Ged Senki - significativamente in italiano

Discussioni su gli autori e gli anime Ghibli e Pre-Ghibli

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Shito
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Ged Senki - significativamente in italiano

Messaggio da Shito » mer gen 17, 2007 1:32 pm

00: Incipit

Questo thread intende essere un po' un nuovo 'diario di produzione' legato al mio coinvolgimento nella localizzazione del film 'Ged Senki - Tales from Earthsea', ovvero 'I racconti di Terramare'.

Anche questa volta, come è accaduto nel caso de 'Il Castello Mobile di Howl', mi occuperò dell'adattamento dei dialoghi italiani del film e della direzione del doppiaggio, più vari lavori correlati.

Nell'affacciarmi a questo lavoro, trovo molti argomenti di cui pensare e parlare. Questi argomenti sono principalmente organizzati sencondo tre categorie:

A) Cronache professionali dei lavori in corso.

Chiaramente, il mio coinvolgimento professionale comporta innnazitutto una mia completa 'immersione' nel film, nel suo contenuto, nel suo testo, nel suo sottotesto e nel suo 'retrotesto', quindi credo sia naturale che le riflessioni di merito sulla pellicola stessa siano quanto più istigate dal mio trovarmene professionalmente coinvolto. Da cui:

B) Riflessioni inerenti al film in quanto tale.

Si tratta principalmente di riflessioni in merito allo stile e ai contenuti della pellicolta, in particolare analizzati in merito al pensiero e alla storia del coninvolgimento del suo regista. Queste riflessioni, seppure spronate dal mi lavoro, sono in effetti partorite dalla mia mente di 'rappresentante del pubblico'. Infine,

C) Riflessioni metaprofessionali sul lavoro di localizzazione di questo film

Si tratta in questo caso di pensieri sempre relativi a questo film in particolare, ma nati da analisi e sintesi operative di mezzi, maniere e obiettivi del caso.

Chiaramente, si potrebbe dire che A+B=C, in qualche modo.

Quindi, nei post di questo thread cercherò di mantere vivo questo schema logico.

Ovviamente, se lo stile che sto usando in questo post appare strano a coloro che conoscono il mio usale modo di scrivere, ebbene questo è principalmente il frutto della mia recente lettura, a scopo di documentazione, del blog del regista Miyazaki Goro. Inevitabilmente il particolare stile di prosa paratattica diaristica giapponese mi è un po' entrato dentro. Succede a tutti quelli che, come me, hanno il cervello fatto a mò di spugna (doppiosenso voluto).

Beh, chiudo qui l'incipit e rimando gli eventuali lettori al primo effettivo post della serie.
Ultima modifica di Shito il mer ago 05, 2015 12:01 pm, modificato 3 volte in totale.
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Messaggio da Buta » mer gen 17, 2007 4:41 pm

Cerco subito di metterti un po' in difficolta'.

Hai visionato il film immagino, ti e' piaciuto?

Ti faccio questa domanda unicamente perche' sono certo mi dirai il tuo vero pensiero.

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Messaggio da Marseius » mer gen 17, 2007 10:23 pm

Che bello...

p.s.
Volevo solo esprimere il mio entusiasmo per questa idea di Shito :D

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Messaggio da Muska » mer gen 17, 2007 10:44 pm

I stay tuned here... :D
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Messaggio da spaced jazz » mer gen 17, 2007 11:23 pm

Buta ha scritto:Cerco subito di metterti un po' in difficolta'.

Hai visionato il film immagino, ti e' piaciuto?

Ti faccio questa domanda unicamente perche' sono certo mi dirai il tuo vero pensiero.
Che è successo ai puntini?! :shock:

Shito, ovviamente seguirò l'argomento con interesse :wink:
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Messaggio da Heimdall » mer gen 17, 2007 11:26 pm

spaced jazz ha scritto:Che è successo ai puntini?! :shock:
Li ha esauriti. Doveva succedere prima o poi. :lol:
Gualtiero, attendiamo il tuo lavoro con estremo interesse. In bocca al lupo! ;)
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Messaggio da kintaro » gio gen 18, 2007 9:33 am

Gualtiero, altro non ho che dirti: in bocca al lupo!
Comincia una nuova avventura per te ma anche per noi, che ti seguiremo passo passo come avvenuto in precedenza.

