Anche controverso. Come tutto Evangelion. Come tutti gli Uomini.
E si può parlare veramente a lungo del conflitto Eros-Thanatos (o alla Weiss, vd. Red Cross Book, libido-destrudo) dei personaggi, della ricerca di Shinji di una rasoin d'etre, una ragione per stare qui. O della comunicazione tra individui, del dramma della crescita di Shinji..

Spero di aver illustrato il mio punto di vista sulla serie.
"Omedetou!"

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » dom dic 07, 2014 7:51 pm

Ciao Berserkelion, ti ringrazio e di converso ti faccio anch'io i complimenti per il post, pieno di precisi riferimenti! Mi sembra che ti sia spiegato ottimamente!
Ringrazio anche Shito per aver postato il commento... non l'avevo fatto prima per non risultare monotono con i ringraziamenti!

Riguardo ciò che ha scritto Shito, penso che intendesse che EvangelionTV è una serie molto di pancia, soprattutto dall'episodio 14/16 in poi (se non sbaglio, il 16 era stato scritto prima del 14)... e questo traspare proprio dal fatto che Shinji fa un passo avanti, due indietro e poi un po' tutto a caso (a livello emotivo dico), nel senso che non è un susseguirsi meccanicistico di eventi causa effetto preciso come nel manga (dove tutto torna, perché Sadamoto ha sparso i semi qua e là per raccoglierli poi tutti nel finale).
L'anime come giustamente hai fatto notare: "è l'insieme delle emozioni di Anno, impresse su pellicola". E le emozioni, gli istinti sono molto caotici.
In effetti, credo che uno status depressivo abbia momenti di totale abulia e momenti di "wow ho capito", per poi ricadere nella disperazione.
Per dire, a me anni fa era capitato per motivi personali, anche se non a livello di depressione clinica...

Certo, a livello di trama le cose funzionano:
Shinji che perde Asuka, poi Rei, poi vede i cloni di Rei, poi perde Kaworu e ricordiamo che tutte queste cose si vanno a sommare ad uno stato psicologico precario - Shinji che non è un bambino ne un adulto, la morte della madre, l'abbandono del padre, Shinji che non sa che deve trovare la luce in se stesso etc... quindi il baratro depressivo, che sfocia nell'esistenzialismo nel finale della serie tv, trova comunque un senso.
Solo che a livello meta-testuale, come faceva notare Shito, Anno ha fatto transfert su Shinji (lui stesso in un dialogo con Miyazaki parla della frustrazione per fare il finale di Evangelion, che lo stava svuotando, o ancora vi è un accenno a questo nell'intervista a Sadamoto che avevo linkato) e per questo motivo l'esasperazione raggiunta è così pazzesca, quasi anormale. Sì, come avevo accennato nel mio post e come giustamente hai sottolineato nel tuo, Anno ha fatto riferimento a testi di psicologia; certo lo ha fatto da profano, per spiegare bene cosa aveva dentro, per spiegarlo con parole giuste, che avessero dei riferimenti concreti nella realtà. E infatti le cose funzionano bene, Eros e Thanatos, Asuka e Rei, Shinji e l'abulia, Lilith/Rei/Yui e Edipo, Misato e la vita da single da quasi trentenne (ah che dramma in un Giappone che se a 25 anni, una donna non è sposata allora è finita), o ancora, elementi che si sono poi visti in Love&Pop... etc... insomma sì, tutto funziona, tutto torna, ma è tutto "meno evidente", poco trasparente ad un occhio profano. Anche se è tutto lì.
Invece Sadamoto è stato molto più "lineare" e il messaggio risulta più "trasparente".

Di mio mi viene questo paragone:
la serie tv è più vicino ad un percorso che potrebbe fare un adolescente per giungere a "risolversi", mentre il manga è più vicino a quello che un adulto/un genitore potrebbe dire ad un ragazzo/figlio per aiutarlo, pertanto è più minimale, perché non c'è "dentro". Non so se mi sono fatto capire XD
Poi ricordo che la serie tv è un'onda di percezioni e di emozioni concentrate in un episodio a settimana e non uno studio a tavolino rilassato come la scrittura e il disegno del manga da parte di Sadamoto.

Di mio, le differenze tra serie tv e manga a livello di "progetto" e di "realizzazione di questo", sono queste.
Non so Shito intendeva questo, o se pensava ad altro...