Tutti a bordo, gente. Si parte :D

(un pò stile Densha Otoko come messaggio, né? :lol: )

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Messaggio da Shito » gio gen 18, 2007 1:45 pm

01: documentazioni e riflessioni

Per documentazione, ho letto attentamente il blog del regista Miyazaki Goro. Ho trovato molti spunti interessanti tra quelle pagine. A parte i retroscena di lavorazione e quelli relativi al rapporto padre-figlio in casa Miyazaki, che mi paiono più che altro fumo negli occhi del pubblico, mi sono interessato alle posizioni del regista Goro di fronte ai contenuti del libro, e alla sua visione dell'animazione.

E' evidente che, soprattutto rispetto al padre, Goro ha una mente molto più logico-filosofica delle cose. E' altresì evidente che Miyazaki Hayao ha sempre posto importanti messaggi e contenuti nei propri film, contenuti che vorrei dire anche 'filosofici'. Tuttavia, mi pare che in Miyazaki padre questi contenuti siano tutt'uno con la loro stessa trasfigurazione, ovvero la narrazione stessa dei film che ha realizzato. Mi vengono in mente le sue parole a Venezia, quando in risposta alla stupida domanda "qual è il significato dei suoi film", Hayao disse solo "se sapessi esprimerlo a parole, non avrei fatto film. vi prego di guardare i miei film". Non fa una piega.

Giustamente, anche se un po' semplicisticamente, Goro sostiene che la narrativa animata di suo padre sia 'Eros', mentre quella di Takahata Isao è 'logos'.

Innanzitutto mi verrebbe da corregge Goro, dicendogli che le dicotomie corrette sono Logos/Metis (tradizione Greca) ovvero Thanathos/Eros ovvero Destrudo/Libido (Freud) ovvero Apollo/Dioniso (Nietzsche).

Resta tuttavia chiaro il fatto che, per tutti, stiamo parlando di psiche maschile da un lato e femminile dall'altro.

Tutto questo è molto, molto vicino alla mia visione/filosofia assolutamente sessista della mente, della vita e della realtà umana. Mi fa quindi buon gioco d'analisi.

Concordo nel dire, dunque, che la narrativa, la poetica di Miyazaki Hayao sia molto 'erotica', ovvero molto 'metis', femminile.

La narrativa di Miyazaki Hayao è una veicolazione artistica di un messaggio che appare imprescindibile al suo veicolo. Ovvero, non ho la sensazione che la 'filosofia di Miyazaki Hayao' esista nella mente del filosofo in forma didascalica, e che poi l'autore la trasfiguri secondariamente nelle sue opere. La narrazione di Miyazaki Hayao è, al contrario, più sentimentale e meno logica.

Ovviamente Miyazaki Hayao è un maschio, quindi Logos. Si tratta però di un Logos molto vicino alla mentalità femminile. E' evidente nella sua opera stessa come l'essere 'astratto' e 'distaccato della realtà' del puro Logos maschile sia spesso giocosamente schernito. Spesso i 'veri uomini' di Miyazaki Hayao sono dei bambinoni del tutto smarriti del loro reiterato gioco d'infanzia, nel loro sistema di regole, mentre le loro mogli o donne mandano avanti il mondo.

Ad esempio mentre Duffy si scazzotta con Charles, in Laputa, è sua moglie a proteggere la soglia di casa. E al divertimento che Charles prova nella scazzottata, anche a costo di stracciare una camicia, la moglie sentenzia con la tipica retorica di rimprovero che è propria della tolleranza affettiva e reiterata: "E chi la ricucirà quella camicia?".

Chiaramente, anche la banda dei pirati di Dora, figliocci bambinoni gestiti da una madre che "non è stata una donna per cinquant'anni solo per amor delle apparenze" è eloquente. Anche il marito di Dora, non un bambinone, sembra più che altro perso nel suo mondo di motori, mettendo la sua 'amata bagnarola' al primo posto nei suoi affetti.

Ci sarebbero ancora infini esempi. E' significativo che Suliman, in Howl, sia diventata femmina nel film da maschi che era nel libro. Suliman rappresnta infatti la 'crescita nella vita reale', laddove dell'ancora immaturo Howl è la fuga nell'irresponsabilità del volo libero.

Chiaramente anche il rapporto tra Marco/Porco Rosso e Gina è esemplare. E ancor più esemplare è la figura del Boss dei Mamma Aiuto.

Gli unici maschi veramente concreti nell'universo Miyazakiano sono forse i padri materni, come soprattutto il signor Kusakabe in Totoro. Sicuramente il signor Kusakabe è il frutto dell'assenza della madre, malata in ospedale, nel crescere le due figlie.

Ovviamente anche personalità 'realisticamente drammatiche' come Kushana o Eboshi sono schiettamente simboliche della visione che Miyazaki Hayao ha del mondo e del cielo (nelle sue due parti).

Con questa visione io fortemente concordo, e ne ho fatto un punto cardine della mia filosofia. La differenza è che mentre in me tutto questo è concettualizzato, intrecciato con la tradizione filosofica occidentale, legato al pensiero di Freud, di Nietzsche e quant'altro... in Miyazaki Hayao si tratta probabilmente di una 'sensibile percezione intellettuale' che egli non può che trasfiguare nei suoi film, ma di cui di certo non saprebbe scrivere un saggio di filosofia pura.

Ovvero, Miyazaki è un Logos molto vicino alla Metis, e fa una narrazione (che è un parto comunque intellettuale, quindi sempre parto di Logos) apologetica della Metis stessa, nonché molto Metis a livello stilistico, ovvero molto sensuale, erotica.

Mi seguite?

Il figlio di Miyazaki Hayao, ovvero Goro, appartiene a una generazione successiva. Hayao ha vissuto la guerra, Goro è il figlio della guerra. Tipicamente, i figli della guerra vivono nel benessere che i loro padri hanno costuito sulle ceneri della ricostruzione. In questo, hanno più tempo per pensare, per elaborare l'educazione prima e il pensiero dopo. Dei figli, e ancor più dei nipoti della guerra sono i problemi di socializzazione, ovvero i problemi dell'autocoscienza. In questo, Miyazaki Goro è puramente Logos, quasi niente Metis.

Leggendo il suo diario ho fortemente empatizzato con lui e certi suoi ricordi di giovinezza, nonché successive riflessioni di maturità.

Oggi come oggi, credo che il Giappone sia davvero strangolato nella discomunicazione generazionale. Da un lato, anziani narratori gridano ai loro figli e nipoti: "non riuscite a capire il valore della vita? come fate a vivere con tanta leggerezza?" Questo perché ai tempi di questi anziani bisognava lottare per la vita, e il suo valore non poteva in nessun caso essere messo in discussione, in quanto la vita non era un concetto 'garantito'.

Nell'epoca del benessere, la vita è data per scontata. La vita ovvero è un concetto 'base' SOPRA al quale ci si interroga: qual è il senso della vita? Qual è la ragion d'essere di coloro che vivono? Questo è il problema delle generazioni nate dopo la guerra, un problema tipicamente esistenziale. Al messaggio di 'scossa' che quegli anziani narratori danno, come ha fatto Fukasaku Kinji con Battle Royale, o Miyazaki Hayao stesso con Sen to Chihiro no Kamikakushi, i giovani rispondono "io non so come vivere, soprattutto non so che senso abbia vivere, anzi vivere per me è fonte di ansia e dolore, quindi non posso fare altro che vivere mollemente stordendomi".

Questo è appunto tipico delle generazioni post belliche. Sembra che l'unico senso della vita sia la vita stessa, come per gli animali: il senso della vita è conservare la vita finché c'è. Ma questo diviene vivido a fronte di un reale pericolo di morte, come nella guerra. Quando la vita è garantita, e percepita come tale, la vita mette in dubbio sé stessa, perché fatica a trovare un senso e una ragion d'essere per se stessa.

Questo, chiaramente, è ovvio. La vita è Metis, ovvero Eros, ovvero Dioniso. Il Logos, ovvero Thanatos, ovvero Apollo, non porta che alla morte, al suicidio.

E così in vite vissute nel benessere, dove Apollo trova molto spazio, si manifestano i conflitti introiettivi (problemi relazionali dell'uomo con se stesso) e estroiettivi (problemi relazionali dell'uomo col prossimo) che sono tipici di un forte Destrudo, ovvero di una forte spinta all'autodistruzione.