Ciao! :)

Berserkelion
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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Berserkelion » lun dic 08, 2014 10:07 pm

Senz'altro a livello emotivo non si può parlare di un insieme meccanicistico di statici rapporti causa-effetto. Né per Anno, né per Shinji, e quindi, di nuovo, per Anno in depressione clinica per 4 anni (il discontento per Nadia, l'allontanamento da Toshio 'Otaking' Okada, e così via), e men che meno in genere.
Però in effetri ha un suo perchè il tutto. Prendiamo a caso la puntata 19 e confruntiamola con le prime due, e ci si potrà accorgere di questo. Prendiamo l'episodio 5-6 e confrontiamolo con il 17 e sooprattuttooo il 23 per Rei. Prendiamo le prime puntate con Asuka con le ultime.
Credo che la depressione Anno l'abbia consciamente o meno 'proiettata' su un po' tutti i personaggi.

Come hai giustamente asserito tu, Anno ha voluto cercare parole e riferimenti alla realtà per esprimersi. Il suo 'non dover fuggire' ha qualcosa a che fare con i citati diniego e repressione.
Stesso modo le riflessioni filosofiche.
Se ci si fa caso, Misato per due volte dice a Shinji di accettare la realtà (nella scena del test di sincronia di Kaworu e poi quella del 'no non può essere! Kaworu sarebbe un Angelo?'), e così dicono gli scienziati al Polo Sud nella puntata 21. E tutti i personaggi PER L'INTERA SERIE vogliono cercare di adeguarsi alla realtà e contemporaneamente 'sfuggirla'. Le roflessioni su 'cos'è la realtà?' delle ultime puntate non sono sbucate fuori dal nulla. Quando i children discutono sul loro modo di recepire la realtà ('pioggia, una sensazione malinconica' 'sole al tramonto' etc.) non fanno altro che quello che hanno fatto per l'intera narrazione.
Shinji apre il suo animo, il vetro attorno a lui nella puntata 26. Perchè? Non era Kaworu ad aver detto "il tuo animo È DELICATO COME IL VETRO?".
Stesso modo i discorsi sulla verità nelle puntate finali. I personaggi non fanno altro che ricercare una verità per poter vivere. Insomma, come dice Kaji: "Voglio avvicinarmi alla verità, quella dentro di me".
Perchè 'vivere significa cambiare'. "Tutto scorre con la corrente".
E vivere è avvicinarsi e allontanarsi (ep 3). E per vivere si dimenticano certi ricordi (15) e si sta disperatamente insieme (25). Per vivere dimentichiamo la solitudine (24) e ci autoconvinciamo di essere nel giusto (16). Per non soccombere. Per non fuggire. Per crescere. Perchè 'in quando si vive si possono trivare ocunque ragione per essere felici' (20).

Comunque è sempre un piacere discutere in questo modo su Evangelion. Leggere questi post mi ha fatto un enorme piacere.

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Berserkelion » lun dic 08, 2014 10:10 pm

Chiedo venia, sono di fretta e non ho controllato sintassi e grammatica del precedente messaggio. :oops:

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » mar dic 09, 2014 8:34 pm

Mi ha fatto piacere anche a me, però forse ci stiamo un po' perdendo :P
La mia non è una critica alla serie tv (che apprezzo moltissimo) e non sto affermando che non ci sia un filo conduttore; secondo me ciò che scrivi sull'episodio 19 è corretto, così come condivido l'opinione su alcune tematiche che si ripresentano in modo ricorrente nello svolgersi della serie e non solo nel finale.
Però non estremizzerei il voler cercare riferimenti incrociati in ogni singolo fotogramma o battuta, perché poi si finisce per sovra-interpretare cose che potrebbero realmente essere del tutto casuali.