Tuttavia, gli esseri umani sono Logos e Metis insieme, invevitabilmente. In loro è l'istinto alla vita di dioniso, ovvero Metis, che ci porta a adesiderare di non morire (istinto di sopravvivenza ovvero di autoconservazione) e ci porta a desiderare il sesso (istinto di procreazione ovvero di conservazione della specie), affianco del quale esiste il pensiero della morte di fronte all'insesatezza di una vita destinata alla fine.

Di fronte a questo struggente conflitto, il conflitto dell'umanità, che coloro che hanno vissuto la guerra generalmente non possono percepire (poiché in loro l'istinto alla vita è più sviluppato del pensiero di morte), i figli della guerra trovano in genere tre strade.

La prima è l'abbandono allo stordimento. Droghe, alcol, vite vissute 'per non pensare', in un modo o nell'altro, sono il frutto di ciò. Queta è la strada inconsciamente imboccata dalla stragrande maggioranza degli uomini, che inconsciamente si stordiscono in mille modi, siano essi eccessi di qualsiasi piacere, o ricerca di piacere. E' la strada che in genere si può pensare come 'edonistica', intrapresa in maniere più o meno conscie.

La seconda è il suicidio, dove la Metis sia davvero superata e schiacciata dal Logos (suicidi pienamente intellettuali), o quanto meno dal dolore che il Logos genera, seppure non ben compreso (suicidi apparentemente irrazionali).

La terza è il disperato tentativo di bilanciare Metis e Logos anche con la coscienza di queste cose, ed è la strada del filosofo. Questa strada è scelta da una ristrettissima minoranza degli uomini, poiché è assai ardua. Taluni, non essendo forti abbastanza da riuscere a tracciarla loro stessi, finiscono a trovarla sotto il falso simulacro di una religione, o di una preconfezionata filosofia (tipicamente orientale). Si tratta di un tentativo eudemonico. Un numero ancor più ristretto di forti si prova a elaborare la propria filosofia, il proprio equilibrio filosofico. Sono questi gli Eudemoni, che sviluppano con la loro forza interiore dei sistemi di vita innanzitutto per loro stessi, e poi eventualmente sono seguiti da altri. Cristo fu un tale Eudemone. Anche Platone lo fu, e prima di lui Protagora, e prima ancora Eraclito. Anche il Buddha fu un Eudemone d'oriente.

Come ogni VERO filosofo cerca di essere. Come vi provò, purtroppo fallendo, anche il povero Nietzsche. Ma lui, per quanto intellettualmente dotato, era troppo debole, e non riusciva a sopportare il peso del suo stesso Logos, ovvero non il peso dell'essere, ma del SAPERE DI ESSERE E DI DOVER POI NON ESSERE.

Di tutte queste cose hanno in vari modi parlato molti narratori o saggisti.

Credo che anche Ursula K. LeGuin abbia tentato di parlare di cose simili con i suoi libri. Chiaramente lei essendo una femmina ne ha fatto una narrazione molto Metis. Altrettanto chiaramente si può ben capire come mai MIyazaki Hayao avesse amato, ovvero trovato assonanze e spunti, nei libri di Ursula LeGuin. E ancor più chiaramente è evidente perché questa anziana signora, ovvero un intelletto Metis e per di più appartentenente a 'quella' generazione, ami la narrativa di Miyazaki Hayao (che è della stessa generazione e anche lui molto Metis, anche se maschile, come ho scritto).

Al contrario, la mente e la narrativa di Goro sono molto più Logos. Goro, come me, ha tentato di affrontare la questione intellettualmente, apollineamente, e non sensualmente, ovvero dionisiacamente.

Il risultato è stato un film che ha fortemente deluso la signora LeGuin, e non poteva essere diversamente.

Mi sento molto triste.

Ancora una volta, mi sento nella condizione di capire le istanze di tutti, ma di non poter conciliare nessuno.

Capisco bene il modo in cui Goro, che aveva letto e amato i libri della LeGuin da bambino, si sia poi in età adulta affacciato a narrare in forma animata dei contenuti di quei libri.

Probabilmente io stesso avrei fatto qualcosa di simile. Forse migliore, perché credo onestamente di avere intellettualmente elaborato la questione molto più del signor Miyazaki Goro, ma comunque sullo stessa linea di orizzonte espressivo.

D'altro canto credo ci capire bene il modo di sentire della signora LeGuin. Lei, al contrario di Miyazaki Hayao, è una Metis naturale (una donna) datasi a un'opera di logos, la scrittura di libri. Chiaramente, nella sua letteratura l'impronta della Metis è ancora molto forte. Miyazaki Hayao e Ursula LeGuin sono vicini in un punto di equilibrio tra Metis e Logos, pur essendo partiti dai lati opposti.

Al contrario, Goro è molto più spostato verso il Logos, con il quale cerca di raggiungere una comprensione intellettuale di ciò che intellettuale non è, ovvero la Metis.

In altre parole, è come se Hayao e Ursula fossero Dionisacamente Metapollinei. Al contrario, Goro come Me e come Nietzsche cercadno di essere Apollineamente Metadionisiaci.

Era evidente, inevitabile che il film di Goro deludesse Ursula.

Il film di Goro è una narrazione fatta da una mente che si interroga in maniera troppo diversa, troppo logica, sui temi di cui Ursula parlava nel suo libro.

Il film di Goro ha per protagonista un giovane, Arren, ma soprattutto è come se fosse narrato da quel giovane diventato adulto. Anche crescendo, l'impronta mentale non cambia, perché nasce dall'estrazione di sviluppo intellettivo del singolo. Tutto il contrario, i libri della LeGui hanno per protagonista Ged, di cui vediamo la giovinezza e poi la maturità, ma sono idealmente narratti con la mente di quella maturità di un uomo nato 'prima' e diventato poi 'vecchio'.

E' quasi buffo, ma guardando questo film del figlio di Miyazaki mi sembra di vedere il canone estetico Miyazakiano applicato alla narrativa di Anno Hideaki, che è chiaramente il più fulgido esempio di narrativa giocata intorno alla conflittualità dei figli della guerra, come sono anch'io.

Ged Senki sembra un film fatto da Anno Hideaki su un soggetto originale di Miyazaki Hayao e poi realizzato dallo Studio Ghilbi. In questo, è quasi buffo, e soprattutto sembra molto sbilanciato.

Probabilmente il film è molto sbilanciato anche perché Miyazaki Goro si trova al suo debutto non solo come regista di animazione, non solo come animatore in senso lato, ma come narratore in senso assoluto.

E questo, se può essere in qualche modo 'superato' da un estro geniale nel caso di una narrazione di tipo 'metis', per una narrazione di tipo 'logos' è un limite insuperabile.

Ovvero, se si vuole narrare fuor di sensualità, forse ci si può riuscire anche nell'inespereizan. Ma se la proria natura e il proprio tentativo narrativo muove fuodi di logica e ragionamento, bisogna prima aver elaborato davvero molto sia sul contenuto che sugli strumenti della narrazione.

Che è poi esattamente quello che sto cercando di fare io, per ora, in vita. Prima di iniziare a parlare e scrivere davvero, sto esercitando la mente con cui farò tutto questo.

Tornado al 'caso' del film, la cosa più buffa di tutte è che io, dopo aver letto la pagina sul sito di Ursula K. LeGuin dove l'autrice esprime il suo rammarico per il destino seguito da questo film tratto dai suoi libri, mi sono sentito molto vicino a lei.

Sembra che la politica seguita dallo Studio Ghibli, a partire da Suzuki Toshio fino ai Miyazaki stessi, non sia stata esattamente cristallina.

Dietro alla cortesia giapponese, ho l'impressione che ci sia stato un gerto livello di malizia con il quale si è riusciti ad ottenere il benestare dell'autrice nella realizzazione di questo film. Dire che Miyazaki Hayao si sarebbe ritirato, dire che avrebbe supervisionato il progetto, quando entrambe le cose si sono mostrate fasulle, è stato forse sin troppo strumentale.

Soprattutto quando il contatto tra la Ghibli e la LeGuin era stato ripreso dall'autrice stessa, dispiaciuta di aver rifiutato -ai tempi per ignoranza- la prima richiesta dell'allora giovane Hayao a trarre dai suoi libri un film animato.

E' stato che, in una situazione simile, io mi senta di empatizzare con un'autrice americana di libri fantasy, dato che io detesto l'America, la narrativa americana e la narrativa fantasy su tutto.

Eppure, sembra che la mia onestà intellettuale non mi faccia sconti neppure in questo caso.