Come dicevo nel commento precedente, non è che le cose siano fatte a casaccio, c'è chiaramente un filo che poi le unisce tutte, tramite argomenti (e.g. la ricerca della ragion d'essere, la questione del cambiamento, l'accettare la realtà, etc..) e scene/simboli (e.g. la paura dell'acqua di Shinji, le mani, inquadrature simmetriche tra episodi, etc..) ricorrenti.
Tuttavia come osservi, è probabile che Anno abbia riversato il suo status un po' su tutti i personaggi (Evangelion è tutto me stesso) e per questo tutto oscilla avanti e indietro proprio come in uno status depressivo. Non che questo non abbia senso eh, ne ha inquadrando lo status di Anno in un'ottica psicologica (come dicevamo riguardo i libri da lui letti); tuttavia in questo modo, imho, nell'anime si è perso un po' il filo narrativo della storia e della caratterizzazione narrativa dei personaggi.
Tanto per fare un esempio, da un punto di vista narrativo la Rei dell'anime non effettua una grande maturazione nel corso della storia (e.g. le sue lacrime nell'ep.23 per come è stato costruito narrativamente il suo personaggio nella storia, risultano meno comprensibili di quelle della Rei del manga), così come Yui, Gendo e Fuyutsuki rimangono meno delineati, meno sfaccettati, più stereotipati rispetto al manga, il quale riesce a discernere di più un personaggio dall'altro.
Nell'anime poi ci sono molte ripetizioni sulle stesse cose, in modo talvolta pleonastico (imho), ad esempio ep. 16, 20, 25, 26 ... appunto le oscillazioni dell'umore.
Di converso, il manga non ha tutti i concetti presentati negli episodi 25/26, così come non ha quel livello di approfondimento psicologico in personaggi come Shinji, Asuka, Misato e Ritsuko e non vira verso l'esistenzialismo, ma rimane più pragmatico.

In questo senso, come dicevo: la serie tv è più vicino ad un percorso che potrebbe fare un adolescente per giungere a "risolversi" (Anno era un otaku che c'era dentro fino ai capelli), mentre il manga è più vicino a quello che un adulto/un genitore potrebbe dire ad un ragazzo/figlio per aiutarlo, pertanto è più minimale (Sadamoto è un adulto che non è invischiato in quel modo).
Tutto qui, spero di essermi spiegato meglio :)

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Berserkelion » mer dic 10, 2014 9:43 am

Sicuramente, le sovra-interpretazioni sono sempre dietro l'angolo. Infatti la mia opinione non è discordante con la tua, anzi, mi trovo a condividerla. Era una piccola puntualizzazione, ecco tutto ;)

Poi come dici tu, Sadamoto hai voglia se ha avuto tempo in 19 anni di pensare come 'ricollegare' il tutto. Anno in certi casi ha fatto episodi in una settimana o addirittura in tre giorni! XD

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shito » dom gen 18, 2015 6:32 pm

Twistor ha scritto: Ho trovato azzeccatissima la scelta di Sadamoto di far combattere Shinji contro gli Eva series, andando in aiuto di Asuka.

[...]

Nella terza battaglia da uomo nel vol.13, Sadamoto decide di far evolvere Shinji dopo la promessa a Misato, facendolo scendere in campo per aiutare Asuka contro la serie degli Eva... in questo frangente notiamo un siparietto che evolve quello accaduto nel finale del volume 4; in quest'ultimo Shinji riceve i complimenti di Asuka, nel volume 13 vediamo invece Shinji che nonostante i moti esuberanti della second, risponde con serenità alla sua pungolata e qui Asuka arrossisce. Sembrano davvero due ragazzi risolti ed in pace con se stessi, per questo in grado di affrontare la vita con le sue varie sfumature (sembravano quasi una coppietta in stile Misato e Kaji quando si punzecchiano a vicenda!)
Sono così felice che tu abbia notato tutto questo!

Ne avevo scritto anche io, sai?

E avevo adattato amatorialmente la pagina in questione.

Aspetta... *rustle*rustle*
Immagine

ma quant'è bella Asuka 'risolta'?

No, perché in effetti la discomunicazione tra Asuka a Shinji, a pensarci, non ha più molto senso dopo che Asuka si è risolta, ritrovando la madre dentro al Nigouki, e Shinji 'bene o male' si è risolto con MIsato (ok, nel manga pienamente, nell'anime un po' a metà).

E' fantastico vedere quei due comunicare da persone cresciute, che si conoscono, che si capiscono, e che anzi 'scherzano' sulle loro precedenti maschere/ruoli infatili reciproci. Asuka che si riscopre del tutto 'a posto' anche ad essere salvata da Shinji, invece che averne una crisi di identità, e che anzi gioca col suo ruolo da tsundere non è dolcissimo?

E quanto affetto in quello sguardo che Sadamoto dipinge sul volto segnato di una che in effetti è "appena uscita da una lunga degenza ospedaliera"?

E' grandioso.
^^

A me piacciono molto i romanzi di formazione, le storie che mostrano un cammino e una crescita dei personaggi.

In Eva, dico la serie, chiaramente è forte questo senso di volontà di crescita tramite la risoluzione del proprio trauma esistenziale e realizzazione del sé e della comunicazione interpersonale.

Tuttavia, nella serie c'è un grandissimo tira-e-molla stile un passo avanti e due indietro, soprattutto nel caso di Shinji, sulla cui caratterizzazione e condotta è notoriamente forte il transfer del regista Anno.

Quindi anche se nel meraviglioso episodio 19 Shinji combatte e vince la sua "Battaglia da uomo", arrivando a essere in grado di prendere deliberatamente una scelta, conscio delle conseguenze sul sé e sugli altri, poi non vediamo persistere i frutti di questa sua maturazione.

Allo stesso modo, Asuka si risolve perfettamente quando ritrova la madre nel Nigouki, ma l'anime non ce ne mostra un vero effetto sulla sua personalità.

Sadamoto mostra la crescita interiore dei personaggi in modo molto più organico. Anche Shiji, a quel punto, è molto maturato. Ma lo era anche prima: quando si reca da Asuka ancora in stato catatonico all'ospedale, le dice "Svegliati! Questa non è la Asuka che voglio proteggere!", non sta a piangerle addosso. Quando nel manga arriva dinanzi allo Shougoki bloccato dalla JSSDF nella bakelite, grida proprio 'MAMMA MUOVITI!', perché vuole andare a salvare Asuka. Non aspetta, come nell'anime, l'iniziativa materna a scrollarlo. Anche qui, arriva in tempo per salvare Asuka, ed è molto determinato. Quando arriva, tutto serio, dice 'Ti ho fatto attendere...", come a scusarsi, e Asuka "Checc'è, arrivi all'ultimo per fare un'entrata scenica?". E lui tranquillo "No, è che l'ho promesso alla signorina Misato... che ti avrei salvato!". E combatte da uomo, eh. Anche dopo questa pagina che ho adattato, Asuka e Shinji hanno gli sguardi di una coppia fatta, si preoccupano l'uno dell'altro con visibile trasporto affettivo. Non sto facendo il tipo fanboy americano tipo "omg finally Shinji grew balls!", ma c'è una coerenza, nel manga, nella crescita di questi due personaggi e del loro rapporto.

Del resto, Asuka è praticamente Nadia.

Ma Shinji non è Jean. Jean è uno che ha i suoi traumi, ma non li vive ossessivamente. Jean è l'otaku bimbo e buono che fa i sorrisoni e che con la sua positività 'salva' Nadia.

Per Shinji l'affare era un po' più complesso, ma in ogni caso io sono un romanticone e amo davvero questo genere di lieto fine.

Forse Sadamoto deve essere come me. Nel manga ha dato una risoluzione pacifica e pacificata anche a Gendo, laddove Anno -sempre fuor di transfer- l'ha punito senza appello come a castigare sé stesso.
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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » lun gen 19, 2015 11:16 pm

Bellissimo commento! Grazie!

In particolare questa sintesi è perfetta:
- "In Eva, dico la serie, chiaramente è forte questo senso di volontà di crescita tramite la risoluzione del proprio trauma esistenziale e realizzazione del sé e della comunicazione interpersonale".
- "E' fantastico vedere quei due comunicare da persone cresciute, che si conoscono, che si capiscono, e che anzi 'scherzano' sulle loro precedenti maschere/ruoli infatili reciproci. Asuka che si riscopre del tutto 'a posto' anche ad essere salvata da Shinji, invece che averne una crisi di identità, e che anzi gioca col suo ruolo da tsundere". Penso che sia veramente una parte straordinaria, perché è davvero reale.

Tuttavia, devo dire che sinceramente a differenza del caso Jean/Nadia, nel caso Shinji/Asuka non ci vedo necessariamente la coppia, sarà che Eva non parla di questo, ma è un percorso per giungere alla risoluzione di se stessi per poi sperimentare, diventare consapevoli e quindi responsabili con se stessi e nell'interazione con gli altri.

In ogni caso, praticamente quoto tutto XD

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shito » mar gen 20, 2015 12:58 am

Credo che tu non veda la 'coppia' Shinji-Asuka perché la 'coppia' Jean-Nadia era del tutto polarizzata. Ovvero, anche se Jean ha i suoi traumetti (la perdita del padre, e in un episodio è Nadia a consolarlo), in effetti tutta la storia è "la storia di Jean che attua il recupero di Nadia".

Shinji e Asuka devono essere recuperati entrambi. E volendo diventano entrambi uno veicolo di recupero vicendevole. MA se Rei, nel progetto originale, era la figura materna, l'affetto materno, Asuka era da sempre l'altra metà della mela di Shinji. Beh, anche il finale finale del manga lo dichiara chiaramente.