Con questo non voglio dire che mi dispiace che il signor Miyazaki Goro abbia potuto fare il suo film. Gli sono intellettualmente vicino, e spero anzi anche non abbandoni il ruolo di regista: le sue capacità e potenzialità espressive sono evidenti, sia dal punto di vista contenustistico che formale.

Solo, in questo 'caso' mi pare che la gestione Ghilbi non sia stata delle più condivisibili.
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Messaggio da Shito » gio gen 18, 2007 5:51 pm

Buta ha scritto:Cerco subito di metterti un po' in difficolta'.

Hai visionato il film immagino, ti e' piaciuto?

Ti faccio questa domanda unicamente perche' sono certo mi dirai il tuo vero pensiero.
Un po' credo di avere risposto nel lungo post precedente.

L'altro po' vedrò di rispondere più avanti, quando avrò meglio maturato un mio giudizio sulla pellicola.

Per non cadere è sempre meglio non sbilanciarsi, no? ;)
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Messaggio da Muska » gio gen 18, 2007 7:10 pm

Finalmente si comincia a parlare in modo sensato e approfondito di questo film.
Ho dovuto pazientare in silenzio, non avendo ovviamente potuto visionare prima l'opera di esordio di Goro ma essendo in possesso di precise opinioni avendo letto con attenzione i suoi diari, quando mi suonavano stonate e inverosimili alcune frettolose (e ai miei occhi ben poco esplicate) lamentele sul film.

Ne riparleremo all'uscita dello stesso, per ora mi preme di aggiungere una piccola ma forse non secondaria notazione sul punto su cui giustamente si sofferma Shito, e sul quale avevo lungamente riflettuto dopo aver considerato tutto l'affare Miyazaki-Suzuki-LeGuin-Goro : l'apparente disinvoltura dello Studio nella trattativa, lunga, con precedenti decennali, complessa, poi metagenerazionale e alla fine frenetica.

Se posso offrire un' assai parziale giustificazione al comportamento di Suzuki, e premettendo che Goro si è sempre finora dimostrato di notevole e apprezzabile correttezza e sincerità (sempre per quanto è dato di sapere a gente come noi dall'altra parte del mondo), noto solo che a mio avviso l'intenzione di ritiro di Hayao poteva all'epoca delle trattative essere almeno in parte verosimile e concreta.

Non sto qui a citare con pretesa di supporto il precedente, e anch'esso forse davvero desiderato (se non altro per le condizioni di salute) annuncio di ritiro nell'estenuato e sfinito periodo post-Mononoke, ma quella che mi parrebbe più che un'ipotesi peregrina è che davvero azzarderei che il ritorno di Hayao ad una nuova (e a questo punto difficile da credere come definitivamente "ultima") opera sia più un vero, nuovo ripensamento, come quanto già analogamente avvenuto (sempre per ovviare a difficoltà produttive) per "Sen to Chihiro", ripensamento che per qualche misura proprio il film di Goro può avere sia pure parzialmente determinato, per una serie complessa di motivazioni artistiche, personali e della gestione dello Studio.

Just my 5 cents.
Ultima modifica di Muska il gio gen 18, 2007 8:34 pm, modificato 2 volte in totale.
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Messaggio da Buta » gio gen 18, 2007 8:25 pm

Avevo dimenticato di ringraziarti per la bella iniziativa :wink:

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Messaggio da Marseius » gio gen 18, 2007 9:34 pm

Che bel post Shito...davvero. Bellissimo e condivisibile a pieno.
Muska, posso chiederti di spiegare/spiegarmi meglio; non ho capito molto bene l'allusione finale, se era tale. :)

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Messaggio da ghila » ven gen 19, 2007 10:46 am

Scorgo solo ora questa meraviglia di topic!
Sto stampando il tutto e a pranzo mi leggo con voracità quando avete scritto.

Per ora, naturalmente, auguro un buon lavoro a shito e approfitto per ricofermare la mia stima personale nei suoi confronti!
Dirò la mia presto, per vostra (s)fortuna!

:)
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Messaggio da Muska » ven gen 19, 2007 6:45 pm

Marseius ha scritto: Muska, posso chiederti di spiegare/spiegarmi meglio; non ho capito molto bene l'allusione finale, se era tale. :)
Sarebbe un piacere, ma a quale allusione alludi ? :D
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Messaggio da Hols » ven gen 19, 2007 7:28 pm

Insomma, Shito, non ti è piaciuto, eh? U_U

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