E non ho scelto la parola "mela" a caso, no.
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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » mar gen 20, 2015 11:52 am

E non ho scelto la parola "mela" a caso, no.
Vediamo se indovino... è un riferimento a "Bad apple", la canzone di cui hai tradotto il testo?
-----------------------------

Comunque no, il motivo per cui, in generale, non vedo Asuka e Shinji come coppia, è che narrativamente sia serie tv che manga di Eva sono incentrati sulla auto-risoluzione interna del protagonista e finiscono nel momento in cui questa si realizza (parallelamente c'è la risoluzione di Asuka, dato che anche lei nel finale dice "forse potrei riuscire a piacermi!").
Viceversa in Nadia, narrativamente il tutto si sviluppa nel rapporto tra i due protagonisti e anche se è polarizzato da un lato, è molto più una storia di coppia (e quindi di aiuto vicendevole, di battibecco alla Misato-Kaji, di voglia di conoscere l'altro perché le sue diversità peculiari le si condividono/apprezzano, e così via ... addirittura finisce che si sposano! XD) che non di auto-risoluzione interna. Dico sia a livello meta-testuale che a livello narrativo, la storia finisce così.
Se Anno, anzi di rifare una storia che è più o meno simile (Rebuild), avesse fatto un sequel reale, tipo Shinji post-risoluzione, che sperimenta e trova delle cose che gli piace fare/coltivare, reale approccio con gli altri e aiuto vicendevole, università, la ricerca del lavoro, diventare padre, responsabilità nei legami e così via, ecco allora avremmo avuto anche il resto degli eventi.

Per quanto riguarda la serie tv, Anno stesso in un'intervista ha parlato di Shinji-Asuka come una sorta di Jean-Nadia, ma alla fine della fiera parlerei di "potenziale coppia" o di "attrazione sessuale adolescenziale" o ancora di "dipendenza emotiva", che non piuttosto di "coppia" alla Jean e Nadia, perché alla fin fine non si è davvero realizzata la coppia, e non parlo del fatto che non si sono sposati come Jean e Nadia, ma non vi è davvero stato nulla tra loro, che non fosse ferirsi a vicenda, uno troppo complessato e l'altra troppo orgogliosa per creare una sana comunicazione interpersonale. Non vi è mai stata una reale volontà di conoscersi a vicenda, di comprendersi a vicenda; per questo motivo non si può dire che il loro interesse reciproco fosse reale e non frutto del loro status interiore distorto.
Volendo essere più precisi e contestualizzando un po' la serie tv, prima doveva essere come una sorta di Gunbuster/Sailor Moon di nome "Alcion", con robot e belle ragazze, poi vediamo dal "Proposal of Evangelion" che il protagonista è maschile e la storia ricorda/si accosta di più alle atmosfere di Nadia, con addirittura una civiltà pre-umana Arka/Atlantidei e dove probabilmente le atmosfere sarebbero state molto più leggere e dove forse la storia della potenziale coppia Asuka Shinji si sarebbe davvero realizzata.
Tuttavia se è vero che nella prima metà della serie tv, le atmosfere dall'ep.8 fino al 16 sono più vivaci e vediamo anche questa attrazione di Shinji verso Asuka (soprattutto ep.9, ep.10, ep.11, ep.15, e anche ep.17 a scuola) e la dipendenza emotiva della second verso il ragazzo (nell'ep.22 si vede il dispiacere di Asuka per il fatto che Shinji nell'ep.9 non ha oltrepassato le mura di Gerico, o il suo disappunto nel lavandino riguardo il fatto che Shinji nel bacio non sia stato "preso", o ancora "Si può sapere che cosa ci fai tu lì?! Se non fai mai nulla! Non mi aiuti mai! Non mi abbracci neppure!"), in realtà dalla seconda metà in poi la storia diventa una spirale che scende sempre più verso un baratro di depressione, di esistenzialismo e si distacca da ciò che poteva essere.
Evangelion viene quindi a diventare una storia di auto-risoluzione interiore:

- L’unico a poterti compatire e comprendere, sei tu stesso.
- Per questo, abbi cura di te stesso.
- Anche se mi dite così, io non trovo me stesso! Non lo capisco! Come potrei averne cura?!
- Le persone che odiano se stesse non sono in grado di amare ne di credere nel loro prossimo, ma conoscendo sé stessi è possibile essere gentili, non è cosi?
- Pertanto devi ritrovare il tuo io perduto con le tue sole forze, anche se significasse smarrire le tue parole o anche venire sommerso dalle parole degli altri.
- A dare forma a te stesso sono il tuo stesso animo e il mondo che lo circonda.
- Perché il cuore di una persona modella da sé la forma dell'individuo stesso e le nuove immagini muteranno la forma e gli animi delle persone; la forza dell'immaginazione è la forza di costruire il proprio futuro, di far scorrere il tempo.
- Chiunque può riacquistare la propria forma umana, se riesce ad immaginare se stesso nel proprio cuore, ogni essere vivente ha la capacità di ritrovare la propria forma e il desiderio di continuare a vivere. 
- Ma se le persone non agiscono di propria volontà non cambierà nulla.


Non è aiuto vicendevole, è risoluzione individuale del proprio animo.
Solo nell'EoE, la coppia Asuka-Shinji diventa davvero centrale negli avvenimenti, e IMHO il tutto diventa molto più banale rispetto alle questioni trattate negli episodi 25/26 della serie tv.
Nel film vediamo la tensione sessuale di Shinji che trasborda in una scena/oscena di masturbazione, vediamo che Shinji alla domanda di Kaworu "cosa desideri?" immagina il seno di Asuka, vediamo la scena della cucina, e così via. Ma solo nell'EoE questa tematica diventa così preponderante, tant'è che lo stesso Tsurumaki vede l'episodio 25tv più vicino emozionalmente all'ep.24, rispetto all'ep.25' (Air). In questo credo che ci sia sotto una forte critica agli otaku, inscenata simbolicamente tramite Asuka e Shinji, del tipo: "guardate, voi siete così, vi capita che vi piace una ragazza, ma non fate nulla per lei, non avete il coraggio, siete codardi e vigliacchi, vi ci masturbate a pensarci ma poi non create una reale comunicazione"... di fatti Shinji nella spiaggia piange, alla carezza di Asuka. Diventa una critica senza speranza, Shinji che piange e non riesce a comunicare è l'alias dell'otaku che non ha apprezzato il finale tv, un finale di risoluzione di sé, di accettazione della realtà e dell'imparare a stare con gli altri. Se pensiamo anche alla canzone "Everything you ever dreamed", è proprio un testo che risulta molto vittimistico, e allo stesso tempo pietoso, "vorrei stare con Asuka, ma non ci riesco, le ho fatto male, lei mi ha fatto male, e io non sono capace a vivere", rientra proprio nella critica di cui parlavo poco sopra.
Quindi l'EoE, mi pare onestamente molto caricato in una certa direzione proprio per mettere in scena questo simbolismo, questa critica, mentre nella serie tv vedo sì una certa attrazione sessuale di Shinji verso Asuka e la dipendenza emotiva della rossa verso il third, ma rimane solo uno dei vari problemi legati al dilemma del porcospino, o semplicemente, è messo lì per differenziare il rapporto Shinji-Rei (materno) da un rapporto che concerne anche l'attrazione sessuale, ma sono comunque cose che non arrivano al definire una "coppia". Solo nella doujinshi "Evangelion Re-Take" tutto ruota nel rapporto e nella comunicazione tra i due ragazzi, fino a che la coppia si realizza davvero.
Per tutte queste questioni, vedo tutto ciò che è intorno e dentro al protagonista Shinji, come un turbamento da identificare, accettare e quindi risolvere.

Per quanto riguarda l'Eva-manga, Sadamoto stesso afferma che il rapporto tra Shinji e Asuka nel suo manga non è un punto importante come nell'anime http://www.dummy-system.com/sadamoto-da ... ntervista/
Tuttavia a differenza dell'anime, dove Anno sia nella serie tv che nell'EoE non ha mostrato scene di comunicazione post-risoluzione tra i due ragazzi (se non nell'universo alternativo in cui Shinji va a scuola, Gendo e Yui sono in cucina etc), Sadamoto nel manga ci ha regalato una sequenza di scene di reale comunicazione inter-personale tra i due ragazzi nel volume 13, che sì avevo scritto "sembrano tipo coppietta alla Kaji-Misato", ma più in generale intendevo che sembrano due adulti che riescono a comunicare e che si aiutano vicendevolmente, il che chiaramente non implica l'essere coppia.
Shinji a quel punto avrebbe dato il 250% per chiunque, perché come aveva appreso da Kaji lui era l'unico in grado di pilotare lo 01, e quindi effettivamente era l'unico che potesse davvero fare qualcosa; a ciò si aggiunge la promessa fatta a Misato, e alla fine lui stesso dice: "Non permetterò che qualcun'altro muoia! Ho promesso a Misato che ti avrei aiutata! Quindi ti proteggerò io... Asuka!". E dato che sono entrambi abbastanza risolti, si aiutano e si proteggono a vicenda senza tante paturnie.
Ma il saper rispondere con naturalezza ai moti esuberanti e il prendersi la responsabilità di soccorrere una persona in terribile difficoltà, non basta per "essere coppia", bensì significa "essere adulti"... tutto qui. Infatti poi Sadamoto è andato avanti e notiamo che Asuka, quando Rei/Lilith va da lei, vede Kaji, non è che vede Shinji.
Infine nel last stage ciò che vediamo è un mondo che, dopo la distruzione avvenuta a causa dal Third Impact, è rinato nei millenni, ritorna la vita, le piante, gli animali, la civiltà, ed infine vediamo Shinji che si avvia verso la città pronto ad intraprendere la ricerca della sua strada nel mondo. Idem fa Asuka, idem Kensuke, ognuno per la sua strada, come è giusto che sia per l'urgenza del messaggio che, a detta di Sadamoto è: "mettersi d'impegno per trovare la propria strada e realizzare i propri sogni e obiettivi".
Shinji troverà la sua strada, Asuka la sua e così via, si rincontreranno dopo la scena della stazione? Chissà, non ci è dato saperlo, ma d'altronde non è questo l'importante. Non che io abbia nulla contro l'eventuale coppia Asuka-Shinji, anzi, però narrativamente questa coppia non è stata realizzata, motivo per cui, semplicemente, non esiste; cioè come posso dire, sarebbe come parlare di cosa succede dopo i titoli di coda di Arrietty, dove arriverà quella teiera? In nessun luogo.

Ma poi voglio dire, mica per forza i due protagonisti di una storia devono finire insieme no? Invece, per rimanere in tema, abbiamo che: Nadia e Jean finiscono insieme, Simon e Nia idem, San e Ashitaka uguale, come se fosse obbligatorio XD. In tal senso il bello di Eva sta anche in questo, Shinji e Asuka non risolvono se stessi per diventare una coppia, il che è un cliché anche nei film (vedasi anche i film normali, così su due piedi mi viene in mente "Eternal sunshine of the spotless mind") bensì diventano adulti e si comportano come tali (vol. 13 del manga durante la battaglia con gli eva series e last stage alla stazione) senza implicare la coppia, perché ognuno non si deve risolvere per l'altro, perché non era questa l'urgenza da comunicare, bensì ciò che si voleva comunicare era qualcosa di più intimo, di più profondo, che dipende unicamente da se stessi.
Il fulcro di tutto è l'accettare se stessi, la realtà e la vita come una possibilità.
Alla comprensione di ciò segue poi la scelta di voler imparare a camminare da se stessi e di intraprendere il proprio percorso nella vita (serie tv, Misato: "Se non ti sforzerai tu di fare il passo in avanti, non cambierà mai nulla da sé, e non si tratta solo di fare il primo passo, ma anche di continuare ad avanzare, un passo dopo l'altro." nel manga Yui: "Vivi. Alzati e cammina sulla Terra con le tue gambe." o ancora, Shinji nel last stage nel suo monologo finale parla proprio del cercare la sua strada nel mondo) ed è anche una storia di comunicazione, poiché alla risoluzione di sé segue poi la volontà di imparare a coltivare dei legami interpersonali reali, veri (serie tv: "conoscendo sé stessi è possibile essere gentili" o ancora "il tuo animo è delicato come il vetro... meritevole d'affezione... cioè ti voglio bene." e "Siamo la speranza che un giorno gli uomini possano comprendersi a vicenda... e allo stesso tempo siamo le parole 'ti voglio bene", nel manga ricordo: "devo accertarmene con questo mio corpo, anche se dovessi soffrire, forse riuscirò comunque a stabilire un legame con qualcuno.").
In tal senso non è tanto importante che Shinji e Asuka formino una coppia, ciò che è importante è che ora siano in grado di camminare e comunicare da se stessi, ovunque si trovino, riuscendo così a trovare il loro posto nel mondo, che siano insieme o meno. Credo sia un messaggio molto forte per il pubblico, soprattutto per chi non aveva mai compreso queste cose; ricordo che Tsurumaki ha detto che: " Se una persona che è già in grado di vivere e comunicare normalmente lo guarda, non imparerà niente. (che già non sappia)"
In ogni caso nonostante Eva porti a questo risultato, gli eventi post-risoluzione non ci vengono mai mostrati, perché Eva finisce con la risoluzione di sé.

Per concludere quindi, direi che Evangelion, citando "Itsumo Nando Demo", è:
"Non cercherò più dall'altra parte del mare …
ciò che splende è sempre qui,
poiché sono riuscita a trovarlo dentro di me!"


Ma non vorrei che questa citazione venisse interpretata male... perché è ben diversa dall'individualismo di cui era ad esempio costituita Asuka (farò tutto da sola, non ho bisogno ne del papà ne della mamma ne dei ragazzi etc...) che pian piano si frantuma. Quella era un'ostentazione, una competizione, una chiusura, questo è invece un lago di silenzio interno, è la realizzazione che la propria serenità interiore non dipende da altro se non da se stessi, perché se altrimenti venisse meno ciò da cui essa dipende, allora ne verrebbe meno anch'essa... ma allo stesso tempo è un'apertura esterna al mondo con le sue diversità, i suoi alti e bassi ed è riconoscimento dell'altro. Infine ci tengo a dire che, trovare il proprio equilibrio interiore non significa essere un santone e smettere di provare la sofferenza, chiaramente no.
Ad esempio nel manifesto del Rebuild, Anno scrive che “Eva è una storia che si ripete. E’ la storia di un protagonista che, malgrado la reiterazione delle stesse esperienze, si rialza costantemente. E’ la storia di un tentativo, quello di avanzare, di procedere almeno solo di un passo.".
Che poi è anche il finale del manga, quando Yui dice "Anche se morirai e rinascerai chissà quante volte, io ti osserverò con discrezione da lontano."
Come a dire che: in qualsiasi mondo, in qualsiasi epoca, ovunque sei, abbi la forza di rialzarti, sempre.

Quindi Eva è auto-risolvere se stessi, e in questo modo si conclude. Nadia, o Mononoke Hime sono invece aiutarsi/empatizzare vicendevolmente in coppia, quando si trova una persona con la quale si viene a generare una reale volontà di conoscersi a vicenda nonostante le differenze o proprio per queste, in modo tale da creare una condivisione profonda. In questo senso, questi ultimi che ho citato potrebbero essere visti come dei seguiti di Eva.
Ma Eva finisce con la risoluzione di sé e stop, non vi è narrativamente "altro", sarebbe come chiedersi cosa farà Chihiro dopo la fine del film. Non esiste.
In scala di importanza risolutiva, quindi, Eva viene a priori, viene prima di Nadia.
Eva è l'interiorità di sé, è trovare il baricentro al proprio interno, ma che non è chiusura in se stessi, bensì apertura al mondo. Nadia è quindi il "dopo", è rapporto interpersonale, è partecipazione, è empatia, è aiutare l'altro, così come Mononoke Hime è l'abbraccio di un'anima in subbuglio, è presenza di sé all'altro.
Quindi per me sono piani diversi.

Ma questo è solo il mio modestissimo pensiero. :sorriso2:

Edit: poiché l'altra volta non avevo molto tempo, rileggendo questo commento ho deciso di integrare alcune cose.

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Shun
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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » ven apr 03, 2015 1:19 pm

Ciao a tutti, grazie al team di DistopiaEvangelion, pubblicherò alcuni articoli dove proverò ad analizzare, in modo puramente amatoriale e senza pretese di completezza, la storia di Evangelion dalla nascita al finale. Se può interessare pubblico qui, di volta in volta, il link agli articoli.

La prima puntata verte su alcuni dei riferimenti a cui la GAiNAX si è rifatta per creare lo scenario fittizio della storia.
http://distopia.altervista.org/2015/04/ ... vangelion/
Ultima modifica di Shun il dom giu 21, 2015 1:49 pm, modificato 1 volta in totale.

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Re: Evangelion manga - la storia vista da Sadamoto - opinion

Messaggio da Shun » lun mag 25, 2015 2:10 pm

Ciao a tutti, per gli interessati ecco il primo focus legato al secondo articolo principale, che sarà dedicato agli Impact.
In questo focus vengono riassunti alcuni elementi che caratterizzano gli Angeli.
http://distopia.altervista.org/2015/05/focus-angeli/

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